JAMES CLAVELL.
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SHOGUN.
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Parte 1.
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Titolo originale: Shogun. 1975.
Traduzione di: Grazia Lanzillo.
1999. Bompiani Editore, MILANO.
ISBN: 88-452-0918-0.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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L'AUTORE.
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Nato a Sidney, Australia, il 10 ottobre 1924, fu figlio del comandante Richard Clavell, un ufficiale della British Royal Navy di stanza nel Paese. Nel 1940, quando fin gli studi superiori presso la Grammar School di Portsmouth e in seguito allo scoppio della seconda guerra mondiale, si arruol nell'esercito inglese in qualit di artigliere e fu spedito in Malaysia a combattere i giapponesi. Ferito dal fuoco nemico di una mitragliatrice, fu catturato e mandato in un campo giapponese per prigionieri di guerra sull'isola di Giava. Successivamente lo trasferirono nella prigione di Changi a Singapore. La prigionia dur tre anni e segn profondamente la vita di Clavell. Questa esperienza a Changi  stata l'ispirazione per il suo romanzo Il re, che  ambientato nello stesso lager. Sembra sia stato liberato da un prigioniero di guerra statunitense che organizz la fuga di un intero battaglione.
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Al termine della guerra, nel 1946, Clavell aveva raggiunto il grado di capitano e sembrava avviato verso una brillante carriera militare, ma un incidente in moto mise fine alle sue aspirazioni. Si iscrisse quindi all'universit di Birmingham, dove conobbe l'attrice April Stride, che spos nel 1949. Avvicinatosi per passione e per via della moglie alla cinematografia, si trasfer nel 1953 negli Stati Uniti, per cercare collaborazioni in veste di sceneggiatore.
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Debutt alla scrittura nel 1958 con L'esperimento del dottor K., titolo originale: The Fly, ed alla regia nel 1959 con Cinque vie per l'inferno, in originale: Five Gates to Hell. Alla sua opera si deve la nascita de: La grande fuga, titolo originale The Great Escape, e di Shogun - Il signore della guerra, titolo originale: Shogun.
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Nel 1963 ottenne la cittadinanza degli Stati Uniti. Successivamente, nel 1972 ebbe una figlia da Caroline Barrett, l'assistente di Marlon Brando. La bambina fu adottata da Brando con il nome di Petra Brando-Corval. Mor a Vevey, in Svizzera il 7 settembre 1994, quando era gi gravemente malato di cancro, un mese prima del suo settantesimo compleanno.
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Fra le sue opere ha grande rilevanza la cosiddetta Saga Asiatica, composta da: Il re (King Rat. 1962.), Tai-Pan (Tai-Pan .1966.), Shogun ( Shogun. 1975.), La nobil casa (Noble House. 1981.), Tempesta (Whirlwind. 1986.) ed infine Gai-Jin (Gai-Jin. 1993.).
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A due lupi di mare, capitani della Marina di Sua Maest, che hanno amato le navi pi delle loro donne, come avevano promesso.
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PROLOGO.
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La tempesta si avvent su di lui. Ne avvert il morso a fondo, e comprese che sarebbero tutti morti se non avessero toccato terra entro tre giorni. Troppe morti in questo viaggio, pens. Sono pilota-maggiore di una flotta di morti. Di cinque navi ne era rimasta una, di centosette uomini di equipaggio ne sopravvivevano ventotto, dei quali ormai solo una decina in grado di camminare. Gli altri - e fra loro il capitano-generale - erano prossimi alla fine. Niente pi cibo, quasi niente acqua, e quella rimasta sporca e salmastra.
Si chiamava John Blackthorne e si trovava solo in coperta, fatta eccezione per la guardia sul bompresso - Salamon il muto - che si teneva rannicchiato sottovento, scrutando il mare.
La nave sband a un colpo di vento improvviso e Blackthorne si afferr al bracciolo del seggiolino legato vicino alla ruota del timone sul cassero, finch il bastimento non si raddrizz, con un gemito del fasciame. La nave era lErasmus, duecentosessanta tonnellate, un tre alberi mercantile armato da guerra, proveniente da Rotterdam, con venti cannoni. Era l'unica superstite della spedizione inviata dai Paesi Bassi per sterminare il nemico nel Nuovo Mondo. La prima forza marittima olandese che avesse mai scoperto il segreto dello Stretto di Magellano: quattrocentonovantasei uomini, tutti volontari, e tutti olandesi, salvo due piloti e un ufficiale. Compito della spedizione: saccheggiare i possedimenti spagnoli e portoghesi nel Nuovo Mondo e metterli a ferro e fuoco; stabilire nuovi rapporti commerciali permanenti; scoprire nell'Oceano Pacifico nuove isole, che fungessero da basi fisse e rivendicarne il territorio in nome dei Paesi Bassi. Infine tornare in patria entro tre anni.
Da pi di quarantanni i Paesi Bassi protestanti erano in guerra contro la Spagna cattolica, nel tentativo di liberarsi dal giogo degli odiati padroni. I Paesi Bassi, chiamati anche Olanda, legalmente facevano ancora parte dell'impero spagnolo. Anche l'Inghilterra, loro unica alleata, primo paese cristiano ad aver rotto i ponti con la Corte Pontificia romana una settantina d'anni prima, diventando protestante, era in guerra con la Spagna da vent'anni, e da dieci collaborava apertamente con gli olandesi.
Il vento divent ancora pi freddo e la nave roll violentemente. Ormai senza vele, navigava solo con quelle di gabbia; ma anche cos la corrente e la tempesta la spingevano con forza verso l'orizzonte cupo.
Laggi la burrasca  pi violenta, si disse Blackthorne, e ci sono pi scogli e pi secche. E mare ignoto. Bene. Ho lottato con il mare tutta la vita e ho sempre vinto. Vincer sempre.
Il primo pilota inglese che aveva superato lo Stretto di Magellano. Proprio il primo - e il primo pilota che avesse mai solcato quelle acque asiatiche, fatta eccezione per qualche bastardo portoghese o spagnolo, che crede ancora di essere padrone del mondo. Il primo inglese su questi mari...
Tanti primati. Gi. E tante morti per conquistarli.
Di nuovo saggi il vento e lo annus, ma non c'era traccia di terra. Scrut l'oceano: era grigio cupo e rabbioso, senza una chiazza, di alghe o una macchia di colore che potesse far pensare a un tratto sabbioso. A tribordo scorse un altro scoglio ergersi alto, ma non ne ricevette nessuna indicazione. Questo  un oceano senza fine, pens. Bene. A questo sei stato addestrato: a navigare su un mare sconosciuto, tracciarne una mappa e poi tornare a casa. A quanti giorni di distanza si trovava la patria? Un anno, undici mesi e due giorni. L'ultimo approdo era stato in Cile, centotrentatr giorni prima, al di l di quell'oceano, detto Pacifico, che Magellano per primo aveva percorso circa ottant'anni prima di loro.
Blackthorne era affamato, e per lo scorbuto gli dolevano la bocca e il corpo. Obblig gli occhi a controllare la bussola e il cervello a calcolare approssimativamente la posizione. Se essa era segnata sul suo rutter - il suo manuale del mare - era al sicuro in quel frammento di oceano. E se era al sicuro lui, sarebbe stata al sicuro la nave e insieme avrebbero potuto trovare il Giappone, o addirittura il re cristiano Prete Gianni, col suo Impero Aureo (che secondo la leggenda si stendeva a nord del Catai, dovunque il Catai si trovasse).
E ripartir, con la mia parte di bottino, facendo vela verso occidente, verso casa, il primo pilota inglese che avr circumnavigato la terra, e non lascer mai pi casa mia. Mai! Sulla testa di mio figlio!
La sferza del vento interruppe queste divagazioni e lo tenne sveglio. Sarebbe stato sciocco addormentarsi ora. Da un simile sonno non ci si sveglia pi, pens; stir le braccia per riposare i muscoli contratti della schiena, poi si avvolse pi stretto nel mantello. Controll che le vele fossero a segno e il timone legato ben saldo. Preg che apparisse la terra. La guardia di prua era sveglia.
"Scendi gi, pilota. Monto io, se vuoi." Hendrik Specz, il terzo ufficiale, si trascin lungo la battagliola con la faccia grigia per la stanchezza, gli occhi infossati, la pelle chiazzata e giallastra. Si aggrapp pesantemente alla chiesuola, assalito da un conato di vomito. "Benedetto Signore Ges! Accidenti a quando ho lasciato l'Olanda."
"Dov' il secondo, Hendrik?"
"In cuccetta. Non pu uscire dalla sua cuccetta scheit voll. E non lo far, fino al Giorno del Giudizio."
"E il capitano-generale?"
"Si lamenta. Chiede qualcosa da mangiare e acqua da bere." Hendrik sput. "Gli ho detto che gli arrostisco un cappone e glielo servo su un piatto d'argento, con una bottiglia di brandy. Scheit-huis! Coot!"
"Non parlare cos!"
"D'accordo, pilota. Ma  un idiota fissato, e noi moriremo per colpa sua." Ebbe un altro accesso di vomito, senza che gli uscisse di bocca altro che un po' di saliva sfilacciata. "Signore Ges, aiutami!"
"Scendi. Puoi tornare all'alba."
Hendrik si cal faticosamente nell'altra poltroncina. "C' il puzzo della morte, di sotto. Far questo quarto, se non ti dispiace. Qual  la rotta?"
"Dove ci porta il vento."
"Dov' la terra che ci hai promesso? Dov' il Giappone, dove?"
"Pi avanti."
"Sempre pi avanti! Gottimhimmel, non avevamo l'ordine di raggiungere l'ignoto. A quest'ora dovremmo trovarci a casa, al sicuro, con la pancia piena, non a caccia di fuochi fatui."
 "O stai zitto, o te ne scendi di sotto."
Cupamente, Hendrik distolse gli occhi dall'alto uomo barbuto. Dove ci troviamo in questo momento? avrebbe voluto chiedere. Perch non posso vedere il rutter segreto? Ma sapeva che non si rivolgono simili domande a un pilota, specie a quel particolare pilota. Eppure, pens, vorrei essere forte e sano come quando ho lasciato l'Olanda: allora non aspetterei. Ti darei un pugno su quegli occhi grigio-azzurri, ti leverei dalla faccia quel mezzo sorriso esasperante e ti manderei all'inferno, dove meriti di stare. E allora sarei io il pilota e questa nave la governerebbe un olandese - non uno straniero - e i segreti sarebbero al sicuro nelle nostre mani. Perch presto ci troveremo in guerra con voi inglesi. Vogliamo tutti e due la stessa cosa: dominare il mare, controllare tutte le rotte del commercio, regnare sul Nuovo Mondo e strangolare la Spagna.
"Forse non c' nessun Giappone," borbott a un tratto Hendrik. " una leggenda Gottbewonden."
"Esiste. Fra i trenta e i quaranta di latitudine nord. E adesso taci o vattene gi."
"Di sotto c' la morte, pilota," brontol Hendrik e fiss lo sguardo davanti a s, abbandonandosi sul sedile.
Blackthorne si agit nella poltroncina, perch quel giorno soffriva pi del solito in tutto il corpo. Sei pi fortunato di molti altri, si disse, pi fortunato di Hendrik. Cio, pi attento, non pi fortunato. Hai conservato la tua frutta, mentre gli altri l'hanno consumata senza pensarci, a dispetto di tutti i tuoi consigli. Cos adesso lo scorbuto ti attacca ancora in forma leggera, mentre gli altri sono continuamente in preda alle emorragie e alla diarrea, hanno gli occhi infiammati e lacrimosi e perdono i denti, o se li sentono ballare in bocca. Perch gli uomini non imparano mai?
Sapeva che tutti, perfino il capitano-generale, avevano paura di lui e lo odiavano. Ma era normale, dato che in alto mare era il pilota al comando della nave: era lui che stabiliva la rotta e governava il timone, lui che li conduceva da un porto all'altro.
Qualunque viaggio era pericoloso perch le poche carte nautiche esistenti erano cos incerte da diventare inutili, e non c'era assolutamente modo di stabilire la longitudine.
"Scopri il modo di stabilire la longitudine e sarai l'uomo pi ricco del mondo," gli aveva detto il suo vecchio maestro, Alban Caradoc. "La regina, Dio la salvi, ti dar diecimila sterline e il titolo di duca, se saprai risolvere il problema. I portoghesi mangiamerda ti darebbero anche di pi: un galeone d'oro. E i bastardi spagnoli te ne darebbero venti! Quando non vedi terra, ragazzo, sei sempre perduto." Caradoc si era interrotto, scuotendo malinconicamente la testa, come sempre. "Sei perduto, ragazzo. A meno che..."
"A meno che non si abbia un rutter!" aveva esclamato felice Blackthorne, consapevole di aver imparato bene la lezione. Allora aveva tredici anni e gi da un anno stava come apprendista presso Alban Caradoc, pilota e maestro d'ascia, che aveva sostituito per lui il padre scomparso; Caradoc non l'aveva mai picchiato, ma aveva insegnato a lui e agli altri ragazzi i segreti del cantiere e del mare.
Un rutter era un libretto contenente le note minuziose di un pilota che c'era gi stato. Vi erano registrate le rotte, secondo la bussola magnetica, fra i porti e i promontori, i capi e i canali; vi erano annotati i fondali e le profondit e il colore delle acque e la natura del fondo marino. Spiegava come ci si era arrivati e come se ne era tornati, per quanti giorni occorreva bordare le vele in una data maniera, l'andamento del vento, da dove e quando spirava, quali correnti ci si dovevano aspettare e provenienti da dove; il periodo delle tempeste e quello dei venti propizi; dove carenare la nave e dove rifornirsi d'acqua; dove s'incontravano amici e dove nemici; secche, scogliere, maree, porti; nel caso migliore, tutto quanto  necessario per un viaggio sicuro.
Inglesi, olandesi e francesi possedevano i rutter per le loro acque, ma sugli altri mari del mondo avevano veleggiato soltanto capitani portoghesi e spagnoli, e i loro due paesi consideravano assolutamente segreti i propri rutter. Quei rutter, che avevano rivelato le vie verso il Nuovo Mondo o scoperto i misteri dello Stretto di Magellano e del Capo di Buona Speranza - sempre per merito di portoghesi - e da l le rotte verso l'Asia, venivano conservati dai portoghesi e dagli spagnoli come tesori nazionali, e ricercati con pari accanimento dai loro nemici olandesi e inglesi. Ma un rutter valeva quanto il pilota che lo compilava, l'amanuense che lo copiava, il dotto che lo traduceva, il rarissimo stampatore che lo pubblicava. Perci poteva contenere degli errori, anche premeditati. Un pilota non lo sapeva mai con certezza finch non aveva fatto il viaggio di persona almeno una volta.
In mare il pilota era il capo, la guida unica e l'arbitro finale della nave e dell'equipaggio. Lui solo comandava dal cassero.  un vino che va alla testa, pens Blackthorne, e una volta assaggiato non lo si dimentica pi, lo si cerca sempre e sempre lo si sente necessario.  uno degli elementi che ti tengono vivo quando gli altri muoiono.
Allorch tutta la sabbia della clessidra accanto alla chiesuola fu passata, egli la rivolt e suon la campana.
"Riesci a stare sveglio, Hendrik?"
"S. Credo di s."
"Mander qualcuno a sostituire la guardia di prua. Bada che non stia sottovento. Deve mantenersi sveglio e pronto." Si domand per un momento se dovesse mettere la nave al vento e in panne per la notte, ma decise di no. Scese la scaletta del boccaporto e apr la porta del castello di prua. La scaletta portava nell'alloggio dell'equipaggio, che occupava tutta la larghezza della nave e poteva contenere cuccette e amache per centoventi uomini. Si sent investire dal caldo e ne fu tanto lieto da ignorare l'inevitabile puzza della sentina. Nessuno, della ventina di uomini, si mosse dalla cuccetta.
"Vai di sopra, Maetsukker," disse in olandese, la lingua franca dei Paesi Bassi, che egli parlava benissimo, insieme al portoghese, lo spagnolo e il latino.
"Sto per morire," rispose un ometto dalla faccia aguzza, rannicchiandosi nella cuccetta. "Sto male, ho perso tutti i denti con lo scorbuto. Che il Signore Ges ci aiuti, o moriremo tutti! Se non fosse per te, a quest'ora saremmo tutti a casa! Io sono un mercante, non un marinaio. Non faccio parte dell'equipaggio... Prendi qualcun altro. C' Johann..." lanci un grido, perch Blackthorne l'aveva strappato dalla cuccetta e l'aveva quasi gettato contro la porta. Aveva la bocca macchiata di sangue e si sentiva tutto intontito, ma un calcio in un fianco lo svegli.
"Fila di sopra, e restaci finch sarai morto o saremo sbarcati!" L'uomo apr la porta e si allontan stravolto. Blackthorne osserv gli altri, che lo fissavano a loro volta. "Come ti senti, Johann?"
"Passabilmente, pilota. Forse ce la faccio."
Johann Vinck aveva quarantatr anni, era capocannoniere e nostromo in seconda. Era anche il pi anziano a bordo, senza capelli e senza denti, con un colore da quercia stagionata e altrettanta forza. Sei anni prima si era trovato con Blackthorne durante la sfortunata ricerca del Passaggio a Nord-ovest, e ciascuno conosceva le possibilit dell'altro.
"Alla tua et la maggior parte degli uomini  gi morta, perci tu ci superi tutti." Blackthorne aveva trentasei anni.
Vinck sorrise senza allegria. " il brandy, pilota, il brandy e il fornicare e la santa vita che faccio."
Nessuno rise. Poi uno indic una cuccetta. "Pilota, il nostromo  morto."
"Allora portate su il cadavere, lavatelo e chiudetegli gli occhi! Tu, tu e tu!"
Questa volta gli uomini si alzarono subito dalle cuccette e tutti insieme trascinarono il corpo fuori dalla cabina.
"Monterai di guardia all'alba, Vinck. E tu, Ginsel, vai di guardia a prua."
"Signors."
Blackthorne torn in coperta. Constat che Hendrik era sveglio e la nave in ordine. Salamon, smontato di guardia, gli pass vicino barcollando, pi morto che vivo, con gli occhi gonfi e rossi per il vento. Blackthorne and all'altro boccaporto e scese. Il corridoio portava alla vasta cabina di poppa, dove si trovavano l'alloggio del comandante e il magazzino. La cabina di Blackthorne era a tribordo, mentre quella di babordo di solito era assegnata ai tre ufficiali. Adesso se la dividevano Baccus van Nekk, capomercante, Hendrik, terzo ufficiale, e il ragazzo, Croocq. E stavano tutti malissimo.
Blackthorne entr nella cabina principale. Il capitano-generale, Paulus Spillbergen, giaceva sulla cuccetta, in stato di semincoscienza. Era un uomo basso, atticciato, generalmente molto grasso e ora molto magro, con la pelle del ventre che ricascava in pieghe molli. Blackthorne tir fuori da un cassetto segreto una bottiglia d'acqua e lo aiut a berne qualche sorso.
"Grazie," mormor debolmente Spillbergen. "Dov' la terra... dov'?"
"Pi avanti," rispose il pilota, senza crederci. Poi ripose la bottiglia, si impose di non sentire i lamenti e se ne and, con odio rinnovato.
Era passato quasi un anno da quando avevano toccato la Tierra del Fuego, con i venti favorevoli ad avanzare nelle acque ignote dello Stretto di Magellano. Ma il capitano-generale aveva ordinato di sbarcare alla ricerca di oro e tesori.
"Cristo Ges, comandante! Guardate la riva: non esistono tesori in quel deserto!"
"La leggenda dice che  una terra ricca d'oro, e noi possiamo rivendicarla per la gloriosa Olanda."
"Gli spagnoli ci sono stati per cinquant'anni, in forze."
"Forse... ma forse non cos a sud, pilota."
"Cos a sud la stagione  capovolta. Maggio, giugno, luglio, agosto sono mesi di pieno inverno qui. Il rutter dice che  il momento giusto per attraversare lo stretto. Entro poche settimane i venti cambieranno e allora ci toccher restare qui, svernarci per mesi."
"Quante settimane, pilota?"
"Il rutter dice otto, ma le stagioni non sono sempre uguali..."
"Allora andremo in esplorazione per un paio di settimane, un tempo pi che sufficiente. Poi, se  necessario, torneremo a nord a saccheggiare qualche altra citt, eh, signori?"
"Dobbiamo provare adesso, comandante. Gli spagnoli nel Pacifico hanno pochissime navi, mentre qui se ne incrociano molte. Ci stanno cercando. Vi ripeto che dobbiamo partire subito."
Ma il capitano-generale l'aveva spuntata. Aveva chiesto il voto degli altri capitani - non degli altri piloti, uno inglese e tre olandesi - e aveva guidato le inutili incursioni a terra. I venti erano cambiati presto quell'anno e loro avevano dovuto svernare laggi, perch il capitano-generale aveva paura di spingersi a nord per via delle flotte spagnole. Erano passati quattro mesi prima che potessero salpare e nel frattempo centocinquantasei uomini erano morti per la fame, il freddo e le emorragie intestinali, e gli altri si nutrivano col cuoio che ricopriva i cordami. Le spaventose tempeste dello stretto avevano disperso la flotta e soltanto l'Erasmus era arrivato al luogo di appuntamento, al largo delle coste cilene. Per un mese avevano aspettato gli altri, poi erano dovuti partire verso l'ignoto, perch gli spagnoli li minacciavano da vicino. Il rutter segreto si fermava al Cile.
Blackthorne ripercorse il corridoio, apr la porta della cabina, che teneva chiusa a chiave, e la richiuse dietro di s, sempre con la chiave. La cabina era piccola e ordinata, con il soffitto tanto basso che dovette chinarsi per andare a sedersi alla scrivania. Apr un cassetto chiuso a chiave, e con cura estrasse da una carta l'ultima delle mele che aveva tanto gelosamente custodito da quando avevano lasciato l'isola di Santa Maria, al largo del Cile. Era chiazzata e piccola, coperta di muffa nei punti guasti. Ne tagli uno spicchio e ci trov dei vermi che mangi insieme alla polpa, rispettando l'antica leggenda marinara secondo cui i vermi servivano quanto il frutto contro lo scorbuto e, strofinati sulle gengive, impedivano ai denti di cadere. Mastic piano, quindi bevve alcuni sorsi d'acqua. Sapeva di salmastro. Incart di nuovo la mela e la richiuse a chiave nel cassetto.
Un topo pass fulmineo nell'ombra gettata dalla lanterna a olio appesa sopra la testa di Blackthorne. Il fasciame scricchiol piacevolmente e sul pavimento gli scarafaggi corsero via da tutte le parti.
Sono stanco. Tanto stanco.
Gett un'occhiata alla cuccetta: lungo e stretto, il pagliericcio appariva invitante.
Sono cos stanco. Vai a dormire per quest'ora, diceva la met peggiore di lui. Anche solo dieci minuti, e ti sentirai fresco per una settimana. Da giorni e giorni non hai riposato che poche ore, e quasi sempre in coperta, al freddo. Devi dormire. Dormire. Sono nelle tue mani...
"No, dormir domani," disse a voce alta, e costrinse la sua mano ad aprire il baule ed estrarne il rutter. Vide che l'altro, quello portoghese, giaceva intatto e sicuro e ne fu contento. Prese una penna d'oca pulita e cominci a scrivere: "21 aprile 1600. Ora quinta. Crepuscolo. 133 giorno dalla partenza dall'isola di Santa Maria, Cile, a 32 gradi latitudine nord. Mare ancora grosso e vento forte. Nave armata con la stessa velatura. Mare color grigio-verde scuro e senza fondo. Ancora col vento in poppa, rotta 270 gradi, virando a nord-nordovest. Procediamo vivacemente, circa due leghe, ognuna di tre miglia in quest'ora. Grandi scogliere di forma triangolare avvistate alla mezz'ora, rilevate a nord-nordest, a distanza di mezza lega. Nella notte morti tre uomini di scorbuto: Joris, velaio; Reiss, cannoniere; de Haan, secondo ufficiale. Dopo averne raccomandate le anime a Dio, essendo il capitano-generale ancora ammalato, li ho calati in mare senza sudari, perch non c'era nessuno per prepararli. Oggi  morto il nostromo Rijckloft. Oggi a mezzogiorno non ho potuto misurare l'altezza del sole, ancora a causa delle nubi. Calcolo tuttavia che ci troviamo ancora sulla rotta e che dovremmo toccare presto il Giappone..."
"Ma quando?" chiese alla lanterna che, appesa sopra la sua testa, oscillava secondo i movimenti della nave. Come tracciare una mappa? Deve esistere un modo, si disse per la milionesima volta. Come stabilire la longitudine? Deve esistere un modo. Come mantenere fresche le verdure e la frutta? Che cos' lo scorbuto?
"Dicono che  provocato dal mare, ragazzo," gli aveva spiegato Alban Caradoc. Era un uomo dal grande ventre e dal grande cuore, con un'arruffata barba grigia.
"Ma non si potrebbero bollire le verdure e conservare il brodo?"
"Va a male, ragazzo. Nessuno ha scoperto il modo di mantenerlo fresco."
"Dicono che Francis Drake partir presto."
"No, tu non puoi andarci, ragazzo."
"Ho quasi quattordici anni. Avete permesso a Tim e Watt di arruolarsi e lui ha bisogno di apprendisti piloti."
"Loro hanno sedici anni, e tu soltanto tredici."
"Dicono che cercher il Passaggio di Magellano, poi risalir la costa fino alla zona inesplorata - la California - per trovare lo Stretto di Anian, che unisce il Pacifico all'Atlantico. Dalla California su fino a Terranova, il Passaggio a Nordovest..."
"Il supposto passaggio, ragazzo. Nessuno ha ancora dimostrato che non sia una leggenda."
"Lui ci riuscir. Adesso  ammiraglio e saremo la prima nave inglese che passer lo Stretto di Magellano, la prima nel Pacifico, la prima... non mi si offrir mai pi un'occasione simile."
"Oh, s, ti capiter, e comunque lui non potr mai ripetere la via segreta di Magellano se non rubando un rutter o catturando un pilota portoghese che lo guidi. Quante volte devo ripetertelo: un pilota deve avere pazienza. Impara la pazienza, ragazzo. Hai tanto..."
"Vi prego!"
"No."
"Perch?"
"Perch star lontano due o tre anni, forse pi. Ai deboli e ai giovani toccher il cibo peggiore e pochissima acqua. E delle cinque navi che partono, soltanto la sua far ritorno. Tu non sopravviverai mai, ragazzo."
"Allora chieder di andare sulla sua nave o su nessun'altra. Sono forte. Mi prender!"
"Sentimi, ragazzo, io sono stato con Drake sulla Judith, di cinquanta tonnellate, a San Juan de Ulua, quando insieme all'ammiraglio Hawkins - che era sul Minion - ci siamo aperti la strada combattendo contro i bastardi spagnoli per uscire dal porto. Facevamo commercio di schiavi dalla Guinea al Mar delle Antille, ma senza il permesso degli spagnoli, e loro beccarono Hawkins e fermarono la nostra flotta. Avevano tredici grosse navi e noi sei. Gliene affondammo tre e loro ci affondarono la Swallow, l'Angel la Caravelle e il Jesus di Lubecca. Oh, Drake ci tolse dalla trappola, s, e ci riport a casa: con undici uomini sopravvissuti per raccontarlo. E Hawkins ne aveva quindici. Tutti quelli rimasti di quattrocentootto allegri marinai. Drake  spietato, ragazzo. Cerca oro e gloria, ma solo per se stesso, e gi troppi sono morti per dimostrarlo."
"Ma io non morir. Sar uno di quelli..."
"No. Il tuo apprendistato deve durare dodici anni. Ce ne vogliono ancora dieci perch tu sia libero. Fino a quel momento, fino al 1588, imparerai a costruire le navi e a governarle. Obbedirai ad Alban Caradoc, maestro d'ascia e pilota e membro della Trinity House, altrimenti non riceverai mai la tua licenza. E senza licenza non potrai mai guidare nessuna nave in acque inglesi, non comanderai mai sul cassero di nessuna nave inglese in nessun mare, perch questa  stata la volont e la legge del buon re Enrico, Dio l'abbia in pace.  stata la legge della grande puttana Mary Tudor, che possa bruciare all'inferno.  la legge della regina, che possa regnare per sempre,  la legge dell'Inghilterra, ed  la miglior legge marittima che ci sia mai stata."
Blackthorne ricordava quanto avesse odiato a quel tempo il suo maestro e la Trinity House, il monopolio creato nel 1514 da Enrico Ottavo per l'addestramento e la qualificazione di tutti i piloti e capitani mercantili inglesi; quanto avesse odiato quei dodici anni di semischiavit, senza i quali non avrebbe mai ottenuto l'unica cosa al mondo che desiderasse. E ancora di pi aveva odiato Alban Caradoc quando, in gloria imperitura, Drake e la sua corvetta Golden Hind, da cento tonnellate, erano miracolosamente tornati in patria, dopo un'assenza di tre anni. Era stata la prima nave inglese a circumnavigare il globo e aveva riportato il pi grosso bottino che mai fosse stato recato in patria: un incredibile milione e mezzo di sterline in oro, argento, spezie e vasellame prezioso.
Che su cinque navi ne fossero andate perdute quattro e otto uomini ogni dieci fossero morti e Tim e Watt fossero scomparsi e un pilota portoghese prigioniero avesse guidato la spedizione di Drake nello Stretto di Magellano fino al Pacifico, non placava il suo odio; che Drake avesse impiccato un ufficiale, scomunicato il cappellano Fletcher e non avesse trovato il Passaggio a Nordovest, non diminu l'ammirazione del paese intero. La regina si prese la met del tesoro e nomin Drake cavaliere. I nobili e i mercanti che avevano anticipato il finanziamento della spedizione ne ricavarono il trecento per cento di profitti e implorarono di finanziare la prossima spedizione corsara. E tutti i marinai imploravano di essere ingaggiati da Drake, perch aveva raccolto il bottino, era tornato a casa e i pochi fortunati sopravvissuti, con la loro parte di bottino, erano ormai ricchi fino alla morte.
Io sarei sopravvissuto, si disse Blackthorne. Certo, e la mia parte del tesoro sarebbe stata sufficiente a...
"Rotz vooruiiiiiiit!" Avvistata una scogliera!
Intu il grido prima ancora di sentirlo fisicamente, poi lo ud, lungo e strascicato, misto ai suoni della tempesta.
Corse fuori dalla cabina, prima al boccaporto e poi sul cassero, col cuore che batteva a grandi colpi, la gola stretta. Ormai era notte fonda e pioveva a rovesci e per un attimo si sent contentissimo perch sapeva che i serbatoi di tela, preparati da tante settimane, ben presto avrebbero traboccato. Spalanc la bocca per accogliere la pioggia e ne gust la dolcezza; quindi gir le spalle al fragore.
Vide Hendrik paralizzato dal terrore. Maetsukker, la guardia a prua, stava accovacciato, urlando parole incoerenti e indicando davanti a s. Anche Blackthorne fiss lo sguardo in quel punto.
La scogliera sorgeva a circa duecento metri, con enormi artigli neri di roccia assaliti dal mare avido; la linea schiumosa della risacca si allungava a babordo e tribordo, interrotta qua e l. La tempesta sollevava grandi fiocchi di spuma e li gettava contro il nero della notte. La drizza di un gavone di prua si spezz con un colpo secco e la parte pi alta dell'alberatura fu portata via. L'albero maestro trem fino alla base, ma resistette e il mare trascin inesorabilmente la nave verso la morte.
Tutti in coperta!" url Blackthorne, e suon violentemente la campana.
Il suono risvegli Hendrik dall'intontimento. "Siamo perduti!" grid in olandese. "Ges Signore, aiutaci tu!"
"Porta gli uomini in coperta, bastardo! Dormivi! Tutti e due dormivate!" Blackthorne lo spinse verso il boccaporto, si aggrapp al timone, sfil i legacci e, stringendosi alla ruota, la gir verso sinistra.
Dovette ricorrere a tutte le proprie forze per tenere il timone contro la resistenza delle acque e l'intera nave trem. Poi la prua cominci a girare. sempre pi rapidamente man mano che l'impeto del vento diminuiva. Presto si trovarono con le murate al mare e al vnto: le vele di gabbia si gonfiarono e cercarono audacemente di reggere il peso della nave, mentre le corde si tendevano, con un urlo. Il mare torreggiava su di loro e stavano avanzando paralleli alla scogliera allorch egli scorse la grande ondata. Url un avvertimento agli uomini che uscivano dal castello di prua e si aggrapp alla ruota per non morire. L'ondata si abbatt sulla nave che sband, poi si scroll come un cane bagnato e usc dall'avvallamento. L'acqua entr a torrenti dagli ombrinali e Blackthorne boccheggi in cerca d'aria. Vide che era scomparso il cadavere del nostromo, deposto in coperta per il funerale del giorno dopo, e vide che era in arrivo una nuova ondata peggiore della precedente. L'ondata afferr Hendrik e, nonostante la sua disperata resistenza, lo sollev sopra la fiancata, scagliandolo in mare. Un'altra ondata spazz la coperta e Blackthorne infil un braccio fra i raggi della ruota del timone per tenersi. Hendrik si trovava ormai a cinquanta metri a babordo. Fu risucchiato indietro e un frangente gigantesco lo gett sopra la nave, ve lo tenne per un attimo, sempre urlante, poi lo port via e lo schiacci contro una roccia, frantumandolo.
La nave abbass la prua, cercando di avanzare. Un'altra drizza cedette e bozzello e paranco ondeggiarono impazziti finch si impigliarono nel sartiame.
Vinck e un altro marinaio si inerpicarono sul cassero e corsero ad aiutare Blackthorne al timone. Egli vide la scogliera a tribordo, pi vicina. Davanti e a babordo affioravano altri scogli, ma poteva scorgere qua e l delle aperture.
"Vai su, Vinck. Al trinchetto!" Metro per metro, Vinck e due marinai si arrampicarono fra le sartie dell'albero di trinchetto, mentre altri, di sotto, si attaccavano alle funi per aiutarli.
"Attenti davanti!" grid Blackthorne.
Il mare spumeggi in coperta e si port via un altro uomo, restituendo il cadavere del nostromo. La prua usc dall'acqua, poi vi ripiomb, facendo sommergere la nave. Vinck e gli altri liberarono la vela dal cordame ed essa a un tratto si apr, e gonfiata dal vento mand un rombo simile a una cannonata. La nave vacill. Vinck e i suoi aiutanti rimasero un momento appesi, dondolando, sopra il mare, poi iniziarono la discesa.
"Scogli... scogli davanti a noi!" url Vinck.
Blackthorne e il marinaio accorso in suo aiuto girarono la ruota a tribordo. La nave esit, poi si volt, stridendo allorch le rocce affioranti la colsero sul fianco. Ma il colpo l'aveva presa di traverso, e la punta della roccia si spezz. Il fasciame tenne e gli uomini ripresero fiato.
Blackthorne vide un passaggio nella scogliera e si affid a esso. Adesso il vento soffiava pi violento, il mare era pi rabbioso. La nave ebbe uno scarto e il timone gli sfugg dalle mani. Blackthorne e il marinaio riuscirono a riafferrarlo e a rimettere la nave in sesto, ma essa danzava ubriaca. L'acqua invase la coperta e irruppe nel castello di prua, schiacciando un uomo contro la paratia.
"Gli uomini alle pompe!" url Blackthorne e vide due marinai scendere di sotto.
La pioggia gli scorreva sulla faccia ed egli strizz gli occhi indolenziti. La luce della chiesuola e quella di poppa erano spente da un pezzo. Un nuovo colpo di vento invest la nave. Il marinaio accanto a lui scivol e il timone sfugg ancora alla presa. L'uomo lanci un grido mentre un raggio gli schiacciava la testa da un lato, e rimase al suolo, in balia del mare. Blackthorne lo sollev e lo tenne stretto, finch l'ondata spumeggiante fu passata. Poi si rese conto che l'uomo era morto, lo lasci ricadere sul sedile e l'ondata successiva se lo port via.
L'apertura nella scogliera era a tre punti sopravvento e, per quanti sforzi facesse, Blackthorne non riusciva ad avanzare. Cerc disperatamente un altro canale, ma sapeva gi che non c'era; allora lasci che la nave per un momento seguisse il vento per guadagnare velocit, poi di nuovo la diresse con forza sopravvento. Avanz di qualche centimetro e tenne la rotta.
Si sentirono un gemito e uno scossone allorch la chiglia sfreg contro le rocce taglienti, e tutti credettero di vedere il fasciame spezzarsi e il mare invadere la nave. L'Erasmus balz avanti, ormai senza controllo. Blackthorne chiese aiuto, gridando, ma nessuno lo ud. Cerc di reggere da solo il timone contro il mare. Fu sbattuto da una parte, ma arranc ancora al proprio posto, chiedendosi come il timone resistesse ancora.
Nel punto pi stretto del passaggio il mare era un turbinio vorticoso, scatenato dalla tempesta e imprigionato dalle rocce. Ondate enormi si abbattevano sulla scogliera, arretravano assalendo le nuove arrivate, e infine si scontravano fra loro e si aggredivano da ogni parte. La nave fu risucchiata nel vortice, priva di murate e senza difesa.
"Tempesta maledetta! Ti piscio sopra!" url Blackthorne inferocito. "Togli le tue luride mani dalla mia nave!"
La ruota del timone gir e lo butt lontano; la coperta ondeggi minacciosamente. Il bompresso sbatt contro una roccia e si spezz, trascinando parte del sartiame: la nave si disincagli. Il trinchetto si tese come un arco e si ruppe con un colpo secco. Gli uomini in coperta si gettarono sul sartiame con le scuri, mentre la nave infilava il canale ribollente. Liberarono l'albero che piomb su un fianco, travolgendo un uomo, avviluppato da quel groviglio. Il poveretto, in trappola, url, ma gli altri non potevano fare niente e lo videro apparire e sparire di fianco alla nave. Poi non lo videro pi.
Vinck e gli altri guardarono verso il cassero e Blackthorne, come impazzito, sfidava la tempesta. Si segnarono e raddoppiarono le preghiere, e qualcuno i pianti, tenendosi disperatamente aggrappati uno all'altro.
Il passaggio si allarg per un attimo e la nave rallent; ma poco pi avanti esso si restringeva, minaccioso, e le rocce sembravano torreggiare sopra di loro, ancora pi grandi. Da una parte la corrente rimbalzava trascinando con s la nave. La rivolt e la gett al suo destino.
Blackthorne cess di maledire la tempesta e lottando mise il timone a babordo; poi rimase appeso alla ruota, con i crampi ai muscoli per lo sforzo. Ma la nave non accett l'ordine del timone, n lo accett il mare.
"Voltati, puttana d'inferno!" ansim Blackthorne, mentre le forze lo abbandonavano rapidamente. "Aiutami!"
Le ondate si succedevano pi veloci ed egli si sentiva il cuore scoppiare, ma lottava ancora contro l'impeto del mare. Cerc di mettere a fuoco la vista, e gli occhi non gli obbedirono: i colori gli apparivano sbiaditi e confusi. La nave era ormai un peso morto nella strozzatura; proprio allora la chiglia strisci su un banco di fango. L'urto la spost, il timone affond nelle onde. Vento e mare si unirono per aiutarla e insieme la spinsero. La nave super il passaggio e si avvi verso la salvezza, nella baia che le si apriva davanti.
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PRIMO LIBRO.
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1.
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Blackthorne si svegli di colpo e per un attimo pens di sognare: si trovava a terra e in una stanza incredibile. Era piccola e pulitissima, coperta di morbide stuoie. Lui stava sdraiato su un'alta trapunta e ne aveva un'altra addosso. Il soffitto era di cedro lucidato; le pareti erano anch'esse fatte di listelli di cedro, racchiudenti quadrati di carta opaca da cui la luce veniva piacevolmente filtrata. Accanto a s vide un vassoio rosso con varie ciotoline: una conteneva verdura cotta, fredda, che egli mangi avidamente, senza quasi sentirne il sapore piccante; in un'altra c'era una minestra di pesce, che divor subito, e altrettanto rapidamente divor, prendendolo con le dita, il denso porridge di grano o d'orzo contenuto nella terza ciotola. L'acqua, in una zucca dalla strana forma, era calda e aveva un sapore curioso, amarognolo ma gustoso.
Poi scorse il crocifisso nella nicchia.
Questa  una casa spagnola o portoghese, pens allarmato.  il Giappone? O il Catai?
Un pannello della parete si apr, scivolando, e gli apparve inginocchiata oltre la soglia una donna robusta, di mezza et, dal viso rotondo. S'inchin e sorrise. Aveva la pelle dorata, gli occhi neri e sottili e i lunghi capelli neri raccolti ordinatamente sul capo. Indossava una veste di seta grigia e calze bianche corte, con la suola alta. Intorno alla vita un'ampia fascia purpurea.
"Goshujinsama, gokibun wa ikaga desu ka?" chiese e aspett, mentre lui la fissava con occhi vacui. Poi ripet quelle parole.
"Siamo in Giappone?" domand Blackthorne. "Giappone? O Catai?"
La donna lo contempl, senza capire, e disse qualcos'altro di incomprensibile. Poi Blackthorne si rese conto di essere nudo e di non vedere traccia dei propri vestiti. A segni cerc di spiegarle che voleva vestirsi, quindi indic le ciotole e la donna cap che aveva ancora fame. Sorrise, fece un inchino e chiuse la porta.
Blackthorne si abbandon esausto sul giaciglio; l'immobilit del pavimento gli dava la nausea e gli faceva girare la testa. Cerc di riprendersi, con uno sforzo. Ricordo di aver gettato l'ancora, pens. Insieme a Vinck. Mi Pare che fosse proprio Vinck. Eravamo in una baia, dopo che la nave aveva toccato un bassofondo e si era fermata. Sentivamo le onde rompersi sulla spiaggia, ma tutto era tranquillo. C'erano delle luci a riva. Poi mi sono trovato nella mia cabina e tutto  diventato nero. Non ricordo pi niente. In seguito ci sono state luci nell'oscurit e strane voci. Io parlavo inglese, poi portoghese. Uno degli indigeni parlava un po' di portoghese. O era un portoghese? No, credo che fosse un indigeno. Gli ho chiesto dove ci trovavamo? Non ricordo. Dopo eravamo di nuovo sulla scogliera ed  tornata una grande ondata e io sono stato trascinato in mare e stavo affogando. Era gelido. No, il mare era caldo e simile a un letto di seta profondo un braccio. Devono avermi portato a riva e messo qui dentro.
"Sar stato questo letto a darmi la sensazione del morbido e del caldo," disse a voce alta. "Non avevo mai dormito nella seta." La debolezza lo vinse e dorm di nuovo, senza sogni.
Quando si svegli c'era dell'altro cibo nelle ciotole di terracotta e i suoi vestiti erano disposti in bell'ordine l accanto. Erano stati lavati, stirati e rammendati con minuscoli punti perfetti. Il suo coltello era scomparso, e cos pure le chiavi.
Sar bene che mi procuri un coltello, e in fretta. O una pistola.
Guard il crocifisso. Nonostante la paura, sentiva crescere dentro l'eccitazione. Per tutta la vita aveva sentito le leggende che correvano fra i piloti e i marinai sulle incredibili ricchezze dell'impero segreto del Portogallo in Oriente; su come i portoghesi avessero convertito i pagani al cattolicesimo per tenerli sottomessi; su come in quei luoghi l'oro costasse quanto la ghisa, e smeraldi, rubini, brillanti e zaffiri abbondassero come ciottoli su una spiaggia.
Se  vero quello che riguarda il cattolicesimo, forse  vero anche il resto, si disse. I tesori. Per prima torner armato e dietro ai cannoni dell'Erasmus, e meglio sar.
Mangi tutto, si vest e rimase in piedi, vacillante. Come sempre a terra, si sentiva fuori dal suo elemento. Gli mancavano gli stivali. And alla porta, barcollando leggermente, allung una mano per sostenersi, ma i riquadri di carta non potevano reggere il suo peso e si squarciarono. Si raddrizz: in corridoio la donna lo guardava, sconvolta.
"Mi dispiace," fece lui, stranamente a disagio per la propria goffaggine. La purezza della stanza sembrava contaminata. "Dove sono i miei stivali?"
La donna lo fiss senza capire. Con pazienza si spieg a segni, ed essa si affrett lungo un corridoietto, si inginocchi, e apr un'altra porta, poi lo chiam con un cenno. Gli giunsero delle voci e un rumore d'acqua corrente. Varc la soglia e si trov in una stanza semivuota che si apriva su una veranda. Pochi gradini scendevano da l in un giardinetto cinto da alti muri. Accanto all'ingresso principale c'erano due vecchie, tre bambini vestiti di rosso, e un vecchio, evidentemente un giardiniere, con un rastrello in mano. Subito tutti s'inchinarono con gravit e rimasero a testa bassa. Con grande stupore Blackthorne vide che il vecchio era quasi nudo: aveva solo una sottile fascia alle reni, che gli copriva a stento gli attributi maschili.
"Buongiorno," fece Blackthorne, non sapendo che altro dire.
Rimasero immobili, sempre inchinati. Li osserv sconcertato; poi, goffamente, si inchin a sua volta. Tutti si raddrizzarono e gli sorrisero. Il vecchio si inchin di nuovo e riprese a lavorare, i bambini lo esaminarono, poi scapparono ridendo. Le vecchie scomparvero nelle profondit della casa ma egli ne sentiva lo sguardo su di s.
Vide gli stivali in fondo alla scala, ma prima che facesse in tempo a raccoglierli, la donna di mezza et si gett in ginocchio e lo aiut a infilarseli, con suo grande imbarazzo.
"Grazie," esclam lui. Riflett un momento, poi indicando col dito se stesso pronunci lentamente: "Blackthorne. Blackthorne." Quindi indic lei. "Come vi chiamate?"
Lei lo fiss senza capire.
"Blackthorne," ripet lui diligente, indicando di nuovo se stesso, poi lei. "Come vi chiamate?"
La donna aggrott la fronte, poi con un lampo di comprensione, punt un dito su di s esclamando: "Onna! Onna!"
"Onna!" ripet lui, orgoglioso della propria bravura quanto lei della sua. "Onna."
Lei annu contenta. "Onna!"
Il giardino era diverso da ogni altro che avesse mai visto: con una piccola cascata e un ruscello e un minuscolo ponte e sentieri ben acciottolati e rocce e fiori e cespugli.  cos lindo, pens, cos ordinato.
"Incredibile!"
"Ncheribile?" ripet la donna, piena di buona volont.
"Niente," rispose lui. Poi, non sapendo pi che cosa fare, le accenn di andarsene. Obbediente, lei si inchin e se ne and.
Blackthorne si sedette nel sole caldo, appoggiandosi a un palo. Si sentiva molto debole e rimase a osservare il vecchio che toglieva le erbacce da un giardino gi praticamente ripulito. Dove saranno gli altri? Il comandante in capo sar ancora vivo? Per quanti giorni ho dormito? Ricordo di essermi svegliato e aver mangiato e poi dormito ancora, e il cibo  stato poco soddisfacente come i sogni.
Gli passarono accanto i bambini che giocavano a rincorrersi, e lui si sent imbarazzato per loro dalla nudit del vecchio: quando si piegava in avanti gli si vedeva tutto. Si stup che i bambini sembrassero non notarlo. Al di sopra del muro spuntavano i tetti di tegole e di paglia di altri edifici e in lontananza si scorgevano dei monti, piuttosto alti. Un vento frizzante spazzava il cielo e impediva alle nuvole di avanzare. Le api ronzavano in cerca di cibo e la giornata primaverile era bella. Il suo corpo chiedeva ancora sonno, ma Blackthorne si impose di alzarsi e and alla porta del giardino. Il giardiniere sorrise, s'inchin e corse ad aprirgliela; poi, con un secondo inchino, la richiuse alle sue spalle.
Il villaggio era disposto a mezzaluna intorno al porto, in direzione est. Circa duecento case diverse da qualsiasi altra da lui conosciuta, annidate alla base della montagna, che si allungava fino alla riva. Sopra il villaggio si stendevano campi a terrazze e strade in terra battuta, verso nord e verso sud. In basso, il lungomare era pavimentato a ciottoli, con una rampa di pietre che si protendeva dalla spiaggia fin dentro l'acqua. Un buon porto sicuro e un molo, uomini e donne che pulivano il pesce e riparavano le reti, e sul lato settentrionale la sagoma, di foggia mai vista, di una barca in costruzione. Al largo, a est e sud, un profilo di isole. Laggi, o al di l dell'orizzonte, doveva esserci la scogliera.
Nel porto c'erano molte altre barche dalla forma curiosa, soprattutto da pesca, alcune con una sola grande vela, molte a remi a palelle, di quelle in cui il rematore sta in piedi e fa forza contro l'acqua anzich stare seduto, trascinando la barca con i remi. Qualche imbarcazione stava prendendo il mare, altre dondolavano legate al molo di legno, e a una cinquantina di metri dalla riva era ancorato lErasmus, con cura, con tre gomene di prua, in acqua alta. Chi l'ha messo l, si chiese Blackthorne. C'erano delle barche accanto alla nave e a bordo scorse alcuni indigeni, ma nessuno dei suoi uomini. Dove potevano trovarsi?
Si guard attorno e si accorse che molta gente lo stava osservando. Vedendo che li aveva notati, si inchinarono tutti; sempre con una punta di disagio, lui ricambi l'inchino. L'attivit riprese felicemente e tutti gli passavano accanto, avanti e indietro, fermandosi, discutendo, scambiandosi inchini, apparentemente dimentichi di lui, come farfalle multicolori; egli sentiva, per, gli sguardi che da ogni finestra e da ogni porta continuavano a seguirlo nel suo cammino verso la riva.
Che cosa c' in loro di tanto strano? si chiese. Non si tratta dei vestiti e del comportamento,  perch... non hanno armi, constat stupito.
Lungo la stradina si allineavano botteghe tutte aperte con strane merci e balle. Il pavimento delle botteghe era rialzato e venditori e clienti si inginocchiavano o si accovacciavano in terra, sul legno. Molti portavano zoccoli o sandali di giunco, altri calze bianche a suola alta, divise fra l'alluce e le altre dita, dove si univano le cinghiette per tenerli, ma zoccoli e sandali restavano fuori, nella polvere della strada. Chi era a piedi nudi si puliva i piedi e infilava dei sandali puliti gi pronti all'ingresso. A pensarci bene,  una cosa intelligente, si disse sorpreso.
Quindi scorse l'uomo con la tonsura avvicinarglisi e la paura gli strinse i visceri. Era evidentemente un sacerdote portoghese o spagnolo e, anche se la tonaca fluttuante era arancione, non c'era da sbagliarsi sul crocifisso e il rosario che portava alla cintola, n sulla fredda ostilit di quella faccia. La veste era macchiata, come dopo un viaggio, e gli stivali all'europea coperti di fango. Stava osservando l'Erasmus e Blackthorne cap che doveva averne riconosciuto l'origine olandese o inglese: una nave ignota in molti mari, snella e veloce, un mercantile equipaggiato per la guerra, costruito, migliorandolo, sul modello delle navi corsare inglesi che avevano portato tante devastazioni nel Mar delle Antille. Il prete era accompagnato da dieci indigeni, dagli occhi e capelli neri: uno era vestito come lui, salvo per le calzature con le cinghiette. Gli altri indossavano vesti multicolori o pantaloni larghi, o perizomi. Nessuno era armato.
Blackthorne avrebbe voluto scappare finch era in tempo, ma cap di non averne la forza e di non sapere dove nascondersi: la statura, la corporatura e il colore degli occhi lo rendevano estraneo in quel mondo. Si addoss con la schiena a un muro.
"Chi siete?" chiese il prete in portoghese. Era un uomo sui venticinque anni, massiccio, scuro e ben nutrito, con una lunga barba.
"E voi chi siete?" Blackthorne lo fissava a sua volta.
"Quella  una nave corsara olandese. Voi siete un eretico olandese. Siete pirati. Che Dio abbia piet di voi!"
"Non siamo pirati. Siamo mercanti pacifici, salvo che con i nostri nemici. Io sono il pilota di quella nave. Voi chi siete?"
"Padre Sebastio. Come siete arrivati qui? Come?"
"Ci ha spinto il vento. Ma dove siamo? Questo  il Giappone?"
"S, Giappone, Nippon," rispose il prete impaziente. Si volse a uno degli uomini che lo seguivano, pi anziano degli altri, piccolo e magro, con braccia robuste e mani callose, la testa in parte rasata e i capelli raccolti in una coda sottile, grigia come le sopracciglia. Indicando Blackthorne, gli parl in un incerto giapponese. Tutti si mostrarono indignati e si fecero il segno della croce.
"Gli olandesi sono eretici, ribelli e pirati. Come vi chiamate?"
"Questa  una colonia portoghese?"
Gli occhi del sacerdote lo guardarono, duri, iniettati di sangue. "Il capo del villaggio dice di aver riferito di voi alle autorit. I vostri peccati vi hanno condannato. Dov' il resto della ciurma?"
"Siamo stati spinti fuori rotta. Abbiamo bisogno solo di cibo e acqua e di tempo per riparare la nave. Poi ce ne andremo. Possiamo pagare tutto quanto..."
"Dov' il resto della ciurma?"
"Non lo so. A bordo, suppongo."
Il prete interrog di nuovo il capo del villaggio, che rispondendogli accenn all'altra estremit del paese, e parl a lungo. Il prete torn a rivolgersi a Blackthorne. "Qui i criminali finiscono crocifissi, pilota. Voi morirete. Sta venendo il daimyo con i suoi samurai. D'io abbia piet di voi."
"Chi  il daimyo?"
"Un feudatario, padrone di tutta la provincia. Come siete arrivati qui?"
"E i samurai?"
"Guerrieri, soldati, insomma appartenenti alla casta dei guerrieri," rispose il prete con crescente irritazione. "Da dove siete venuti e chi siete?"
"Non riesco a riconoscere il vostro accento," replic Blackthorne per provocarlo. "Siete spagnolo?"
"Sono portoghese!" fece rabbiosamente il prete, abboccando all'amo. "Ve l'ho gi detto: sono padre Sebastio, portoghese. Dove avete imparato cos bene il portoghese, eh?"
"Ma ora Portogallo e Spagna sono un paese solo," ribatt Blackthorne, stuzzicandolo. "Avete lo stesso re."
"Noi siamo un paese diverso, siamo un popolo diverso. Lo siamo sempre stati. Abbiamo la nostra bandiera e i nostri possedimenti oltremare sono separati, s, separati. Lo ha concordato il re Filippo quando si  impadronito del mio paese." Con uno sforzo padre Sebastio domin l'ira. Le mani gli tremavano. "Vent'anni fa conquist il mio paese con la forza delle armi! I suoi soldati e quel figlio del diavolo, lo spagnolo duca d'Alba, distrussero il nostro vero re. Que va! Adesso regna il figlio di Filippo, ma non  il nostro re e presto riavremo il nostro legittimo sovrano." Aggiunse velenoso: "Sapete bene che  vero. Quello che il diavolo del duca d'Alba ha fatto al vostro paese, l'ha fatto anche al mio."
Questa  una menzogna. Il duca d'Alba ha devastato l'Olanda, ma non e mai riuscito a conquistarla.  ancora un paese libero e lo sar sempre. Invece in Portogallo sconfisse un piccolo esercito e tutto il paese gli cadde nelle mani. Nessun coraggio. Potreste scacciare gli spagnoli se voleste, ma non lo farete mai. Nessun onore, niente cojones. Tranne che per bruciare degli innocenti in nome di Dio."
"Possa Dio bruciarvi in eterno nel fuoco infernale!" proruppe il sacerdote. "Satana esce per il mondo e sar calpestato. Gli eretici saranno calpestati. Siete dei maledetti davanti a Dio!"
Suo malgrado, Blackthorne sent il terrore religioso insinuarsi in lui. "I preti non sono padroni dell'orecchio di Dio, n parlano con la Sua voce. Noi ci siamo liberati dal vostro lurido giogo e liberi resteremo!"
Erano trascorsi solo quarant'anni da quando sul trono d'Inghilterra sedevano Maria Tudor la Sanguinaria e il suo sposo spagnolo, Filippo II, detto il Crudele. Quella religiosissima figlia di Enrico VIII aveva riportato in auge preti e inquisitori cattolici e processi per eresia e il predominio di un papa straniero sull'Inghilterra, rivoltando, contro la volont della maggioranza, il nuovo corso impresso dal padre ai rapporti con la Chiesa di Roma. Aveva regnato per cinque anni e il regno era stato sconvolto fino alle radici dall'odio, dalla paura e dal sangue. Ma poi era morta ed era salita al trono la ventiquattrenne Elisabetta.
Pensando a Elisabetta, Blackthorne si sentiva sempre invadere dalla meraviglia e da un profondo amore filiale. Da quarant'anni essa si batteva contro il mondo intero. Aveva combattuto e vinto i papi, il Sacro Romano Impero, la Francia e la Spagna tutti collegati. Scomunicata, insultata, svilita all'estero, ci ha condotti in porto: salvi, forti, separati.
"Noi siamo liberi," dichiar Blackthorne rivolto al prete. "Voi siete finiti. Adesso abbiamo le nostre scuole, i nostri libri, la nostra Bibbia, la nostra Chiesa. Voi spagnoli siete tutti uguali. Rifiuti! E voi monaci siete tutti uguali. Idolatri!"
Il prete alz il crocifisso e lo tenne fra s e Blackthorne come uno scudo. "Oh, Dio proteggici dal male! Io non sono spagnolo, vi dico! sono portoghese. E non sono un monaco. Sono un fratello della Compagnia di Ges!"
"Ah, uno di quelli... un gesuita!"
"S. Possa Dio avere piet della vostra anima!" Padre Sebastio diede un breve ordine in giapponese e gli uomini si lanciarono su Blackthorne, che si appoggi meglio al muro e ne colp duramente uno. Ma gli altri gli si strinsero minacciosi intorno, fino a soffocarlo.
"Nanigoto da?"
La mischia s'interruppe di colpo.
Il giovane era a una decina di passi di distanza. Portava calzoni, zoccoli e un leggero chimono; alla cintura due spade, infilate nel fodero, di cui l'una simile a un pugnale, l'altra lunga e leggermente ricurva, da brandire a due mani. La mano destra era posata distrattamente sull'elsa.
"Nanigoto da?" chiese aspro. E poich nessuno gli rispondeva subito, ripet: "NANIGOTO DA?"
I giapponesi caddero in ginocchio, con la testa nella polvere. Solo il sacerdote rimase in piedi; s'inchin e cominci a parlare, ma l'uomo lo interruppe con tono di disprezzo e indic il capo del villaggio. "Mura!"
Mura, il capo, si spieg in fretta, sempre a testa china. Indic pi volte Blackthorne, una volta la nave e due il prete. Niente pi si muoveva per la strada. Tutti quelli che erano ancora visibili stavano in ginocchio, profondamente inchinati. Il capo del villaggio tacque, il giovane lo interrog con arroganza e ricevette risposte deferenti e immediate; quindi esclam qualcosa accennando con manifesto spregio al sacerdote e poi a Blackthorne, e il capo dalla testa grigia la ripet in parole pi semplici al sacerdote, che arross.
L'uomo armato, molto pi giovane e pi basso di Blackthorne, con un bel viso appena segnato dal vaiolo, osserv lo straniero. "Onushi ittai doko kara kitanoda? Doko no kuni no monoda?"
Il prete, innervosito, tradusse: "Kasigi Omi-san dice: 'Da dove vieni e di che nazione sei?"
"Il Signor Omisan  il daimyo?" chiese Blackthorne, intimorito, nonostante tutto, dalle spade.
"No.  un samurai, il samurai a cui  affidato il villaggio. Si chiama Kasigi di cognome e Omi di nome. Qui si mette sempre il cognome prima del nome. San vuol dire 'onorevole', e lo si aggiunge per cortesia a ogni nome. Sar bene che impariate la cortesia e un po' di educazione in fretta. Non sopportano la maleducazione, qui." La sua voce si inaspr. "Sbrigatevi a rispondere!"
"Amsterdam. E sono inglese."
Padre Sebastio era rimasto chiaramente colpito. Disse al samurai: "Inglese. Inghilterra" e cominci a spiegare. Ma Omi lo interruppe impaziente, con una cascata di parole.
"Omi-san chiede se voi siete il capo. Il capo del villaggio dice che qualcuno di voi eretici  ancora vivo, ma molti sono malati. C' un comandante?"
"Sono io il capo," rispose Blackthorne, anche se, in realt, trovandosi a terra, il comando spettava al capitano-generale. "Ho io il comando," aggiunse, sapendo che Spillbergen non era in grado di comandare niente, n a terra n in mare, anche quando era in perfetta salute.
Un'altra bordata di parole del samurai. "Omi-san dice che, essendo il capo, vi  permesso girare liberamente per il villaggio, dove volete, fino a quando non verr il suo padrone. Sar il daimyo, suo padrone, a decidere del vostro destino. Fino ad allora vi  consentito abitare, come ospite, in casa del capo del villaggio, e andare e venire a vostro piacimento. Ma non dovete lasciare il paese. La vostra ciurma  confinata nella casa dove sta e non ha il permesso di lasciarla. Avete capito?"
"S. Dov' il mio equipaggio?"
Padre Sebastio accenn vagamente a un gruppo di case presso una banchina, chiaramente irritato dalla decisione e dall'impazienza di Omi. "Laggi! Godetevi la libert, pirata. Il vostro peccato vi..."
"Wakarimasu ka?" chiese Omi, rivolto a Blackthorne.
Dice: 'Avete capito?'"
"Come si dice 's' in giapponese?"
Padre Sebastio rispose al samurai: "Wakarimasu."
Omi li conged con un gesto distratto. Tutti si inchinarono profondamente, salvo uno, che si raddrizz, volutamente, senza inchinarsi.
La spada sibil con la velocit del lampo, disegnando un arco, e la testa dell'uomo rotol gi dalle spalle, mentre il sangue zampillava e si spargeva al suolo. Il corpo si agit convulsamente, poi giacque immobile. Il prete fece un passo indietro, ma nessun altro nella strada mosse un muscolo. Le teste rimasero ferme e chine. Blackthorne era irrigidito dallo spavento.
Omi appoggi un piede sul cadavere. "Ikinasai!" e fece segno a tutti di andarsene.
Gli uomini davanti a lui si inchinarono di nuovo fino a terra, poi si alzarono e si allontanarono impassibili. La strada e le botteghe cominciarono a svuotarsi.
Padre Sebastio abbass lo sguardo sul cadavere, con gravit tracci il segno della croce e pronunci: "In nomine Patri et Filii et Spiritus Sancti." Poi fiss negli occhi il samurai, questa volta senza timore.
"Ikinasai!" La punta della lama lucente si appoggi sul cadavere.
Dopo una lunga pausa, anche il prete si volt e se ne and, con dignit. Omi lo guard, quindi osserv Blackthorne. Questi arretr e appena fu a una distanza di sicurezza, gir in fretta dietro un angolo e scomparve.
Omi scoppi a ridere fragorosamente. La strada era ormai vuota. Quando fu stanco di ridere, afferr la spada a due mani e cominci a tagliare metodicamente il cadavere a pezzetti.

Blackthorne si trovava su una barchetta e il barcaiolo si dirigeva tranquillo verso lErasmus. Non aveva avuto difficolt a procurarsi l'imbarcazione e adesso vedeva degli uomini in coperta. Erano tutti samurai. Alcuni portavano pettorali d'acciaio, ma la maggior parte indossava soltanto dei chimoni, e avevano alla cintura le due spade. Tutti avevano la stessa acconciatura: il cocuzzolo della testa era rasato e i capelli sulla nuca e alle tempie erano raccolti in una coda, unta d'olio, ripiegata in alto sul capo e accuratamente legata. Solo ai samurai era permessa una simile acconciatura, anzi per loro era obbligatoria. Soltanto i samurai potevano portare due spade - una lunga, a doppia impugnatura, dalla forza omicida, e una corta, a pugnale - anch'esse obbligatorie.
I samurai stavano allineati lungo le falchette della nave e osservavano Blackthorne. In preda all'inquietudine, egli si arrampic e giunse in coperta. Uno dei samurai, vestito pi elegantemente degli altri, gli si fece incontro e si inchin. Blackthorne ormai aveva imparato. Si inchin a sua volta e tutti sorrisero amichevoli. Sentiva ancora l'orrore dell'uccisione improvvisa e quei sorrisi non miglioravano i suoi presentimenti. Si diresse alla scaletta del boccaporto e si ferm di scatto: attraverso il passaggio era appiccicata un'alta striscia di seta rossa, con un cartello dalla strana scritta a svolazzi. Esit, guard l'altra porta, ma anch'essa era sigillata allo stesso modo e un cartello simile era inchiodato sulla paratia.
Allung una mano per togliere la striscia di seta.
"Hott ok!" Per chiarire il significato il samurai di guardia scosse il capo. Non sorrideva pi.
"Ma  la mia nave e io voglio..." Blackthorne, con un'occhiata alle spade, si rimangi la propria ansiet. Devo andare di sotto, pens. Devo prendere i rutter, il mio e quello segreto. Cristo Ges, se li trovano e li danno ai preti o ai giapponesi, siamo rovinati. Qualunque tribunale del mondo - allinfuori dell'Inghilterra e dell'Olanda - con quella prova ci condanner come pirati. Il mio rutter indica date, luoghi e ammontare del bottino conquistato, il numero dei morti nei tre sbarchi in America e in quello nell'Africa spagnola, il numero delle chiese saccheggiate. Dice anche come abbiamo bruciato le citt e le navi mercantili. E il rutter portoghese? Quello sarebbe la nostra condanna a morte, perch  evidentemente rubato. O almeno comprato da un traditore portoghese, e secondo le loro leggi qualunque straniero colto in possesso di un loro rutter (figuriamoci questo che apre lo Stretto di Magellano), va messo a morte immediatamente. E se viene trovato a bordo di una nave nemica, la nave dev'essere bruciata e tutti quelli imbarcati uccisi senza misericordia.
"Nan no yoda?" domand un samurai.
"Parlate portoghese?" chiese Blackthorne in questa lingua.
L'uomo si strinse nelle spalle. "Wakarimasen."
Un altro si fece avanti e si rivolse con rispetto al capo, che annu.
"Portoghize amico," disse il samurai, con accento molto marcato. Apr il chimono in alto e mostr il piccolo crocifisso di legno che portava appeso al collo.
"Cristiano!" Indic se stesso e sorrise. "Cristiano." Quindi indic Blackthorne. "Cristiano ka?"
Blackthorne esit, poi accenn di s. "Cristiano."
"Portoghize?"
"Inglese."
L'uomo parl con il capo. Entrambi si strinsero nelle spalle e lo guardarono. "Portoghize?"
Blackthorne pieg la testa. Era disposto a consentire con loro su ogni cosa. "I miei amici? Dove?"
Il samurai indic l'estremit orientale del villaggio. "Amici."
"Questa  la mia nave. Vorrei scendere di sotto." Blackthorne lo ripet in vari modi e poi a segni finch capirono.
"Ah, so desu! Kinjiru," risposero con enfasi, indicando il cartello e sorrisero.
Era chiaro che gli era vietato scendere in cabina. Kinjiru deve significare proibito", pens seccato Blackthorne. Va bene, all'inferno! Abbass la maniglia della porta e la apr di un centimetro.
"KINJIRU!"
Lo costrinsero a girarsi: le spade dei samurai erano a met fuori dal fodero. Senza muoversi i due uomini attesero che egli prendesse una decisione. Gli altri li guardavano inespressivi.
Blackthorne comprese che non gli restava che cedere. Scosse le spalle e si allontan, dando un'occhiata di controllo alle gomene e alla nave, meglio che poteva. Le vele stracciate erano abbassate e legate al loro posto, ma il cordame era diverso da ogni altro da lui conosciuto, e pot solo augurarsi che i giapponesi avessero assicurato bene il vascello. Si avvi per scendere e si ferm, bagnato di un sudore freddo, vedendo che tutti lo guardavano con aperta malevolenza. Cristo, pens, come posso essere cos idiota? Si inchin gentilmente e subito l'ostilit scomparve e tutti di nuovo sorrisero e si inchinarono. Ma lui sentiva ancora il sudore scorrergli lungo la spina dorsale e odi tutto quanto era giapponese, sognando di trovarsi con la sua ciurma in mare, a bordo e armati.

"Per il Signore Ges! Credo che ti sbagli, pilota," fece Vinck. Il suo ghigno senza denti era ampio e osceno. "Se si riesce a sopportare quello che loro chiamano cibo, questo  il posto migliore in cui sia mai capitato. Ho avuto due donne in tre giorni e sono come conigli: fanno qualunque cosa, se gliela insegni."
"Questo  vero. Ma senza carne e brandy non si pu combinar niente. Non per molto tempo. Io sono stanco e non ce l'ho fatta che una volta," disse Maetsukker, con la faccia stretta ammiccante. "Questi bastardi gialli non capiscono che noi abbiamo bisogno di carne e birra e pane. E brandy o vino."
"E questo  il peggio! Signore, il mio regno per un grog!" Baccus van Nekk era in preda alla malinconia. Si avvicin a Blackthorne e lo guard di sotto in su. Era molto miope e nella tempesta aveva perduto il suo ultimo paio di occhiali. Ma anche avendoli, si metteva sempre il pi vicino possibile. Era il capo mercante, il tesoriere e il rappresentante della Dutch East India Company, che aveva finanziato la spedizione. "Siamo a terra e salvi, e ancora non ho potuto bere un bicchiere. Neanche una meravigliosa goccia! Terribile. Tu hai bevuto, pilota?"
"No." A Blackthorne non piaceva sentirsi nessuno vicino, ma Baccus era un amico, per di pi quasi cieco, perci non si mosse. "Solo acqua calda con dentro delle erbe."
"Non capiscono il grog, ecco tutto. Nient'altro da bere che acqua calda con delle erbe... che Dio ci assista! Immagino che non esista alcol in tutto il paese!" Corrug la fronte. "Fammi un bel piacere, pilota. Domandagli qualcosa da bere, eh?"
Blackthorne aveva trovato, all'estremit orientale del villaggio, la casa che era stata assegnata ai suoi uomini. Il samurai di guardia l'aveva lasciato passare, ma gli uomini gli avevano confermato di non poter uscire dal portone del giardino. La casa aveva molte stanze, come la sua, ma era pi grande e fornita di numerosi servi di varie et e di ambo i sessi.
Undici dei suoi uomini erano vivi. I morti erano stati portati via dai giapponesi. Le abbondanti razioni di verdura fresca avevano eliminato lo scorbuto e tutti gli uomini, meno due, stavano guarendo rapidamente. I due avevano delle emorragie intestinali. Vinck gli aveva cavato del sangue, ma non era servito. A suo parere, sarebbero morti quella notte. Il capitano-generale si trovava in un'altra stanza, ancora molto ammalato.
Il cuoco Sonk, un ometto robusto, disse ridendo: "Si sta bene qui, pilota, come dice Johann, salvo per il mangiare e la mancanza di roba da bere. E con gli indigeni si va d'accordo benissimo. Basta che non si tengano le scarpe in casa. Se uno non si leva le scarpe, impazziscono, i piccoli bastardi gialli."
"Statemi a sentire," disse Blackthorne. "C' un prete, qui. Un gesuita."
"Cristo Ges!" Man mano che raccontava loro del prete e della decapitazione ogni allegria li abbandon.
"Ma perch ha tagliato la testa a quel tale, pilota?"
"Non lo so."
"Sar meglio tornare a bordo. Se i papisti ci beccano a terra..."
La stanza era piena di paura, adesso. Salamon, il muto, osservava Blackthorne, muovendo la bocca da cui non usc che un po' di saliva agli angoli.
"No, Salamon, non mi sbaglio," spieg gentilmente Blackthorne, in risposta alla domanda senza suono. "L'ha detto lui di essere un gesuita."
"Gesuita o domenicano o quel diavolo che , non fa nessuna schifosa differenza," comment Vinck. " meglio tornare a bordo. Pilota, lo chiederai al samurai, eh?"
"Siamo nelle mani di Dio," sentenzi Jan Roper. Era uno dei mercanti, un giovane dagli occhi sottili, con la fronte alta e il naso aguzzo. "Ci protegger Lui dagli adoratori di Satana."
Vinck si volse di nuovo verso Blackthorne. "E portoghesi ne hai visti in giro, pilota?"
"No. Non ce n' traccia nel villaggio."
"Arriveranno di corsa appena sapranno di noi." Maetsukker parl per tutti e Croocq mand un gemito.
"S, e se c' un prete, ce ne saranno anche altri." Ginsel si lecc le labbra aride. "E allora i conquistadores maledetti da Dio non sono mai lontani."
"Vero," annu Vinck, preoccupato. "Sono come i pidocchi."
"Ges, papisti!" mormor un altro. "E conquistadores!"
"Ma siamo in Giappone, pilota?" chiese van Nekk. "Ti ha detto cos?"
"S. Perch?" Si avvicin ancora di pi e abbass la voce. "Se ci sono dei preti, e alcuni indigeni sono cattolici, forse  vero anche il resto... dei tesori, e dell'oro, dell'argento e delle pietre preziose." Cadde il silenzio. "Ne hai visti, pilota? Oro? Gemme addosso agli indigeni, o gioielli?"
"No. Niente." Blackthorne riflett un attimo. "Non ricordo di aver visto niente del genere. N collane n braccialetti, n monili. E ho qualcos'altro da dirvi: sono andato sull'Erasmus e l'ho trovato con i sigilli." Rifer quanto era avvenuto sulla nave e l'angoscia crebbe in tutti.
"Ges, se non possiamo tornare a bordo e a terra ci sono preti e papisti... Dobbiamo filarcela da qua." La voce di Maetsukker tremava. "Che facciamo, pilota? Ci bruceranno! I conquistadores... quei bastardi arriveranno con le loro spade..."
"Siamo nelle mani di Dio!" esclam Jan Roper, con fiducia. "Lui ci protegger dall'anticristo. Lo ha promesso. Non c' niente da temere."
"Da come il samurai Omi-san si  rivolto al prete," intervenne Blackthorne, "sono sicuro che lo detesta. E questo  un bene, no? Ma vorrei sapere perch il prete non indossava uno dei loro soliti abiti. Perch aveva una veste arancione? Non ne ho mai visti vestiti cos."
"Gi,  strano," assent van Nekk.
"Forse il loro dominio non  forte qui. E questo ci aiuterebbe molto," fece Blackthorne.
"Che cosa dovremmo fare, pilota?" chiese Ginsel.
"Pazientare e aspettare che venga il loro capo, il daimyo. Lui ci lascer andare. Non abbiamo fatto niente di male, abbiamo merci da scambiare, non siamo pirati e non abbiamo niente da temere."
"Giustissimo, e non dimentichiamoci che secondo il pilota i selvaggi non sono tutti papisti," aggiunse van Nekk, incoraggiando pi se stesso che gli altri. "S.  un bene che al samurai non piaccia il prete. E soltanto i samurai sono armati. Questo non  male, eh? Guardarsi dai samurai e cercare di riavere le armi, questo mi sembra la cosa migliore. Ci ritroveremo a bordo prima di averci pensato.
"E che succede se il daimyo  papista?" chiese Jan Roper.
Nessuno rispose. Poi Ginsel disse: "Pilota, l'uomo con la spada... ha tagliato a pezzi quel disgraziato, dopo avergli staccato la testa?"
"S."
"Cristo! Sono dei barbari! Pazzi!" Ginsel era un giovanotto alto, abbastanza bello di faccia, con le braccia corte e le gambe storte. Lo scorbuto gli aveva fatto perdere tutti i denti. "E dopo che lui gli aveva tagliato la testa, gli altri se ne sono andati e basta? Senza dire niente?"
"S."
"Ges, un uomo disarmato ammazzato cos, semplicemente? Ma perch? Perch l'ha ammazzato?"
"Non lo so, Ginsel. Ma non avevo mai visto una simile velocit. In un baleno la spada  uscita dal fodero e un attimo dopo la testa rotolava per terra."
"Dio ci protegga!"
"Signore Ges!" mormor van Nekk. "Se non riusciamo a tornare sulla nave... Che Dio maledica quella tempesta! Mi sento cos perduto senza i miei occhiali!"
"Quanti samurai c'erano a bordo, pilota?" domand Ginsel.
"In coperta ventidue, ma a riva ce n'erano degli altri."
"L'ira di Dio piomber sui pagani e i peccatori, e bruceranno nell'inferno per l'eternit."
"Mi piacerebbe esserne sicuro, Jan Roper," comment Blackthorne, con voce tagliente, avvertendo la paura della vendetta divina invadere i presenti. Era molto stanco e voleva dormire.
"Puoi esserne sicuro, pilota. Io prego perch i tuoi occhi si aprano alla verit di Dio. Perch tu capisca che siamo qui soltanto per colpa tua... questi pochi rimasti di noi."
"Come?" chiese Blackthorne, minaccioso.
"Perch hai convinto il capitano-generale a dirigersi verso il Giappone? Non rientrava negli ordini ricevuti. Noi dovevamo saccheggiare il Nuovo Mondo, portare la guerra nel cuore del nemico, e poi tornare a casa."
"C'erano navi spagnole a sud e a nord, e non c'era altro posto dove cercare scampo. Hai perso la memoria insieme alla ragione? Abbiamo dovuto per forza puntare verso ovest. Era la nostra unica possibilit."
"Io non ho mai visto navi nemiche, pilota. E nessun altro le ha viste mai."
"Andiamo, Jan," intervenne stancamente van Nekk. "Il pilota ha fatto quello che gli  sembrato meglio.  naturale e ovvio che c'erano gli spagnoli."
"Ma s,  la verit, e stavamo a mille leghe dagli amici e in acque nemiche, perdio!" Vinck sput. "Questa  la verit di Dio, ed  verit di Dio che l'abbiamo messo ai voti. E tutti abbiamo detto s."
"Io no."
"A me non l'ha chiesto nessuno," intervenne Sonk.
"Oh, Cristo!"
"Calmati, Johann!" Van Nekk cerc di allentare la tensione. "Noi siamo i primi a essere arrivati al Giappone. Non vi ricordate tutte le dicerie? Se terremo la testa a posto, diventeremo ricchi. Noi abbiamo merci da vendere e qui c' dell'oro, deve esserci. Dove altro potevamo vendere il carico? Certo non nel Nuovo Mondo, inseguiti come eravamo! Ci davano la caccia, gli spagnoli e sapevano che eravamo al largo di Santa Maria. Dovevamo lasciare il Cile e passato lo stretto non c'era ritorno...  chiaro che ci aspettavano, per forza! No, quella era l'unica possibilit e l'unica buona idea. Ora si potrebbe scambiare il nostro carico con spezie e oro e argento, eh? Pensate al guadagno: mille volte il valore, di solito. Siamo nelle Isole delle Spezie. Conoscete le ricchezze del Giappone e del Catai, ne avete sentito parlare sempre. Tutti lo sappiamo. Per cos'altro ci siamo imbarcati? Saremo ricchi, vedrete!"
"Siamo morti, come gli altri. Siamo nella terra di Satana."
"Chiudi quella boccaccia, Roper!" scatt Vinck rabbioso. "Il pilota ha deciso bene. Non  colpa sua se gli altri sono morti, non  colpa sua. In questi viaggi ci sono sempre dei morti."
Gli occhi di Jan Roper si erano ridotti a capocchie di spillo. "S, che Dio accolga le loro anime. Fra loro c'era anche mio fratello."
Blackthorne fiss quegli occhi da fanatico, odiando Jan Roper. In cuor suo si chiedeva se si era diretto a ovest veramente per eludere la flotta nemica. Non era stato forse perch sarebbe stato il primo pilota inglese a passare lo stretto, il primo in condizioni tali da poter puntare all'ovest, e quindi il primo ad avere l'occasione di circumnavigare la terra?
Jan Roper sibil: "Non saranno morti per la tua ambizione, pilota? Dio ti punir!"
"Adesso smettila," replic Blackthorne in tono calmo e definitivo.
Jan Roper lo guard con la stessa espressione gelida, ma tenne la bocca chiusa.
"Bene." Blackthorne si sedette per terra, appoggiandosi alla parete.
"Che cosa dobbiamo fare, pilota?"
"Aspettare e rimetterci in forze. Presto arriver il loro capo, e allora sistemeremo ogni cosa."
Vinck stava osservando, nel giardino, il samurai che sedeva immobile, sui talloni, accanto al portone. "Guardate quel bastardo.  l da ore, non si muove mai, non dice mai niente, non si strofina neppure il naso."
"Per non ci ha dato nessun fastidio, assolutamente nessuno," osserv van Nekk.
"S, ma noi non abbiamo fatto altro che dormire e chiavare e inghiottire la brodaglia."
"Pilota, lui  solo e noi siamo in dieci," osserv con calma Ginsel.
"Ci ho pensato. Ma ancora non siamo abbastanza in forze. Ci vuole una settimana per guarire dallo scorbuto," rispose Blackthorne, pensoso. "A bordo ce ne sono troppi, di loro. Non vorrei affrontarne neanche uno senza una lancia o una pistola. Di notte siete sorvegliati?"
"S. Cambiano tre o quattro volte. Qualcuno ha mai visto una delle sentinelle addormentata?" chiese van Nekk.
Tutti scossero il capo.
"Stanotte potremmo essere a bordo," disse Jan Roper. "Con l'aiuto di Dio vinceremo i pagani e prenderemo la nave."
"Sturati le orecchie! Il pilota te l'ha appena spiegato! Non ci senti?" Vinck lanci un altro sputo, disgustato.
" giusto," ammise Pieterzoon, un cannoniere. "Piantala di seccare il vecchio Vinck!"
Gli occhi di Jan Roper si strinsero di nuovo. "Pensa alla tua anima, Johann Vinck. E alla tua, Hans Pieterzoon. Il Giorno del Giudizio si avvicina." Si allontan e and a sedersi sulla veranda.
Van Nekk ruppe il silenzio. "Andr tutto bene, vedrete."
"Roper ha ragione.  stata l'avidit a spingerci fin qui," sussurr Croocq, il ragazzo, con voce tremante. " la punizione di Dio..."
"Smettila!"
Il ragazzo sussult. "S, pilota. Mi spiace, ma... be'..." Maximilian Croocq era il pi giovane, aveva appena sedici anni e si era arruolato perch suo padre era capitano di una delle navi e volevano fare fortuna. Ma aveva visto il padre morire tragicamente durante il saccheggio della citt spagnola di Santa Magdellana, in Argentina. Il bottino era stato abbondante ed egli aveva assaporato la violenza sulle donne, pur odiando se stesso, disgustato dall'odore del sangue e dalle uccisioni. E poi aveva visto morire i suoi amici e le cinque navi ridursi a una sola e adesso si sentiva pi vecchio di tutti. "Mi dispiace, scusatemi."
"Da quanto tempo siamo qui, Baccus?" chiese Blackthorne.
"Questo  il terzo giorno." Van Nekk gli si avvicin di nuovo, accovacciandosi a terra. "Non mi ricordo molto bene il momento dell'arrivo, ma quando mi sono ripreso la nave era piena di indigeni. Molto gentili e buoni. Ci hanno dato da mangiare e dell'acqua calda. Hanno portato via i morti e hanno gettato le ancore. Ricordo poco, ma mi sembra che ci abbiano rimorchiato al sicuro. Tu eri in delirio quando ti hanno portato a riva. Volevamo tenerti con noi, ma non ce l'hanno permesso. Uno di loro sapeva qualche parola di portoghese, sembrava il capo, aveva i capelli grigi. Non ha capito 'pilota-maggiore', per conosceva la parola 'capitano', ed evidentemente era deciso a dare al capitano un alloggio diverso dal nostro, ma ci ha detto di stare tranquilli perch si sarebbero presi cura di te. E anche di noi. Poi ci hanno portato qua, quasi a braccia, e ci ha detto di stare dentro fino a quando non fosse arrivato il suo capitano. Non volevamo che ti portassero via, ma non potevamo opporci. Chiederai al capo un po' di brandy e di vino, pilota?" Van Nekk si lecc le labbra, da assetato, poi aggiunse: "Ora che ci penso, il vecchio ha parlato anche del daimyo. Che succeder all'arrivo del daimyo?
"Qualcuno possiede un coltello o una pistola?"
"No." Van Nekk scosse la testa, grattandosi pensosamente i pidocchi. "Si sono portati via tutti i nostri vestiti per ripulirli e hanno tenuto le armi. Al momento non ci ho pensato. E mi hanno preso anche le chiavi, insieme alla pistola. Erano tutte infilate in un anello: camera blindata, cassaforte e magazzino."
"A bordo tutto  perfettamente chiuso. Non c' da preoccuparsi per questo."
"Non mi va di non avere le mie chiavi. Mi rende nervoso. Accidenti alla vista cattiva! In questo momento mi ci vorrebbe proprio un brandy. Anche un boccale di birra."
"Signore Ges! Cos il sameri lo ha tagliato a pezzi, eh?" esclam Sonk, senza rivolgersi a nessuno in particolare.
"Per l'amor del cielo, sta' zitto. Si dice 'samurai'. Basta sentirti per farsela addosso," gli rispose Ginsel.
"Spero che quel bastardo di prete non venga da noi," disse Vinck.
"Siamo al sicuro nelle mani del Signore." Van Nekk cercava ancora di mostrarsi fiducioso. "Quando verr il daimyo saremo liberi. Riavremo la nave e le armi. Venderemo tutto e torneremo in Olanda ricchi e tranquilli, dopo aver fatto il giro del mondo. Per primi fra gli olandesi. I cattolici possono andarsene all'inferno e basta."
"No, non basta," intervenne Vinck. "I papisti mi fanno accapponare la pelle. Non c' rimedio. Loro e i conquistadores. Credi che verranno in forze, pilota?"
"Non lo so. Penso di s! Vorrei che ci fosse qui tutta la squadra."
"Poveri bastardi," comment Vinck. "Noi almeno siamo vivi."
"Forse sono tornati a casa." Era Maetsukker. "Forse, quando  scoppiata la bufera che ci ha disperso, sono ripartiti nell'altra direzione."
"Spero che tu abbia ragione," rispose Blackthorne. "Ma ho paura che siano scomparse le navi con tutti gli equipaggi."
Ginsel rabbrivid. "Noi almeno siamo vivi."
"Con i papisti in giro e questi pagani inferociti, non darei un soldo per le nostre vite."
"Maledetto il giorno che ho lasciato l'Olanda!" imprec Pieterzoon. "Maledetto il grog! Se non fossi stato ubriaco fradicio, scommetto che sarei ancora ad Amsterdam con la mia vecchia."
"Maledici quello che ti pare, Pieterzoon, ma non il bere!  il sale della vita."
"Siamo nella merda fino al collo e i guai stanno arrivando. Presto," Vinck rote gli occhi, "molto presto, s."
"Io non avrei mai creduto che riuscissimo a toccare terra," disse Maetsukker. Salvo per la mancanza di denti, sembrava un furetto. "Mai. E meno di tutto in Giappone. Luridi papisti! Non usciremo mai vivi di qua! Avessimo almeno delle pistole! Che sbarco schifoso! No, pilota," aggiunse in fretta, perch Blackthorne l'aveva guardato, "voglio dire solo che siamo stati sfortunati."
Pi tardi i domestici portarono da mangiare. Sempre le stesse cose: verdure - cotte e crude - con un po' d'aceto, zuppa di pesce e porridge di grano o orzo. Tutti rifiutarono i pezzettini di pesce crudo e chiesero carne e qualcosa da bere, ma nessuno li capiva. Verso il tramonto Blackthorne se ne and, stanco delle loro paure, delle loro oscenit e del loro odio. Li avvert che sarebbe ritornato il giorno dopo, all'alba.
Le botteghe nelle viuzze erano in piena attivit. Riusc a rintracciare la strada e il portone della casa in cui abitava. Le macchie di sangue in terra erano state pulite e il cadavere era scomparso. Come se avessi sognato tutto, pens. Il portone si apr prima ancora che avesse sfiorato la maniglia.
Il vecchio giardiniere, sempre in perizoma nonostante il vento fresco, sorrise e si inchin. "Konbanwa."
"Salve," rispose Blackthorne, senza pensarci. Sal i gradini, poi si ferm, ricordandosi degli stivali. Se li tolse ed entr scalzo nella veranda e poi nella stanza. Usc in un corridoio, ma non fu capace di ritrovare la sua stanza.
"Onna!" chiam.
Comparve una vecchia. "Hai?"
"Dov' Onna?"
La vecchia aggrott la fronte e indic se stessa. "Onna!"
"Oh, per amor di Dio!" esclam irritato Blackthorne. "Dov' la mia stanza? Dov' Onna?" Apr un'altra porta a riquadri: quattro giapponesi sedevano sul pavimento intorno a un tavolo basso, a mangiare. In uno di loro riconobbe il capo del villaggio dai capelli grigi, che aveva visto col prete. Tutti s'inchinarono. "Oh, scusatemi," fece lui e chiuse la porta.
"Onna!" chiam di nuovo.
La vecchia riflett un momento, poi accenn con la testa, e l'uomo la segu per un altro corridoio. La donna apr una porta e Blackthorne riconobbe la stanza dal crocifisso. Le trapunte erano ben rassettate.
"Grazie," disse sollevato. "Ora chiamatemi Onna!"
La vecchia si allontan. Blackthorne si mise a sedere. Gli dolevano la testa e tutto il corpo, e avrebbe tanto voluto una sedia. Si chiese dove mai le tenessero. Come fare per tornare a bordo? Come procurarsi delle armi? Un modo doveva esistere. Ud dei passi e si presentarono tre donne: la vecchia, quella di mezza et e una ragazza dal viso rotondo. La vecchia indic la ragazza, che sembrava vagamente spaventata. "Onna."
"No." Blackthorne si alz, seccato, e punt un dito verso quella di mezza et. "Questa  Onna, Cristo! Non sapete i vostri nomi? Onna! Ho fame. Mi date qualcosa da mangiare?" Si pass una mano sullo stomaco, mimando la fame. Le donne si guardarono fra loro, quindi quella di mezza et si strinse nelle spalle, disse una frase che fece ridere le altre, and vicino al letto e cominci a spogliarsi. Le altre due si accovacciarono, a occhi spalancati, in attesa.
Blackthorne la fiss sbalordito. "Che fate?"
"Ishimasho!" esclam lei, deponendo la fascia e aprendo il chimono. Aveva il petto rinsecchito e piatto e il ventre grosso.
Era chiaro che stava per infilarsi nel letto. Blackthorne scosse la testa e le ordin di rivestirsi, prendendola per un braccio. Tutte si misero a parlare e a gesticolare, mentre l'interessata si mostrava decisamente arrabbiata. Si sfil la camicia e, ormai nuda, cerc di entrare a letto.
Entr in quel momento il capo e tutte tacquero di botto e si inchinarono. "Nanda? Nanda?" domand lui.
La vecchia gli spieg l'accaduto. "Volete questa donna?" chiese il capo, con forte accento, in un portoghese a stento comprensibile e con tono incredulo.
"No, naturalmente no. Volevo solo che Onna mi portasse qualcosa da mangiare," rispose Blackthorne, spazientito, indicando la donna. "Onna."
"Onna vuol dire 'donna'." Il giapponese indic le tre donne. "Onna - onna - onna. Volete una onna!"
Blackthorne, stanco, fece segno di no. "No, no, grazie. Ho sbagliato, scusatemi. Come si chiama di nome?"
"Come?"
"Che nome ha?"
"Ah! Si chiama Haku. Haku," rispose l'uomo.
"Haku?"
"Hai. Haku."
"Mi dispiace, Haku-san. Credevo che vi chiamaste Onna."
L'uomo spieg tutto ad Haku, la quale non ne fu per niente soddisfatta. Ma egli aggiunse qualcos'altro e tutte guardarono Blackthorne, risero, nascondendosi il viso, e se ne andarono. Haku si allontan nuda, col chimono sul braccio e con molta dignit.
"Grazie." Blackthorne era arrabbiato con se stesso per la propria stupidit.
"Questa  casa mia. Io mi chiamo Mura."
"Mura-san. Il mio nome  Blackthorne."
"Come?"
"Il mio nome: Blackthorne."
"Ah! Blettorn." Mura cerc pi volte di pronunciarlo bene, senza riuscirci. Alla fine ci rinunci e rimase a contemplare il gigante che gli stava di fronte. Era il primo barbaro che incontrava, a parte padre Sebastio e l'altro sacerdote, tanti anni prima. Ma i sacerdoti, pensava, sono scuri di occhi e di capelli e di statura normale. Invece quest'uomo era alto, con capelli e barba dorati, occhi azzurri e la pelle stranamente bianca nei punti riparati e rossa in quelli esposti all'aria. Stupefacente! Credevo che tutti gli uomini avessero capelli e occhi scuri! Noi tutti li abbiamo. E anche i cinesi, e la Cina non  forse il mondo, salvo per il paese dei barbari meridionali portoghizi? Stupefacente! E perch padre Sebastio odia tanto quest'uomo? Perch  un adoratore di Satana? Io non credo, perch, se volesse, padre Sebastio potrebbe scacciare il demonio. Eppure non l'avevo mai visto cos arrabbiato, mai! Incredibile. Forse gli occhi azzurri e i capelli biondi sono il segno di Satana?
Mura alz gli occhi sul viso di Blackthorne e ricord come avesse tentato di porgli delle domande sulla nave e come avesse deciso, vedendolo in stato di incoscienza, di portarlo a casa propria: era il capo e doveva ricevere un trattamento di riguardo. L'avevano deposto sulla trapunta e l'avevano spogliato, estremamente incuriositi.
Certo che le sue Impareggiabili Parti fanno impressione, ne?" aveva osservato la madre di Mura, Saiko. "Mi chiedo di che grossezza sar quando ha un'erezione..."
Grosso!" aveva risposto lui e tutti avevano riso, sua madre, sua moglie, gli amici. i servi e il medico.
"Immagino che le loro donne siano... siano altrettanto ben dotate," aveva detto sua moglie Niji.
"Sciocchezze, ragazza," aveva risposto la madre. "Qualunque nostra cortigiana sarebbe ben felice di adattarsi." Aveva scosso la testa, meravigliata. "Mai visto niente di simile in vita mia.  molto strano, non  vero?"
L'avevano lavato, ma non era uscito dal coma, e il dottore aveva giudicato imprudente immergerlo in un vero e proprio bagno finch non si fosse svegliato del tutto. "Probabilmente dobbiamo ricordarci, Mura-san," aveva detto saggiamente, "che non sappiamo come siano fatti veramente i barbari. Mi dispiace, ma potremmo anche ucciderlo per sbaglio.  chiaro che  allo stremo delle forze. Dobbiamo avere pazienza."
"E che cosa facciamo per i pidocchi che ha in testa?" aveva domandato Mura.
"Per il momento bisogna lasciarli stare. A quanto vedo, tutti i barbari ce li hanno. Mi dispiace molto, ma consiglio di avere pazienza."
"Non credete che potremmo almeno lavargli la testa?" aveva chiesto Niji. "Staremo molto attenti. Sono sicura che la padrona sar tanto gentile da guidare i nostri poveri sforzi. Forse questo aiuterebbe il barbaro e intanto terremmo la casa pulita."
"D'accordo," aveva acconsentito alla fine la madre. "Ma vorrei proprio vedere quanto  grosso quando  eretto."
Involontariamente, a quel punto, Mura guard i genitali di Blackthorne, poi ramment quanto aveva detto il prete di quei diavoli pirati. Dio Padre ci protegger da questo male, pens. Se avessi saputo che era cos terribile, non l'avrei mai portato a casa mia, si disse, mai. No, ora sei obbligato a trattarlo come un ospite di riguardo, finch Omi-san non ordina diversamente. Per hai fatto bene ad avvertire subito il prete e Omi-san. Molto bene. Sei il capo e hai protetto il villaggio e tu solo sei il responsabile. S, e Omi-san ti considerer responsabile della morte di stamattina e dell'impertinenza di quell'uomo. E giustamente.
"Non fare l'idiota, Tamazaki! Rischi il buon nome del villaggio, ne?" aveva ammonito una decina di volte il suo amico pescatore. "Frena la tua intolleranza. Omi-san pu solo ridere dei cristiani. Forse che il nostro daimyo non detesta i cristiani? Che altro potrebbe fare Omi-san?"
"Niente, lo so, Mura-san, scusami." Cos aveva sempre risposto Tamazaki, cortesemente. "Ma i buddisti dovrebbero mostrare pi tolleranza, ne? E loro non sono entrambi buddisti zen?" Il buddismo zen esigeva l'autodisciplina, fondato com'era sulla conoscenza di s e sulla meditazione per trovare l'Illuminazione. Quasi tutti i samurai appartenevano alla setta buddista zen, particolarmente adatta a un guerriero orgoglioso, pronto a morire. Anzi sembrava una religione coniata apposta per loro.
"S, il buddismo insegna la tolleranza. Ma quante volte bisogna ricordarti che sono samurai, e qui siamo nellIzu, non a Kyushu. E anche se fosse Kyushu, avresti comunque torto. Sempre. Ne?"
"S. Scusami, ti prego. So di sbagliare, ma a volte non sopporto la vergogna che sento dentro di me quando Omi-san insulta la Vera Fede."
E adesso sei morto, Tamazaki, per tua stessa colpa. Hai offeso Omi-san per non inchinarti semplicemente perch lui aveva detto: "... questo puzzolente sacerdote della religione straniera." Ed  vero che il prete puzza e che la Vera Fede  straniera. Povero amico mio. Quella fede non nutrir la tua famiglia n canceller la macchia dal mio villaggio. Oh, Madonna, benedici il mio vecchio amico e dagli la felicit del tuo paradiso!
Mi arriveranno un sacco di guai da Omi-san, pens Mura. E come se non bastasse, sta arrivando anche il daimyo.
L'ansia lo invadeva ogni volta che pensava al suo feudatario Kasigi Yabu, daimyo di Izu, zio di Omi, alla sua crudelt e slealt, a come imbrogliava i villaggi togliendo loro la giusta parte della pesca e dei raccolti, al peso schiacciante del suo dominio. Quando ci sar la guerra, si domandava Mura, con chi si schierer Yabu? Ishido o Toranaga? Siamo stretti fra giganti, fra le loro dita.
Verso nord, Toranaga, il pi grande generale vivente, signore del Kwanto, le Otto Province, il daimyo pi importante del paese, comandante in capo delle armate dell'est; a ovest, i domini di Ishido, signore di Osaka, conquistatore della Corea, protettore dell'erede, comandante in capo delle armate dell'ovest. E a nord la Tokaido, la grande strada costiera che unisce Yedo, capitale di Toranaga, con Osaka, capitale di Ishido, trecento miglia verso occidente, lungo la quale dovevano avanzare le loro truppe.
Chi avrebbe vinto? Nessuno.
Perch la loro guerra avrebbe di nuovo coinvolto tutto l'impero, le alleanze si sarebbero spaccate, le province avrebbero combattuto contro altre province, finch ogni villaggio non sarebbe stato in lotta con un altro villaggio, come era sempre avvenuto.
Cominciava a piacermi la pace, pens Mura. Ma l'uomo che manteneva la pace  morto. Il soldato contadino, diventato samurai e poi generale, e poi capo dei generali e infine il Taiko, assoluto Signore e Protettore del Giappone,  morto e il suo bambino di sette anni  certo troppo giovane per ereditare il potere supremo. Anche lui, come noi,  considerato un ostaggio. Stretto fra i giganti. E la guerra  inevitabile. Ormai neppure il Taiko in persona pu proteggere il figlio diletto, la sua dinastia, la sua eredit e l'impero.
Forse cos deve essere. Il Taiko regnava sul paese, imponeva la pace, costringeva tutti i daimyo a piegarsi davanti a lui come contadini, cambiava a proprio piacimento i feudi, favorendo o deponendo i feudatari. E adesso era morto. Era stato un gigante fra i pigmei, ma forse  giusto che la sua opera e la sua grandezza siano morte con lui. L'uomo non  forse un fiore portato dal vento? Solo le montagne e il mare e le stelle e il Paese degli Dei sono reali e duraturi.
Siamo tutti in trappola, e questo  un fatto. Yabu decider da solo da che parte stiamo, e questo  un fatto. Il villaggio sar sempre un villaggio, perch le risaie sono ricche e il mare pescoso, e questo  l'ultimo fatto.
Mura torn a pensare al barbaro pirata che gli stava di fronte. Sei un diavolo mandato a infestarci, e da quando sei arrivato non ci hai portato che guai. Non potevi scegliere un altro villaggio?
"Il capitano-san vuole una donna?" chiese premuroso. Per suo suggerimento il consiglio del villaggio aveva provveduto in quel senso agli altri barbari, sia per pura cortesia, sia per tenerli occupati fino all'arrivo delle autorit. Il divertimento di tutto il villaggio al racconto di quegli episodi amorosi, li avrebbe compensati largamente del denaro che dovevano spendere.
"Onna?" ripet, ritenendo logicamente che se il pirata stava bene in piedi, sarebbe stato lieto anche di trovarsi bocconi, con la sua Lancia Divina ben sistemata, prima di dormire. Tutto era stato gi predisposto.
"No!" Blackthorne voleva solo dormire, ma sapendo di dover tirare dalla sua quell'uomo, si obblig a sorridere e indic il crocifisso. "Siete cristiano?"
Mura annu. "Cristiano."
"Anch'io sono cristiano."
"Padre dice di no. Non cristiano."
"Sono cristiano. Non cattolico, ma ugualmente cristiano."
Ma Mura non capiva, e per quanto tentasse Blackthorne non trov il modo di spiegarglielo.
"Volere onna!"
"Il dimyo, quando verr?"
"Dimyo? Non capisco."
"Dimyo... cio, daimyo."
"Ah, daimyo. Hai. Daimyo!" Mura si strinse nelle spalle. "Il daimyo viene quando viene. Dormire. Prima pulire, per piacere."
"Che cosa?"
"Pulire. Bagno, per piacere."
"Non capisco."
Mura gli si accost e arricci il naso. "Puzzo. Cattivo. Come tutti i portoghizi. Bagno. Questa casa pulita."
"Far il bagno quando ne ho voglia. E non puzzo!" si infuri Blackthorne. "Tutti sanno che i bagni sono pericolosi. Non vorrete farmi ammalare? Credete che sia un dannato idiota? Andate all'inferno! Fuori di qui! Lasciatemi dormire!"
"Bagno!" ordin Mura, colpito dall'esplosione di rabbia dello straniero, il colmo della maleducazione. E non solo il barbaro puzzava, realmente, ma, per quanto ne sapeva, non faceva il bagno da tre giorni e la cortigiana si sarebbe giustamente rifiutata di giacere con lui, a qualsiasi prezzo. Questi tremendi stranieri, pens. Incredibile! Che abitudini terribilmente sudicie! Ma non importa: il responsabile sono io. Ti insegneremo le buone maniere. Farai il bagno come ogni essere umano, e la madre vedr quello che le interessa tanto. "Bagno!"
"Fuori, prima che ti faccia a pezzi!" tuon Blackthorne.
Una pausa, poi comparvero gli altri tre giapponesi con tre donne. Mura spieg brevemente la situazione, quindi si volse con decisione a Blackthorne. "Bagno, prego."
"Fuori!"
Mura avanz da solo in mezzo alla stanza e Blackthorne allung il braccio; non per colpirlo, solo per dargli una spinta. D'un tratto l'inglese mand un grido di dolore: Dio sa come, Mura gli aveva colpito il gomito con la mano, di taglio, e il suo braccio adesso penzolava, paralizzato. Infuriato si gett avanti, ma la stanza gli rote intorno ed egli si trov con la faccia per e con un altro dolore paralizzante nella schiena. Non poteva muoversi.
"Perdio..."
Cerc di rialzarsi, ma le gambe gli cedettero. Mura allung con calma un dito, piccolo ma duro come il ferro, e gli tocc un centro nervoso nel collo. Il dolore lo accec.
"Signore Ges..."
"Bagno? Prego?"
"S, s..." ansim Blackthorne stravolto, stordito per essere stato sconfitto tanto facilmente da un uomo cos minuto e reso inoffensivo come un bambino, a cui si poteva anche tagliare la gola.
Anni prima Mura aveva imparato l'arte dello judo e del karate, oltre che a combattere con la lancia e la spada. Allora era un guerriero, agli ordini di Nakamura, il generale contadino, il Taiko - molto prima che diventasse il Taiko - quando i contadini potevano essere samurai e i samurai contadini, o artigiani o anche modesti mercanti, per poi ridiventare samurai. Strano, pens distrattamente Mura, osservando il gigante caduto, che per prima cosa, appena diventato onnipotente, il Taiko avesse ordinato che tutti i contadini abbandonassero le armi e lasciassero l'esercito. Il Taiko aveva proibito loro per sempre di portare armi e aveva creato l'immutabile sistema di caste che ora inquadrava tutti i sudditi dell'impero: sopra a tutti i samurai, poi i contadini, poi gli artigiani, poi i mercanti, seguiti da attori, fuorilegge e banditi, e infine, in fondo alla scala, gli eta, i non-umani, coloro che si occupavano dei defunti, di conciare le pelli e lavorare le parti degli animali morti, ed eseguivano le condanne a morte, marchiavano i condannati, mutilavano. Naturalmente i barbari, qualunque barbaro, erano addirittura fuori dalla gerarchia.
"Prego, scusate, capitano-san," disse Mura, inchinandosi profondamente, vergognoso per lui della "perdita della faccia" del barbaro, steso a terra gemente come un neonato. Mi dispiace, pens, ma era necessario. Mi hai provocato al di l dei limiti, perfino per un barbaro. Urli come un pazzo, sconvolgi mia madre, disturbi la quiete di casa mia, infastidisci le serve, e mia moglie ha gi dovuto cambiare una delle porte shoji. Non posso permettere ancora tanta impudenza senza reagire. N lasciare che, in casa mia, tu ti opponga alla mia volont. E poi  per il tuo bene. Del resto, non  un gran guaio, perch voi barbari non dovete temere di perdere la faccia, non ne avete. Tranne i sacerdoti... loro sono diversi. Anche loro puzzano orrendamente, ma sono gli unti di Dio Padre e quindi hanno molta "faccia". Mentre tu... tu sei un bugiardo, oltre che un pirata. Senza onore. Che cosa assurda! Dichiarare che sei cristiano! Purtroppo non ti servir a niente. Il nostro daimyo odia la Vera Fede e i barbari, e li sopporta soltanto perch non pu farne a meno. Ma tu non sei portoghese, n cristiano, quindi non sei protetto dalla legge? Perci, anche se sei un uomo morto - o almeno mutilato - il mio dovere  di provvedere perch tu giunga pulito al tuo destino. "Bagno molto bene!"
Aiut gli altri uomini a trasportare attraverso la casa Blackthorne ancora accasciato, poi lungo un passaggio coperto, di cui era molto orgoglioso, fino alla stanza del bagno. Le donne li seguirono.
Fu una delle grandi esperienze della sua vita. Cap subito che quella storia l'avrebbe raccontata e raccontata decine di volte agli amici increduli davanti a ettolitri di sak bollente, la bevanda alcolica nazionale del Giappone; e agli anziani, ai pescatori, ai paesani, ai suoi figli, che pure in principio non gli avrebbero creduto. Ma poi, a loro volta, avrebbero tramandato il nome di Mura il pescatore, e quel nome sarebbe vissuto per sempre nel villaggio di Anjiro, nella provincia dell'Izu, sulla costa sudorientale della grande isola di Honshu. Tutto perch lui, Mura il pescatore, aveva avuto la buona sorte di essere capo del villaggio nel primo anno dopo la morte del Taiko, e quindi responsabile, temporaneamente, del capo di quegli strani barbari usciti dal mare orientale.

2.
"Il daimyo, Kasigi Yabu, signore di Izu, vuole sapere chi sei, da dove vieni, come siete arrivati qui, quali azioni di pirateria avete commesso," disse padre Sebastio.
"Continuo a ripeterti che non siamo pirati." La mattina era limpida e calda e Blackthorne stava inginocchiato davanti alla piattaforma, nella piazza del villaggio, con la testa ancora dolorante per il colpo. Stai calmo e fa lavorare il cervello, si diceva. Siete sotto processo ed  in gioco la vita. Tu sei il portavoce e problemi non ne mancano. Il gesuita ostile  l'unico interprete possibile e tu non hai modo di sapere che cosa dica in realt. Di sicuro sai solo che non ti aiuter... "Tieni sempre la testa sul collo, ragazzo." Gli sembrava quasi di udire la voce di Alban Caradoc. "Quando la tempesta  al massimo, e il mare infuria, allora  il momento di ricorrere a tutte le tue risorse.  questo che pu salvare la vita tua e della nave, se sei tu il pilota. Testa sul collo, e trai esperienza da ogni giorno, per quanto cattivo sia..."
L'esperienza di oggi  bile, pens tetro Blackthorne. Come mai sento cos chiara la voce di Alban Caradoc?
"Prima di' al daimyo che siamo in guerra, che siamo nemici," rispose. "Digli che Inghilterra e Olanda sono in guerra contro la Spagna e il Portogallo."
"Ti invito a parlare con sincerit e a non distorcere i fatti. I Paesi Bassi - o Olanda, o Zelanda, o Province Unite, comunque li chiamate voi, sporchi olandesi - sono una piccola provincia ribelle dell'impero spagnolo. Tu sei il capo di un pugno di traditori in rivolta contro il loro sovrano."
"L'Inghilterra  in guerra e l'Olanda si  sepa..." Blackthorne si interruppe perch il prete stava traducendo, senza ascoltarlo.
Il daimyo stava sulla piattaforma, basso, tozzo, autorevole. Era comodamente inginocchiato, con i calcagni nascosti sotto la veste, fiancheggiato da quattro luogotenenti, uno dei quali era Kasigi Omi, suo nipote e vassallo. Tutti indossavano chimoni di seta, con sopravvesti molto ricche, alte cinture alla vita ed enormi spalline rigide. E avevano le inevitabili spade.
Mura era in ginocchio nella polvere della piazza. Era l'unico membro del villaggio presente. Gli altri spettatori erano i cinquanta samurai giunti con il daimyo: sedevano in file ordinate e silenziose. Il gruppo dei marinai olandesi si trovava alle spalle di Blackthorne, in ginocchio e sorvegliato dalle guardie. Quando erano stati chiamati, avevano dovuto portare con s il capitano-generale, sebbene malato; a lui era stato permesso di rimanere sdraiato per terra, in uno stato ancora semicomatoso. Blackthorne si era inchinato insieme a tutti gli altri, davanti al daimyo, ma non era bastato. I samurai li avevano sbattuti in ginocchio e li avevano tenuti con la testa nella polvere, come i contadini. Blackthorne aveva cercato di resistere, gridando al prete di spiegare che loro non usavano cos, che lui era il capo e un emissario del suo paese e in tale veste voleva essere considerato, ma il manico di una lancia l'aveva fatto vacillare. D'istinto i suoi uomini si erano mossi per attaccare, ma egli aveva gridato di fermarsi e obbedire. E per fortuna avevano obbedito. Il daimyo aveva emesso dei suoni gutturali, che secondo la traduzione del prete significavano che li ammoniva a dire la verit e in fretta. Blackthorne aveva chiesto una sedia, ma il sacerdote gli aveva risposto che i giapponesi non usavano sedie e che quindi in Giappone non esisteva niente di simile.
Blackthorne stava attentissimo al prete, mentre questi traduceva le sue parole al daimyo, in cerca di una chiave per capire.
Sul viso del daimyo si leggevano arroganza e crudelt. Scommetto che  un autentico bastardo, pens. Il giapponese del prete non  scorrevole. Ah, visto? Irritazione e impazienza. Forse il daimyo vuole una parola pi precisa? Mi pare di s. Perch il gesuita  vestito di arancione? Il daimyo  cattolico? Guarda un po', il gesuita  molto deferente e suda a tutto spiano. Ci scommetto che il daimyo non  cattolico. No, sii preciso: forse non  cattolico. Di certo non ci sar tregua con lui. Come si pu trarre un vantaggio da quel malefico bastardo? Come parlare direttamente col daimyo? Come ti puoi lavorare il prete? Come puoi screditarlo? Con quale esca? Pensa, avanti! Dei gesuiti ne sai abbastanza...
"Il daimyo dice di sbrigarti a rispondere alle domande."
"S, naturalmente. Mi chiamo John Blackthorne. Sono inglese, pilota- maggiore della flotta olandese. Il nostro porto d'origine  Amsterdam.
"Flotta? Quale flotta? Tu menti. Non esiste nessuna flotta. E perch un pilota inglese su una nave olandese?"
"Prima traduci quello che ho detto."
"Perch sei pilota di una nave corsara olandese? Svelto, rispondi!"
Blackthorne decise di rischiare. Di colpo la sua voce si indur e risuon tagliente nell'aria calda. "Que va! Prima traduci, spagnolo! Subito!"
Il prete arross. "Sono portoghese, te l'ho detto. Rispondi alla domanda."
"Sono qui per parlare col daimyo, non con te. Traduci, figlio di puttana!" Blackthorne vide che il sacerdote arrossiva ancor di pi, e che anche il daimyo lo aveva notato. Sii prudente, si disse. Quel bastardo giallo ti sbrana meglio di un branco di pescecani, se esageri. "Dillo al signor daimyo!" e si inchin deliberatamente verso la piattaforma, sentendo il sudore scorrergli per la schiena a rivoli.
Padre Sebastio sapeva di essere stato addestrato a sopportare senza reazioni gli insulti del pirata e il suo ovvio tentativo di screditarlo agli occhi del daimyo, ma per la prima volta non gli riusciva di farlo e si sentiva perduto. Allorch il messaggero di Mura aveva portato la notizia della nave alla sua missione, nella provincia limitrofa, si era sentito angosciato dalle possibili conseguenze. Non pu essere olandese n inglese, aveva pensato. Non erano mai comparse navi di eretici nel Pacifico, salvo quelle dell'arcidiavolo corsaro Drake, e mai nessuna era arrivata laggi in Asia. Le rotte erano conservate nel massimo segreto e sorvegliate. Subito si era preparato alla partenza e aveva spedito un piccione viaggiatore al suo superiore a Osaka, nella vana speranza di potersi consultare con lui prima di muoversi, perch era giovane, inesperto e nuovo in Giappone. Ci si trovava da nemmeno due anni, non aveva ancora ricevuto gli ordini e non era in grado di affrontare una simile situazione. Si era precipitato ad Anjiro, pregando che la notizia fosse sbagliata. E invece la nave era olandese e il pilota era un inglese, e tutto il suo odio per le diaboliche eresie di Lutero e Calvino e Enrico VIII e la sua bastarda, l'arcinemica Elisabetta, l'aveva travolto e offuscava ancora la sua capacit di giudizio.
"Prete, traduci quello che ha detto il pirata," ordin il daimyo.
Santa Madre di Dio, aiutami a fare la tua volont. Aiutami a essere forte davanti al daimyo e dammi il dono della parola, che io possa convertirlo alla Vera Fede. Padre Sebastio riprese animo e cominci a parlare con maggior sicurezza.
Blackthorne ascolt attentamente, cercando di cogliere le parole e il significato. Il padre pronunci: "Inghilterra" e: "Blackthorne", e indic la nave, placidamente all'ancora nel porto.
"Come siete arrivati qui?" chiese il prete.
"Dallo Stretto di Magellano. Ci abbiamo messo centotrentasei giorni. Di' al daimyo..."
"Menti. Lo Stretto di Magellano  segreto. Sei venuto via Africa e India. Ma alla fine dovrai dirla, la verit. Qui si usa la tortura."
"Il passaggio era segreto. Un portoghese ci ha venduto il rutter. Uno della vostra gente vi ha venduto per un po' d'oro, come Giuda. Siete tutti spazzatura! Adesso le navi da guerra inglesi - e olandesi - conoscono la via attraverso il Pacifico. C' una flotta - venti navi di linea inglesi, navi da guerra con sessanta cannoni - che sta attaccando Manila proprio adesso. Il vostro impero  finito."
"Menti!"
S, pens Blackthorne, ma non  possibile provarlo se non andando a Manila. "Quella flotta percorrer le vostre rotte e vi strapper le colonie. E c' un'altra flotta olandese, che arriver entro pochi giorni. Il porco spagnolo-portoghese deve rientrare nel porcile e il vostro Generale dei gesuiti glielo metter nel didietro... dove deve stare!" Si volt e s'inchin al daimyo.
"Dio maledica te e la tua lurida bocca!"
"Ano mono wa nani o moshit oru?" esclam il daimyo impaziente.
Il prete rispose pi in fretta e pi duramente, e disse: "Magellano" e: "Manila", ma a Blackthorne parve che il daimyo e i suoi luogotenenti non capissero bene.
Yabu si stava stancando del processo. Guard il porto, la nave che l'ossessionava da quando aveva ricevuto il messaggio segreto di Omi e si chiese se non fosse davvero il dono degli dei che aveva atteso.
"Hai gi ispezionato il carico, Omi-san?" aveva chiesto quella mattina, appena giunto, stanchissimo e infangato.
"No, signore. Ho pensato fosse meglio sigillare la nave finch non foste arrivato di persona. Ma le stive sono piene di casse e balle. Spero di aver agito nel modo giusto. Ecco tutte le chiavi. Le ho confiscate."
"Bene." Yabu era venuto da Yedo, la capitale di Toranaga, a pi di cento miglia di distanza, a tappe forzate, in segreto e con grandi rischi, ed era della massima importanza per lui tornare altrettanto rapidamente. Gli ci erano voluti quasi due giorni di viaggio, su pessime strade e con i fiumi in piena per il disgelo, parte a cavallo e parte in palanchino. "Andr subito sulla nave."
"Dovreste vedere gli stranieri, signore," aveva riso Omi. "Sono incredibili. Molti hanno gli occhi celesti, come i gatti siamesi, e i capelli dorati. Ma la notizia migliore  che si tratta di pirati..."
Omi gli aveva riferito del prete e di quanto gli aveva raccontato dei corsari e delle parole del pirata e tutto quello che era successo, e l'eccitazione di Yabu era aumentata. Aveva dominato l'impazienza di salire sulla nave e rompere i sigilli, aveva fatto il bagno e cambiato gli abiti e ordinato che i barbari venissero portati al suo cospetto.
"Tu, prete." fece con voce tagliente, comprendendo a stento il pessimo giapponese del gesuita, "perch si arrabbia tanto con te?"
" malvagio. Pirata. Adora il diavolo."
Yabu si chin verso Omi, alla sua sinistra. "Tu, nipote, capisci quello che dice? Mente? Che cosa ne pensi?"
"Non lo so, signore. Chi sa mai a che cosa credono veramente i barbari? Immagino che il prete sia convinto che il pirata  un adoratore del diavolo. Ma, naturalmente, sono tutte sciocchezze."
Yabu si rivolse al sacerdote, verso cui provava una forte antipatia. Avrebbe voluto crocifiggerlo sui due piedi e cancellare il cristianesimo dai suoi domini una volta per tutte. Ma non poteva. Per quanto lui e tutti gli altri daimyo detenessero un potere assoluto nei rispettivi feudi, erano tuttora soggetti alla superiore autorit del Consiglio dei reggenti (la giunta militare al governo, a cui il Taiko aveva demandato il potere fino alla maggiore et del figlio) e anche agli editti emanati dal Taiko, ancora legalmente validi. Uno di essi, risalente a parecchi anni prima, riguardava i barbari portoghesi e stabiliva che tutte le loro persone erano protette e che, nei limiti del Possibile, si doveva tollerare la loro religione e consentire ai loro preti di fare proseliti e convertire. "Tu, prete! Cos'altro ha detto il pirata? Cos'ha detto a te? Sbrigati! Hai perso la lingua?"
"Il pirata dice cose cattive. Brutte... altre navi da guerra. Molte."
"Che intendi con 'navi da guerra'?"
"Perdono, signore. Non capisco."
"Navi da guerra' non significa niente!"
Il pirata dice che altre navi da guerra sono a Manila, nelle Filippine."
Omi-san, tu comprendi di che cosa parla?"
"No, signore. Ha un accento terribile, quasi incomprensibile. Forse dice che vi sono altre navi pirata a est del Giappone."
"Tu, prete! Queste navi pirata sono al largo delle nostre coste? A est, eh?"
"SI, signore. Ma io credo che dica bugie. Lui dice a Manila."
"Non ti capisco. Dov' Manila?"
"A est. A molti giorni di viaggio."
"Se si presenteranno qui delle navi pirata, gli daremo un bellissimo benvenuto, dovunque sia Manila."
"Scusatemi, vi prego, non capisco."
"Non importa." La pazienza di Yabu si era esaurita. Aveva gi deciso di uccidere gli stranieri e la prospettiva lo rallegrava. Quegli uomini non rientravano fra i "barbari portoghesi" specificati nell'editto del Taiko", e in ogni caso erano pirati. Lui odiava i barbari da sempre, ne detestava il puzzo e il sudiciume e l'alimentazione disgustosa, la stupida religione, l'arroganza e le pessime maniere. E per di pi si vergognava, come ogni daimyo, della loro interferenza nel Paese degli Dei. Da secoli la Cina e il Giappone erano in stato di guerra: la Cina non permetteva il commercio della seta, mentre la seta cinese era indispensabile nelle lunghe, calde e umide estati giapponesi. Da generazioni solo minuscoli quantitativi di seta passavano di contrabbando attraverso i controlli ed erano disponibili in Giappone, a prezzi altissimi. Poi, una sessantina d'anni prima, erano arrivati i primi barbari. L'imperatore della Cina, a Pechino, aveva concesso loro una piccola base fissa a Macao, nella Cina meridionale e aveva acconsentito a scambiare la seta con argento. Il Giappone possedeva argento in abbondanza e presto il commercio fior. Entrambi i paesi prosperarono e i mediatori, i portoghesi, si arricchirono e i loro preti - soprattutto gesuiti - divennero un perno vitale del commercio perch solo loro erano riusciti a imparare il cinese e il giapponese e potevano quindi agire da negoziatori e da interpreti. Pi il commercio si sviluppava, pi indispensabili diventavano i preti. Ormai il movimento annuo di merci era molto forte e interessava da vicino ogni samurai; perci bisognava sopportare i preti e il diffondersi della loro religione, altrimenti i barbari se ne sarebbero andati e il commercio si sarebbe interrotto.
Molti importanti daimyo erano intanto diventati cristiani e i convertiti erano centinaia di migliaia; la maggioranza si trovava nell'isola di Kyushu, a sud, che era la pi prossima alla Cina e comprendeva il porto portoghese di Nagasaki. S, pensava Yabu, dobbiamo sopportare i preti e i portoghesi, ma non questi nuovi barbari, questi esseri assurdi con i capelli dorati e gli occhi azzurri. Fu invaso dall'eccitazione; finalmente avrebbe soddisfatto la grande curiosit di sapere come i barbari reagissero alla tortura. Aveva undici uomini, undici soggetti diversi, su cui condurre i propri esperimenti. Non si chiedeva mai perch l'agonia degli altri gli piacesse tanto; sapeva solo che gli piaceva, e che quindi doveva procurarsela per goderne.
"Questa nave straniera, non-portoghese e pirata," dichiar Yabu, "viene confiscata con tutto quanto contiene. Tutti i pirati sono condannati a immediata..." s'interruppe, a bocca spalancata, vedendo il capo pirata balzare sul prete, strappargli il crocifisso dalla cintura e farlo a pezzi, gettandone i frammenti per terra, e poi urlare qualcosa a voce altissima. Mentre le guardie scattavano avanti, con le spade levate, il pirata si inginocchi e s'inchin profondamente davanti a lui.
"Fermi! Non uccidetelo!" Yabu era allibito all'idea che qualcuno osasse comportarsi cos villanamente in sua presenza. "Questi barbari sono al di l di tutti i limiti!"
"Infatti," conferm Omi, con la mente in tumulto, per il significato possibile di quel gesto.
Il prete era ancora inginocchiato, con lo sguardo fisso sui pezzi del crocifisso. I giapponesi lo osservarono allungare la mano e raccogliere tremando il legno infranto. Egli disse qualche parola al pirata, con tono basso, quasi gentile. Gli occhi chiusi, strinse le dita e cominci a muovere lentamente le labbra. Il capo pirata fissava i samurai immobile, senza nemmeno sbattere le palpebre, come un gatto, sempre con i suoi uomini alle spalle.
"Omi-san," disse Yabu, "prima voglio andare sulla nave. Poi cominceremo." La voce suon profonda nel pregustare il piacere che si riprometteva. "E comincer con quello piccolo dai capelli rossi, in fondo alla fila.
Omi si chin verso di lui e con voce eccitata disse: "Scusatemi, ma niente di simile  mai accaduto finora, signore. Mai, da quando sono arrivati i barbari portoghesi. Il crocifisso non  il loro simbolo sacro? Non mostrano sempre rispetto per i loro preti? Non gli s'inginocchiano sempre davanti? Proprio come i nostri cristiani? Non hanno forse i preti un dominio assoluto su di loro?"
"Vieni al punto."
"Noi tutti odiamo i portoghesi, signore, salvo quelli di noi che sono cristiani, ne? Forse questi barbari sono pi utili da vivi che da morti."
"Come?"
"Perch sono unici. Sono anticristiani! Forse un uomo saggio potrebbe sfruttare il loro odio, o la loro mancanza di religione, a proprio vantaggio. Sono una vostra propriet, per farne ci che volete."
Infatti, e li voglio vedere sotto la tortura, pens Yabu. Per quella  una cosa che si pu fare in qualunque momento. Dai ascolto a Omi, che  un buon consigliere. Ma puoi fidartene in questo momento? Non avr un motivo segreto per parlare cos? Rifletti.
"Ikawa Jikkyu  cristiano," continu il nipote, nominandogli il suo odiato nemico - parente e alleato di Ishido - che lo disturbava sul confine occidentale. "Forse che quello sporco prete non abita l? Forse questi barbari potrebbero darvi la chiave capace di aprirvi tutta la provincia di Ikawa. Forse anche quella di Ishido. E forse addirittura quella del Signore Toranaga," concluse Omi con delicatezza.
Yabu studi l'espressione di Omi, cercando di penetrare dietro alla superficie, poi il suo sguardo si volse alla nave. Adesso non dubitava pi che gliel'avessero mandata gli dei. S, ma come dono o come rovina?
Accanton il suo piacere per la sicurezza del clan. "Sono d'accordo. Ma prima bisogna piegare questi pirati. Insegnategli le buone maniere. Specialmente a lui."

"Per Ges Cristo in croce!" borbott Vinck.
"Dovremmo recitare una preghiera," esort van Nekk.
"L'abbiamo appena recitata."
"Forse dovremmo dirne un'altra. O Signore Dio del cielo, come vorrei una pinta di brandy..."
Stavano ammassati in una specie di pozzo, uno dei tanti in cui i pescatori immagazzinavano il pesce essiccato al sole. I samurai li avevano spinti in gruppo attraverso la piazza, poi gi per una scala. Adesso si trovavano rinchiusi sottoterra. Il pozzo era lungo cinque passi, largo cinque e alto quattro; pavimento e pareti di terra; il soffitto era di assi, coperte da trenta centimetri di terriccio, con una botola.
"Levati dal mio piede, maledetta scimmia!"
"E tu levami da davanti la tua faccia, sacco di merda!" ribatt Pieterzoon. "Ehi, Vinck, spostati un po', sdentato della malora! Prendi pi posto di tutti! Perdio, come mi andrebbe una birra! Muoviti, su!"
"Non posso, Pieterzoon. Stiamo stretti come nel culo di una vergine."
" il capitano-generale. Prende tutto il posto lui. Dagli una spinta, sveglialo!" intervenne Maetsukker.
"Eh? Che succede? Lasciatemi stare! Che fate? Sto male, devo rimanere sdraiato. Dove siamo?"
"Lasciatelo stare.  malato. Su, muoviti, Maetsukker, per l'amor del cielo!" Vinck, rabbioso, sollev Maetsukker e lo spinse contro il muro. Non avevano spazio per sdraiarsi tutti insieme n per stare seduti comodamente. Paulus Spillbergen, capitano-generale, giaceva disteso sotto la botola, dove c'era pi aria, con la testa sul mantello arrotolato. Blackthorne stava appoggiato in un angolo, osservando la botola. Gli altri lo lasciavano solo, conoscendone per lunga esperienza gli umori e la violenza esplosiva che si nascondeva sotto l'apparente calma.
Maetsukker perse la pazienza e sferr un pugno nelle reni a Vinck. "Lasciami in pace o ti ammazzo, bastardo."
Vinck gli si gett contro, ma Blackthorne li afferr entrambi e sbatt le loro teste contro il muro. "Zitti, tutti quanti!" ordin a voce bassa e calma. Tutti obbedirono. "Ci divideremo in turni: uno a sedere, uno a dormire e uno in piedi. Spillbergen rester sdraiato finch non star bene. In quell'angolo, la latrina." Li divise. Dopo che si furono sistemati la situazione miglior.
Dobbiamo uscire di qui entro un giorno, pensava Blackthorne, o saremo troppo indeboliti. Quando porteranno la scala per darci da bere o da mangiare. Stanotte o domani notte. Perch ci hanno messo qua dentro? Non rappresentiamo una minaccia e potremmo aiutare il daimyo. Capir? Era l'unico modo che avevo per dimostrargli che il nostro vero nemico  il prete. Avr capito? Il prete ha capito.
"Dio forse ti perdoner il sacrilegio, ma io no," aveva detto, con molta calma, padre Sebastio. "Non avr pace finch tu e il tuo male non sarete stati eliminati."
Il sudore gli scorreva sulle guance e sul mento; se l'asciug distrattamente, con l'orecchio teso ai rumori del pozzo, come quando dormiva a bordo o era di guardia: abbastanza teso da intuire il pericolo prima che arrivasse.
Dovremo scappare e riprenderci la nave. Chiss che cosa sta facendo Felicity. E i bambini. Tudor adesso ha sette anni e Lisbeth... Ci troviamo a un anno, undici mesi e sei giorni da Amsterdam, pi trentasette giorni di preparativi e di viaggio da Chatham a l... questa  esattamente la sua et, se tutto va bene. Deve andare tutto bene. Felicity cuciner, sorveglier, pulir e star a chiacchierare mentre i bambini crescono, forti e coraggiosi come lei. Sar bello ritrovarsi a casa, passeggiare insieme in riva al mare e nei boschi e nelle foreste e nella bellezza dell'Inghilterra.
Nel corso degli anni aveva imparato a pensarli come personaggi di una commedia, gente che si ama e per cui si soffre senza fine. Altrimenti il dolore della lontananza sarebbe stato troppo duro. Poteva quasi contarli, i giorni passati a casa in undici anni di matrimonio. Pochi, pens, troppo pochi. " una vita dura per una donna, Felicity," le aveva detto prima di sposarla. E lei aveva risposto: "Qualunque vita  dura per una donna." Allora aveva diciassette anni e i capelli lunghi e...
Le orecchie gli diedero l'allarme.
Gli uomini stavano seduti o appoggiati, tentando di dormire. Vinck e Pieterzoon, che erano buoni amici, chiacchieravano sottovoce. Van Nekk fissava lo sguardo nel vuoto, come gli altri. Spillbergen era semisveglio e Blackthorne pens che era pi robusto di quanto avesse creduto.
Nell'udire i passi sopra le loro teste, tutti tacquero. I passi si fermarono e risuonarono voci soffocate, negli strani suoni di quella lingua. A Blackthorne parve di riconoscere la voce del samurai... Omi-san? S, cos si chiamava... ma non ne era certo. Poi le voci si interruppero e i passi si allontanarono.
"Credi che ci daranno da mangiare, pilota?" chiese Sonk.
"S."
"Ho bisogno di bere. Birra fresca, perdio!" inve Pieterzoon.
"Sta" zitto," ribatt Vinck. "Basti tu a far sudare."
Blackthorne si sentiva la camicia fradicia. E che tanfo! Dio Cristo, come vorrei farmi un bagno, pens, e a un tratto sorrise, ricordando l'episodio precedente.
Mura e gli altri l'avevano portato nella stanza riscaldata e l'avevano depositato su una panca di pietra. Si sentiva le membra ancora intorpidite e molli. Le tre donne, guidate dalla vecchia, avevano cominciato a spogliarlo e lui aveva tentato di ribellarsi, ma a ogni sua mossa uno degli uomini gli toccava qualche punto nevralgico e lo rendeva inoffensivo. Per quanto imprecasse e protestasse, l'avevano denudato. Non che si vergognasse di trovarsi nudo davanti a delle donne, ma spogliarsi era una faccenda da fare in privato, secondo gli usi. E a lui non piaceva lasciarsi spogliare da nessuno, tanto meno da quegli indigeni incivili. E poi, essere spogliato in pubblico come un bimbetto incapace e lavato dappertutto come un neonato, con acqua calda, saponosa e profumata, mentre tutti commentavano e lui doveva starsene disteso sul dorso, quello era veramente troppo. Poi il membro gli si era drizzato, e pi cercava di impedirglielo peggio era. Almeno cos aveva pensato lui; le donne invece sembravano di parere diverso. Avevano spalancato gli occhi e lui aveva cominciato ad arrossire. Ges Signore Dio Unico e Solo,  impossibile che arrossisca, e invece s, e le dimensioni del membro sembravano essere ancora aumentate e la vecchia aveva battuto le mani per la meraviglia, aveva esclamato qualcosa e tutti avevano annuito; poi aveva espresso un altro commento, scuotendo il capo, e di nuovo tutti avevano annuito con maggiore energia.
Con assurda gravit Mura aveva detto: "Capitano-san, Madre-san ringrazia, il meglio della sua vita, adesso muore felice!" e tutti si erano inchinati come un sol uomo e lui, Blackthorne, a un tratto, si era reso conto della comicit della cosa ed era scoppiato a ridere. Gli altri prima avevano sussultato, poi anche loro si erano messi a ridere, la risata gli aveva fatto abbassare il membro e la vecchia si era dispiaciuta e lo aveva confessato, e questo aveva mosso ancora di pi al riso sia lui sia gli altri. Poi l'avevano deposto delicatamente nel calore dell'acqua pi fonda e presto lui non aveva retto pi, allora l'avevano ridisteso sulla panca, ansimante. Le donne l'avevano asciugato ed era arrivato un vecchio cieco. Blackthorne non aveva mai provato il massaggio: in principio aveva cercato di resistere alle dita indiscrete, ma poi la loro magia l'aveva convinto e dopo poco quasi faceva le fusa come un gatto, via via che quelle dita trovavano i punti nevralgici e ravvivavano il sangue e la linfa che scorrono sotto la pelle e i muscoli e i nervi. Quindi era stato portato a letto, stranamente debole, mezzo perduto in un sogno, e ci aveva trovato la ragazza. Si era mostrata paziente e, dopo aver dormito e recuperate le forze, l'aveva posseduta con dolcezza, pur essendo passato tanto tempo dall'ultima volta che aveva avuto una donna. Non le aveva chiesto neppure come si chiamasse e quando la mattina Mura, teso e spaventatissimo, era venuto a svegliarlo, lei non c'era pi.
Blackthorne sospir. La vita  piena di meraviglie, pens.
Spillbergen intanto aveva ricominciato a lamentarsi, Maetsukker si stringeva la testa fra le mani e gemeva, non di dolore ma di paura; il giovane Croocq era al limite del crollo e Jan Roper chiese: "Che cosa c' da sorridere, pilota?"
"Va' all'inferno."
"Con tutto il rispetto, pilota," s'intromise cauto van Nekk, esprimendo a parole quello che tutti pensavano dentro di s, "sei stato ben poco prudente a prendertela col prete davanti a quei maledetti bastardi gialli."
Tutti acconsentirono, sia pure misurando le parole.
"Se non avessi fatto cos, credo che non ci troveremmo in questo guaio schifoso."
Van Nekk non si avvicin a Blackthorne. "Basta gettarsi con la faccia nella polvere quando compare il Nobile Bastardo e sono buoni come agnellini." Aspett la risposta, ma Blackthorne tacque. Si limit a voltarsi verso la botola come se niente fosse stato detto. Il disagio degli uomini aument.
Paulus Spillbergen si sollev a fatica, appoggiandosi a un gomito. "Di che cosa state parlando, Baccus?"
Van Nekk si accost a lui e gli raccont del prete e della croce e di quanto era avvenuto poi e perch si trovavano l dentro, e di come oggi gli occhi gli facessero pi male del solito.
"S,  stato pericoloso, pilota-maggiore," assent Spillbergen. "Anzi, direi proprio sbagliato... datemi un po' d'acqua. Adesso i gesuiti non ci lasceranno pi in pace."
"Avresti dovuto rompergli il collo, pilota. I gesuiti non ci daranno pace comunque," intervenne Jan Roper. "Sono dei sudici pidocchi e noi ci troviamo in questo buco puzzolente perch Dio ci vuole punire."
"Sciocchezze, Roper," replic Spillbergen. "Siamo qui perch..."
" la punizione di Dio! Dovevamo bruciare tutte le chiese di Santa Magdellana, non due soltanto. Dovevamo farlo. Figli di Satana!"
Spillbergen scacci debolmente una mosca. "Le truppe spagnole si stavano riorganizzando ed eravamo in una proporzione di quindici a uno. Datemi un po' d'acqua! Abbiamo saccheggiato la citt e preso il bottino e gli abbiamo sbattuto il muso nella polvere. Se fossimo rimasti ancora, ci avrebbero ammazzato. Per amor di Dio, qualcuno mi dia un po' d'acqua. Saremmo morti tutti se non ci fossimo riti..."
"Che importa, se si fa l'opera di Dio? Noi abbiamo mancato."
"Forse siamo qui in obbedienza a Dio," osserv van Nekk, cercando di calmare le acque, perch Roper, per quanto fanatico, era un brav'uomo, un buon commerciante, e inoltre era socio in affari del figlio. "Forse potremmo insegnare agli indigeni che sbagliano a obbedire ai papisti. Forse li potremmo convertire alla Vera Fede."
"Giusto," fece eco Spillbergen. Si sentiva ancora debole, ma in complesso gli stavano tornando le forze. "Penso che avresti dovuto consultarti con Baccus, pilota-maggiore. In fondo  il capomercante ed  bravissimo a trattare con tutti gli indigeni. Passatemi l'acqua, vi dico!"
"Non ce n', Paulus!" La tetraggine di van Nekk si accentu. "Non ci hanno dato n da mangiare n da bere. Non abbiamo neppure un vaso per pisciarci dentro."
"E allora chiedetelo! E un po' d'acqua. Cristo muoio di sete! Chiedete dell'acqua... Tu!"
"Io?" fece Vinck.
"S, tu."
Vinck guard Blackthorne, ma questi fissava con aria assente la botola, allora Vinck si mise sotto l'apertura e grid: "Ehi, voi lass! Dateci un po' di stramaledetta acqua! Vogliamo da mangiare e da bere!"
Nessuna risposta. Grid di nuovo. Di nuovo nessuna risposta. A poco a poco anche gli altri si misero a urlare, tutti tranne Blackthorne. Presto dalle voci trapelarono il panico e la nausea di sentirsi rinchiusi e le grida diventarono simili a ululati.
La botola si apr e Omi li osserv dall'alto. Accanto a lui c'erano Mura e il prete.
"Acqua! Da mangiare, perdio! Fateci uscire!" Di nuovo tutti gridavano insieme.
Omi fece un segno a Mura, che annu e si allontan. Torn dopo un momento, con un altro pescatore, trasportando un grosso barile. Ne rovesciarono sulla testa dei prigionieri il contenuto: acqua di mare e avanzi di pesce fradicio.
Gli uomini si allontanarono di corsa, cercando di sfuggire a quella pioggia, ma non tutti ci riuscirono. Spillbergen rest quasi soffocato. Qualcuno scivol in terra e gli altri lo calpestarono. Blackthorne non lasci il proprio angolo, limitandosi a guardare Omi, pieno di odio.
Poi Omi parl, in un silenzio di sconfitta, interrotto solo dalla tosse e dai conati di vomito di Spillbergen. Quando Omi ebbe finito, il prete si accost all'apertura, con un certo nervosismo: "Questi sono gli ordini di Kasigi Omi: dovete cominciare a comportarvi da esseri umani. Non farete pi rumore, senn la prossima volta saranno rovesciati nella cantina cinque barili come questo. Poi dieci, poi venti. Avrete cibo e acqua due volte al giorno. Quando avrete imparato come ci si comporta, vi sar permesso di tornare nel mondo degli uomini. Il Nobile Yabu vi ha graziosamente risparmiato la vita, a patto che lo serviate fedelmente. Ci vale per tutti meno uno. Uno di voi deve morire. Al tramonto. Sceglierete voi stessi a chi toccher. Ma tu," e indic Blackthorne, "tu non devi essere scelto." Il prete, a disagio, tir un sospiro, fece un mezzo inchino al samurai e indietreggi.
Omi sbirci nella cantina: riusc a vedere gli occhi di Blackthorne e ne avvert l'odio. Ci vorr molto per spezzare lo spirito di quell'uomo, pens. Non importa. Il tempo c'.
La botola sbatt e si richiuse.

3.
Yabu stava disteso nell'acqua calda pi contento e fiducioso di quanto fosse mai stato in vita sua: la nave gli aveva svelato le proprie ricchezze, ed esse gli avrebbero concesso un potere mai sognato.
"Voglio che domani tutto sia portato a terra!" aveva ordinato. "Rifate le casse dei moschetti e camuffate tutto con reti o sacchi."
Cinquecento moschetti, pensava esultante, con pi polvere e proiettili di quanti ne avesse Toranaga in tutte le sue Otto Province. E venti cannoni, con cinquemila palle e abbondanza di munizioni. Casse di frecce di fuoco. E tutto della migliore qualit europea. "Mura, tu provvederai ai portatori. Igurashi-san, voglio tutte queste armi, compresi i cannoni, nel mio castello di Mishima, al pi presto, e in segreto. Ne sarai tu il responsabile."
"S, signore." Si trovavano nella stiva della nave e tutti l'avevano guardato: il suo maggiordomo Igurashi, alto, snello, con un occhio solo, il suo intendente Zukimoto, e dieci indigeni coperti di sudore, che avevano aperto le casse sotto il controllo di Mura, e la guardia del corpo, composta da quattro samurai. Yabu si accorse che non capivano la sua contentezza n il bisogno del segreto. Meglio, pens.
Erano stati i portoghesi, allorch avevano scoperto il Giappone nel 1542, a introdurvi moschetti e polvere da sparo. Nel giro di diciotto mesi i giapponesi se li fabbricavano gi da s. La qualit era molto inferiore a quella europea, ma non importava, perch i moschetti erano considerati soltanto una novit alla moda, usati per lungo tempo esclusivamente per la caccia. E anche per la caccia le frecce arrivavano a bersaglio con maggior precisione. Inoltre, ed era anche pi importante, per i giapponesi la guerra era come un rito, con combattimenti tra i singoli guerrieri, e l'arma pi degna era la spada. L'impiego delle armi da fuoco era giudicato vile, disonorevole e contrario, in modo assoluto, al bushido, il codice del samurai, il breviario del guerriero, che imponeva al samurai di battersi con onore, vivere con onore e morire con onore; di servire con immutabile e cieca fedelt il proprio feudatario; di non temere la morte, anzi addirittura di cercarla se per il bene del feudatario; e di essere orgoglioso del proprio nome e conservarlo immacolato.
Da anni Yabu aveva formulato una propria teoria segreta e alla fine poteva tradurla in realt, pensava felice: cinquecento samurai scelti, armati di moschetti ma addestrati come una sola unit, che fungessero da gruppo d'assalto, davanti ai dodicimila soldati armati tradizionalmente; e in appoggio venti cannoni, usati in modo particolare da uomini specializzati, anch'essi addestrati come un'unit. Una nuova strategia per un'era nuova! Nella prossima guerra le armi da fuoco avrebbero potuto rivelarsi decisive!
E che ne sar del bushido? gli domandava lo spirito degli antenati.
Che ne sar del bushido? domandava loro Yabu, a sua volta. Ma non gli rispondevano mai.
Neppure nei sogni pi sfrenati aveva mai pensato di poter possedere cinquecento moschetti, e invece adesso li aveva: non gli erano costati niente e lui solo sapeva come impiegarli. Ma per quale dei contendenti? Toranaga o Ishido? O era meglio aspettare... e forse alla fine essere il vincitore?
"Igurashi-san, viaggerai di notte, mantenendo la pi stretta sorveglianza."
"S, signore."
"Tutto questo deve restare segreto, Mura, o il villaggio sar raso al suolo."
"Neanche una parola, signore. Garantisco per il mio villaggio. Non posso garantire per il viaggio, o per altri villaggi. Chi sa mai dove si annidino le spie? Ma noi non diremo niente."
Quindi Yabu si era recato nella camera di sicurezza. Giudic che il contenuto di essa rappresentasse il bottino dei pirati: vasellame d'oro e d'argento, coppe, candelieri e ornamenti, e alcuni dipinti religiosi in cornici riccamente decorate. Un cassettone conteneva abiti femminili dai complicati ricami in filo d'oro e pietre colorate.
"Far fondere oro e argento in lingotti da unire al tesoro," disse Zukimoto. Era un uomo lindo e preciso, sui quarant'anni. Non faceva parte dei samurai. Anni prima era un sacerdote guerriero buddista, ma il Taiko, il grande Protettore, ne aveva sciolto il convento durante una campagna intesa a ripulire il paese da certi conventi buddisti di guerrieri armati e dalle sette che non erano disposte a riconoscere la sua sovranit assoluta. Zukimoto, con la corruzione, era riuscito a scampare alla morte ed era diventato mendicante, quindi piccolo mercante di riso. Dieci anni prima era entrato a far parte dell'intendenza di Yabu e adesso era indispensabile. "Quanto alle vesti, forse il filo d'oro e le pietre hanno valore. Col vostro permesso le far imballare e spedire a Nagasaki con tutto quanto potr raccogliere." Il porto di Nagasaki, sulla costa pi meridionale della meridionale isola di Kyushu, era il deposito e il centro commerciale ufficiale dei portoghesi. "Forse i barbari pagheranno tutta questa roba."
"D'accordo. E che mi dici delle balle nell'altra stiva?"
"Contengono tutte un tessuto pesante, completamente inutile per noi, signore, e senza valore sul mercato. Ma ci dovrebbe farvi piacere..." Zukimoto aveva aperto la cassaforte. Conteneva ventimila monete d'argento. Dobloni spagnoli della migliore qualit.
Yabu si stiracchi nell'acqua, si asciug il sudore dal viso e dal collo con una salviettina bianca, poi si sprofond meglio nella profumata acqua bollente. Se tre giorni fa, si disse, un veggente ti avesse profetizzato tutto questo, gli avresti fatto tagliare la lingua per le sue assurde menzogne.
Tre giorni prima si trovava a Yedo, capitale di Toranaga, e il messaggio di Omi era arrivato al crepuscolo. Era ovvio che doveva ispezionare la nave al pi presto, ma Toranaga era ancora a Osaka, per un ultimo incontro col generale Ishido, e aveva invitato Yabu e tutti i daimyo suoi amici ad attendere il suo ritorno. Non si poteva rifiutare un simile invito senza rischiare amare conseguenze. Yabu sapeva che lui e gli altri daimyo indipendenti, con le loro famiglie, non rappresentavano che un'ulteriore protezione per Toranaga e che in realt - anche se la parola non era mai stata pronunciata - erano degli ostaggi che dovevano garantire il ritorno di Toranaga sano e salvo dall'imprendibile fortezza nemica di Osaka, dove si svolgeva l'incontro. Toranaga era presidente del Consiglio dei reggenti, nominato dal Taiko sul letto di morte. I reggenti, tutti illustri daimyo, erano cinque, ma solo Toranaga e Ishido possedevano un potere effettivo.
Yabu aveva soppesato con cura tutte le buone ragioni che lo spingevano ad Anjiro, i rischi che avrebbe comportato il viaggio e le ragioni che l'avrebbero indotto a non muoversi. Poi aveva mandato a chiamare la moglie e la concubina favorita. La concubina era un'amante ufficiale e legale; un uomo poteva avere quante concubine voleva ma una sola moglie per volta.
"Mio nipote Omi mi ha fatto giungere un messaggio segreto, proprio ora, per avvertirmi che una nave di barbari  approdata ad Anjiro."
"Una delle Navi Nere?" aveva chiesto la moglie, eccitata. Si trattava delle enormi navi mercantili, dalle immani ricchezze, che ogni anno, nella stagione dei monsoni, facevano servizio fra Nagasaki e la colonia portoghese di Macao, situata quasi mille miglia pi a sud, in territorio cinese.
"No. Ma potrebbe essere ricca. Partir immediatamente. Voi direte che mi sento male e non posso essere disturbato per nessun motivo. In cinque giorni sar di ritorno."
" terribilmente pericoloso," l'aveva ammonito la moglie. "Il Nobile Toranaga ha dato espressamente ordine a tutti noi di stare qui. Sono sicura che raggiunger un altro compromesso con Ishido, ed  troppo potente per offenderlo. Signore, non possiamo garantire che nessuno sospetti la verit: ci sono spie dappertutto. Se Toranaga tornasse e scoprisse che non ci siete, la vostra assenza sarebbe male interpretata e i vostri nemici avvelenerebbero il suo animo contro di voi."
" vero," aggiunse la concubina. "Perdonatemi, ma dovete ascoltare la Nobildonna vostra moglie. Ha ragione: il Nobile Toranaga non crederebbe mai che ve ne siate andato soltanto per vedere una nave di barbari. Mandate qualcun altro, vi prego."
"Ma questa non  una delle solite navi barbare. Non  portoghese. Ascoltatemi bene: Omi mi dice che viene da un altro paese. Fra loro questi uomini parlano una lingua diversa dal portoghese e hanno capelli dorati e occhi azzurri."
"Omi-san  impazzito, oppure ha bevuto troppo sak," esclam la moglie.
" un fatto troppo importante per scherzarci sopra, sia tu sia lui." La moglie s'inchin, chiese scusa e disse che egli aveva ragione di rimproverarla, ma che lei non aveva voluto scherzare. Era una donnina sottile, di dieci anni pi anziana di lui, che per otto anni gli aveva dato un figlio all'anno, finch il suo utero si era inaridito. Dei figli, cinque erano maschi. Tre erano diventati guerrieri ed erano morti eroicamente nella guerra contro la Cina. Il quarto era sacerdote buddista e l'ultimo, diciannovenne, non godeva della simpatia e della stima del padre.
Sua moglie, Yuriko, era l'unica donna capace di incutergli timore e l'unica che Yabu considerasse degna di rispetto - a parte la madre, ormai morta - e governava la casa con una frusta di seta.
"Vi prego ancora di scusarmi," disse. "Omi-san ha indicato qual  il carico?"
"No, non l'ha esaminato, Yuriko-san. Ha sigillato subito la nave, proprio perch gli appariva cos insolita. Non si era mai vista una nave non-portoghese. Dice che  anche da guerra, con venti cannoni in coperta."
"Ah! Allora deve subito andarci qualcuno."
"Ci vado io personalmente."
"Ripensateci, vi prego. Mandate Mizuno, vostro fratello.  saggio e intelligente. Vi imploro di non andarci!"
"Mizuno  un debole e non ci si pu fidare di lui."
"Allora ordinategli il seppuku e chiudete i conti con lui," rispose duramente la moglie. Il seppuku, chiamato a volte harakiri, il suicidio rituale per sventramento, era l'unico modo per un samurai di espiare una colpa, un errore o una macchia del suo onore, ed era riservato solo alla casta dei samurai. Tutti i samurai - donne e uomini - venivano preparati sin dall'infanzia sia a compierlo sia a fungervi da assistenti. Le donne potevano farlo solo tagliandosi la gola.
"Pi tardi, non adesso," disse Yabu alla moglie.
"Allora mandate Zukimoto. Di lui potete certo fidarvi."
"Se Toranaga non avesse ordinato anche alle mogli e alle concubine di restare qui, manderei te. Ma cos sarebbe troppo rischioso. Devo andarci. Non ho scelta. Yuriko-san, tu mi hai detto che il tesoro  vuoto, tu mi dici che non ottengo pi credito dagli sporchi usurai. Zukimoto afferma che dai miei contadini sto spremendo il massimo con le tasse. E io ho bisogno di cavalli, armi ed equipaggiamenti, e di pi samurai. Forse la nave me ne offrir i mezzi."
"Gli ordini del Nobile Toranaga erano molto chiari, signore. Se tornando scoprir..."
"S. Se torner, signora. Io sono ancora convinto che si sia cacciato in una trappola. Il Nobile Ishido ha ottantamila samurai solo dentro e intorno al castello di Osaka. Andarci con poche centinaia di uomini  stato un gesto di follia da parte di Toranaga."
" troppo intelligente e astuto per correre un pericolo senza necessit," sentenzi la moglie.
"Se fossi io Ishido e l'avessi in mio potere, lo ucciderei subito."
"S," replic Yuriko, "ma la madre dell'erede  ancora in ostaggio a Yedo, fino al ritorno di Toranaga. Il generale Ishido non oser toccare Toranaga finch essa non sar rientrata al sicuro a Osaka."
"Io lo ammazzerei. Che la Nobildonna Ochiba viva o muoia, ha poca importanza, dato che l'erede  al sicuro a Osaka. Con Toranaga morto, la successione  certa. Toranaga rappresenta l'unica vera minaccia per l'erede, l'unico con la possibilit di sfruttare il Consiglio dei reggenti, usurpare il potere del Taiko e uccidere il ragazzo."
"Scusatemi, signore, ma forse il generale Ishido potrebbe tirare dalla sua gli altri tre reggenti e incriminare Toranaga. Sarebbe la fine di Toranaga..." intervenne la concubina.
"S, signora, se Ishido potesse lo farebbe. Ma non credo che possa - non ancora - n lo pu Toranaga. Il Taiko ha scelto con troppo acume i cinque reggenti: si disprezzano l'un l'altro a tal punto che  quasi impossibile riescano a mettersi d'accordo su qualcosa." Prima di assumere il potere, i cinque grandi daimyo avevano pubblicamente giurato fedelt eterna al Taiko morente, a suo figlio e alla sua discendenza. Per sempre. E con cerimonia pubblica e sacra avevano giurato di governare all'unanimit attraverso il Consiglio e di consegnare il regno intatto a Yaemon, allorch avesse compiuto i quindici anni. "Ci significa che non si pu cambiare niente fino al giorno in cui Yaemon ricever la sua eredit."
"Ma un giorno o l'altro, signore, quattro reggenti si uniranno contro il quinto, per gelosia, paura o ambizione. E quei quattro trasformeranno gli ordini del Taiko quanto basta a giustificare la guerra."
"S. Ma sar una guerricciola, signora, e quell'uno sar sconfitto e le sue terre andranno divise fra i vincitori, che dovranno eleggere un quinto reggente; e poi di nuovo saranno quattro contro uno e quell'uno sar sconfitto e le sue terre divise... tutto come il Taiko ha previsto. Il mio unico problema  questo: chi sar l'uno, questa volta, Ishido o Toranaga?"
"Sar Toranaga a restare isolato."
"Perch?"
"Gli altri hanno troppa paura di lui. Sanno tutti che in cuor suo ambisce a diventare Shogun, per quanto dichiari il contrario."
Shogun era il massimo grado cui un mortale potesse aspirare in Giappone: Supremo Dittatore Militare. Un solo daimyo per volta poteva godere di quel titolo e solo l'imperatore regnante, Sua Maest Imperiale, Divino Figlio del Cielo, che viveva solitario a Kyoto con le famiglie imperiali, lui solo poteva concederlo.
L'elezione a Shogun comportava il potere assoluto: il sigillo e il mandato dell'imperatore. Lo Shogun regnava in nome dell'imperatore. Tutto il potere derivava dall'imperatore, perch egli discendeva direttamente dagli dei, e quindi qualunque daimyo si opponesse allo Shogun diventava automaticamente ribelle al trono, veniva messo fuori legge e tutte le sue terre erano confiscate.
L'imperatore regnante veniva adorato come una divinit, perch discendeva in linea diretta e ininterrotta dalla dea del sole, Amaterasu Omikami, figlia degli dei Izanagi e Izanami, creatori delle isole del Giappone. Per diritto divino l'imperatore regnante possedeva tutte le terre e governava e gli si obbediva senza limitazioni n domande. In pratica, per, da pi di sei secoli, il potere vero veniva esercitato dietro il trono.
Sei secoli prima si era creato uno scisma perch due delle tre grandi famiglie rivali samurai semiregali - Minowara, Fujimoto e Takashima - avevano sostenuto propri pretendenti al trono, scatenando nel paese la guerra civile. Dopo sessantanni i Minowara avevano sconfitto i Takashima, e i Fujimoto erano rimasti neutrali ad aspettare la buona occasione. Da allora, gli Shogun dei Minowara, conservando gelosamente il potere e predominando nel regno, avevano decretato che la carica di Shogun era ereditaria e avevano unito in matrimonio alcune loro figlie con membri della famiglia imperiale. L'imperatore e tutta la corte vivevano completamente isolati dentro palazzi e giardini cintati da mura, nella piccola regione di Kyoto, molto spesso in povert; le loro attivit si limitavano alla celebrazione dei riti dello scintoismo, l'antica religione animistica giapponese, e a occupazioni intellettuali come la calligrafia, la pittura, la filosofia, la poesia.
Era facile dominare la Corte del Figlio del Cielo perch, pur possedendo tutte le terre, egli non aveva rendite. Solo i daimyo, samurai, godevano di rendite e avevano il diritto di imporre tasse. Perci, bench superiori a tutti i samurai per rango, i membri della corte imperiale vivevano di uno stipendio concesso loro dalla volont dello Shogun, del Kwampaku - capo consigliere non militare - o della giunta militare al potere in quel dato periodo. Pochi si mostravano generosi e alcuni imperatori avevano dovuto barattare la loro firma con il cibo. Molto spesso non c'era stato neppure denaro sufficiente per l'incoronazione.
Col tempo il potere pass dagli Shogun Minowara ad altri, discendenti dei Takashima o dei Fujimoto, e poich le guerre civili erano continuate invariate nei secoli, l'imperatore era diventato sempre pi una creatura del daimyo abbastanza forte da impossessarsi di Kyoto. Non appena aveva sterminato lo Shogun regnante e la sua famiglia, il nuovo conquistatore di Kyoto - se apparteneva ai Minowara, Takashima o Fujimoto - giurava umilmente fedelt al trono e umilmente pregava l'impotente Figlio del Cielo di dare a lui la carica vacante di Shogun. Poi, come i predecessori, tentava di estendere fuori di Kyoto il proprio dominio, finch non veniva sterminato da un altro. Gli imperatori si sposavano, abdicavano e salivano al trono secondo la volont degli Shogun. Ma la discendenza imperiale restava inviolata e ininterrotta.
Perci lo Shogun era onnipotente. Finch non veniva scacciato.
Molti vennero detronizzati nei secoli, mentre il regno era lacerato da fazioni sempre pi piccole. Adesso da un secolo nessun daimyo era stato abbastanza potente da diventare Shogun. Dodici anni prima il generale contadino Nakamura aveva conquistato potere sufficiente e aveva ottenuto l'investitura dall'attuale imperatore, Go-Nijo. Ma non poteva raggiungere il grado di Shogun, per quanto vi ambisse, perch era nato contadino. Dovette accontentarsi del molto meno sonante titolo di Kwampaku, consigliere capo; e in seguito, allorch aveva trasferito questo titolo al figlio neonato, Yaemon - pur continuando a conservare i poteri della carica, com'era consuetudine - si era accontentato del titolo di Taiko. Per tradizione storica solo i discendenti delle antiche, vastissime e semidivine famiglie dei Minowara, dei Takashima e dei Fujimoto avevano diritto al titolo di Shogun.
Toranaga discendeva dai Minowara. Yabu poteva risalire a un vago ramo minore dei Takashima, sufficiente comunque a consentirgli il titolo se mai fosse diventato il pi potente.
"Eeeeh, signora," osserv Yabu, " naturale che Toranaga voglia diventare Shogun. Ma non ci riuscir mai. Gli altri reggenti lo disprezzano e lo temono, e lo neutralizzeranno, come il Taiko ha predisposto." Si chin in avanti e scrut intensamente la moglie. "Tu dici che Toranaga perder con Ishido?"
"Rester isolato, s. Ma alla fine non credo che perder, signore. Io vi scongiuro di non disobbedire a Toranaga e di non andare a esaminare la nave barbara, per quanto insolita la giudichi Omi-san. Vi prego, mandate Zukimoto ad Anjiro."
"E se la nave contenesse verghe preziose? Argento? Oro? Ti fideresti allora di Zukimoto o di qualsiasi altro dei nostri funzionari?"
"No," rispose la moglie.
Cos quella notte lui era uscito in segreto da Yedo, con solo cinquanta uomini, e adesso possedeva ricchezze e potere al di l di ogni sogno, e dei prigionieri unici al mondo, uno dei quali sarebbe morto quella notte. Domani all'alba sarebbe ripartito per Yedo e al tramonto i moschetti e l'oro avrebbero cominciato il loro viaggio segreto.
I moschetti! pens esultante. Le armi e il mio piano insieme mi danno la possibilit di far vincere Ishido o Toranaga, chiunque io decida. E allora diventer reggente al posto dello sconfitto, ne? E poi il pi forte dei reggenti. E perch non addirittura Shogun? S, adesso tutto  possibile.
Si rilass beato nell'acqua. Come impiegare i ventimila pezzi d'argento? Posso ricostruire il maschio del castello, e comprare cavalli speciali per i cannoni. E allargare la rete di spionaggio. Che fare con Ikawa Jikkyu? Sarebbero bastati mille pezzi d'argento a comprare il cuoco di Ikawa Jikkyu perch lo avvelenasse? Pi che bastati! Nelle mani giuste, cinquecento pezzi, o anche cento, sarebbero stati sufficienti. Nelle mani di chi?
Il sole pomeridiano entrava dalla piccola finestra incassata nella parete di pietra. L'acqua del bagno era bollente, scaldata da un camino a legna costruito nel muro esterno. La casa era quella di Omi-san e sorgeva su una collinetta, sovrastante il villaggio e il porto. Il giardino era ordinato, sereno.
Si apr la porta e il cieco s'inchin. "Mi manda Kasigi Omi-san, signore. Sono Suwo, il suo massaggiatore." Era alto, molto magro e vecchio, con la faccia rugosa.
"Bene." Yabu aveva sempre provato terrore all'idea della cecit. Aveva sempre avuto, fin da quando poteva ricordare, degli incubi in cui si svegliava nel buio, pur sapendo che il sole c'era, sentendone il calore senza vederlo, e apriva la bocca per gridare, pur sapendo che gridare era disonorevole, ma deciso a farlo lo stesso. Poi si svegliava davvero, in un bagno di sudore. Ma quell'orrore della cecit sembr accrescere il piacere di essere massaggiato da un cieco.
Vide la cicatrice sulla tempia destra dell'uomo e la profonda infossatura nel cranio, dietro a essa.  un taglio di spada, si disse. Per questo  diventato cieco? Era forse una volta un samurai? Di chi? Non sar una spia?
Yabu sapeva che l'uomo doveva essere stato perquisito con estrema cura dalle guardie prima di entrare, e quindi non temeva un'arma nascosta. Inoltre aveva a portata di mano la sua preziosa lunga spada, una lama antica, lavorata dal maestro armiere Murasama. Osserv il vecchio togliersi il chimono di cotone e appenderlo, senza aver bisogno di cercare il piolo. Sul petto aveva altre cicatrici di spada. Il perizoma che indossava era pulitissimo. Il massaggiatore si inginocchi, in paziente attesa.
Quando fu pronto, Yabu usc dal bagno e si sdrai sulla panca di pietra. Il vecchio lo asciug con cura, si vers sulle mani olio profumato e cominci a lavorare sui muscoli del collo e del dorso del daimyo.
Man mano che le dita robuste si muovevano su Yabu, penetrando in profondit con sorprendente abilit, la tensione si allent. "Va bene, molto bene," disse Yabu, dopo un poco.
"Grazie, Yabu-sama," rispose Suwo. Sama, che significava "signore", era una formula di cortesia obbligatoria rivolgendosi a un superiore.
" da molto che servi Omi-san?"
"Tre anni, signore.  molto buono con un vecchio."
"E prima?"
"Giravo da un villaggio all'altro. Qualche giorno qui, sei mesi l, come una farfalla durante l'estate." La voce di Suwo era abile come le sue mani; aveva intuito che il daimyo voleva farlo parlare e attese pazientemente la domanda successiva. Rientrava nelle sue capacit professionali sapere che cosa si desiderasse e quando. A volte glielo rivelavano le orecchie, ma generalmente erano le sue dita a svelargli l'animo segreto dell'uomo o della donna. Le dita gli stavano dicendo di guardarsi da quell'uomo, che era mutevole e pericoloso, sui quarant'anni, buon cavaliere e eccellente spadaccino. E gli dicevano anche che il fegato funzionava male e Yabu sarebbe morto entro due anni. Il sak e probabilmente gli afrodisiaci lo avrebbero ucciso. "Siete forte per la vostra et, Yabu-sama."
"Anche tu. Quanti anni hai, Suwo?"
Il vecchio rise, senza interrompere il lavoro delle dita. "Sono l'uomo pi vecchio del mondo, del mio mondo. Tutti quelli che conoscevo sono morti ormai da un pezzo. Devo avere pi di ottant'anni, ma non sono sicuro. Ho servito il Nobile Yoshi Chikitada, nonno del Nobile Toranaga, quando il feudo del clan era grande come questo villaggio. Mi trovavo al campo il giorno in cui fu assassinato."
Con uno sforzo di volont Yabu mantenne il corpo rilassato, ma la sua mente si tese ed egli ascolt con attenzione.
"Fu un giorno ben triste, Yabu-sama. Non so pi quanti anni avessi, ma la mia voce era ancora ferma. L'assassino fu Obata Hiro, uno dei figli del nostro alleato pi potente. Forse conoscete la storia: il giovane tronc con un solo colpo di spada la testa del Signore Chikitada. Era una lama di Murasama e da allora nacque la leggenda che tutte le lame di Murasama portano sfortuna al clan degli Yoshi."
Me lo racconta perch anch'io ho una spada di Murasama? si chiese Yabu. Molti sanno che la possiedo. O non  che un vecchio che ricorda un giorno particolare della sua lunga vita? "Com'era il nonno di Toranaga?" domand, fingendo scarso interesse, per mettere Suwo alla prova.
"Alto, Yabu-sama. Pi alto e molto pi sottile di voi, quando io lo conobbi. Il giorno in cui mor aveva venticinque anni." La voce di Suwo si scald. "Eeeh, Yabu-sama, a dodici anni era gi un guerriero e a quindici, quando suo padre venne ucciso in una scaramuccia, divent nostro feudatario. A quel tempo Chikitada-sama era gi sposato e padre di un maschio. Fu un peccato che dovesse morire. Obata Hiro era suo amico oltre che vassallo, aveva diciassette anni, ma qualcuno ne aveva avvelenato l'animo, insinuandogli che Chikitada aveva progettato di uccidere a tradimento suo padre. Erano tutte menzogne, naturalmente, ma questo non ci ridiede Chikitada, per guidarci. Il giovane Obata s'inginocchi davanti al cadavere e s'inchin tre volte, poi dichiar di aver compiuto quel gesto per rispetto filiale verso suo padre e di voler ora pagare l'insulto verso noi e il nostro clan col seppuku. Il permesso gli fu accordato. Prima lav la testa di Chikitada e la depose in un luogo dove si potesse venerarla. Poi si uccise e mor da uomo, in una grandiosa cerimonia, con uno dei nostri uomini come secondo, che gli tronc la testa con un solo colpo di spada. In seguito venne suo padre a riprendere la testa del figlio e la spada di Murasama. Per noi le cose andarono male. L'unico figlio del Nobile Chikitada fu portato via in ostaggio e la nostra parte del clan attravers tempi duri. Fu quando..."
"Stai mentendo, vecchio. Tu non sei mai stato laggi." Yabu si era voltato e fissava l'uomo, che era rimasto immobile. "La spada venne spezzata e distrutta dopo la morte di Obata."
"No, Yabu-sama. Questa  una leggenda. Io ho visto il padre venire a raccogliere la testa e la spada. Chi mai avrebbe distrutto una simile opera d'arte? Sarebbe stato un sacrilegio. La prese suo padre."
"Che ne fece?"
"Nessuno lo sa. Qualcuno disse che la gett in mare, perch aveva amato e onorato Chikitada come un fratello. Altri dicono che l'aveva sepolta e che essa attende il nipote, Yoshi Toranaga."
"Ma tu cosa credi che ne abbia fatto?"
"Che l'abbia gettata in mare."
"L'hai visto?"
"No."
Yabu si ridistese e le dita ripresero a lavorare. L'idea che qualcun altro sapesse che la spada non era stata spezzata lo metteva stranamente in allarme. Dovresti uccidere Suwo, si disse. Perch? Come potrebbe un cieco riconoscere quella lama?  uguale a ogni altra lama di Murasama e nel corso degli anni l'impugnatura e il fodero sono cambiati pi volte. Nessuno pu sapere che la tua spada  la spada che  passata di mano in mano sempre pi segretamente, via via che il potere di Toranaga aumentava. Perch uccidere Suwo? Lascialo stare, sei sempre in tempo a ucciderlo.
Quel pensiero confort Yabu, che si abbandon con piacere al massaggio. Un giorno, presto, promise a se stesso, sar tanto potente da portare la mia lama di Murasama in presenza di Toranaga. E un giorno, forse, gli racconter la storia della mia spada.
"E poi che cosa avvenne?" chiese.
"Passammo tempi cattivi. Fu l'anno della grande carestia e, dopo la morte del mio padrone, io diventai un ronin." Ronin erano i soldati contadini e i samurai senza terra o senza padrone che, per il disonore o la morte del padrone, erano costretti a vagare per il paese finch un altro signore non li prendeva al proprio servizio. Per i ronin era difficile trovare nuovi impieghi. Il cibo era scarso, quasi tutti gli uomini erano soldati e degli estranei non ci si fidava. Molte delle bande di briganti e di ladri che infestavano il paese erano composte da ronin. "Quell'anno e il successivo furono pessimi. Combattevo per chiunque, una battaglia qua, una scaramuccia l, e la paga consisteva nel mangiare. Poi sentii dire che a Kyushu c'era molto da mangiare e mi diressi a ovest. Nell'inverno trovai un santuario e riuscii a farmi assumere dai monaci buddisti come guardia. Ci rimasi sei mesi, a proteggere dai banditi il monastero e le risaie. Il monastero sorgeva vicino a Osaka e a quei tempi - molto prima che il Taiko li eliminasse quasi tutti - i banditi erano numerosi come zanzare nella palude. Un giorno cademmo in un'imboscata e mi lasciarono per morto. Dei monaci mi trovarono e mi guarirono, ma non poterono rendermi la vista."
Le dita affondavano sempre di pi. "Mi misero con un monaco cieco che mi insegn a fare i massaggi e a vedere con le dita. E adesso esse mi dicono pi di quanto un tempo non mi dicessero gli occhi. L'ultima cosa che ricordo di aver visto sono la bocca spalancata e i denti guasti del bandito, e l'arco scintillante della sua spada. E, dopo il colpo, il profumo dei fiori. Vidi il profumo con tutti i suoi colori, Yabu-sama. Accadde molto tempo fa, prima che arrivassero da noi i barbari - cinquanta, sessantanni fa - ma io vidi davvero il profumo dei fiori. Credo di aver visto il nirvana, e per un attimo appena il viso del Budda. La cecit  un prezzo basso per un simile dono, eh?"
Non ci fu risposta, n Suwo se l'aspettava. Yabu dormiva, come previsto. Ti  piaciuta la mia storia, Yabu-sama? chiese Suwo senza parole, divertito quanto pu esserlo un vecchio. Era tutto vero, salvo un particolare: il monastero non era vicino a Osaka, ma sul tuo confine occidentale. Il nome del monaco? Su, zio del tuo nemico Ikawa Jikkyu.
Potrei cos facilmente romperti il collo, pens. Sarebbe un favore per Omi-san e una benedizione per il villaggio. E ripagherebbe, in piccola misura, il dono del mio protettore. Devo farlo adesso? O pi tardi?

Spillbergen alz il mazzetto di paglie di riso, con la faccia tirata. "Chi vuole scegliere per primo?"
Nessuno rispose. Blackthorne sembrava mezzo addormentato, appoggiato all'angolo da cui non si era mosso. Il tramonto era prossimo.
"Qualcuno deve pur essere il primo," ansim rauco Spillbergen. "Coraggio, non c' molto tempo."
Avevano portato loro dell'acqua e del cibo e un barile vuoto come latrina, ma niente con cui ripulire il pozzo dai residui di pesce puzzolente n per pulirsi loro stessi. Ed erano arrivate le mosche. L'aria era fetida, il suolo coperto di fanghiglia. Quasi tutti erano a torso nudo, grondanti di sudore per il caldo, e per la paura.
Spillbergen li guard in faccia, uno a uno. Poi torn a fissare Blackthorne. "Perch... perch tu sei stato escluso? Eh? Perch?"
Gli occhi azzurri si aprirono e lo guardarono gelidi. "Per l'ultima volta: io-non-lo-so."
"Non  giusto. Non  giusto."
Blackthorne ricadde nelle sue fantasticherie. Doveva esserci un modo per uscire di l, un modo per tornare alla nave. Il bastardo alla fine ci uccider tutti,  sicuro com' sicuro che esiste la stella polare. C' poco tempo, e io sono stato escluso perch per me hanno qualche progetto particolarmente schifoso.
Quando la botola si era richiusa, tutti avevano guardato lui e qualcuno aveva chiesto: "Che facciamo ora?"
"Non lo so," aveva risposto.
"Perch tu non devi essere scelto?"
"Non lo so."
"Che il Signore Ges ci aiuti!" aveva implorato un altro.
"Togliete questa porcheria!" aveva ordinato Blackthorne. "Raccoglietela in un angolo."
"Non abbiamo stracci..."
"Usate le mani!"
Avevano obbedito e lui li aveva aiutati, ripulendo come poteva il capitano-generale. "Adesso starete meglio."
"Come... come facciamo a scegliere?" chiese Spillbergen.
"Non lo sceglieremo. Ci batteremo con loro."
"Con che cosa?"
"Andrete al macello come una pecora? Ci andrete voi?"
"Non essere ridicolo... non vogliono me... non sarebbe giusto che fossi io..."
"Perch?" domand Vinck.
"Sono il capitano-generale."
"Con tutto il rispetto, signore," aveva osservato Vinck ironico, "forse vorrete offrirvi volontario. Fa parte del vostro ruolo."
"Ottimo consiglio," comment Pieterzoon. "Approvo la mozione!"
Il consenso fu generale e ognuno pens: Signore, chiunque, ma non io. Spillbergen aveva cominciato a imprecare e a dare ordini, ma vide i loro sguardi, senza piet e smise. Rimase a fissare il suolo, colto dalla nausea, poi disse: "No. Non sarebbe giusto che uno si offrisse volontario. Noi... tireremo a sorte. Con le paglie, una pi corta delle altre. Metteremo... ci metteremo nelle mani di Dio. Pilota, terrai tu le paglie."
"No. Non voglio averci niente a che fare. Dobbiamo batterci."
"Ci ammazzeranno tutti. Hai sentito ci che ha detto il samurai, ci risparmiano la vita, salvo che a uno." Spillbergen si asciug il sudore dal viso e una nuvola di mosche si alz e poi si riaccomod. "Datemi dell'acqua.  meglio che muoia uno, piuttosto che tutti."
Van Nekk affond la zucca vuota nel barile e la porse a Spillbergen. "Siamo dieci, compreso voi, Paulus, le probabilit sono buone."
"Ottime... se non tocca a te." Vinck gett un'occhiata a Blackthorne. "Possiamo batterci contro quelle spade?"
"Se toccasse a te, andresti dai boia senza reagire?"
"Non lo so."
"Tireremo a sorte," disse van Nekk. "Lasceremo a Dio la decisione."
"Povero Dio!" comment Blackthorne. "Di quante stupidit  fatto responsabile!"
"Come altro potremmo scegliere?" grid un altro.
"Faremo come dice Paulus.  il capitano-generale," ripropose van Nekk. "Tireremo a sorte con le paglie. Votiamo e vincer la maggioranza. Siamo tutti a favore?"
E tutti avevano risposto di s. Meno Vinck. "Io sto col pilota. Al diavolo questo pisciarsi addosso con le pagliuzze!"
Alla fine anche Vinck si era convinto. Jan Roper, il calvinista, aveva dato il via alle preghiere. Spillbergen aveva preparato dieci pagliuzze precise, poi una l'aveva spezzata a met.
Van Nekk, Pieterzoon, Sonk, Maetsukker, Ginsel, Jan Roper, Salamon, Maximilian Croocq e Vinck.
Ripet: "Chi vuole tirare per primo?"
"Come sappiamo che... che quello che pesca la pi corta, andr? Come lo sappiamo?" La voce di Maetsukker era rauca per il terrore.
"Non lo sappiamo con sicurezza. E invece dobbiamo saperlo," disse Croocq, il ragazzo.
" facile," intervenne Jan Roper. "Giuriamo che lo faremo in nome di Dio. In nome Suo. Di morire per gli altri in nome Suo, e allora non ci sar da preoccuparsi. L'agnello unto dal Signore andr dritto alla gloria eterna."
Tutti furono d'accordo.
"Avanti, Vinck. Fai come dice Roper."
Le labbra di Vinck erano aride. "Se... toccher a me... giuro sul Signore che andr... se pesco la paglia pi corta. In nome di Dio."
Tutti giurarono. Maetsukker era cos stravolto che dovettero suggerirgli le parole, poi ricadde nel fango del suo incubo a occhi aperti.
Il primo a scegliere fu Sonk, seguito da Pieterzoon. Poi Jan Roper e quindi Salamon e Croocq. Spillbergen si sentiva molto prossimo a morire, perch avevano concordato che lui non avrebbe scelto e gli sarebbe rimasta l'ultima paglia e ora il rischio era terribile.
Ginsel fu salvo. Ne restavano quattro.
Maetsukker piangeva senza nasconderlo, ma spinse da parte Vinck e prese la paglia, non credendo ai propri occhi, quando vide che non era quella corta. Il pugno di Spillbergen tremava e Croocq lo aiut a tenere fermo il braccio. Senza che gli altri se ne accorgessero, se la fece addosso.
Quale devo prendere? si stava chiedendo disperatamente van Nekk. Oh, Dio, aiutami! Nella nebbia della miopia riusciva a stento a distinguere le paglie. Se solo ci vedessi, forse capirei quale devo scegliere. Quale?
Ne afferr una e se la port vicino agli occhi, per leggervi la sua sentenza. Ma non era quella corta.
Vinck osserv le sue dita scegliere la penultima paglia, che gli cadde in terra, ma tutti videro che era per il momento la pi corta. Spillbergen apr la mano contratta: gli era rimasta una paglia lunga. Spillbergen svenne.
Tutti fissarono Vinck, che a sua volta li guard disperato, senza vederli. Si strinse appena nelle spalle, accenn un mezzo sorriso e distrattamente scacci le mosche. Poi si abbandon per terra. Gli fecero posto, tenendosi lontani da lui, come fosse un lebbroso.
Nella semioscurit Blackthorne si inginocchi accanto a Spillbergen.
" morto?" chiese van Nekk, con un filo di voce.
Vinck scoppi in una risata che li scosse tutti, e smise bruscamente come aveva cominciato. "Sono io... sono io il morto," esclam, "Io sono un morto!"
"Non aver paura. Tu sei l'unto del Signore, sei nelle mani di Dio." Jan Roper parl con voce sicura.
"S, non avere paura," ripet van Nekk.
" facile adesso, vero?" Lo sguardo di Vinck pass da un viso all'altro e nessuno ne sopport la vista. Soltanto Blackthorne non distolse gli occhi.
"Dammi un po' d'acqua, Vinck," disse calmo. "Vai al barile e portami un po' d'acqua. Avanti, vai."
Vinck lo fiss, poi prese la zucca, la riemp d'acqua e gliela diede. "Signore Ges, pilota," mormor, "cosa devo fare?"
"Prima aiutami con Paulus, Vinck! Fai come ti dico io! Si sta riprendendo?"
Confortato dalla calma di Blackthorne, Vinck domin la propria angoscia. Il polso di Spillbergen era debole. Vinck ne auscult il cuore, gli sollev le palpebre e lo osserv a lungo. "Non so, pilota. Per Ges Cristo, non riesco a ragionare bene! Il cuore  a posto, mi pare. Bisognerebbe cavargli sangue... ma io non posso... non riesco a concentrarmi... Dammi..." S'interruppe, esausto, e sedette, appoggiato al muro. I brividi lo assalirono e lo scossero.
La botola si apr.
Stagliato contro il cielo c'era Omi e il sole al tramonto gli colorava di sangue il chimono.

4.
Vinck cerc di muovere le gambe, ma non ci riusc. Molte volte aveva affrontato la morte in passato, ma mai in questo modo, senza potersi difendere. La decisione era stata prsa dalle paglie. Perch io? urlava il suo cervello. Non sono peggio degli altri, anzi meglio di molti di loro. Buon Dio del cielo, perch io?
Una scala era stata calata dalla botola. Omi fece segno che il predestinato doveva uscire, e in fretta. "Isogi!" Svelto!
Van Nekk e Jan Roper pregavano in silenzio con gli occhi chiusi. Pieterzoon non riusciva a guardare. Blackthorne alz gli occhi verso Omi e i suoi.
"Isogi!" abbai di nuovo Omi.
Di nuovo Vinck cerc di alzarsi. "Aiutatemi, qualcuno mi aiuti ad alzarmi!"
Pieterzoon era il pi vicino, si pieg, mise una mano sotto il braccio di Vinck e lo tir in piedi. In quel momento Blackthorne raggiunse la scala e si ferm piantando bene i piedi nella fanghiglia.
"Knjru!" grid, usando la parola udita sulla nave. Un fremito pass nella cantina. Omi, stringendo l'elsa della spada, si avvicin alla scala. E Blackthorne. senza esitazione, la scosse, sfidando Omi a posarvi un piede.
"Kinjiru!" ripet.
Omi si ferm.
"Che succede?" chiese Spillbergen, atterrito come tutti gli altri.
"Gli ho detto che  proibito! Nessuno del mio equipaggio andr a morire senza lottare."
"Ma... eravamo d'accordo!"
"Io no."
"Sei impazzito!"
"Va tutto bene, pilota," sussurr Vinck. "Io... eravamo d'accordo ed  stato tutto onesto.  la volont di Dio. Io ci andr... ..." afferr la scala, ma Blackthorne gli imped il passo, irremovibile, sempre fissando Omi.
Non ci andrai senza combattere. Nessuno ci andr."
"Togliti dalla scala, pilota!  un ordine!" Spillbergen tremante si teneva nel suo angolo, il pi lontano possibile dalla botola. La sua voce risuon acuta: "Pilota!"
Ma Blackthorne non lo ascoltava. "State pronti!"
 Omi fece un passo indietro e grid un ordine ai suoi uomini. Subito un samurai, seguito da altri due, cominci a scendere gli scalini, con la spada sguainata. Blackthorne scosse la scala e afferr il primo samurai, evitando il suo violento colpo di spada, nel tentativo di strozzarlo.
"Aiutatemi! Venite qua! Per la vostra vita!"
Blackthorne spost la presa e, raccogliendo tutte le forze, cerc di strappare l'uomo dai gradini, mentre il secondo compiva un affondo con la propria arma. Vinck usc dal suo stato catalettico e si gett contro il samurai, con furore. Fren il colpo che avrebbe tagliato il polso di Blackthorne, tenne a distanza il braccio armato che vibrava nella tensione e affond un pugno nell'inguine del samurai che ansim e gli tir un calcio violento. Vinck parve non sentirlo. Si arrampic sui gradini, lottando per impadronirsi della spada, cacciando le unghie negli occhi del giapponese. Gli altri due samurai erano impacciati dallo spazio ristretto e da Blackthorne, ma uno con un calcio prese Vinck in faccia ed egli indietreggi. Il primo samurai mir a Blackthorne, lo manc e tutti gli uomini a quel punto si gettarono contro la scala.
Croocq picchi col pugno sul collo del piede del samurai e sent un ossicino cedere. L'uomo riusc a gettare la spada fuori dall'apertura - per evitare di dare un'arma al nemico - e cadde pesantemente nel fango. Vinck e Pieterzoon gli piombarono addosso. Egli si batt con ferocia, mentre altri accorrevano contro il secondo samurai che stava entrando. Blackthorne afferr il pugnale del giapponese caduto nel pozzo e si avvi su per la scala, seguito da Croocq, Jan Roper e Salamon. I due samurai si ritirarono e rimasero sull'entrata con le lunghe spade pronte. Blackthorne sapeva che il pugnale era inutile contro quelle spade, ma caric ugualmente, seguito da vicino dagli altri. Nell'attimo in cui la sua testa usc dall'apertura una delle spade piomb su di lui, mancandolo per una frazione di centimetro. Un violento calcio di un samurai non visibile lo ributt dentro il pozzo.
Blackthorne si volt e salt indietro, per evitare la massa contorta degli uomini che lottavano per domare il samurai nella fanghiglia puzzolente. Vinck gli diede un calcio alle vertebre cervicali e quello si lasci andare. Vinck continu a colpirlo, ancora e ancora, finch Blackthorne non lo trascin via.
"Non ammazzatelo! Ci pu servire da ostaggio!" url e si aggrapp disperatamente alla scala, tentando di tirarla gi, dentro la cantina, ma era troppo lunga. In alto, gli altri samurai di Omi attendevano impassibili presso l'entrata.
"Per amor di Dio, pilota, smettila!" gemeva Spillbergen. "Ci ammazzeranno tutti, tu ci farai ammazzare tutti! Fermatelo, qualcuno lo fermi!"
Omi stava gridando nuovi ordini e mani robuste impedirono a Blackthorne di ostruire l'entrata con la scala.
"Attenti!" url Blackthorne.
Tre nuovi samurai, coperti solo da un perizoma e armati di coltelli, balzarono agilmente nel pozzo. I primi due cascarono deliberatamente addosso a Blackthorne, trascinandolo a terra, indifferenti al pericolo che essi stessi correvano, poi lo attaccarono con ferocia.
Blackthorne era schiacciato dalla forza dei due uomini. Non poteva usare il pugnale e sentiva diminuire la volont di combattere. Desider di possedere la capacit di Mura nel battersi senz'armi. Conscio, senza speranza,? di non poter sopravvivere a lungo, comp un ultimo sforzo e liber un bracci. Un colpo spietato, inferto da una mano dura come un macigno, gli fece rintronare la testa e un secondo colpo parve fargli esplodere miriadi di colori nel cervello, ma continu a lottare.
Vinck stava attaccando uno dei samurai quando il terzo gli piomb addosso dall'alto e Maetsukker url sentendo un pugnale penetrargli nel braccio. Van Nekk menava colpi alla cieca e Pieterzoon gli grid: "Cristo, prendi loro, non me!" ma il mercante, in preda al terrore, non lo sentiva neppure.
Blackthorne afferr un samurai alla gola, con una presa scivolosa per il sudore e la fanghiglia. Era quasi riuscito a drizzarsi in piedi come un toro impazzito, cercando di scrollarseli di dosso, quando un ultimo colpo lo raggiunse ed egli scivol nell'incoscienza. La ciurma, ormai senza capo, si allontan dal cerchio minaccioso disegnato dai pugnali che i samurai ora roteavano non per ferire o uccidere, ma solo per tenere gli uomini ansanti e spaventati contro le pareti, lontano dalla scala su cui giacevano inerti Blackthorne e il primo samurai.
Omi discese con arroganza nel pozzo e afferr l'uomo pi vicino. Era Pieterzoon. Lo spinse verso la scala. Pieterzoon url e cerc di sfuggire alle mani di Omi, ma un coltello gli tagli il polso e un altro gli affond nel braccio. Senza un attimo di tregua, il marinaio urlante venne sospinto contro la scala.
"Cristo mi aiuti, non tocca a me, non tocca a me... non a me, non a me..." Pieterzoon si trovava con i piedi sul gradino ed era costretto a indietreggiare per allontanarsi dai coltelli. "Aiutatemi, per amor di Dio!" grid un'ultima volta, poi si volt e fugg all'aria aperta.
Omi lo segu senza fretta.
Un primo samurai si ritir, poi un altro. Il terzo raccolse il pugnale usato da Blackthorne. Volt le spalle con disprezzo, pass sopra il corpo abbandonato del suo compagno e sal la scala.
La scala fu tolta, aria e cielo e luce scomparvero, i chiavistelli furono chiusi. Non ci fu pi che l'oscurit e il loro ansimare, il battito dei cuori, il sudore a rivoli e la puzza. Tornarono le mosche.
Per un attimo nessuno si mosse. Jan Roper aveva un piccolo taglio sulla guancia, Maetsukker sanguinava abbondantemente, gli altri erano in stato di shock. Quasi tutti, meno Salamon. Il muto arranc fino a Blackthorne, lo allontan dal samurai, fece un verso gutturale e indic l'acqua. Croocq gliela port nella zucca e lo aiut a sollevare Blackthorne, ancora svenuto, appoggiandolo al muro. Entrambi cercarono di ripulirlo dal fango sulla faccia.
"Quando quei bastardi... quando gli sono piombati addosso, mi  parso di sentire che gli si rompesse il collo o una spalla," disse il ragazzo, ancora ansante. "Ma sembra tutto a posto. Bisogna aspettare che si riprenda."
"Ges Signore!" cominci a gemere Vinck. "Povero Pieterzoon... io sono dannato... sono dannato..."
"Tu stavi andando.  stato il pilota a fermarti. Tu stavi andando secondo la promessa. Io ti ho visto, perdio!" Sonk scosse Vinck con energia, ma egli non gli bad. "Io ti ho visto, Vinck." Si volt verso Spillbergen, scacciando le mosche. "Non  vero?"
"S, lui ci stava andando. Vinck, smettila di piagnucolare!  stata colpa del pilota. Datemi un po' d'acqua."
Jan Roper immerse la zucca nel barile, bevve e poi si lav il taglio sulla guancia. "Doveva andarci Vinck. Era lui l'agnello di Dio. Lui era il prescelto. E adesso la sua anima  perduta. Oh, Signore, abbi piet di lui, che brucer in eterno!"
"Datemi un po' d'acqua," si lament il capitano-generale.
Van Nekk prese la zucca dalle mani di Roper e la pass a Spillbergen. "Non  stata colpa di Vinck," disse stancamente. "Non riusciva ad alzarsi, vi ricordate? Ha chiesto a qualcuno di aiutarlo. Io, che pure non dovevo andare, ero cos atterrito da non potermi muovere."
"Non  stata colpa di Vinck," ripet Spillbergen. "No.  stato lui." Tutti guardarono Blackthorne. " pazzo."
Tutti gli inglesi sono pazzi," osserv Sonk. "Ne avete mai incontrato uno sano di mente? Appena grattate un po' trovate un pazzo... e un pirata."
Bastardi, tutti quanti!" esclam Ginsel.
No, non tutti," disse van Nekk. "Il pilota ha fatto solo quello che gli sembrava giusto. Ci ha protetto e ci ha portato per diecimila leghe."
Protetto un corno! Alla partenza eravamo in cinquecento e con cinque navi. Adesso siamo in nove!"
Non  stata colpa sua se la flotta si  dispersa, n se le tempeste ci hanno..."
"Se non fosse per lui, saremmo rimasti nel Nuovo Mondo, perdio!  stato lui a dire che potevamo arrivare in Giappone. E, in nome di Cristo Ges, guardate dove siamo finiti."
"Abbiamo accettato di cercare di arrivare in Giappone. Tutti eravamo d'accordo," replic van Nekk, in tono esausto. "Tutti abbiamo votato."
"S, ma  stato lui a persuaderci."
"Guardate!" Ginsel indic il samurai, che si era mosso e gemeva. Sonk veloce gli si avvicin, gli tir un pugno alla mascella e l'uomo svenne di nuovo.
"Per Cristo in croce! Perch quei bastardi lo lasciano qui? Potevano portarselo via. E noi non avremmo potuto opporci."
"Secondo te lo hanno creduto morto?"
"Che ne so! Devono pur averlo visto. Ges Signore, come vorrei una birra!" rispose Sonk.
"Non colpirlo di nuovo, Sonk, non ammazzarlo.  un ostaggio.' Croocq guard Vinck, che sedeva rannicchiato contro il muro, rinchiuso nella sua gemente autoaccusa. "Dio ci aiuti tutti. Cosa faranno a Pieterzoon? E a noi tutti?"
" colpa del pilota," intervenne Jan Roper. "Soltanto sua."
Van Nekk osserv Blackthorne con piet. "Oramai non importa. O s? Che importa di chi sia la colpa o di chi sia stata..."
Maetsukker si alz vacillando, il sangue gli scorreva dal braccio. "Mi fa male. Non potete aiutarmi?"
Salamon strapp una striscia da un pezzo di camicia e gli ferm il sangue. Il taglio nel bicipite era profondo, ma non aveva inciso n vene n arterie. Le mosche cominciavano a posarsi sulla ferita.
"Maledette mosche! E maledetto anche il pilota, che Dio lo mandi all'inferno!" esclam Maetsukker. "Era tutto deciso, e invece no, lui doveva salvare Vinck. E adesso il sangue di Pieterzoon ricade sulle sue mani e tutti soffriamo per colpa sua."
"Vergognati! Lui ha detto che nessuno del suo equipaggio..."
Si udirono dei passi sopra di loro. La botola fu aperta e alcuni abitanti del villaggio cominciarono a rovesciare barili d'acqua salmastra e avanzi di pesce nella cantina. Quando il luridume ebbe raggiunto quindici centimetri d'altezza, si fermarono.

Le urla cominciarono quando la luna era alta.
Yabu stava in ginocchio nel giardino di Omi. Immobile. Contemplava il chiaro di luna sull'albero fiorito, i rami in rilievo contro il cielo pi chiaro, i grappoli di fiori appena colorati. Un petalo cadde volteggiando ed egli pens:

Non minore
 la bellezza
perch cade
a un soffio di vento.

Un altro petalo si pos a terra. Il vento come un sospiro ne afferr un terzo. L'albero aveva appena altezza d'uomo, e stava annidato fra rocce muschiose, che sembravano uscite dalla terra, tanto abilmente erano state disposte.
A Yabu occorreva tutta la sua volont per concentrarsi sull'albero e i fiori e il cielo e la notte, sentire il tocco delicato del vento, odorarne il dolce profumo di mare, pensare a poetici versi, e intanto prestare orecchio alle grida d'agonia. Si sentiva la schiena molle e solo la volont lo manteneva immobile come le rocce. Quella consapevolezza gli dava un grado di sensualit inenarrabile. Che stanotte era pi forte e violenta che mai.
"Omi-san, quanto rester qui il nostro padrone?" chiese la madre di Omi, con un sussurro spaventato, dentro la casa.
"Non lo so."
"Quegli urli sono terribili. Quando smetteranno?"
"Non lo so," rispose Omi.
Sedevano dietro un paravento nel secondo salotto. Il primo, il migliore, quello di sua madre, era stato dato a Yabu. Entrambe le stanze si aprivano sul giardino ottenuto con tanti sforzi. Attraverso i graticci vedevano Yabu, con il disegno dei rami sul viso e la luna che metteva in risalto l'impugnatura delle sue spade. Sopra al chimono scuro, indossava uno scuro haori, una giacca.
"Vorrei andare a letto," disse la donna, tremando, "ma non posso dormire con tutto questo rumore. Quando smetter?"
"Non so. Abbiate pazienza, madre," rispose gentilmente Omi. "Presto il rumore finir. Domani Yabu torner a Yedo. Abbiate pazienza." Ma Omi sapeva che la tortura sarebbe proseguita fino all'alba, perch cos era stato predisposto.
Cerc di concentrarsi: il suo feudatario meditava fra quelle urla e lui si sforzava di seguirne l'esempio. Ma un nuovo grido lo richiam alla realt. Non posso, non posso, non ancora, pens. Non possiedo il suo autocontrollo o il suo potere.
Ma  un potere? si chiese.
Distingueva chiaramente il viso di Yabu e cerc di capirne la strana espressione, la lieve torsione delle labbra piene e molli, una goccia di saliva agli angoli, gli occhi affondati in due tagli scuri, che si muovevano solo per seguire il cadere dei petali.  come se avesse raggiunto l'orgasmo - lo stesse raggiungendo - senza toccarsi.  possibile?
Era la prima volta, in quei giorni, che Omi si trovava a stretto contatto con lo zio, perch nel clan egli rappresentava uno dei membri meno importanti e il suo feudo di Anjiro, con la zona circostante, era povero e di scarso interesse. Omi era il minore di tre figli e suo padre Mizuno aveva altri sei fratelli. Yabu era il fratello maggiore e il capo del clan Kasigi; suo padre era il secondogenito. Omi, a ventun anni, aveva gi un figlio.
"Dov' la tua miserabile moglie?" chiese lamentosa la vecchia. "Voglio che mi strofini la schiena e le spalle."
" andata in visita da suo padre, non ricordate?  molto malato, madre. Lasciate che ve lo faccia io."
No. Manderai a chiamare una cameriera. Tua moglie  molto sconsiderata. Avrebbe potuto aspettare qualche giorno: sono venuta fin da Yedo per vedervi, ci ho impiegato due settimane, ho fatto un viaggio terribile e guarda cosa succede! Dopo una settimana che sono qui, lei parte. Poteva aspettare!  una buona a niente, ecco cos'. Tuo padre ha commesso un grave errore a combinare il tuo matrimonio con lei. Dovresti dirle di non tornare pi: divorziare e farla finita con quella buona a nulla. Non sa neppure massaggiarmi a dovere la schiena. Come minimo dovresti darle una buona battuta. Quelle urla tremende! Perch non finiscono?"
"Finiranno. Molto presto."
"Dovresti proprio darle una battuta."
"SI." Omi pens alla moglie, Midori, e il cuore gli sussult: era cos bella e delicata, gentile, intelligente, con una voce cos limpida, e sapeva far musica bene come una cortigiana di Izu.
"Midori-san, devi partire subito," le aveva detto in privato.
"Omi-san, mio padre non  poi tanto malato e il mio posto  qui, a servire tua madre," aveva risposto lei. "Se arriva il nostro daimyo la casa deve essere pronta. Oh, Omi-san,  una cosa cos importante, la pi importante per te, in tutta la tua carica. Se Yabu-sama ricever buona impressione, forse ti assegner un feudo migliore... meriti tanto di pi! Se accadesse qualcosa mentre io sono lontana, non me lo perdonerei mai, e questa  la prima occasione che ti si presenta per metterti in luce e deve essere un successo. Lui deve venire. Ti prego, c' tanto da fare!"
"S, ma preferisco che tu parta subito Midori-san. Fermati solo due giorni, e poi torna a casa in fretta."
Lei aveva protestato, ma davanti alle sue insistenze era partita. Omi la voleva lontana da Anjiro prima dell'arrivo di Yabu e durante la sua permanenza nella casa. Non che il daimyo avrebbe osato toccarla senza permesso, questo era inconcepibile, perch in quel caso lui, Omi, avrebbe avuto il diritto, l'obbligo d'onore e il dovere legale di ucciderlo. Per Omi aveva notato come Yabu guardasse Midori durante il matrimonio a Yedo, e aveva voluto eliminare una possibile fonte di attrito, qualunque cosa potesse turbare o imbarazzare il signore durante il suo soggiorno. Era tremendamente importante che Yabu notasse la sua fedelt filiale, la sua preveggenza e saggezza. E fino a quel momento ci era riuscito al di l di ogni speranza. La nave si era rivelata un tesoro, e cos l'equipaggio. Tutto filava perfettamente.
"Ho pregato il kami della nostra casa di vegliare su te," aveva detto Midori nel partire, riferendosi al particolare spirito scintoista cui era affidata la loro casa, "e ho mandato un'offerta al tempio buddista perch preghino. Ho detto a Suwo di far il meglio che pu e ho mandato un messaggio a Kiku-san. Oh, Omi-san, ti prego, lascia che resti!"
Lui aveva sorriso e l'aveva fatta partire, con le lacrime che le sciupavano il trucco. Si sentiva triste senza di lei, ma contento che fosse partita. Quegli urli l'avrebbero troppo sconvolta.
Sua madre sussult ancora una volta per quel tormento, e si spost leggermente per alleviare il dolore alle spalle. Le giunture le facevano male, quella notte.  il vento marino dell'ovest, pens, per  sempre meglio che a Yedo. L ci sono troppe paludi e troppe zanzare.
Scorgeva la sagoma di Yabu nel giardino. In cuor suo lo odiava e l'avrebbe voluto morto. Una volta scomparso Yabu, suo marito Mizuno sarebbe stato daimyo di Izu e avrebbe capeggiato il clan. Sarebbe stato bellissimo, pensava. Tutti gli altri fratelli e le loro mogli e figli le avrebbero dovuto rendere omaggio e naturalmente Mizuno avrebbe nominato Omi suo erede, dopo la morte di Yabu.
Un'altra fitta di dolore alla schiena la costrinse a muoversi.
"Chiamer Kiku-san," disse Omi, riferendosi alla cortigiana che pazientemente attendeva Yabu nella stanza accanto, insieme al ragazzo. " molto, molto brava."
"Sto bene, sono solo stanca. Ma insomma... s, pu massaggiarmi."
Omi and nell'altra stanza. Il letto era pronto: consisteva in coperte, dette futon, collocate sulla stuoia che copriva il pavimento. Kiku s'inchin e tent di sorridere, mormorando che sarebbe stata onorata di cercare di usare la sua umile capacit per l'onorevole madre del padrone di casa. Omi si accorse che le urla impressionavano anche lei. Il ragazzo cercava di nascondere la paura.
Quando le urla erano cominciate, Omi aveva dovuto servirsi di tutta la sua abilit per indurre Kiku a non andarsene. "Oh, Omi-san, non lo sopporto...  spaventoso. Mi dispiace, lasciatemi andare, vi prego... cerco di chiudermi le orecchie, ma il suono passa attraverso le mani. Poveretto...  terribile," aveva detto.
"Per piacere, Kiku-san, abbiate pazienza. L'ha ordinato Yabu-sama."
" troppo, Omi-san. Non lo sopporto."
Secondo una tradizione inviolata, il denaro in se stesso non poteva comprare una ragazza se lei o il suo protettore decidevano di rifiutare un cliente, chiunque egli fosse. Kiku era una cortigiana di prima classe, la pi famosa dell'Izu e, sebbene Omi fosse certo che essa non poteva gareggiare con una cortigiana di seconda classe di Yedo, o Osaka, o Kyoto, nell'Izu Kiku teneva il primo posto e si mostrava giustamente orgogliosa e altezzosa. E, pur avendo combinato con la sua protettrice, Mama-san Gyoko, un prezzo che era il quintuplo della tariffa consueta, non si sentiva sicuro che Kiku rimanesse.
Ora osservava le dita abili di lei sul collo della madre. Era bella, minuta, con la pelle morbidissima e quasi trasparente. In un'altra situazione, in quel momento, si sarebbe mostrata piena di vivacit; ma come poteva, una bambola cos, mostrarsi felice sotto l'incubo di quelle urla, si chiese Omi. A lui piaceva molto guardarla, e conoscerne il corpo e il calore...
A un tratto le grida cessarono.
Omi si mise in ascolto, con la bocca socchiusa, sforzandosi di cogliere il minimo rumore, in attesa. Not che le dita di Kiku si erano fermate e sua madre non protestava, tesa ad ascoltare con altrettanta tensione. Guard Yabu, fuori della finestra: il daimyo sembrava una statua.
"Omi-san!" chiam infine il daimyo.
Omi si alz, usc sulla veranda ben lustra e si inchin. "S, signore?"
"Vai a vedere che cosa  accaduto."
Omi si inchin di nuovo e attravers il giardino per raggiungere la via accuratamente acciottolata che portava al villaggio e alla riva del mare. Lontano, sotto di s, scorse il fuoco accanto a un molo e gli uomini raccolti intorno e, nella piazza davanti al mare, l'ingresso del pozzo e le quattro guardie.
Camminando verso il villaggio constat che la nave barbara era ancorata al sicuro; lampade a olio ardevano in coperta e sulle barche che le si stringevano accanto. C'era ancora gente del villaggio - uomini, donne e bambini - che stava compiendo le operazioni di scarico, e pescherecci e barche andavano avanti e indietro come lucciole. Sulla riva si ammucchiavano in bell'ordine balle e casse. Anche sette cannoni erano gi stati scaricati, mentre un ottavo veniva proprio allora trasportato con delle funi da una barca a una rampa, per poi essere deposto sulla rena.
 Per quanto il vento non fosse freddo, Omi rabbrivid. Normalmente gli abitanti cantavano durante il lavoro, sia per allegria che per aiutarsi a tirare all'unisono. Invece stanotte il villaggio era immerso in una quiete fuori dell'usuale, anche se in ogni casa si vegliava e tutti lavoravano, compresi gli ammalati. La gente si muoveva in fretta, avanti e indietro, si inchinava e correva via. Muta. Persino i cani venivano zittiti.
Non  mai stato cos, pens Omi, stringendo senza ragione la mano sulla spada. Sembra quasi che il kami del nostro villaggio ci abbia abbandonato.
Mura gli venne incontro dalla spiaggia, avvertito fin da quando Omi aveva aperto la porta del giardino. Si inchin. "Buonasera, Omi-san. Per mezzogiorno la nave sar tutta scaricata."
"Il barbaro  morto?"
"Non lo so, Omi-san. Vado subito a vedere."
"Puoi venire con me."
Mura lo segu obbediente, tenendosi mezzo passo indietro. E Omi si sent stranamente sollevato dalla sua compagnia.
"Per mezzogiorno, hai detto?" gli chiese, per rompere lo spiacevole silenzio.
"S. Tutto va bene."
"E per il camuffamento?"
Mura indic dei gruppi di vecchie e bambini, vicino a un capanno delle reti, che tessevano rozze stuoie. Con loro c'era Suwo.
"Possiamo togliere i cannoni dai carrelli e avvolgerli nelle stuoie. Ci vogliono almeno dieci uomini per portarne uno. Igurashi-san ha mandato a chiamare altri portatori dal villaggio vicino."
"Bene."
"Sono preoccupato per il segreto, signore."
"Igurashi-san penser a imporglielo, ne?"
"Omi-sama, dovremo impiegare tutti i nostri sacchi per il riso, tutte le corde, e le reti e la paglia per le stuoie."
"E allora?"
"Come faremo a pescare e a riporre il raccolto?"
"Troverete il modo." La voce di Omi si fece tagliente. "Questa stagione pagherete una tassa aumentata del 50 per cento. Yabu-san l'ha ordinato stanotte."
"Abbiamo gi pagato la tassa di quest'anno e anche del prossimo.
" il privilegio dei villaggi, Mura. Pescare e lavorare la terra e raccogliere e pagare le tasse. Non  vero?"
Con calma, Mura rispose: "S, Omi-sama."
"Un capo che non sa tenere in pugno il suo villaggio,  un oggetto inutile, ne?"
"S, Omi-sama."
"Quel tipo  stato un idiota oltre che offensivo. Ce ne sono altri come lui?"
"Nessuno, Omi-sama."
"Lo spero. Le cattive maniere sono imperdonabili. La sua famiglia pagher una multa equivalente a un koku di riso... in pesce, riso, grano, o qualunque altra cosa. Da versare entro tre lune."
"S, Omi-sama."
Sia Mura che Omi, il samurai, sapevano bene che una somma simile era irraggiungibile per la famiglia. I tre fratelli Tamazaki - ora ridotti a due - non possedevano che la barca da pesca e mezzo ettaro di risaia, che doveva bastare per loro, le mogli, quattro figli e tre figlie e la vedova di Tamazaki e i suoi tre bambini. Un koku di riso rappresentava pressappoco la quantit di riso necessaria a sostentare una famiglia per un anno. Corrispondeva a circa cinque staia, cio centosettantacinque chili di riso. Tutte le rendite del regno si misuravano in koku. E tutte le tasse.
"Dove finirebbe questo Paese degli Dei se dimenticassimo le dovute maniere?" chiese Omi. "Sia verso chi sta sopra di noi, che verso chi sta sotto?"
"S, Omi-sama." Mura stava calcolando come mettere insieme quel koku, perch, se la famiglia non fosse riuscita a pagare, sarebbe toccato al villaggio intervenire. E pensava a dove trovare altri sacchi per il riso, e funi e reti. Qualcosa si sarebbe potuto recuperare dopo il viaggio. E si sarebbe dovuto prendere del denaro a prestito. Il capo del villaggio vicino gli era in debito di un favore. Ah! e la figlia maggiore di Tamazaki, di sei anni, non era gi una piccola bellezza? E sei anni non erano forse l'et ideale per vendere una ragazza? E la miglior venditrice di bambine dell'Izu non  forse la terza cugina della sorella di mia madre? Quella avida, avara, odiosa vecchia megera. Mura sospir, prevedendo una serie di feroci contrattazioni. Non importa, pens. Forse la bambina ci render due koku; certo vale molto di pi.
"Mi scuso per la condotta di Tamazaki e ve ne chiedo perdono," disse.
" stata colpa sua, non tua," rispose Omi con altrettanta cortesia.
Ma entrambi sapevano che la responsabilit era di Mura e che era bene non si presentassero altri Tamazaki. Per si sentivano soddisfatti; si erano avanzate delle scuse, che erano state insieme accettate e respinte. Cos lonore di entrambi era salvo.
Girarono l'angolo del molo e si fermarono. Omi esit, poi accenn a Mura di allontanarsi e questi s'inchin e se ne and, ben contento.
" morto, Zukimoto?"
"No, Omi-san.  solo svenuto un'altra volta."
Omi si accost al grande calderone di ferro che si usava per estrarre il grasso dalle balene che a volte venivano catturate al largo nell'inverno, o per preparare la colla di pesce, che costituiva una delle risorse del villaggio.
Il barbaro stava immerso fino alle spalle nell'acqua fumante. La faccia era color porpora; le labbra tirate scoprivano i denti sporchi e giallastri.
Al tramonto Omi aveva sorvegliato Zukimoto che, gonfio di vanit, provvedeva a che il barbaro venisse legato come un pollo, con le braccia intorno alle ginocchia, le mani ciondoloni fra i piedi, e poi venisse immerso nell'acqua fredda. Per tutto il tempo il piccolo barbaro dalla testa rossa, con cui Yabu aveva voluto iniziare, aveva balbettato e riso e pianto, mentre il prete cristiano, al principio, cantilenava le sue maledette preghiere.
Poi si era cominciato ad alimentare il fuoco. Yabu non era sulla spiaggia, ma i suoi ordini erano stati precisi e seguiti con diligenza. Il barbaro si era messo a urlare e smaniare, e aveva anche cercato di spaccarsi la testa contro il coperchio di ferro, ma glielo avevano impedito. Poi nuove preghiere, pianti, svenimenti, rinvenimenti, urla di panico, prima che iniziasse il dolore vero. Omi aveva tentato di assistere come si potrebbe assistere all'immolazione di una mosca, cercando di non vedere l'uomo, ma non ci era riuscito e si era allontanato il pi in fretta possibile. Aveva scoperto che non gli piaceva la tortura. Non possedeva nessuna dignit, aveva concluso, lieto dell'occasione di capire la verit, dato che prima non gli era mai capitato. Non c'era dignit n per la vittima n per l'autore della tortura. Toglieva ogni dignit anche alla morte, e senza una simile dignit, si chiedeva Omi, qual  lo scopo ultimo del vivere?
Zukimoto tocc tranquillamente con un bastone la carne della gamba semilessata, come avrebbe potuto fare con un pesce, per sapere se era cotto. "Si riprender presto.  incredibile che resista tanto. Io credo che non siano fatti come noi. Molto interessante vero?" osserv.
"No," rispose Omi, con astio.
Zukimoto si mise subito in guardia e torn alla sua untuosit solita. "Non intendevo dire niente di speciale, Omi-san," mormor con un profondo inchino. "Proprio niente."
"Certo. Il Nobile Yabu si compiace che abbiate lavorato cos bene. Ci deve volere una grande abilit per dosare il fuoco, in modo che non sia troppo n troppo poco."
"Siete troppo gentile, Omi-san."
"Lo avevate fatto altre volte?"
"Non cos. Ma il Nobile Yabu mi onora dei suoi favori. Io cerco soltanto di soddisfarlo."
"Vuole sapere per quanto vivr ancora l'uomo."
"Fino all'alba. Usando le dovute cure."
Omi osserv pensoso il calderone. Poi ripercorse la spiaggia, fino alla piazza. Tutti i samurai si alzarono e si inchinarono.
"Laggi  tutto tranquillo, Omi-san," disse uno di loro, con una risata, indicando la botola col pollice. "In principio parlavano - sembravano arrabbiati e si sono sentiti dei colpi. Poi due di loro, o forse pi, si sono messi a piagnucolare come bambini. Ma ormai da un pezzo c' silenzio."
Omi ascolt. Sentiva lo sciacquio delle onde e un lontano mormorio. Di tanto in tanto un gemito. "E Masijiro?" chiese riferendosi al samurai che, per suo ordine, era stato lasciato nel pozzo.
"Non sappiamo, Omi-san. Di certo non ha chiamato. Probabilmente  morto."
Come ha potuto mostrarsi cos inefficiente Masijiro? pens Omi. Lasciarsi sopraffare da uomini indifesi e per la maggior parte ammalati! Disgustoso! Meglio se  morto. "Domani niente acqua n cibo. A mezzogiorno portate via tutti i cadaveri. E allora voglio che portiate su il capo. Da solo."
"S, Omi-san."
Omi torn presso il fuoco e attese finch il barbaro non apr gli occhi. Poi torn al suo giardino e rifer le parole di Zukimoto, mentre le grida tormentose ricominciavano, portate dal vento.
"Hai guardato il barbaro negli occhi?"
"S, Yabu-sama." Omi stava inginocchiato dietro il daimyo, a dieci passi di distanza. Yabu rimase immobile. Il chiarore della luna rendeva il chimono pi scuro e trasformava in un fallo l'ombra dell'elsa della sua spada.
"Che cosa... hai visto?"
"La follia. L'essenza della follia. Non ho mai visto occhi simili. E un terrore senza limiti."
Tre petali caddero dolcemente.
"Fai una poesia su di lui."
Omi si sforz di costringere il proprio cervello a funzionare, poi disse, augurandosi di essere all'altezza:

I suoi occhi
erano il fondo
dell'Inferno.
Tutti dolore,
ben distinto.

Nuove grida salirono a loro, adesso pi deboli. La distanza sembr renderne pi crudele lo squarcio nella notte. Dopo un momento Yabu declam:

Se lasci il loro brivido
Giungere
nella grande, grande profondit,
diventi con loro una cosa sola,
indistinta.

Nella bellezza della notte Omi riflett a lungo su quelle parole.

5
Pochi momenti prima dell'alba gli urli erano cessati. E adesso la madre di Omi dormiva. E cos pure Yabu.
Il villaggio era ancora in movimento, nella luce incerta: si dovevano ancora sbarcare quattro cannoni, pi cinquanta barilotti di polvere e un migliaio di palle.
Kiku, distesa sotto il copriletto, osservava le ombre sulla parete shoji. Per quanto sfinita come non mai, non riusciva a dormire. Il russare della vecchia signora nella stanza accanto copriva il respiro profondo del daimyo, vicino a Kiku. Il ragazzo dormiva silenzioso sull'altro giaciglio, con un braccio ripiegato sugli occhi, per difendersi dalla luce.
Yabu fu percorso da un fremito e Kiku trattenne il respiro, ma lui con tinu a dormire e la donna ne fu contenta, perch sapeva che ben presto avrebbe potuto andarsene senza disturbarlo. Mentre aspettava, paziente, si costrinse a pensare a cose piacevoli. "Bimba, ricordati sempre," le aveva insegnato la sua prima maestra, "che avere pensieri brutti e tristi  la cosa pi facile del mondo. Se abbandoni la mente a se stessa, ti trasciner gi in una spirale di infelicit sempre crescente. Ma avere pensieri buoni richiede uno sforzo.  proprio una delle cose per cui serve la disciplina, l'addestramento. Quindi addestra la tua mente a pensare ai dolci profumi, al tocco della seta, alle morbide gocce di pioggia sullo shoji, all'incurvarsi dei fiori in un vaso, alla quiete dell'alba. Finirai col non doverti sforzare troppo e sarai preziosa per te stessa e per la nostra professione... e farai onore al nostro mondo, il Mondo dei Salici..."
Pens alla felicit sensuale del bagno con cui presto avrebbe cancellato quella notte e alla carezza consolatrice delle mani di Suwo. Pens alle risate che avrebbe condiviso con le altre ragazze e Gyoko-san, Mama-san, nel raccontarsi pettegolezzi e storie e chiacchiere, e al lindo chimono, oh, cos lindo, che avrebbe indossato la sera, quello dorato con fiori gialli e verdi e i nastri in tinta per i capelli. Dopo il bagno si sarebbe fatta acconciare e col denaro ricevuto per la notte appena trascorsa avrebbe potuto pagare la sua protettrice, Gyoko-san, e mandare qualcosa al padre, che faceva il contadino, e anche tenerne un po' per s. Presto avrebbe incontrato il suo innamorato e sarebbe stata una serata perfetta.
La vita  molto buona, pens.
S. Ma  molto difficile ignorare le urla. Impossibile. Le altre ragazze ne saranno altrettanto addolorate, e cos pure Gyoko-san! Ma non importa. Domani lasceremo tutti Anjiro e torneremo a casa, nella nostra deliziosa Casa da T a Mishima, la citt pi grande dell'Izu, che circonda il pi grande castello del daimyo, dove la vita comincia e si svolge.
Mi dispiace che la Nobile Midori mi abbia mandato a chiamare.
 Sii seria, Kiku, si ammon. Non deve dispiacerti. Non ti dispiace mai, eh?  stato un onore servire il nostro feudatario. E ora che sei stata cos onorata, il tuo valore agli occhi di Gyoko-san  pi alto che mai, eh?  stata un'esperienza e adesso ti chiameranno la Signora della Notte degli Urli e, se hai un po' di fortuna, qualcuno scriver una ballata su di te, e forse la ballata verr cantata anche a Yedo. Oh, questo sarebbe splendido! Allora il tuo innamorato comprer certo il tuo contratto e tu sarai lieta e al sicuro e avrai dei figli.
Sorrise fra s. Quali storie canteranno i trovatori su questa notte, che saranno ripetute in ogni Casa da T in tutto l'Izu... Parleranno del daimyo, che sedeva immobile fra gli urli, coperto di rivoli di sudore. Che cosa ha fatto poi a letto? vorranno sapere tutti. E perch il ragazzo? Com' stato il riposo? Che cosa ha fatto e detto la Nobile Kiku e che cosa ha detto e fatto il Nobile Yabu? Il suo Impareggiabile Pestello era rigoglioso e pieno oppure inattivo? Una volta, due volte o mai? Quante, quante volte?  successo niente?
Mille domande, ma nessuna posta direttamente, n a cui direttamente si rispondesse. E questo  saggio, pens Kiku. La prima e ultima regola del Mondo dei Salici era l'assoluta segretezza: non parlare mai di un cliente o delle sue abitudini e di quanto pagava, e cos dimostrarsi completamente degne di fiducia. Se lo raccontava qualcun altro, bene, era affar suo. Con le pareti di carta e le case cos piccole e la gente che  quello che , le storie si spargevano sempre, e passavano dai letti alle ballate... mai la verit, sempre l'esagerazione, perch la gente  la gente. Ma niente veniva dalla signora. Al massimo era permesso un alzare di sopracciglio, un vago stringersi nelle spalle, una delicata carezza sull'acconciatura perfetta o su una piega del chimono, niente di pi. Ed era sempre abbastanza, se si trattava di una ragazza di spirito.
Quando gli urli erano cessati, Yabu era rimasto come una statua nella luce lunare, per un tempo che era parso eterno anch'esso, poi si era alzato. Lei si era subito affrettata nell'altra stanza, con un frusciare del chimono di seta simile al mare notturno. Il ragazzo era Impaurito, anche se cercava di non mostrarlo, e si era asciugato le lacrime provocate dal tormento degli urli. Lei gli aveva sorriso rassicurante.
Poi Yabu era comparso sulla porta. Era madido di sudore, con la faccia tesa e gli occhi semichiusi. Kiku lo aveva aiutato a togliersi le spade, poi il chimono fradicio e il perizoma. Lo aveva asciugato, gli aveva portato un chimono pulito e fresco, aiutandolo a indossarlo e gli aveva annodato la cintura di seta. A un certo punto aveva cominciato a riverirlo, ma lui le aveva chiuso le labbra con un dito, gentilmente.
Poi Yabu si era avvicinato alla finestra, a contemplare la luna, in trance, vacillando lievemente. Lei aveva atteso, tranquilla, senza timore. Che cosa ci sarebbe stato da temere? Lui era un uomo e lei una donna, educata a essere donna, a dare il piacere, in qualunque modo. Ma non a dare o ricevere dolore. C'erano cortigiane che si specializzavano in quel tipo di sensualit. Un livido da qualche parte, magari un morso, ebbene, era parte del piacere-dolore del dare e del ricevere, ma sempre entro i limiti del ragionevole, perch era una questione d'onore e lei era una signora di prima classe del Mondo dei Salici, che doveva essere sempre onorata e mai trattata alla leggera. Le era stato insegnato anche come domare un uomo, come contenerlo entro i limiti. A volte, capitava che l'uomo si scatenasse indomabile e allora era terribile, perch la signora era sola. Senza nessun diritto.
La sua pettinatura era impeccabile, a parte le piccole ciocche accuratamente lasciate ricadere sulle orecchie, per suggerire un disordine erotico, ma al tempo stesso sottolineare la purezza del complesso. Il chimono esterno a quadri rossi e neri, orlato del verde pi smagliante per accrescere la bianchezza della sua pelle, si stringeva aderente alla vita con la fascia rigida, l'obi, di un verde iridescente. In quei momenti ud anche lo sciacquio delle onde sulla riva e il vento leggero che spazzava il giardino.
Finalmente Yabu si era voltato e aveva guardato lei, poi il ragazzo. Il ragazzo aveva quindici anni, era figlio di un pescatore del luogo, ed era apprendista, in un vicino monastero, di un monaco buddista, pittore e illustratore di libri. Il ragazzo era uno di quelli che si prestavano volentieri a guadagnare qualche soldo con coloro che volevano le gioie del sesso dagli uomini e non dalle donne.
Yabu lo chiam con un cenno, e quello obbediente, superata ormai anche lui la paura, sciolse la cintura del chimono con studiata eleganza. Aveva il corpo liscio e curvilineo e quasi privo di peli.
Kiku ripens a quanto era stata quieta la stanza, con loro tre uniti dal silenzio e dagli urli ormai svaniti: lei e il ragazzo in attesa che Yabu indicasse quale voleva, Yabu in piedi fra di loro, leggermente ondeggiante, che passava lo sguardo dall'uno all'altra.
Alla fine chiam lei. Con grazia Kiku sciolse il nodo dell'obi, lo disfece e lo deposit. Le pieghe dei tre chimoni trasparenti si aprirono, rivelando la sottoveste velata che le metteva in evidenza i fianchi. Yabu si sdrai sul letto e al suo ordine lei e il ragazzo si distesero ai suoi lati, ed egli volle che entrambi ponessero le mani su di lui e li strinse allo stesso modo. Si eccit in fretta, insegnando loro a muovere le unghie sui suoi fianchi, in fretta, col viso come una maschera, sempre pi in fretta, pi in fretta e poi emise un grido violento, tremendo. Per un attimo giacque ansante, con gli occhi serrati, il petto che si sollevava e si abbassava rapido, quindi si volt e, quasi di colpo, si addorment.
Nel silenzio i due trattennero il respiro, cercando di nascondere la sorpresa. Tutto era finito cos velocemente!
Il ragazzo alz un sopracciglio stupito. "Siamo stati degli inetti, Kiku-san? Voglio dire, tutto  stato cos rapido..." sussurr.
 "Abbiamo fatto tutto quello che ha voluto lui," rispose Kiku.
"Ha raggiunto senza dubbio le Nuvole e la Pioggia," disse il ragazzo. "Credevo che cadesse la casa."
Lei sorrise. "S."
"Sono contento. In principio avevo paura. Ma  molto bello dare piacere."
 Insieme asciugarono dolcemente Yabu e lo coprirono con la trapunta. Poi il ragazzo si abbandon all'indietro, languidamente, appoggiato su un gomito, trattenendo uno sbadiglio.
"Perch non dormi?" aveva chiesto lei.
Il ragazzo si strinse nel chimono e and a inginocchiarsi davanti a lei, che, seduta accanto a Yabu, gli accarezzava delicatamente il braccio per raddolcirgli il sonno agitato.
"Non ero mai stato prima con un uomo e una donna insieme, Kiku-san," mormor il ragazzo.
"Nemmeno io con due uomini."
Il ragazzo aggrott la fronte. "E non sono mai stato con una ragazza. Cio, non a letto."
"Mi vorresti?" chiese lei cortesemente. "Se aspetti un momento, sono sicura che il signore non si sveglier."
Il ragazzo aggrott di nuovo la fronte. "S, per favore." Quindi osserv: " stato molto strano, Signora Kiku."
Kiku sorrise dentro di s. "Quale posizione preferisci?"
Il ragazzo medit a lungo, dopo, sdraiato accanto a lei, uno nelle braccia dell'altra. "Questa posizione  molto faticosa."
Kiku appoggi la testa sulla spalla di lui e gli baci la nuca, per nascondere il sorriso. "Sei uno splendido amante," gli sussurr. "Ora devi dormire, dopo tanta fatica." Lo accarezz a lungo e, quando si fu addormentato, lo lasci e and a sdraiarsi sull'altro letto.
Lo aveva trovato freddo, ma non voleva tornare presso il calore di Yabu, per non disturbarlo. E presto si sent riscaldata. Le ombre si stagliavano nette sulla parete. Gli uomini sono proprio dei bambini, pensava. Cos gonfi di sciocco orgoglio. Tutta la pena di questa notte per una cosa cos transitoria. Per una passione che, in se stessa, non  che illusione.
 Il ragazzo si mosse nel sonno. Perch ti sei offerta a lui? si chiese. Per il suo piacere, per lui e non per me, anche se ci mi ha divertito e fatto passare il tempo e gli ha dato la pace di cui aveva bisogno. Perch non dormi anche tu? Pi tardi, dormir pi tardi, si disse.
Quando fu l'ora, scivol fuori dal tepore e si rizz in piedi. I suoi chimoni si aprirono frusciando e l'aria le gel le spalle. Svelta assest perfettamente gli abiti e si leg l'obi. Un tocco abile, ma cauto, alla pettinatura e al trucco.
Se ne and senza il minimo rumore.
Il samurai di guardia sulla veranda si inchin al suo passaggio, lei rispose con un altro inchino e poi si trov nel sole che sorgeva. La sua cameriera la stava aspettando.
"Buongiorno, Kiku-san."
"Buongiorno."
Il sole era delizioso e cancellava la notte.  bellissimo essere vivi, pens Kiku. Infil i piedi nei sandali, apr il parasole cremisi e, attraversato il giardino, si avvi per il sentiero che portava al villaggio. Percorse la piazza, dirigendosi alla Casa da T che era il suo alloggio temporaneo. La cameriera la seguiva.
"Buongiorno, Kiku-san," la salut Mura, inchinandosi. Stava riposando un poco sulla veranda di casa sua e beveva il cha, il t giapponese verde pallido, servitogli da sua madre. "Buongiorno, Kiku-san," disse anche la madre.
"Buongiorno, Mura-san. Buongiorno, Saiko-san... come state bene!" rispose Kiku.
"Tu come stai?" chiese la madre, scrutandola con occhi penetranti. "Che notte terribile! Vieni a bere il cha con noi, piccola. Sei pallida."
"Grazie, ma vi prego di scusarmi: devo andare a casa. Mi fate troppo onore. Forse pi tardi."
"Naturalmente, Kiku-san. Tu onori il villaggio con la tua presenza."
Kiku sorrise e finse di non vedere i loro sguardi interrogativi. Per aggiungere un po' di pepe alla loro giornata e alla propria, affett un lieve dolore nelle parti basse.
La voce sarebbe corsa per il villaggio, pens contenta mentre si inchinava, sussultava di nuovo e si allontanava come se stesse stoicamente dominando un dolore intenso, con le pieghe del chimono ondeggianti alla perfezione e il parasole inclinato in modo da circondarla della luce pi mirabile. Era molto lieta di aver scelto quel chimono e quel parasole: in una giornata nuvolosa non avrebbero mai raggiunto quell'effetto spettacolare.
"Ah, povera, povera bambina!  cos bella, eh? Che vergogna! Terribile!" osserv la madre di Mura con un sospiro straziato.
"Che cosa  terribile, Saiko-san?" chiese la moglie di Mura, uscendo sulla veranda.
"Non hai visto che dolori aveva quella povera ragazza? Non hai visto come cercava coraggiosamente di nasconderlo? Povera bambina. Solo diciassette anni e deve sopportare tutto questo?"
"Ha diciotto anni," disse Mura asciutto.
"Tutto che cosa, padrona?" domand una cameriera, con voce avida, unendosi a loro.
La vecchia madre si guard intorno per assicurarsi che tutti ascoltassero e mormor, in tono perfettamente udibile: "Ho sentito," abbass il tono "ho sentito che sar... sar inutilizzabile... per tre mesi."
"Oh, no! Povera Kiku-san! Oh, ma perch?"
"Lui ha usato i denti. Lo so dalla fonte pi sicura."
"Oh!"
"Oh!"
"Ma perch ha voluto anche il ragazzo, padrona? Certo non..."
"Ah! Fila via, vai a lavorare, fannullona! Non  roba per le tue orecchie. Via, muoviti, con tutte le altre. Il padrone e io dobbiamo parlare."
Cacci via tutti dalla veranda, anche la moglie di Mura, e continu a sorseggiare il suo cha, molto soddisfatta.
Fu Mura a rompere il silenzio. "Denti?"
"Denti. Pare che gli urli lo abbiano reso molto grosso, perch quando era bambino il daimyo fu spaventato da un drago," raccont la madre in fretta. "E ha sempre l un ragazzo per ricordarsi di quando era piccolo e impietrito, ma in realt il ragazzo serve solo per stancarlo... altrimenti le morderebbe via tutto, povera ragazza!"
Mura sospir. And nella capanna accanto al portone e involontariamente scorreggi, mentre cominciava a liberarsi nel secchio. Mi domando che cosa sar successo veramente, si chiese, stuzzicato dall'idea. Perch Kiku-san sentiva dolore? Forse il daimyo usa davvero i denti! Che fatto straordinario!
Usc dalla capanna, controllando di non aver sporcato il perizoma e si avvi attraverso la piazza profondamente immerso nelle sue riflessioni. Eeeeh, come mi piacerebbe una notte con Kiku! E a chi non piacerebbe?! Quanto avr pagato Omi-san alla sua Mama-san? E quanto pagheremo noi alla fine? Due koku? Dicono che la sua Mama-san, Gyoko-san, pretenda e ottenga dieci volte la tariffa normale. Prender cinque koku per una notte? Kiku-san li vale di certo, ne? Si dice che a diciotto anni sia esperta come una donna del doppio della sua et. Sembra che sia capace di prolungare... eeeh, che gioia pu dare! Se ci fossi io, come comincerei?
Distrattamente si aggiust il perizoma, mentre i piedi lo portavano fuori dalla piazza, lungo il consunto sentiero verso il terreno dei funerali.
Il rogo era stato preparato e la delegazione del villaggio, composta da cinque uomini, si trovava gi sul luogo.
Era il punto pi bello del villaggio, con il miglior panorama e rinfrescato dalle migliori brezze in estate. Vicino sorgeva il tempio scintoista, un piccolo tetto di paglia su un piedestallo, per il kami, lo spirito, che viveva l, o che avrebbe potuto volerci abitare, se cos gli fosse piaciuto. Un tasso nodoso, che era stato piantato prima della nascita del villaggio, si piegava l accanto per resistere al vento.
Pi tardi giunse, lungo il sentiero, Omi con Zukimoto e quattro guardie. Si tenne in disparte. Quando si inchin cerimoniosamente al rogo e al corpo quasi disfatto, avvolto nel sudario, tutti si inchinarono con lui, per rendere omaggio al barbaro che era morto per lasciar vivere i suoi compagni.
A un segnale, Zukimoto avanz e accese il rogo. Aveva chiesto quell'onore e Omi gliel'aveva concesso. S'inchin un'ultima volta, poi, quando il fuoco fu ben ardente, tutti si allontanarono.

Blackthorne immerse la tazza nel fondo del barile, misur con cura una mezza dose d'acqua e la diede a Sonk. Sonk tent di sorseggiarla, per farla durare pi a lungo, con le mani tremanti, ma non vi riusc. Tracann il liquido tiepido, rimpiangendo di averlo fatto nel momento stesso in cui gli passava per la gola riarsa, arranc esausto fino al suo posto, presso la parete, inciampando in quelli che, secondo il turno, stavano sdraiati. Il pavimento era una pozza di fango, il fetore e le mosche erano orribili. Attraverso le fessure della botola giungevano lame di luce.
Ora toccava a Vinck prendere l'acqua, ed egli strinse la tazza., fissandola, restando seduto accanto al barile, vicino a Spillbergen. "Grazie," borbott con aria vacua.
"Muoviti!" esclam Jan Roper, con il taglio sulla guancia gi in suppurazione. Era l'ultimo di turno per l'acqua e la gola secca lo tormentava. "Sbrigati, Vinck, per amor di Dio!"
"Scusa. Tieni, prendila," mormor Vinck, porgendogli la tazza, indifferente alle mosche che lo circondavano.
"Bevi, idiota! Non ne avrai altra fino al tramonto. Bevila!" Jan Roper cacci a forza la tazza fra le mani dell'altro. Vinck non sollev lo sguardo, ma obbed, con espressione infelice, e ricadde nel suo inferno personale.
Jan Roper ricevette da Blackthorne la sua tazza d'acqua, chiuse gli occhi e alz in silenzio una preghiera di ringraziamento. Era uno di quelli in piedi, e i muscoli delle gambe gli dolevano. La tazza conteneva appena due sorsi.
Ora che tutti avevano ricevuto la loro razione, Blackthorne pesc nel barile e sorseggi la sua parte con un senso di sollievo. Aveva la bocca e la lingua ruvide, brucianti e polverose. Mosche, sudore e sporcizia lo coprivano. Il petto e la schiena erano molto malridotti.
Osservava il samurai che era stato abbandonato nel pozzo. L'uomo stava rannicchiato contro il muro, fra Sonk e Croocq, prendendo meno spazio possibile e da ore non si muoveva. Teneva lo sguardo fisso nel vuoto. Era coperto solo dal perizoma, pieno di escoriazioni, e con un grosso livido tutt'intorno al collo.
Quando Blackthorne era rinvenuto, il pozzo era nel buio pi fitto. Gli urli invadevano lo spazio ed egli aveva pensato di essere morto e di trovarsi nel fondo soffocante dell'inferno. Si sentiva risucchiare nel fango appiccicoso e strisciante al di l del sopportabile, e aveva gridato e smaniato, in preda al panico, incapace di respirare, finch, dopo un'eternit, gli era giunta una voce: "Va tutto bene, pilota, non sei morto, va tutto bene. Svegliati, svegliati, per amor di Dio, non  l'inferno, anche se potrebbe esserlo benissimo. O Benedetto Signore Ges, aiutaci!"
Quando si fu ripreso del tutto, gli raccontarono di Pieterzoon e dei barili di acqua salmastra e pesce.
"Oh, Signore, toglici di qua!" mormor uno degli uomini.
"Che cosa stanno facendo al povero, vecchio Pieterzoon? Cosa gli fanno? Oh, Dio, aiutaci! Io non sopporto quegli urli!"
"Signore, fa' che il disgraziato muoia. Fallo morire!"
"Cristo Dio, ferma quegli urli! Per piet, ferma gli urli!"
La cella e le grida di Pieterzoon li avevano messi tutti alla prova, costringendoli a guardare dentro se stessi. E a nessuno era piaciuto.
Il buio rendeva tutto anche peggiore, pensava Blackthorne. Era stata, l in quel pozzo, una notte senza fine.
Con i primi chiarori gli urli erano cessati e quando infine era arrivata l'alba avevano scorto il samurai abbandonato.
"Che ne facciamo di lui?" aveva chiesto van Nekk.
"Non lo so. Mi sembra spaventato quanto noi," rispose Blackthorne, col cuore che batteva a grandi colpi.
"Perdio, far bene a non muoversi!"
"Oh, Signore Ges, toglimi di qua..." la voce di Croocq sal in un crescendo. "Aiuuuto!"
Van Nekk, che gli si trovava vicino, lo scosse e lo calm. "Tutto bene, ragazzo. Siamo nelle mani di Dio. Lui veglia su di noi."
"Guardate il mio braccio," gemette Maetsukker. La ferita era in suppurazione.
Blackthorne si alz, tremante. "Se non usciamo di qui, in due giorni saremo pazzi furiosi," disse, senza rivolgersi a nessuno in particolare.
"Non c' quasi pi acqua," avvert van Nekk.
"Dobbiamo razionare quella che c'. Un po' adesso, un po' a mezzogiorno. Se va bene, dovrebbe bastare per tre volte. Che Dio maledica le mosche!" Poi aveva trovato una tazza e ne aveva distribuita una razione. Adesso beveva la propria, cercando di farla durare a lungo.
"E lui... il giapponese? Che ne facciamo?" chiese Spillbergen. Il capitano-generale aveva superato la notte meglio degli altri, perch si era tappato le orecchie con del fango, per non sentire gli urli e, essendo il pi vicino al barile, sira, sia pur cautamente, calmato la sete.
"Bisognerebbe dargli un po' d'acqua," disse van Nekk.
"Al diavolo!" esclam Sonk. "Io dico di no."
Votarono e fu deciso di non dargliela.
"Non sono d'accordo," comment Blackthorne.
"Tu non sei mai d'accordo con noi," replicjan Roper. " un nemico,  un demonio pagano e ti ha quasi ammazzato."
"Tu mi hai quasi ammazzato. Una mezza dozzina di volte. Se il tuo moschetto non avesse fatto cilecca a Santa Magdellana, mi avresti staccato la testa."
"Non miravo a te, miravo ai fetenti satanisti."
"Erano dei preti disarmati, e c'era un sacco di tempo a disposizione."
"Non miravo a te."
"Sei stato sul punto di ammazzarmi una dozzina di volte, con la tua rabbia maledetta, il tuo maledetto fanatismo e la tua stupidit."
"La bestemmia  un peccato mortale e nominare il Suo nome invano  peccato. Noi siamo nelle Sue mani, non nelle tue. Tu non sei un re e questa non  una nave. Tu non sei il nostro..."
"Ma farete quello che dico io!"
Jan Roper si guard intorno, cercando inutilmente un appoggio in qualcuno. "Fai come ti pare," concluse tetro.
"Lo far."
Il samurai era assetato quanto loro, ma scosse la testa quando gli fu offerta la tazza. Blackthorne esit, poi appoggi la tazza sulle labbra gonfie dell'uomo, ma quello la respinse con violenza rovesciando l'acqua, e pronunci qualche parola irosa. Blackthorne si prepar a rispondere al colpo seguente, ma esso non arriv. L'uomo non fece altri gesti, limitandosi a guardare nel vuoto.
" pazzo. Sono tutti pazzi," comment Spillbergen.
"Rester pi acqua per noi. Meglio," disse Jan Roper. "Che vada nell'inferno che si merita!"
"Che nome hai? Namu?" chiese Blackthorne. Lo ripet in maniere diverse, ma il samurai parve non sentire.
Lo lasciarono a se stesso, sorvegliandolo per come se fosse uno scorpione. Lui non ricambiava gli sguardi. Blackthorne era sicuro che stava prendendo qualche decisione, ma non aveva idea di che cosa potesse escogitare. Che cosa ha in mente? si chiedeva. Perch rifiuta l'acqua? Perch l'hanno abbandonato qui?  stato un errore di Omi? Improbabile. Lo hanno abbandonato apposta? Improbabile. Potremmo usarlo per uscire? Improbabile. Tutto  improbabile, salvo la probabilit di dover restare qui dentro finch non ci lasceranno uscire... se ci lasceranno uscire. E se lo faranno, che cosa avverr poi? Che cosa  accaduto a Pieterzoon?
Col calore le mosche avevano ripreso vigore. Mio Dio! Come vorrei sdraiarmi, vorrei immergermi in quel bagno, adesso non avrebbero bisogno di portarmici! Non mi ero mai reso conto di quanto sia importante un bagno. E quel cieco con le dita d'acciaio! Mi andrebbe proprio bene per una o due ore.
Che disastro! Tutte le nostre navi e i nostri uomini e i nostri sforzi per arrivare a questo. Un fallimento totale. Quasi totale, visto che in pochi siamo ancora vivi.
"Pilota!" Van Nekk lo stava scuotendo. "Dormivi. Si tratta di lui... si sta inchinando davanti a te da pi di un minuto," e indic il samurai che stava in ginocchio, con la testa china, al suo cospetto.
Blackthorne si strofin gli occhi, per cacciarne la stanchezza.
"Hai?" chiese brevemente, ricordandosi la parola giapponese per "s".
Il samurai prese la cintura del suo chimono lacero e se l'avvolse intorno al collo. Sempre stando in ginocchio, ne diede un'estremit a Blackthorne e l'altra a Sonk, chin la testa e fece segno a entrambi di tirare.
"Ha paura che lo strangoliamo," disse Sonk.
"Cristo, io credo che invece ce lo chieda!" Blackthorne lasci cadere la cintura e scosse la testa. "Kinjiru," disse, pensando che quella parola era estremamente utile. Come si pu spiegare a un uomo, che parla un'altra lingua, che il vostro codice vi proibisce di commettere omicidio, di uccidere un uomo disarmato, che non siete dei boia e che Dio proibisce il suicidio?
Il samurai insist, manifestamente pregandolo, ma Blackthorne di nuovo scosse la testa: "Kinjiru." L'uomo si guard intorno con occhi folli, poi a un tratto balz in piedi e infil la testa nel barile che serviva da latrina nel tentativo di annegarsi. Jan Roper e Sonk lo tirarono subito fuori, mezzo soffocato e in lotta contro di loro.
"Lasciatelo andare," ordin Blackthorne. Obbedirono ed egli indic la latrina. "Samurai, muoviti, se  questo che vuoi."
L'uomo stava vomitando, ma cap. Guard il recipiente schifoso e comprese di non avere la forza di tenervi la testa immersa abbastanza a lungo. Perduto in un'abietta infelicit, torn al suo posto accanto alla parete.
"Ges!" mormor qualcuno.
Blackthorne pesc una mezza tazza d'acqua, si rizz in piedi, con le giunture rigide, e and a offrirla al giapponese. Il samurai non la guard neppure.
"Mi chiedo fino a quando potr resistere," disse Blackthorne.
"Per sempre," rispose Jan Roper. "Sono bestie, non uomini."
"In nome di Cristo, fino a quando ci terranno qui dentro?" chiese Ginsel.
"Finch vorranno."
"Dovremo fare tutto quello che vorranno," intervenne van Nekk. "Per forza, se vogliamo vivere e uscire da questo buco del diavolo. Non  vero, pilota?"
"S." Blackthorne osserv le ombre. " mezzogiorno, cambia il turno."
Spillbergen, Maetsukker e Sonk cominciarono a lamentarsi, ma a forza di insulti l'inglese li costrinse ad alzarsi. Quando tutti si furono riassestati, si distese, con sollievo. Il fango era ributtante e le mosche peggiori del solito, ma il piacere di stendere le membra in tutta la lunghezza era enorme.
Che cosa hanno fatto a Pieterzoon? si chiese, sentendo la stanchezza invaderlo. Oh, Dio, aiutaci a uscire di qui! Ho tanta paura.
Sopra di loro risuonarono dei passi, la botola si apr: apparve il prete, fra due samurai.
"Pilota! Devi venire su. Da solo," ordin.

6
Tutti gli sguardi si puntarono su Blackthorne.
"Che cosa vogliono da me?"
"Non lo so," rispose padre Sebastio. "Ma devi salire subito."
Blackthorne sapeva di non avere scelta, ma non lasci la protezione del muro, cercando di raccogliere maggiori forze.
"Che cosa  successo a Pieterzoon?"
Il prete glielo spieg. Blackthorne ne tradusse le parole per chi non sapeva il portoghese.
"Dio abbia piet di lui," mormor van Nekk nel silenzio pieno di orrore. "Poveretto, poveretto!"
"Mi dispiace. Non ho potuto fare niente," disse il gesuita con profonda tristezza. "Credo che non mi abbia riconosciuto, n me n nessuno al momento in cui l'hanno immerso nell'acqua. Ormai non ragionava pi. Gli ho dato l'assoluzione e ho pregato per lui. Forse, la misericordia di Dio... In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen." Tracci il segno della croce sopra il pozzo. "Io vi imploro tutti di rinunciare alle vostre eresie e di rientrare nella fede di Dio. Pilota, devi salire."
"Non lasciarci, pilota, per amor di Dio!" grid Croocq.
Vinck si avvicin barcollando alla scala e cominci a salire. "Possono prendere me, non il pilota. Me, non lui. Ditegli..." Si ferm disperato sul gradino: una lancia gli stava puntata a un centimetro dal cuore. Cerc di afferrarne il manico, ma il samurai si teneva pronto e se Vinck non fosse saltato indietro sarebbe stato infilzato.
Lo stesso samurai indic Blackthorne, facendogli segno di salire. Con durezza. Blackthorne ancora non si mosse. Un altro samurai infil nel pozzo un lungo bastone a punta, cercando di agganciare Blackthorne per trascinarlo fuori.
Nel pozzo nessuno si mosse in aiuto di Blackthorne, tranne il samurai: egli afferr il palo e disse qualcosa, aspramente, al compagno di sopra, che esit, poi si strinse nelle spalle, guard Blackthorne e parl a sua volta.
"Che cosa ha detto?"
Il prete rispose. " un proverbio giapponese: Il destino di un uomo  il suo destino e la vita non  che illusione."
Blackthorne chin la testa in direzione del samurai, si avvicin alla scala e sal. Uscendo nella luce piena del sole, si ripar la vista dal fulgore, poi le ginocchia gli mancarono e cadde sul terreno sabbioso.
Omi si teneva da una parte, il prete e Mura stavano vicino ai quattro samurai. Qualche abitante del villaggio guard un momento da lontano, poi volse le spalle e se ne and.
Nessuno lo aiut.
Dio, dammi la forza! preg Blackthorne. Devo alzarmi in piedi e fingermi forte.  l'unica cosa che rispettino. La forza, il non mostrare paura. Ti prego, aiutami.
Strinse i denti, spinse le mani contro il suolo e si rizz, ondeggiando lievemente. "Che cosa diavolo vuoi da me, piccolo bastardo infetto?" chiese rivolto a Omi, poi disse al prete: "Digli che nel mio paese io sono un daimyo. Che razza di trattamento  questo? Digli che non ho niente contro di lui. Che ci lasci uscire o sar peggio per lui. Digli che sono un daimyo, Perdio! Sono erede di Sir William di Micklehaven, e spero che il bastardo sia morto da un pezzo! Diglielo!"
La notte era stata terribile per padre Sebastio, ma durante la veglia era giunto a sentire la presenza di Dio e aveva conquistato una serenit mai provata sino ad allora. Adesso sapeva di poter essere uno strumento divino contro i pagani, e di essere protetto contro di loro e contro l'astuzia del pirata. Sapeva, in cuor suo, che quella notte era stata una prova per lui, un momento cruciale.
"Diglielo!"
Il prete tradusse: "Il pirata dichiara di essere un signore nel suo paese. Ascolt la risposta di Omi. "Omi-san dice che non gli importa anche se nel tuo paese sei un re. Qui vivi solo per volont del Nobile Yabu, tu e i tuoi uomini."
"Digli che  uno stronzo."
"Dovresti stare attento a insultarlo."
Omi riprese a parlare. "Omi-san dice che potrai fare un bagno, e avrai da mangiare e da bere. Se ti comporti bene non ti rimetteranno nel pozzo."
"E i miei uomini?"
"Resteranno laggi."
"Allora digli di andare all'inferno." Blackthorne si avvi verso la scala per ridiscendere, ma due samurai glielo impedirono e lo trattennero con facilit, per quanto lottasse.
Omi parl al prete, poi ai suoi uomini, che lo lasciarono all'improvviso, tanto che quasi cadde a terra.
"Omi-san dice che se non ti comporti bene, un altro dei tuoi uomini verr portato fuori. Ci sono acqua e fuoco in abbondanza."
Se adesso cedo, pens Blackthorne, sapranno di possedere il mezzo per dominarmi e mi avranno definitivamente in loro potere. Ma che importa? Sono gi in loro potere e alla fine dovr fare comunque a modo loro. Aveva ragione van Nekk. Dovr piegarmi a tutto.
"Che cosa vuole da me? Cosa intende con 'comportarmi bene'?"
"Dice Omi-san che significa obbedire. Fare quel che ti si ordina. Mangiare anche lo sterco se  necessario."
"Digli di andare all'inferno. Digli che io ci piscio su di lui e su tutto il suo paese... e il suo daimyo."
"Io ti consiglio di accettare..."
"Digli esattamente le mie parole, perdio!"
"Va bene. Per io ti ho avvisato, pilota."
Omi ascolt il prete e le nocche delle sue dita, strette intorno all'elsa della spada, si sbiancarono. Tutti i suoi uomini si agitarono, a disagio, fissando Blackthorne con sguardi taglienti. Poi Omi diede un ordine.
Immediatamente due samurai scesero nel pozzo e portarono fuori Croocq. Lo trascinarono al calderone e ce lo infilarono, mentre altri portavano l'acqua e la legna. Quando il ragazzo impietrito fu dentro, l'acqua trabocc. Venne acceso il fuoco.
Blackthorne vide le labbra di Croocq muoversi senza emettere suono e il terrore travolgerlo. La vita non ha nessun valore per questa gente, pens. Che Dio li maledica, sono pronti a bollire Croocq quanto  vero che io mi trovo in questa terra dimenticata da Dio.
Il fumo si diffondeva sopra la sabbia. I gabbiani stridevano intorno alle barche da pesca. Un pezzo di legno cadde fuori dal fuoco.
"Digli di fermarsi," esclam Blackthorne. "Digli di fermarsi!"
"Dice Omi-san: 'Sei pronto a comportarti bene?'"
"S."
"Dice: 'Obbedirai a tutti gli ordini?'"
"Fin dove mi sar possibile, s."
Omi parl di nuovo. Padre Sebastio gli pose una domanda, il giapponese annu.
"Vuole che tu risponda direttamente a lui. 'S' in giapponese si dice hai. Dice: 'Obbedirai a tutti gli ordini?'"
"Fin dove sar possibile, hai."
Il fuoco cominciava a scaldare l'acqua e un gemito orrendo usc dalla bocca del ragazzo. Le fiamme salendo dalle fascine di legna collocate fra i mattoni, lambirono il metallo. Venne aggiunta altra legna.
"Omi-san dice: 'Sdraiati. Immediatamente.'"
Blackthorne obbed all'ordine.
"Omi-san dice che non aveva insultato la tua persona e che non esisteva nessuna ragione perch tu insultassi lui. Poich sei un barbaro, e ancora non sai come comportarti, non verrai ucciso. Ma ti verranno insegnate le buone maniere. Hai capito?"
"S."
"Vuole che tu risponda direttamente a lui."
Il ragazzo lanci un lungo grido lamentoso, poi svenne. Uno dei samurai gli tenne la testa fuori dall'acqua.
Blackthorne alz lo sguardo su Omi. Ricordati, comand a se stesso, ricordati che il ragazzo  nelle tue mani e la vita di tutti gli altri  nelle tue mani. S, disse la met diabolica di lui, ma non c' nessuna garanzia che il bastardo mantenga un patto.
"Hai capito?"
"Hai."
Vide Omi sollevare il chimono e estrarre il pene dal perizoma. Si aspettava che gli pisciasse in faccia, invece gli pisci sulla schiena. Per il Signore Ges, giur Blackthorne dentro di s, non dimenticher questo momento e un giorno Omi pagher!
"Omi-san dice che affermare di pisciare su qualcuno fa parte delle cattive maniere. Molto cattive.  maleducato e molto stupido dire che vuoi pisciare su qualcuno, quando sei disarmato. Ed  anche molto maleducato e molto stupido dire che vuoi pisciare su qualcuno quando sei disarmato, impotente e non disposto a lasciar morire i tuoi amici o i tuoi familiari."
Blackthorne non apr bocca. Continu a fissare Omi.
"Wakarimasu ka?" chiese Omi aspro.
"Dice: 'Hai capito?'"
"Hai." Blackthorne stava misurando la distanza fra s e Omi. Gli sembrava di sentire il collo e la faccia dell'altro sotto le dita e pregava di essere abbastanza veloce e forte da potergli cavare gli occhi prima che lo strappassero da lui. "E il ragazzo?"
Il prete si rivolse a Omi.
Omi guard il calderone: l'acqua era appena tiepida. Il ragazzo era svenuto ma vivo. "Tiratelo fuori!" ordin. "Chiamate un dottore se  necessario."
I suoi uomini obbedirono. Vide Blackthorne avvicinarsi al ragazzo e auscultargli il cuore.
Omi fece segno al prete. "Dite al capo che anche il ragazzo per oggi pu stare fuori dal pozzo. Se tutti e due si comportano bene, un altro barbaro potr forse uscire dal pozzo domani. Poi un altro. Forse. O pi di uno. Forse. Dipende da come si comportano quelli che sono fuori. Ma tu," e fiss direttamente Blackthorne, "tu sei responsabile anche della minima infrazione a ogni regola o ordine. Hai capito?"
Dopo che il prete ebbe tradotto, Omi ud il barbaro rispondere "s" e vide la furia omicida nei suoi occhi placarsi. Ma l'odio vi rimase. Che stupidaggine, e che ingenuit, pens Omi, mostrare cos apertamente ci che prova! Mi chiedo che cosa avrebbe fatto se mi fossi divertito con lui ancora un po'... se avessi finto di rimangiarmi la promessa o negato di aver promesso.
"Prete, qual  il suo nome? Dillo piano."
Ascolt il gesuita ripeterglielo pi volte, ma continu a risultargli incomprensibile.
"Tu sei capace di pronunciarlo?" chiese a uno dei suoi uomini.
"No, Omi-san."
"Prete, digli che d'ora in poi il suo nome  Anjin - Pilota. Quando ne sar degno, sar chiamato Anjin-san. Spiegagli che la nostra lingua non ha suoni adatti a dire il suo nome com' realmente." E in tono secco aggiunse: "Fagli capire bene che questo non vuole essere un insulto. Addio per il momento, Anjin."
Tutti si inchinarono davanti a lui, Omi ricambi cortesemente il saluto e se ne and. Quando fu lontano dalla piazza, sicuro di non essere visto da nessuno, si concesse un ampio sorriso. Aver domato cos rapidamente il capo dei barbari! Aver capito subito qual era il mezzo per dominarlo, lui e tutti gli altri!
Sono straordinari questi barbari, pens. Pi presto Anjin parler la nostra lingua, tanto meglio sar. Allora sapremo come schiacciare i barbari cristiani una volta per tutte!

"Perch non gli hai pisciato in faccia?" chiese Yabu.
"Sulle prime volevo farlo, signore. Ma il pilota  ancora una bestia selvaggia, estremamente pericolosa. Farglielo sulla faccia... ebbene, per noi, toccare la faccia di un uomo  il peggiore degli insulti, ne? Ho pensato che insultandolo cos a fondo avrebbe perso il controllo, perci gli ho pisciato sulla schiena e credo sia abbastanza."
Erano seduti sulla veranda della sua casa, su cuscini di seta. La madre di Omi stava servendo loro il t - il cha - con tutto il cerimoniale possibile. In giovinezza era stata ben istruita. Con un inchino offr la tazza a Yabu. Questi si inchin e per cortesia la offr a Omi, il quale naturalmente la respinse, con un inchino ancor pi profondo; poi Yabu la accett e sorseggi con gioia, sentendosi soddisfatto.
"Sono molto contento di te, Omi-san," disse. "Hai un'eccezionale capacit di ragionare. Ti sei comportato splendidamente sia nel preparare che nel manovrare l'intera faccenda."
"Siete troppo buono, signore. I miei sforzi avrebbero dovuto essere molto, molto migliori."
"Dove hai imparato tante cose sulla mentalit dei barbari?"
"A quattordici anni ho avuto per un anno come insegnante il monaco Jiro. Una volta egli era sacerdote cristiano, o meglio novizio, ma poi ha capito l'errore dovuto alla sua stupidit. E ho sempre ricordato una cosa che mi disse; mi spieg che la religione cristiana era vulnerabile perch il loro dio principale, Jesu, afferma che tutti devono 'amarsi' l'un l'altro. Non ha insegnato niente sull'onore e il dovere, solo sull'amore. E anche che la vita  sacra... 'Non devi uccidere", e altre sciocchezze. Anche questi nuovi barbari si dichiarano cristiani, bench il prete lo neghi, perci ne ho dedotto che forse appartengono solo a una setta diversa e quindi sono nemici, proprio come alcune sette buddiste si odiano fra loro. Ho pensato che se 'si amano l'un l'altro', forse potevamo domare il loro capo togliendo la vita o minacciando di toglierla a uno dei suoi uomini." Omi intuiva che il colloquio era pericoloso a causa della morte per tortura, della morte infamante. Avvert l'ammonimento silenzioso di sua madre.
"Volete dell'altro cha, Yabu-sama?" chiese la vecchia.
"Grazie," rispose Yabu. " molto buono."
"Grazie, signore. Ma, Omi-san," si rivolse al figlio cambiando piega alla conversazione, "il capo barbaro  vinto per sempre? Forse dovresti dire al nostro signore se credi che sia per sempre o temporaneamente."
Omi esit. "Temporaneamente. Ma credo che imparer presto la nostra lingua. E questo  molto importante per voi, signore. Forse dovrete eliminare uno o due di loro per tenere lui e gli altri sotto controllo, ma intanto impareranno come devono comportarsi. E una volta che potrete parlargli direttamente, Yabu-sama, potrete sfruttare quello che lui sa. Se  vero quanto dice il prete - che ha guidato la nave per diecimila ri - dev'essere parecchio abile."
"Tu sei piuttosto abile," rise Yabu. "Quelle bestie sono affidate a te, Omi-san, ammaestratore di uomini!"
Omi rise con lui. "Prover, signore."
'Il tuo feudo passa da cinquecento a tremila koku. Il tuo dominio si estende fino a venti ri." Un ri misurava circa un miglio. "E come ulteriore segno del mio affetto, al mio ritorno a Yedo ti mander due cavalli, venti chimoni di seta, un'armatura completa, due spade e armi sufficienti a equipaggiare altri cento samurai, che recluterai tu stesso. Quando scoppier la guerra, ti unirai subito al mio seguito personale come hatamoto." Yabu si sentiva generoso. L'hatamoto era un dipendente particolare del daimyo, che aveva il diritto di accesso presso di lui e il diritto di portare le spade in sua Presenza. Era contentissimo di Omi e si sentiva riposato, quasi rinato. Aveva dormito meravigliosamente. Al suo risveglio si era trovato solo, come Prevedeva, non avendo chiesto n alla cortigiana n al ragazzo di fermarsi. Aveva bevuto un po' di t e mangiato qualche boccone di zuppa di riso. Poi un bagno e il massaggio di Suwo.
 stata un'esperienza stupenda, pensava. Non mi ero mai sentito cos vicino alla natura, agli alberi, alle montagne, alla terra, all'insondabile tristezza della vita e della sua transitoriet. Gli urli avevano completato la perfezione di tutto il resto.
"Omi-san, nel mio giardino di Mishima c' una pietra che ti prego di accettare in ricordo di questo avvenimento e della notte meravigliosa e della nostra buona fortuna. Te la mander insieme al resto," disse. "Viene da Kyushu. Io l'ho chiamata La Pietra dell'Attesa, perch quando la trovai stavamo aspettando che il Nobile Taiko ordinasse un attacco.  avvenuto, oh! quindici anni fa. Io facevo parte dell'esercito con cui sconfisse i ribelli e sottomise l'isola."
"Mi concedete un grande onore."
"Perch non la metti qui, nel tuo giardino, e le cambi nome? Perch non chiamarla Pietra della Pace Barbara, per ricordare questa notte e l'attesa senza fine della pace?"
"Mi permetterete, forse, di chiamarla La Pietra della Felicit per ricordare a me e ai miei discendenti gli onori che mi concedete, zio?"
"No. Meglio chiamarla semplicemente Il Barbaro in Attesa. S, mi piace. Ci unisce ancora di pi, lui e me. Lui aspettava come io aspettavo. Io vivo, lui  morto." Yabu contempl il giardino, meditando. "Bene, Il Barbaro in Attesa... mi piace. Su un lato della roccia ci sono delle strane macchie che mi ricordano delle lacrime, e delle venature azzurre frammiste a un quarzo rossastro che mi ricordano la carne... la sua precariet!" Yabu sospir godendosi il suo stato d'animo malinconico. Quindi aggiunse: " bwne per un uomo porre una pietra e darle un nome. Il barbaro ci ha impiegato molto a morire. Forse rinascer giapponese, come compenso per le sue sofferenze. Non sarebbe meraviglioso?  poi forse un giorno i suoi discendenti vedranno la sua pietra e saranno felici."
Omi espresse con eloquenza i ringraziamenti che gli salivano dal cuore e protest di non meritare un simile dono. Ma Yabu sapeva che esso era pi che meritato. Avrebbe potuto dare di pi, senza sforzo, ma si era rammentato il vecchio adagio secondo cui si pu sempre accrescere un feudo, ma diminuirlo provoca inimicizia. E tradimento.
"Oku-san," disse alla donna, chiamandola onorevole madre, "mio fratello avrebbe dovuto parlarmi da tempo delle grandi doti del suo figliolo minore. E Omi-san oggi si troverebbe gi molto pi avanti. Mio fratello  troppo riservato, troppo improvvido."
"Mio marito  anche troppo intento a pensare al vostro bene, mio signore, per venire a disturbarvi," rispose lei, conscia della critica sottintesa nelle parole di Yabu. "Sono lieta che mio figlio abbia avuto occasione di rendersi utile a voi e di darvi soddisfazione. Mio figlio ha soltanto compiuto il proprio dovere, ne?  dovere di Mizuno-san e tutti noi servirvi."
Si udirono i cavalli avanzare per la salita. Igurashi, primo servitore di Yabu, attravers il giardino. " tutto pronto, signore. Se volete tornare presto a Yedo, dovremmo partire subito."
"Bene. Omi-san, tu e i tuoi uomini accompagnerete il convoglio e aiuterete Igurashi-san a portarlo al sicuro nel castello." Yabu scorse un'ombra sul viso di Omi. "Che c'?"
"Pensavo ai barbari."
"Lascia qualche guardia. Di fronte al convoglio hanno poca importanza. Fanne ci che vuoi, rimettili nel pozzo, decidi come vuoi. Se e quando ne otterrai qualcosa di utile, fammelo sapere."
"S, signore," rispose Omi. "Lascer dieci samurai con istruzioni precise per Mura; in cinque o sei giorni non potranno combinare niente di male. Che cosa volete che facciamo della nave?"
"Tenetela qui al sicuro. Ne sei, naturalmente, responsabile. Zukimoto ha scritto a un mercante di Nagasaki perch la offra in vendita ai portoghesi. Potranno venire loro a prendersela."
Omi esit. "Forse dovreste tenere per voi la nave, signore, e far s che i barbari insegnino a qualche nostro marinaio come manovrarla."
"Che bisogno ho di navi barbare?" Yabu rise ironico. "Dovrei diventare uno sporco mercante?"
"Naturalmente no, signore," si affrett a rispondere Omi. "Pensavo soltanto che Zukimoto potrebbe trovare il modo di impiegare un simile vascello."
"A che mi serve un mercantile?"
"Il prete ha detto che si trattava di una nave da guerra, signore, e sembrava averne paura. Quando scoppier la guerra, una nave potrebbe..."
"La nostra guerra sar combattuta per terra. Il mare  per i mercanti, che sono tutti sporchi usurai, per i pirati e i pescatori." Yabu si alz in piedi e si avvi per i gradini che conducevano al portone del giardino, dove un samurai teneva per la briglia il suo cavallo. Si ferm e guard il mare. Sent le ginocchia piegarsi.
Omi segu il suo sguardo.
Una nave stava doppiando il promontorio. Era una grande galea, con una moltitudine di remi, la pi veloce delle imbarcazioni costiere giapponesi, perch non dipendeva n dai venti n dalla marea. La bandiera sull'albero maestro portava l'insegna di Toranaga.

7
Toda Hiro-matsu, signore delle province di Sagami e Kozuk, il generale e 'I consigliere pi fidato di Toranaga, comandante in capo di tutti i suoi eserciti, discese da solo lungo la passerella, fino alla banchina. Era alto, per essere un giapponese, quasi un metro e ottanta, un uomo taurino, dalle mascelle pesanti, che portava con pienezza d'energia i suoi sessantasette anni. Il chimono militare era di seta marrone, rigido, guarnito solo da cinque piccoli stemmi di Toranaga - tre germogli di bamb intrecciati. Portava un Pettorale brunito e bracciali d'acciaio. Alla cintura solamente la spada corta. L'altra, quella lunga, la teneva in mano pronto a sfoderarla all'istante e a uccidere, per proteggere il suo signore, come era suo costume da quando aveva quindici anni.
Nessuno, neppure il Taiko, era riuscito a cambiarlo. Un anno prima, alla morte del Taiko, Hiro-matsu era diventato vassallo di Toranaga, il quale gli aveva dato il Sagami e il Kozuk, due delle sue Otto Province, cinquecentomila koku all'anno e gli aveva lasciato anche le sue abitudini. Hiro-matsu era bravissimo a uccidere.
Lungo la riva stavano allineati tutti gli abitanti del villaggio - uomini, donne, bambini - in ginocchio, a testa bassa. Davanti a loro, in file ordinate, c'erano i samurai. Alla loro testa Yabu, con i suoi luogotenenti.
Yabu sapeva che, se fosse stato una donna o un uomo debole, in quel momento si sarebbe strappato i capelli, gemendo e battendosi il petto. La coincidenza era troppo strana: che il celeberrimo Toda Hiro-matsu si trovasse l, in quel giorno, significava che Yabu era stato tradito, o a Yedo, da qualcuno della sua casa, o qui, ad Anjiro, da Omi, o da uno degli uomini di Omi, o da qualcuno del villaggio. Veniva colto in flagrante disobbedienza; un nemico voleva sfruttare a proprio vantaggio il suo interessamento per la nave.
Maledicendo la nave e tutti quelli che vi erano imbarcati, Yabu si inginocchi e si inchin, imitato dai samurai.
"Ah, Yabu-sama!" sent dire da Hiro-matsu e lo vide inginocchiarsi sulla stuoia che gli era stata preparata, ricambiando l'inchino. Ma fu un inchino meno profondo del dovuto e Hiro-matsu non attese che lui si inchinasse di nuovo; Yabu cap di trovarsi in grandissimo pericolo. Vide il generale sedersi sui talloni. Lo chiamavano col nomignolo di "Pugno di ferro". Solo Toranaga o uno dei tre consiglieri godevano del privilegio di battere la bandiera di Toranaga. Perch mandare un generale cos importante per cogliermi lontano da Yedo?
"Mi onorate con il visitare uno dei miei poveri villaggi, Hiro-matsu," disse.
"Sono qui per ordine del mio padrone." Hiro-matsu era noto per la rude schiettezza. Non possedeva sottigliezza n furberia, ma solo una lealt assoluta verso il suo signore.
"Sono onorato e molto lieto," riprese Yabu. "Sono corso qui da Yedo a causa di quella nave barbara."
"Toranaga-sama aveva invitato tutti i daimyo suoi amici ad aspettare a Yedo il suo ritorno da Osaka.
"Come sta il nostro signore? Spero che tutto gli vada bene."
"Prima si trover al sicuro nel suo castello di Yedo, meglio sar. Prima scoppier apertamente la lotta con Ishido, chiameremo le truppe alle armi, ci apriremo la via fino a Osaka e bruceremo il suo castello, meglio sar." Il viso del vecchio si arross per l'inquietudine che provava; detestava trovarsi lontano da Toranaga. Il Taiko aveva eretto il castello di Osaka in modo da renderlo invulnerabile: era il pi vasto dell'impero, con una serie di torrioni e fossati, di fortificazioni minori e torri e ponti, e poteva racchiudere nelle sue mura fino a ottantamila soldati. E attorno alle mura e all'enorme cittadella, stavano altre truppe, altrettanto bene addestrate e ben armate, tutte composte da fanatici sostenitori di Yaemon, l'erede. "Gli ho detto decine di volte che era un pazzo a mettersi nelle mani di Ishido. Un pazzo completo!"
"Ma il Nobile Toranaga doveva andare, ne? Non aveva scelta." Il Taiko aveva ordinato che il Consiglio dei reggenti si riunisse per almeno dieci giorni due volte all'anno e sempre nel maschio del castello di Osaka. Ognuno dei reggenti poteva portare al massimo cinquecento persone al proprio seguito. E tutti gli altri daimyo erano ugualmente in obbligo di recarsi al castello, con le loro famiglie, per rendere omaggio all'erede, pure due volte all'anno. Cos tutti, per una parte dell'anno, erano sotto controllo e senza difesa. "La riunione era fissata, ne? Se non ci fosse andato, sarebbe stato un tradimento, ne?"
"Tradimento verso chi?" Hiro-matsu divent ancora pi rosso. "Ishido sta cercando di isolare il nostro padrone. Badate, se io avessi Ishido in mio potere, come lui ha il Nobile Toranaga, non esiterei un attimo, qualunque rischio corressi. La testa di Ishido sarebbe da un pezzo staccata dal suo collo e il suo spirito aspetterebbe di rinascere." Senza volere il generale stava torcendo il consunto fodero della spada che teneva nella mano sinistra. La destra, magra e callosa, giaceva in grembo, pronta all'azione. Esamin l'Erasmus. "Dove sono i cannoni?"
"Li ho fatti portare a terra. Per sicurezza. Toranaga-sama concluder un nuovo compromesso con Ishido?"
"Quando io ho lasciato Osaka, tutto era tranquillo. Il Consiglio doveva riunirsi entro tre giorni."
"Il dissenso sar manifesto?"
"Io lo vorrei. Ma il mio signore lo vorr? Se preferisce il compromesso, lo raggiunger." Hiro-matsu guard Yabu. "Aveva ordinato a tutti i daimyo alleati di aspettarlo a Yedo. Fino al suo ritorno. Questo villaggio non  Yedo.
"Infatti. Ma io ho capito che la nave era tanto importante per la nostra causa da doverla esaminare immediatamente."
"Non ce n'era nessun bisogno, Yabu-san. Avreste dovuto mostrare pi fiducia. Non accade nulla che il nostro padrone non sappia. Avrebbe mandato lui qualcuno. Infatti ha mandato me. Da quanto siete qui?"
"Un giorno e una notte."
"Perci avete impiegato due giorni a venire da Yedo?"
"S."
"Avete viaggiato molto in fretta. Devo farvi i complimenti."
Per guadagnare tempo, Yabu cominci a spiegare dettagliatamente a Hiiro-matsu le sue marce forzate, ma la sua mente era intenta a problemi pi vitali. Chi era la spia? Come mai Toranaga era stato informato della nave tanto rapidamente quanto lui? E chi aveva rivelato a Toranaga la sua partenza? Cosa inventare adesso e come comportarsi con Hiro-matsu?
Hiro-matsu lo ascolt, poi disse in tono pungente: "Toranaga-sama confisca la nave e tutto il suo contenuto."
Un silenzio attonito cadde sulla spiaggia. Si trovavano nell'Izu, feudo di Yabu, dove Toranaga non aveva nessun diritto. N Hiro-matsu aveva alcun diritto di dare ordini. La mano di Yabu strinse la spada.
Hiro-matsu attese, con la calma dell'esperienza. Aveva eseguito esattamente gli ordini di Toranaga e ora si era impegnato: si trattava di uccidere o essere ucciso, senza soluzioni intermedie.
Anche Yabu sapeva che a quel punto doveva decidersi. Non poteva pi aspettare: se rifiutava di consegnare la nave, doveva uccidere Hiro-matsu, perch Pugno di ferro non se ne sarebbe mai andato senza la nave. Sulla galea ancorata alla banchina c'erano forse duecento samurai scelti, e anche loro avrebbero dovuto morire. Poteva invitarli a terra e preparare una trappola. Entro poche ore poteva chiamare ad Anjiro tanti samurai da sopraffarli, maestro com'era nelle imboscate. Ma questo avrebbe costretto Toranaga a muovere contro l'Izu. Sarai inghiottito in un boccone, si disse, a meno che Ishido non venga a salvarti. E perch dovrebbe salvarti, dato che il tuo nemico Ikawa Jikkyu  suo parente e mira a impadronirsi dell'Izu? L'uccisione di Hiro-matsu aprirebbe le ostilit, perch Toranaga sarebbe costretto dal suo onore ad attaccarti, forzando Ishido a muoversi anche lui e l'Izu diventerebbe il primo teatro di guerra.
E le mie armi? Le mie belle armi e il mio bel piano? Se le devo consegnare a Toranaga perder per sempre la mia occasione immortale.
Yabu teneva la mano sulla spada di Murasama e sentiva il sangue pulsargli nel braccio e il bisogno accecante di dare il via allo scontro. Aveva subito eliminato l'eventualit di non parlare dei moschetti: se era stata rivelata la notizia della nave, certo era stata rivelata anche la qualit del suo carico. Ma come aveva potuto Toranaga ricevere cos rapidamente l'informazione? Con un piccione viaggiatore! Ecco la risposta. Da Yedo o da qui? Chi possiede, qui, dei piccioni viaggiatori? Perch non dispongo anch'io di questo servizio? Questa  colpa di Zukimoto, doveva pensarci lui, ne?
Deciditi. Guerra o non guerra?
Yabu invoc la maledizione di Budda, di tutti i kami, di tutti gli dei esistenti o ancora da inventare, su colui o coloro che lo avevano tradito, sui loro genitori e sui discendenti fino alla decimillesima generazione. E cedette.
"Il Nobile Toranaga non pu confiscare la nave, perch gli  destinata in dono. Ho dettato gi una lettera in questo senso, non  vero, Zukimoto?"
"S, signore."
"Naturalmente, se lui vorr considerarla confiscata, cos sar. Ma doveva rappresentare un dono." Yabu si compiacque che la sua voce risuonasse naturale. "Sar molto soddisfatto del bottino."
"Grazie a nome del mio padrone." Hiro-matsu dentro di s si stupiva una volta di pi della preveggenza di Toranaga: egli aveva previsto infatti che cos sarebbe accaduto e che non ci sarebbe stata battaglia. "Non ci credo," aveva risposto Hiro-matsu. "Nessun daimyo sopporterebbe di vedere i propri diritti cos usurpati. Yabu non lo sopporter. Io certo non lo farei. Nemmeno per voi, signore."
"Ma tu avresti obbedito ai miei ordini e mi avresti parlato della nave. Yabu bisogna manovrarlo. Ho bisogno della sua violenza e della sua astuzia: neutralizza Ikawa Jikkyu e mi protegge un fianco."
Su quella spiaggia, sotto il bel sole, Hiro-matsu si costrinse a un cortese inchino, odiando la propria doppiezza. "Il Nobile Toranaga sar felice della vostra generosit."
Yabu lo scrutava attentamente. "Non  una nave portoghese."
"Gi. L'abbiamo saputo."
" una nave pirata." Vide il generale stringere gli occhi.
"Eh?"
Mentre gli riferiva quanto era stato detto dal gesuita, Yabu pensava: se questo fatto  nuovo per te come lo era per me, non vuol forse dire che Toranaga ha ricevuto le stesse informazioni che ho avuto io? Ma se tu conosci il contenuto della nave, allora la spia dev'essere Omi, o un suo samurai, o uno del villaggio. "Vi  una grande quantit di tessuto. Un po' di denaro, moschetti, polvere da sparo e palle di cannone."
Hiro-matsu esit, poi chiese: "I tessuti sono sete della Cina?"
"No, Hiro-matsu-san," rispose Yabu, ricorrendo al san. Erano daimyo di pari grado, e adesso che stava cos grandiosamente "donando" la nave si sentiva abbastanza al sicuro da usare un termine meno deferente. Fu soddisfatto di notare che all'altro, pi anziano, non era sfuggito quel termine. Sono io il daimyo dell'Izu, per il sole, la luna e le stelle!
" un tessuto spesso e pesante, molto insolito e completamente inutile per noi," disse. "Ho fatto portare a terra tutto quanto avesse un certo valore."
"Bene. Mettete tutto a bordo della mia nave, vi prego."
"Come?" Yabu si sent quasi scoppiare le viscere.
"Tutto. Subito."
"Adesso?"
"S. Mi dispiace molto, ma capirete di certo che voglio tornare a Osaka il pi presto possibile."
"S, ma... ci sar posto per tutto?"
"Rimettete i cannoni sulla nave barbara e sigillatela. Entro tre giorni arriveranno le barche per rimorchiarla a Yedo. Quanto ai moschetti, la polvere, le palle..." Hiro-matsu s'interruppe, evitando la trappola di cui si era accorto solo in quel momento.
"Sulla galea c' posto per i cinquecento moschetti," gli aveva spiegato Toranaga, "e per tutta la polvere e i ventimila dobloni d'argento. Lascia i cannoni in coperta e il tessuto nella stiva. Lascia parlare Yabu e dagli ordini, in modo che non abbia tempo di riflettere. Ma non mostrarti con lui irritato o impaziente. Ho bisogno di lui, ma voglio quelle armi e quella nave. Stai attento, cercher di metterti in trappola per farti rivelare che conosci esattamente il carico e non devi scoprire la nostra spia."
Hiro-matsu maledisse la propria incapacit a tendere simili tranelli. "Quanto allo spazio necessario," riprese secco, "mi direte voi quale debba essere. E voglio sapere qual  con precisione il carico. Quanti moschetti e palle e cos via... Il tesoro  in lingotti o in monete? Si tratta d'oro o d'argento?"
"Zukimoto!"
"S, Yabu-sama?"
"Portami l'elenco del carico." A te ci penser dopo, si ripromise Yabu.
Zukimoto corse via.
"Dovete essere stanco, Hiro-matsu-san. Gradite forse del cha? Vi abbiamo preparato un alloggio, per quanto modesto. I bagni sono assolutamente indegni, ma forse vi far piacere rinfrescarvi."
"Grazie. Siete molto premuroso. Un bagno e una tazza di cha saranno un'ottima cosa. Ma pi tardi: prima raccontatemi tutto quello che  avvenuto dal momento dell'arrivo della nave."
Yabu gli rifer i fatti, tralasciando quanto riguardava la cortigiana e il ragazzo, che era trascurabile. Su suo ordine, Omi raccont la propria storia, omettendo i colloqui privati tra lui e Yabu. Poi Mura raccont la propria, saltando i particolari dell'erezione del pene di Anjin perch, secondo Mura, per quanto interessante, avrebbe potuto offendere Hiro-matsu, a cui, data l'et, le erezioni dovevano capitare molto di rado e molto distanziate.
Hiro-matsu osserv il filo di fumo che ancora si levava dal rogo. "Quanti pirati sono rimasti?"
"Dieci, signore, compreso il capo," rispose Omi.
"Dove si trova ora questo capo?"
"In casa di Mura."
"Che cosa ha fatto? Qual  stata la sua prima mossa dopo essere uscito dal pozzo?"
" andato dritto al bagno, signore," disse Mura in fretta. "E adesso dorme come un masso."
"Non avete dovuto trascinarlo questa volta?"
"No, signore."
"Si direbbe che impari alla svelta." Hiro-matsu torn a guardare Omi. "Credi che si potr insegnargli le buone maniere?"
"No. Non ne sono sicuro, Hiro-matsu-sama."
"Tu potresti mai lavarti dalla schiena l'orina di un nemico?"
"No, signore."
"E nemmeno io. Mai. I barbari sono molto strani." Hiro-matsu riport il discorso sulla nave. "Chi sorveglier il carico?"
"Mio nipote, Omi-san."
"Bene. Omi-san, voglio partire prima del tramonto. Il mio capitano ti aiuter ad affrettarti. Entro tre bastoncini." L'unit di tempo era il periodo impiegato da un bastoncino d'incenso a bruciare, circa un'ora.
"S, signore."
"Perch non venite con me a Osaka, Yabu-san?" Hiro-matsu lo propose come se l'idea gli si fosse presentata in quel momento. "Il Nobile Toranaga sarebbe felicissimo di ricevere dalle vostre mani tutte queste cose. Da voi in persona. Vi prego, di posto ce n' abbastanza." Yabu cominci a protestare ed egli lo lasci parlare per un po', come aveva ordinato Toranaga, poi, sempre secondo l'ordine di Toranaga, disse: "Insisto. Insisto in nome del Nobile Toranaga. La vostra generosit esige una ricompensa."
Quale? La mia testa e le mie terre? pens Yabu amaramente, sapendo di non poter fare altro che accettare con aria grata. "Grazie. Ne sar onorato."
"Bene. Allora, tutto  sistemato," esclam Pugno di ferro con evidente sollievo. "E adesso il cha e un bagno."
Yabu lo accompagn cortesemente alla casa di Omi, su per la collina. Il vecchio venne lavato e strofinato, poi rimase disteso, contento, nel vapore bollente. Quindi le mani di Suwo lo rimisero a nuovo. Un po' di riso, pesce crudo e verdure sott'aceto, in privato. Del cha sorseggiato in belle tazzine di porcellana. Un breve sonnellino senza sogni.
Dopo tre bastoncini la porta si apr scivolando. La sua guardia del corpo sapeva bene di non dover entrare nella stanza senza essere chiamata. Hiro-matsu era gi sveglio, con la spada semisguainata e pronta.
"Yabu-sama aspetta qui fuori, signore. Dice che la nave  stata caricata."
"Eccellente."
Hiro-matsu usc sulla veranda e orin nel secchio. "I vostri uomini sono molto efficienti, Yabu-san."
"I vostri li hanno aiutati, Hiro-matsu-san. E sono pi che efficienti."
S, e per il sole! lo devono essere, pens Hiro-matsu, poi, sentendosi di buon umore, osserv: "Niente vale una buona pisciata, quando la vescica  piena, quando c' ancora una bella spinta dietro al liquido. Ne? ti fa risentire giovane. E alla mia et si ha bisogno di sentirsi giovani." Si aggiust comodamente il perizoma, aspettando qualche frase di garbato consenso da parte di Yabu. Ma non ne vennero. Cominci a irritarsi, ma si domin. "Fate portare alla mia nave il capo dei pirati."
"Come?"
"Siete stato tanto generoso da offrire in dono la nave e il suo contenuto: l'equipaggio rientra nel contenuto, perci porter il capo pirata a Osaka. Il Nobile Toranaga vuole vederlo. Naturalmente potete fare degli altri ci che volete. Ma accertatevi che la vostra gente sappia, in vostra assenza, che i barbari sono propriet del mio padrone e che sar bene ce ne siano nove, vivi e in buona salute e disponibili qui, quando lui li vorr."

Yabu si affrett alla banchina dove doveva trovarsi Omi.
In precedenza, dopo aver lasciato Hiro-matsu al suo bagno, si era recato lungo il sentiero sinuoso dietro al terreno dei funerali. Si era rapidamente inchinato davanti al rogo e aveva proseguito, costeggiando i campi di grano e di frutta, a terrazze, e sbucando infine su un breve altopiano sovrastante il villaggio. Sul luogo vegliava il piccolo tempio di un kami e un albero antico offriva ombra e quiete. Yabu vi si era recato appunto per lasciar sbollire l'ira e riflettere. Non aveva osato avvicinarsi alla nave n a Omi o ai suoi 'uomini, perch sapeva che avrebbe ordinato a molti, se non a tutti, di fare seppuku, il che avrebbe costituito uno spreco, e avrebbe sterminato il villaggio, il che sarebbe stato sciocco, dato che i suoi abitanti pescavano il pesce e producevano il riso che dava ricchezza ai samurai.
Era rimasto seduto a calmarsi in solitudine, cercando di aguzzare la mente, finch il sole era calato, allontanando la foschia sul mare. Le nubi che nascondevano i monti lontani si erano aperte per un momento e Yabu aveva colto la bellezza delle alte cime innevate. Quella vista lo aveva definitivamente placato e aveva potuto cominciare a pensare e architettare piani.
Metti al lavoro delle spie per scovare la spia, si disse. Nelle parole di Hiro-matsu niente aveva indicato se il tradimento fosse venuto da qui o da Yedo. A Osaka hai amici potenti, fra cui lo stesso Nobile Ishido. Forse uno di loro sar in grado di fiutare il nemico. Ma devi mandare immediatamente un messaggio riservato a tua moglie, nel caso che l'informatore si nasconda l. E Omi? Incaricarlo di scovare la spia qui?  forse lui stesso?  difficile, ma non impossibile. Per  pi che probabile che il tradimento sia stato perpetrato a Yedo,  una questione di tempi. Se Toranaga avesse ricevuto a Osaka la notizia della nave appena essa era arrivata, Hiro-matsu si sarebbe presentato qui prima di quanto ha fatto. A Yedo hai degli informatori: che si mettano al lavoro.
E quanto ai barbari? Adesso rappresentano l'unico guadagno che puoi ricavare dalla nave. Come puoi usarli? Ma aspetta... non ti ha forse gi dato Omi la risposta? Puoi sfruttare la loro conoscenza del mare e delle navi per contrattare con Toranaga a proposito delle armi. Ne? Un'altra possibilit: diventare completamente vassallo di Toranaga. Rivelagli il tuo piano, chiedigli di darti il comando del reggimento di artiglieria, per la sua gloria. Ma un vassallo non deve mai aspettarsi che il suo signore compensi i suoi servigi, n li riconosca: servire  un dovere, il dovere  proprio del samurai, essere samurai  l'immortalit. Questa sarebbe la strada migliore, pens Yabu, proprio la migliore. Potrei essere veramente suo vassallo? O di Ishido?
No,  impensabile. Alleato s, vassallo no.
Bene, dunque i barbari dopo tutto sono un patrimonio. Omi ha avuto ragione ancora una volta.
Si era sentito finalmente placato e quando, a tempo debito, un messaggero lo aveva informato che la nave era stata caricata, si era presentato a Hiro-matsu. E adesso scopriva di aver perduto anche i barbari.
Quando giunse alla banchina, ribolliva di collera. "Omi-san!"
"S, Yabu-sama?"
"Porta qui il capo barbaro. Verr con me a Osaka. Quanto agli altri, bada che si abbia cura di loro durante la mia assenza. Li voglio sani e ridotti alle buone maniere. Usa il pozzo, se ne hai bisogno."
Fin dal momento in cui era arrivata la galea, la mente di Omi era in tumulto e il suo animo pieno di angoscia per Yabu. "Lasciatemi venire con voi, signore. Forse potr esservi d'aiuto."
"No, voglio che tu ti occupi dei barbari."
"Vi prego. Forse in piccola misura potr ripagarvi della vostra bont."
"Non ce n' bisogno," rispose Yabu, pi gentilmente di quanto volesse. Ricord di aver aumentato lo stipendio di Omi a tremila koku e di averne ingrandito il feudo a causa del bottino e delle armi. Che ora non esistevano pi. Ma aveva visto l'ansia reale del giovane e involontariamente aveva provato un moto di calore. Con vassalli come lui, mi costruir un impero, promise a se stesso. Quando riavr i miei cannoni, Omi sar a capo di un'unit. "Quando verr la guerra, ebbene, allora avr un posto molto importante per te, Omi-san. Adesso vai a prendere il barbaro."
Omi port con s quattro guardie e Mura come interprete.

Blackthorne fu strappato a fatica dal sonno e gli ci volle un intero minuto per schiarirsi la mente. Quando ci fu riuscito si trov davanti Omi che lo osservava.
Un samurai gli aveva tolto la trapunta di dosso, un altro lo scuoteva e gli ultimi due tenevano in mano delle canne di bamb con aria minacciosa.
Mura s'inginocchi e s'inchin. "Konnichi wa." Buongiorno.
"Konnichi wa." Blackthorne si rizz in ginocchio e s'inchin con altrettanta cortesia, per quanto fosse nudo.
Si tratta solo di cortesia, pens.  un'usanza per loro e lo fanno per educazione, quindi non c' da vergognarsene. E la nudit viene ignorata ed  pure un'usanza, quindi non c' da vergognarsi nemmeno di quella.
"Anjin, prego vestire," disse Mura.
Anjin? Ah, s, ricordo. Il prete mi ha spiegato che non sanno pronunciare il mio nome, perci mi hanno dato nome Anjin, che vuol dire "pilota", e che non intendono con questo insultarmi. E se lo meriter mi chiameranno Anjin-san, signor pilota.
Non guardare Omi, si ammon, non ancora. Non ricordarti della piazza e di Omi e Croocq e Pieterzoon. Una cosa per volta. Cos devi fare, l'hai giurato davanti a Dio: una cosa per volta. In nome di Dio Signore, avr la mia vendetta!
Vide che i suoi abiti erano stati di nuovo ripuliti e benedisse chiunque se ne fosse preso cura: ne era uscito, da quegli abiti, per entrare nel bagno, come se fossero infetti e appestati. Si era fatto strofinare la schiena per tre volte, con la spugna pi ruvida e con la pomice. Eppure sentiva ancora bruciare l dove era caduta l'orina.
Distolse lo sguardo da Mura e lo pos su Omi. Un piacere contorto e torbido gli derivava dal sapere il suo nemico vicino e vivo.
Si inchin come aveva visto inchinarsi i giapponesi pari grado e rimase inchinato. "Konnichi wa, Omi-san," disse. Non c' da vergognarsi a parlare la loro lingua, n a dire buongiorno o a inchinarsi per primo, secondo i loro usi.
Omi si inchin in risposta. Blackthorne not che non era stato proprio un inchino profondo, alla pari col suo, ma per il momento si accontent.
"Konnichi wa, Anjin," lo salut Omi. La voce era cortese, ma non abbastanza.
"Anjin-san!" corresse Blackthorne, guardandolo in faccia.
Le loro volont si scontrarono e Omi si trov sfidato come si pu esserlo ai dadi o alle carte. Le hai o no le buone maniere?
"Konnichi wa, Anjin-san," disse infine, con un leggero sorriso.
In fretta Blackthorne si vest. Indossava calzoni larghi e brachette, calze e camicia e giacca; i lunghi capelli erano legati dietro la nuca in ordine e si era sistemato la barba con un paio di forbici prestategli dal barbiere.
"Hai, Omi-san?" chiese, una volta vestito, sentendosi meglio, ma ancora molto in guardia e col desiderio di conoscere molte pi parole.
"Mano, prego," intervenne Mura.
Blackthorne non cap e lo spieg a segni. Mura tese le mani e le un insieme come fossero legate.
"Mano, prego."
"No." Blackthorne rispose rivolto direttamente a Omi, e scosse la testa. Non  necessario," disse in inglese, "non  affatto necessario. Ho dato la mia parola." Parlava con voce gentile e ragionevole, poi, imitando Omi, in tono duro disse: "Wakarimasu ka, Omi-san?" Hai capito?
Omi rise, poi esclam: "Wakarimasu, Anjin-san. Hai." Si volt e se ne and. Mura e gli altri lo guardarono allontanarsi sbalorditi. Blackthorne lo segu nel sole. Anche gli stivali erano stati puliti e prima che potesse infilarli, la domestica "Onna" era gi in ginocchio ad aiutarlo.
"Grazie, Haku-san," le disse, ricordandone il nome. Come si dir "grazie"? si chiese.
Usc dal portone, seguendo Omi.
Ti devo stare dietro, maledetto bast... fermati! ti ricordi che cosa ti sei promesso? E perch imprecare contro di lui, o anche contro te stesso? Lui non ha imprecato contro di te. Le imprecazioni sono del debole o dello sciocco. Non  vero?
Una cosa alla volta. Basta che tu sia dietro a lui, tu lo sai bene e lui lo sa bene. Non commettere errori, lui lo sa benissimo.

I quattro samurai si affiancarono a Blackthorne durante la discesa dalla collina, ancora non in vista del porto. Omi camminava avanti, Mura discretamente a dieci passi dietro di loro.
Mi riportano nel sotterraneo? si chiedeva l'inglese. Perch volevano legarmi le mani? Omi ieri - Cristo! era solo ieri? - non ha detto: "Se ti comporti bene, potrai stare fuori dal pozzo. Se ti comporti bene, domani un altro sar tirato fuori dal pozzo. Forse. E forse altri ancora." Non ha detto cos? Non mi sono comportato bene? Chiss come sta Croocq. Quando l'hanno trasportato nella casa dove li avevano tenuti in principio, il ragazzo era vivo.
Blackthorne si sentiva meglio oggi. Il bagno, il sonno e il cibo fresco avevano cominciato a rimetterlo in forma. Sapeva che, mantenendosi prudente e potendo riposare, dormire e mangiare, entro un mese sarebbe stato in grado di correre per un miglio e nuotare per un miglio e comandare una nave da guerra e guidarla intorno al mondo.
Ma adesso non pensare a questo! Bada a conservare le tue forze oggi. Un mese non  una grande speranza, eh?
La passeggiata gi per la collina e attraverso il villaggio lo stancava. Sei pi debole di quanto credessi... No, ordin a se stesso, sei pi forte di quanto credessi.
Gli alberi dell'Erasmus spuntarono sopra i tetti e il suo cuore acceler i battiti. La strada si curvava, seguendo la collina, scendeva alla piazza e l finiva. In pieno sole vide un palanchino con le tende tirate. Quattro portatori in perizoma gli stavano accovacciati accanto, frugandosi distrattamente in bocca. Appena scorsero Omi si inginocchiarono, con un profondissimo inchino.
Omi rispose appena con un cenno del capo, passando, ma quando una ragazza usc dal portone per raggiungere il palanchino, si ferm.
Anche Blackthorne si ferm, trattenendo il fiato.
Una giovane domestica corse con un parasole verde a riparare la fanciulla. Omi s'inchin, la fanciulla anche e conversarono con aria vivace, senza la minima arroganza da parte di Omi.
La ragazza indossava un chimono color pesca, con un'alta cintura d'oro, e pantofoline d'oro. Blackthorne vide che guardava lui. Evidentemente stava parlando di lui con Omi. Non sapeva come reagire o che cosa fare, perci si limit ad aspettare, beandosi della vista di lei, della bellezza e del calore della sua presenza. Si chiese se fosse l'amante di Omi, o sua moglie. Ma  proprio vera? pens.
A una domanda di Omi lei rispose agitando il ventaglio verde, che scintill e danz nel sole. La sua risata era musicale e la sua delicatezza squisita. Anche Omi sorrise, poi si volt e si allontan, ritornando a essere il samurai di sempre.
Blackthorne lo segu. Sentendo su di s lo sguardo della ragazza, le disse: "Konnichi wa."
"Konnichi wa, Anjin-san," rispose lei e la sua voce lo commosse. Era alta poco pi di un metro e mezzo e perfetta. Quando si inchin lievemente, la brezza sollev il chimono di seta ed egli scorse l'orlo del chimono sottostante, scarlatto, che gli apparve incredibilmente erotico.
Mentre girava l'angolo il profumo della ragazza ancora lo seguiva. Poi vide la botola e l'Erasmus. E la galea. La fanciulla gli usc dalla mente.
Perch i portelli dei cannoni sono vuoti? Dove sono i cannoni e che ci fa qui una galea, in nome di Cristo, e che cosa  successo nel pozzo?
Una cosa alla volta.
Prima l'Erasmus: il troncone dell'albero di trinchetto, strappato dalla tempesta, sporgeva malconcio. Non ha importanza, pens. Si pu rimetterla in mare facilmente. Potremmo sciogliere piano gli ormeggi, la marea e il flusso notturno ci porteranno via in silenzio e domani potremmo carenare all'estremit di quella punta dell'isola. Mezza giornata per riparare l'albero e poi via, con tutte le vele spiegate, verso l'alto mare. Forse sarebbe meglio non ancorarsi e cercare riparo in acque pi sicure. Ma dov' l'equipaggio? Da solo non puoi manovrarla.
Da dove era saltata fuori quella galea di schiavi? E perch?
Scorse gruppi di samurai e di marinai sulla banchina. Il vascello a sessanta remi - trenta per parte, sistemati con cura - era in perfetto ordine, pronto a partire subito, e involontariamente Blackthorne rabbrivid. L'ultima volta che aveva visto una galea era stato al largo della Costa d'Oro, due anni prima, quando la sua flotta era ancora tutta unita, con le cinque unit in cammino. Si era trattato allora di un ricco mercantile costiero portoghese, che fuggiva davanti a loro. L'Erasmus non era riuscito a catturarlo n ad affondarlo.
Blackthorne conosceva bene la costa nordafricana. Era stato pilota e capitano per dieci anni della London Company of Barbary Merchants, la societ per azioni che forniva navi mercantili da combattimento per rompere il blocco spagnolo e commerciare con la costa della Barberia. Aveva portato navi nell'Africa occidentale e settentrionale, a sud fino a Lagos, a nord e a est attraverso lo Stretto di Gibilterra - sempre pattugliato dagli spagnoli - fino a Salerno, nel Regno di Napoli. Il Mediterraneo era pericoloso per le navi inglesi e olandesi: vi si aggiravano in forze i nemici spagnoli e portoghesi e, peggio ancora, gli ottomani, i turchi infedeli, che infestavano le acque con galee e navi da guerra.
Erano stati viaggi molto redditizi per lui, tanto che si era comprato una nave, un brigantino da centocinquanta tonnellate, in modo da commerciare per proprio conto. Ma gli era affondata sotto i piedi e lui aveva perso tutto. Erano fermi sottovento, al largo della Sardegna, quando a un tratto nel sole era apparsa una galea turca. Lo scontro era stato feroce, finch, verso il tramonto, lo sperone nemico li aveva presi a poppa ed erano stati rapidamente abbordati. Non aveva mai dimenticato l'urlo "Allahhhhhh!" dei corsari mentre piombavano sopra le sue falchette. Erano armati di spade e moschetti. Lui aveva radunato gli uomini e il primo attacco era stato respinto, ma col secondo erano stati sgominati, e aveva ordinato che si incendiasse il magazzino. La nave era in fiamme e Blackthorne aveva deciso che era meglio morire che essere condannati come schiavi ai remi. D'essere fatto schiavo aveva sempre avuto il terrore, se lo avessero catturato vivo: era un destino frequente per i marinai presi prigionieri.
Allo scoppio del magazzino, l'esplosione aveva staccato il fondo del suo brigantino e distrutto in parte la nave avversaria e nella confusione lui era riuscito a nuotare fino alla lancia e scappare insieme a quattro dell'equipaggio. Quelli che non ce l'avevano fatta a raggiungerlo, aveva dovuto abbandonarli, e ancora riudiva le loro grida di aiuto in nome di Dio. Ma Dio, quel giorno, aveva distolto lo sguardo da quegli uomini ed essi erano morti o finiti schiavi ai remi. Invece aveva assistito Blackthorne e gli altri quattro che erano riusciti a raggiungere Cagliari. E da l erano tornati in patria, senza un soldo.
Era accaduto otto anni prima, nell'anno in cui la peste era scoppiata a Londra, e con la peste la carestia e le rivolte dei disoccupati affamati. La peste aveva spazzato via il fratello minore di Blackthorne, con la sua famiglia, e lo stesso suo figlio maggiore era morto. Ma con l'inverno la peste era scomparsa e lui aveva trovato facilmente un'altra nave per riprendere il mare e rifarsi una fortuna: prima con la London Company of Barbary Merchants, poi in un viaggio alle Indie Occidentali alla caccia degli spagnoli. Quindi, gi un po' pi ricco, aveva navigato con l'olandese Kees Veerman nel suo secondo viaggio alla ricerca del leggendario Passaggio a Nordest, verso il Catai e le orientali Isole delle Spezie, passaggio di cui si supponeva l'esistenza nei mari artici, a nord della Russia zarista. Avevano cercato per due anni, poi Kees Veerman era morto nelle distese artiche insieme all'ottanta per cento della ciurma e Blackthorne aveva riportato a casa i pochi sopravvissuti. Tre anni prima era entrato in contatto con la Dutch East India Company (la Compagnia Olandese per l'India Orientale) creata da poco, che gli aveva chiesto di guidare la loro prima spedizione nel Nuovo Mondo. In segreto gli avevano sussurrato di aver comprato, a prezzo altissimo, un rutter portoghese, di contrabbando, che doveva contenere il segreto dello Stretto di Magellano, e di volerne provare le indicazioni. Naturalmente i mercanti olandesi avrebbero preferito uno dei loro piloti, ma nessuno eguagliava in bravura gli inglesi addestrati nella monopolistica Trinity House e l'enorme valore di quel rutter li costringeva a puntare su Blackthorne, che d'altronde era un elemento perfetto: era il miglior pilota vivente di religione protestante, di madre olandese e capace di parlare benissimo l'olandese. Blackthorne aveva acconsentito con entusiasmo e aveva accettato il quindici per cento di tutti i profitti come ricompensa. Secondo l'uso, aveva giurato solennemente davanti a Dio di essere fedele alla Compagnia, impegnandosi a guidare la loro flotta e riportarla in patria.
Perdio! riporter l'Erasmus a casa, pens Blackthorne. E con tutti gli uomini che lui lascer in vita.
Stavano attraversando la piazza e, staccando lo sguardo dalla galea, egli scorse i tre samurai a guardia della botola. Mangiavano usando abilmente quelle bacchette che Blackthorne aveva gi visto nelle mani dei giapponesi, ma che lui non riusciva a maneggiare.
"Omi-san!" A segni indic che voleva avvicinarsi alla botola, solo per gridare una parola ai suoi amici. Un momento appena. Omi scosse il capo e disse qualcosa che lui non cap, poi prosegu il cammino, oltre il calderone, fino alla banchina. Blackthorne lo segu obbediente. Una cosa alla volta, si ripet. Sii paziente.
Giunti sulla banchina, Omi si volt e grid qualcosa alle guardie vicine alla botola; Blackthorne le vide aprire e guardare in basso. Una di loro fece un segno ad alcuni abitanti del villaggio che portarono la scala e un barile d'acqua fresca e lo calarono gi. Risalirono con quello vuoto e con la latrina.
Ecco! Se sei paziente e rispetti le loro regole di gioco, puoi aiutare i tuoi uomini, pens con soddisfazione.
Vicino alla galea stavano dei gruppi di samurai. In disparte un vecchio di alta statura: dalla deferenza che gli mostrava il daimyo Yabu e dai sobbalzi degli altri alla sua minima parola, Blackthorne intu immediatamente quanto dovesse essere importante.  il loro re? si chiese.
Omi si inginocchi con umilt e il vecchio rispose con un mezzo inchino posando lo sguardo su di lui. Anche Blackthorne, chiamando a raccolta tutto il garbo che possedeva, si inginocchi, appoggiando le mani piatte sul fondo sabbioso della banchina, come aveva visto fare a Omi, e si inchin profondamente.
"Konnichi wa, sama," disse gentilmente. E vide il vecchio inchinarsi di nuovo a met. Segu una breve discussione fra Yabu, il vecchio e Omi, poi Yabu si volse a Mura.
Mura indic la galea. "Anjin-san, prego, l."
"Perch?"
"Vai! Adesso. Vai!"
Blackthorne si sent invadere dal panico. "Ma perch?"
"Isogi!" ordin Omi, accennandogli la galea.
"No, non voglio..." A un ordine secco di Omi quattro samurai piombarono su Blackthorne, stringendogli le braccia. Mura estrasse la corda e cominci a legargliele dietro la schiena.
"Figli di puttana!" grid Blackthorne. "Non voglio andare a bordo di quella nave di schiavi!"
"Madonna! Lasciatelo andare! Scimmie mangiapiscia, lasciate stare quel bastardo! Kinjiru, ne?  il pilota? Lanjin, ka?"
Blackthorne non credeva alle sue orecchie. I violenti insulti in portoghese erano arrivati dalla coperta della galea. Solo allora vide l'uomo che si avviava sulla passerella: alto come lui e pressappoco della sua et, aveva capelli neri e occhi scuri ed era vestito da marinaio, piuttosto in disordine, con uno stocco al fianco e le pistole alla cintura. Al collo portava un crocifisso ingemmato. In testa aveva un berretto inclinato spavaldamente e un gran sorriso gli spaccava il viso.
"Sei il pilota? Il pilota della nave olandese?"
"S," si sent dire Blackthorne.
"Bene, bene. Io sono Vasco Rodrigues, pilota della galea." Si rivolse al vecchio in un misto di giapponese e portoghese, chiamandolo ora scimmia-sama, ora Toda-sama. Per due volte estrasse una pistola e la punt drammaticamente contro Blackthorne, rimettendola poi alla cintura. Il suo giapponese era pesantemente adorno di dolci imprecazioni in un portoghese da trivio che solo i marinai potevano capire.
Hiro-matsu disse poche parole e i samurai lasciarono libero Blackthorne, mentre Mura lo slegava.
"Cos va meglio. Ascolta, pilota: questo  come un re. Gli ho detto che mi prendo io la responsabilit di te e che ti posso far saltare la testa in un secondo!" Rodrigues si inchin verso Hiro-matsu, poi sorrise a Blackthorne. "Inchinati al bastardo-sama."
Blackthorne obbed, come in sogno.
"Lo fai come un giapponese," comment Rodrigues con un sogghigno. "Sei proprio il pilota? A che latitudine  la Lucertola?"
"Quarantanove gradi cinquantasei primi nord, e bisogna badare alle scogliere a sud-sudovest."
"Sei il pilota, perdio!" Rodrigues gli strinse calorosamente la mano. "Sali a bordo. C' da mangiare e brandy e vino e grog e tutti i piloti dovrebbero voler bene agli altri piloti, che sono lo sperma della terra. Amen! Giusto?"
"S," acconsent debolmente Blackthorne.
"Quando ho sentito che ci portavamo dietro un pilota, ho detto: 'Bene! Sono anni che non ho il piacere di parlare con un pilota autentico.' Sali a bordo. Come hai fatto a passare la Malacca? Come hai potuto evitare le nostre navi di pattuglia nell'Oceano Indiano, eh? A chi l'hai rubato il rutter?"
"Dove mi portate?"
"Osaka. Il Grande Signore Alto Boia in persona ti vuole vedere."
Blackthorne si sent riprendere dal panico. "Chi?"
"Toranaga! Signore delle Otto Province, dovunque diavolo stiano! Il daimyo capo del Giappone. Il daimyo  come un re o un feudatario, ma meglio. Sono tutti dei tiranni."
"Che cosa vuole da me?"
"Non lo so, ma per questo siamo venuti qua. E se Toranaga ti vuole vedere, pilota, ti vedr. Si dice che abbia un milione di fanatici dagli occhi a fessura pronti a morire per l'onore di pulirgli il culo, se appena lo desidera! 'Toranaga vuole che tu gli porti qui il pilota, Vasco,' mi ha detto l'interprete. 'Porta qui il pilota e il carico della nave. Conduci laggi il vecchio Toda Hiro-matsu a esaminare la nave e...' Oh, s, pilota, tutto  confiscato, a quanto ho sentito, la nave e tutto quello che conteneva!"
"Confiscato?"
"Forse sono chiacchiere. I giapponesi a volte confiscano con una mano e restituiscono con l'altra... o fingono di non aver mai dato quell'ordine.  difficile capirli, questi bastardi gialli!"
Blackthorne sent gli occhi gelidi del vecchio giapponese penetrargli dentro e cerc di nascondere il suo timore. Rodrigues segu il suo sguardo. "S, cominciano ad agitarsi. Avremo tempo per parlare. Sali a bordo." Si volt, ma Blackthorne lo trattenne.
"E che succeder dei miei amici, dell'equipaggio?"
"Eh?"
Blackthorne lo mise in fretta al corrente del pozzo e della prigionia. Rodrigues interrog Omi in giapponese. "Dice che staranno bene. Sentimi, non c' niente che possiamo fare, n tu n io. Devi aspettare, con i giapponesi non si sa mai. Hanno sei facce e tre cuori." Rodrigues si inchin a Hiro-matsu come un cortigiano europeo. "Cos facciamo in Giappone, come alla corte del fornicatore Filippo II, che Dio se lo porti presto nella tomba!" Precedette Blackthorne in coperta. Con suo grande stupore, l'inglese non vide catene n schiavi.
"Che c'? Stai male?" chiese Rodrigues.
"No, ma credevo che ci fossero gli schiavi."
"Non ne hanno in Giappone, neppure nelle miniere. Strano, ma  cos. Mai visto pazzi simili, eppure ho fatto tre volte il giro del mondo. Abbiamo dei rematori che sono samurai. Sono soldati, soldati del vecchio, e non vedrai mai schiavi remare meglio o soldati battersi meglio di loro." Rodrigues rise. "Ce la mettono tutta sui remi e io li sprono, tanto per vederli sputare sangue. Non mollano mai. Siamo venuti da Osaka - circa trecento miglia marine - in quaranta ore. Vieni di sotto. Partiremo fra poco. Sei sicuro di star bene?"
"S, credo di s." Blackthorne stava guardando l'Erasmus, ancorato a un centinaio di metri. "Pilota, non c' modo di salire a bordo? Non mi hanno lasciato andare, non ho vestiti e l'hanno sigillata appena siamo arrivati."
Rodrigues esamin la nave attentamente.
"Quando avete perso l'albero di trinchetto?"
"Poco prima di prendere terra qui."
"Ce n' uno di riserva a bordo?"
"S."
"Qual  il porto di provenienza?"
"Rotterdam."
" stata costruita l?"
"S."
"Ci sono stato. Brutti fondali, ma un ottimo porto. Ha una bella linea, la tua nave. Nuova... non ne avevo mai viste di quella classe. Madonna, dev'essere veloce, molto veloce! Difficile da manovrare." Rodrigues lo guard in faccia. "Puoi prendere la tua roba in fretta?" Rivolt la clessidra della mezz'ora, che stava attaccata alla chiesuola, insieme a quella dell'ora.
"S." Blackthorne cerc di non lasciar trasparire la speranza che gli nasceva dentro.
"Ma a una condizione, pilota: niente armi, n nascoste nella manica, n altrove. La tua parola di pilota. Ho detto alle scimmie che sono io responsabile di te."
"D'accordo." Blackthorne guardava la sabbia scorrere silenziosa nella clessidra.
"Se fai il minimo trucco o imbroglio, pilota o no, ti stacco la testa, o ti taglio la gola. Se ti dir di s."
 "Ti do la mia parola, da pilota a pilota, in nome di Dio. E maledetti siano gli spagnoli!"
Rodrigues sorrise e gli diede una pacca cordiale sulla schiena. "Cominci a piacermi, ingeles."
"Come sai che sono inglese?" chiese Blackthorne, sicuro della perfezione del suo portoghese e che niente nelle sue parole poteva averlo rivelato per non-olandese.
"Sono un indovino. Non lo sono tutti i piloti?" Rodrigues rise.
"Hai parlato col prete? Te l'ha detto padre Sebastio?"
"Non parlo coi preti, se posso farne a meno. Una volta la settimana  pi che sufficiente per chiunque." Rodrigues lanci abilmente uno sputo negli ombrinali e si avvicin alla passerella che portava alla banchina. "Toda-sama! Ikimasho ka?"
"Ikimasho, Rodrigu-san. Ima!"
"Ima sia." Rodrigues osserv pensoso Blackthorne. "Ima vuol dire 'adesso, subito'. Dobbiamo partire subito, ingeles."
La sabbia aveva gi formato un mucchietto nitido in fondo alla clessidra. "Vuoi chiederglielo, per favore? Se posso salire sulla mia nave?"
"No, ingeles. Non gli chieder una puttanata simile."
A un tratto Blackthorne si sent svuotato, e molto vecchio. Osserv Rodrigues accostarsi alla ringhiera del cassero e latrare ordini a un piccolo marinaio che stava in coperta, sul cassero rialzato di prua. "Ehi, capitano-san, ikimasho? I samurai a bordo, ima! Ima, wakarimasu ka?"
"Hai, Anjin-san."
Rodrigues suon immediatamente sei tocchi forti alla campana e il capitano-san cominci a gridare ordini ai marinai e ai samurai a bordo e sulla riva. I marinai si affrettarono in coperta, nella disciplinata e coordinata confusione dei preparativi per la partenza, Rodrigues prese con calma Blackthorne per un braccio e lo spinse verso tribordo, lontano dalla riva.
"L sotto c' una lancia, ingeles. Non correre, non guardarti intorno e non badare a nessuno tranne che a me. Se io ti dico di tornare indietro, fallo subito."
Blackthorne attravers il ponte e percorse la passerella, diretto alla piccola scialuppa giapponese. Gli giunsero delle voci irose e si sent rizzare i capelli in testa, perch la nave era piena di samurai, di cui alcuni armati di moschetto, e molti di arco e frecce.
"Non preoccupatevi per lui, capitano-san. Sono io il responsabile, io, Rodrigu-san, ichi ban Anjin-san, per la Madonna! Wakarimasu ka?" Quelle parole dominarono per un momento le altre voci, ma queste erano sempre pi rabbiose.
Blackthorne era quasi nella scialuppa e vide che non c'erano scalmi. Non posso vogare come fanno loro, si disse, non posso usare la barca! Ed  troppo lontano per nuotare... o no? Esitante, cerc di calcolare la distanza. Se si fosse sentito veramente in forma, non avrebbe atteso un istante, ma cos?
Dei passi risuonarono sulla passerella dietro di lui, ed egli domin l'istinto di voltarsi.
"Siediti a poppa!" gli ordin Rodrigues in tono pressante. "Sbrigati!"
Blackthorne obbed e Rodrigues balz agilmente nella barca, afferr i remi e cominci a remare in piedi, con estrema abilit.
In cima alla passerella stava un samurai, molto agitato, affiancato da altri due con gli archi gi tesi. Il samurai-capitano gridava, facendo loro chiari cenni che dovevano tornare indietro.
A pochi metri dal vascello Rodrigues si gir. "Andiamo soltanto l!" url, puntando il dito verso lErasmus. "Fate salire i samurai a bordo!" Con decisione volt le spalle alla sua nave e continu a remare, spingendo sui remi alla maniera giapponese, ritto a met barca. "Dimmi se infilano le frecce nell'arco, ingeles! Guardali con attenzione! Che cosa stanno facendo adesso?"
"Il capitano  infuriato. Non avrai dei guai?"
"Se non partiamo al momento fissato, il vecchio pu avere ragione di protestare. Che fanno quelli con l'arco?"
"Niente. Stanno ascoltando lui e lui sembra indeciso. No... adesso uno tira fuori una freccia."
Rodrigues si prepar a fermarsi. "Madonna, sono troppo maledettamente precisi per rischiare!  gi incoccata?"
"S... ma aspetta un momento! Il capitano... qualcuno  andato da lui, un marinaio, mi sembra. Pare che gli chieda qualcosa a proposito della nave. Il capitano guarda noi. Adesso sta parlando a quello con la freccia. E lui la mette via. Il marinaio gli indica qualcosa in coperta."
Rodrigues gett un'occhiata rapida alle sue spalle e respir pi liberamente. " uno degli ufficiali. Gli ci vorr tutta la mezz'ora per avere i rematori pronti."
Blackthorne attese, mentre la distanza cresceva. "Il capitano guarda di nuovo verso di noi. No. Tutto bene. Se n' andato. Ma uno dei samurai ci sorveglia."
"Faccia pure." Rodrigues si rilass, ma non rallent il ritmo della remata, n si guard indietro. "Non mi piace voltare la schiena ai samurai, specialmente se sono armati. Non che li veda mai disarmati, i bastardi."
"Perch?"
"Gli piace uccidere, ingeles. Hanno perfino l'abitudine di dormire con le spade. Questo  un grande paese, ma i samurai sono pericolosi come vipere e anche pi cattivi di loro."
"Perch?"
"Non lo so il perch, ingeles, ma lo sono," rispose Rodrigues, lieto di poter discorrere con uno della sua razza. "Naturalmente tutti i giapponesi sono diversi da noi - non sentono il dolore o il freddo come noi - ma i samurai sono anche peggio. Non hanno paura di niente, e meno di tutto della morte. Perch? Dio solo lo sa, ma  la verit. Se i capi gli dicono 'ammazza!' loro ammazzano, 'muori!' e loro si gettano sulle spade e si squarciano il ventre. Ammazzano e muoiono con la facilit con cui noi pisciamo. Anche le donne sono samurai, ingeles, ammazzano per proteggere i loro padroni, come qui sono chiamati i mariti, e si ammazzano se ne ricevono l'ordine. Lo fanno tagliandosi la gola. Qui un samurai pu ordinare alla moglie di uccidersi e lei deve obbedire, per legge. Ges Madonna! Le donne sono qualcosa di diverso, un'altra specie, ingeles, non c' niente di simile sulla terra, ma gli uomini... I samurai sono rettili e il modo pi sicuro di imitarli  di considerarli serpenti velenosi. Stai bene adesso?"
"S, grazie. Sono un po' fiacco, ma va bene."
"Com' andato il viaggio?"
"Duro. A proposito dei samurai, come fa uno a diventarlo? Basta mettersi le due spade e aggiustarsi i capelli a quel modo?"
"Lo si  per nascita. Naturalmente ci sono samurai di tutti i gradi, dai daimyo in cima alla concimaia fino al soldato semplice, in fondo.  un fatto ereditario. In passato, mi hanno raccontato, era come da noi in Europa: i contadini potevano essere soldati e viceversa, e c'erano cavalieri e nobili per eredit, fino ai re. Qualche soldato contadino  arrivato fino al massimo grado, come il Taiko."
"Chi ?"
"Il Grande Despota, che ha governato tutto il Giappone, il Grande Assassino... un giorno ti parler di lui.  morto un anno fa e sta bruciando all'inferno." Rodrigues sput nell'acqua. "Oggi invece bisogna nascere samurai,  ereditario, ingeles. Madonna! Non hai idea di quanta importanza diano all'eredit, alla famiglia, al rango e roba simile... hai visto come si inchina Omi a quel demonio di Yabu e come tutti e due strisciano davanti al bastardo-sama. 'Samurai' viene da una parola che significa 'servire.' Ma anche se tutti si inchinano a quello che gli sta sopra, sono tutti ugualmente samurai, con i privilegi speciali dei samurai. Cosa sta succedendo a bordo?"
"Il capitano sta blaterando con un altro samurai e indica noi. Che cos'hanno di speciale?"
"Qui i samurai governano tutto e possiedono tutto. Hanno il loro codice d'onore e il loro regolamento. Arroganti? Madonna, nemmeno te lo figuri! Il pi umile di loro pu ammazzare, in perfetta legalit. Chiunque non sia samurai, qualunque uomo, donna o bambino, per qualunque ragione o senza ragione. Possono uccidere, in perfetta legalit, per provare se la loro spada tagliapiscio  affilata - io gliel'ho visto fare - e hanno le migliori spade del mondo. Meglio delle lame di Damasco. Che sta facendo il figlio di puttana?"
"Ci guarda. Tiene l'arco sulla schiena, adesso." Blackthorne rabbrivid. "Questi bastardi mi sono pi odiosi degli spagnoli."
Rodrigues rise di nuovo, sempre remando. "A dire tutta la verit, anche a me fanno cagliare il piscio! Ma se vuoi arricchirti in fretta devi lavorare con loro, perch sono i padroni di tutto. Sei sicuro di star bene?"
"S, grazie. Cosa dicevi? Che i samurai sono padroni di tutto?"
"S. Il paese  tutto diviso in caste, come in India. E i samurai stanno in cima. Subito dopo vengono i contadini." Rodrigues lanci un altro sputo in acqua. "Solo i contadini possono essere padroni della terra. Capito? Ma i samurai sono padroni di tutti i prodotti. Sono padroni di tutto il riso, che  l'unico raccolto importante, e ne danno una parte ai contadini. Solo ai samurai  permesso portare armi. Chiunque attacchi un samurai  colpevole di ribellione, cosa punibile con la morte immediata. E se uno assiste all'aggressione e non ne riferisce subito all'autorit  pure punibile con la morte, insieme alla moglie e perfino i figli. Se non lo riferisce, tutta la famiglia viene messa a morte. Per la Madonna, i samurai sono figli di Satana! Ho visto coi miei occhi dei bambini tritati in poltiglia." Rodrigues si raschi la gola e sput. "Ma anche cos, se tieni presente una o due cosette, questo posto  un paradiso in terra." Gett uno sguardo alla galea, per rassicurarsi, e sogghign. "Bene, ingeles, niente vale un giretto in barca per il porto, eh?"
Blackthorne rise. Gli anni gli caddero di dosso nel risentire il moto familiare dell'onda, l'odore della salsedine, i gabbiani stridere e incrociarsi nell'aria sopra di lui, l'impressione della libert, dell'arrivare infine a una meta, dopo tanto tempo. "Non credevo che mi avresti aiutato ad andare sull'Erasmus!"
"Questo  sempre il guaio con gli ingeles: non hanno pazienza. Stammi a sentire: non devi mai chiedere niente ai giapponesi. Samurai o no, sono tutti uguali. Se tu chiedi, loro sono incerti e poi vanno a domandare a quello di grado superiore. Qui devi agire. Naturalmente," e la sua risata piena si diffuse sul mare, "qualche volta, se sbagli, finisci ammazzato!"
"Sai vogare bene, cos in piedi. Quando sei arrivato, mi stavo chiedendo come usare i remi."
"Non avrai creduto che ti lasciassi andare solo, eh? Come ti chiami?"
"Blackthorne. John Blackthorne."
"Sei mai andato a nord, ingeles, all'estremo nord?"
"Ero con Kees Veerman sulla Der Lifle, otto anni fa, nel suo secondo viaggio alla ricerca del Passaggio a Nordest. Perch?"
"Mi piacerebbe che me ne parlassi, e mi raccontassi anche tutti i posti dove sei stato. Credi che la troveranno mai la strada? Il passaggio a nord per l'Asia, da est o da ovest?"
"S. Voi e gli spagnoli bloccate tutt'e due le rotte a sud, per cui ci  necessario. S, lo scopriremo, o lo scopriranno gli olandesi. Perch?"
"E conosci anche la costa della Barberia, eh?"
"S. Perch?"
"E conosci Tripoli?"
"Quasi tutti i piloti ci sono stati. Perch?"
"Mi sembra di averti visto una volta. S, a Tripoli. Qualcuno ti ha indicato, dicendomi: 'quello  il famoso pilota inglese, che  andato con l'esploratore olandese, Kees Veerman, nei mari artici e una volta  stato capitano con Drake.' Eh? Con l'Armada? Quanti anni avevi allora?"
"Ventiquattro. E tu cosa facevi a Tripoli?"
"Ero pilota su una nave corsara inglese. La mia nave l'aveva catturata nelle Indie questo pirata. Morrow - Henry Morrow si chiamava. Bruci la mia nave, dopo averla saccheggiata, e mi offr il posto di pilota, dicendo che il suo era inservibile - sai come vanno le cose. Da dove ci trovavamo - ci aveva catturato mentre caricavamo acqua davanti a Hispaniola - voleva andare a sud, lungo il Mar dei Caraibi, e poi indietro attraverso l'Atlantico per cercare di intercettare il trasporto annuale d'oro spagnolo vicino alle Canarie, poi attraverso lo Stretto di Gibilterra a Tripoli, se non ci fossimo riusciti, alla ricerca di altre prede, poi di nuovo a nord, fino all'Inghilterra. Mi fece la solita proposta, se io avessi accettato, di liberare i miei compagni, dando loro provviste e barche. E io gli dissi: 'Certo, perch no? A patto che non attacchiamo nessuna nave portoghese e che mi sbarchiate vicino a Lisbona e non rubiate i miei rutter.' Discutemmo per un pezzo... sai com'. Poi io giurai sulla Madonna e tutti e due giurammo sulla croce e cos concludemmo l'affare. Abbiamo fatto una buona traversata e abbiamo beccato qualche grasso mercantile spagnolo. Quando siamo stati al largo di Lisbona, mi ha chiesto di rimanere a bordo, mi ha ripetuto il solito messaggio della buona regina Betta, e come lei avrebbe pagato in modo principesco qualunque pilota portoghese che volesse servirla e insegnare alla Trinity House, e come avrebbe pagato cinquemila ghinee per il rutter dello Stretto di Magellano o del Capo di Buona Speranza." Il sorriso di Rodrigues era ampio, i denti bianchi e forti, e i baffi e la barba scuri e ben curati. "Ma io non li avevo, quei rutter. Almeno cos dissi a lui. Morrow mantenne la parola, come tutti i pirati. Mi fece sbarcare, con i miei rutter - naturalmente li aveva fatti copiare, anche se lui non sapeva n leggere n scrivere - e mi pag anche la mia parte. Tu sei mai stato con lui, ingeles?"
"No. La regina lo ha nominato cavaliere pochi anni fa. Non ho mai navigato sulle sue navi. Sono contento che con te si sia comportato bene."
Erano ormai vicini all'Erasmus e alcuni samurai li guardavano sorpresi.
" stata la seconda volta che ho fatto il pilota per gli eretici. La prima non mi era andata cos bene."
"No?"
Rodrigues ritir i remi e la barca accost agilmente. Poi si attacc alle funi per salire a bordo. "Vai su, ma lascia parlare me."
Blackthorne cominci ad arrampicarsi, mentre l'altro legava saldamente la barca. Ma Rodrigues arriv per primo in coperta e si inchin come un cortigiano. "Konnichi wa a tutti i bastardi-sama!"
In coperta c'erano quattro samurai e Blackthorne riconobbe in uno di loro una delle guardie del pozzo. Attoniti, si inchinarono rigidamente al portoghese. Blackthorne lo scimmiott, sentendosi goffo. Avrebbe preferito inchinarsi nel modo corretto.
Rodrigues and dritto alla scaletta del boccaporto, ancora perfettamente sigillata. Un samurai lo ferm.
"Kinjiru, gomen nasai."  proibito, mi dispiace.
"Kinjiru, eh?" ripet il portoghese, chiaramente poco impressionato. "Io sono Rodrigu-san, anjin di Toda Hiro-matsu-sama. Questo sigillo," disse, indicando la striscia rossa con la strana scritta, "Toda Hiro-matsu-sama, ka?"
"Iy," rispose il samurai, scuotendo il capo. "Kasigi Yabu-sama!"
"IYE?" ripet Rodrigues. "Kasigi Yabu-sama? Io servo Toda Hiro-matsu-sama, che  un re pi grande del vostro bastardo e che viene da parte di Toranaga, che  il pi grosso bastardo-sama del mondo. Ne?" Strapp il sigillo dalla porta e appoggi la mano su una pistola. Le spade dei samurai erano gi a met fuori dai foderi. Il portoghese disse con calma a Blackthorne: "Tieniti pronto ad abbandonare la nave." Poi si rivolse ai samurai a grinta dura, ripetendo: "Toranaga-sama!" Con la sinistra indic la bandiera che sventolava sull'albero maestro della sua galea. "Wakarimasu ka?"
I samurai esitarono e Blackthorne si prepar a tuffarsi.
"Toranaga-sama!" Rodrigues tir un calcio alla porta, facendo saltare il chiavistello, e l'apr. "WAKARIMASU KA?"
"Wakarimasu, Anjin-san," Rapidi i samurai riposero le spade, si inchinarono, si scusarono e si inchinarono di nuovo. Rodrigues rispose con voce rude: "Cos va meglio," e fece strada di sotto.
"Cristo Ges, Rodrigues!" esclam Blackthorne. "Fai sempre cos e te la cavi sempre?"
"Lo faccio molto di rado," rispose il portoghese, asciugandosi il sudore sulla fronte, "e anche in questi casi vorrei non averci provato."
Blackthorne si appoggi alla paratia. "Mi sembra di aver preso un calcio nello stomaco."
" l'unico modo: devi agire come un re. Ma anche cos, con un samurai non si sa mai come va a finire. Sono pericolosi come un prete con una candela nel culo seduto su un barile di polvere."'
"Che cosa gli hai detto?"
"Toda Hiro-matsu  il principale consigliere di Toranaga, un daimyo superiore a quello locale. Per questo hanno ceduto."
"Che tipo  Toranaga?"
" una storia lunga, ingeles." Rodrigues sedette su un gradino, si sfil lo stivale e si massaggi la caviglia. "Mi sono quasi rotto il piede contro quella trappola di porta."
"Non era chiusa a chiave. Potevi aprirla."
"Lo so, ma non avrebbe avuto lo stesso effetto. Per la Madonna benedetta, ne hai ancora da imparare!"
"Mi insegnerai?"
Rodrigues si rinfil lo stivale. "Dipende."
"Da cosa?"
"Vedremo, no? Per adesso ho parlato sempre io, ed  giusto - io sono a posto, tu no. Presto toccher a te. Qual  la tua cabina?"
Blackthorne lo osserv per un momento. Il puzzo sotto coperta era stantio e pungente. "Grazie per avermi aiutato a salire a bordo."
Fece strada. La sua porta non era chiusa a chiave: la cabina era stata rovistata da capo a fondo e tutto quanto era asportabile ne era stato tolto. Non c'erano n libri n vestiti, n strumenti o penne. Anche il baule era spalancato e vuoto.
Pallido di rabbia, entr nella sala, seguito da Rodrigues che si guardava attentamente intorno. Anche lo scompartimento segreto era stato scoperto.
"Si sono presi tutto, questi pidocchi appestati!"
"Che cosa ti aspettavi?"
"Non lo so. Credevo... con i sigilli..." Blackthorne entr nella stanza della cassaforte. Era vuota. E cos il magazzino. Vi erano rimaste soltanto le balle di tessuto di lana. "Dio maledica tutti i giapponesi!" Torn nella sua cabina e sbatt il coperchio del baule.
"Dove sono?" chiese Rodrigues.
"Che cosa?"
"I tuoi rutter. Dove sono i tuoi rutter?"
Blackthorne lo fiss con aria stupita.
"Nessun pilota si preoccupa dei vestiti. Tu sei venuto qui per i rutter. Non  vero?"
"S."
"Perch cos sorpreso, ingeles? Perch credi che sia venuto a bordo anch'io? Per aiutarti a raccattare stracci? Comunque saranno logori e ne hai bisogno di nuovi e io ne ho un sacco da darti. Ma i rutter dove sono?"
"Spariti. Erano nel baule."
"Non voglio rubarli, ingeles. Voglio solo leggerli. E copiarli, se servisse. Li terr cari come fossero miei, perci puoi stare tranquillo." La sua voce si indur. "Tirali fuori, ingeles. Abbiamo poco tempo."
"Non posso. Sono spariti. Stavano nel baule."
"Non li avresti lasciati l dentro, non quando entravi in un porto straniero. Non avrai dimenticato la prima regola di un pilota: nasconderli con cura e lasciare incustoditi solo quelli falsi. Sbrigati!"
"Me li hanno rubati!"
"Non ti credo, ma riconosco che li hai nascosti benissimo. Io li ho cercati per due ore e non ho trovato uno schifoso niente."
"Come?"
"Perch ti meravigli tanto, ingeles? Dove l'hai la testa?  ovvio che sono venuto sin qui da Osaka per esaminare i tuoi rutter!"
"Eri gi salito a bordo?"
"Madonna!" sbott Rodrigues con impazienza. "S, naturalmente, due o tre ore fa, con Hiro-matsu, che voleva dare un'occhiata. Ha rotto i sigilli e poi il daimyo locale li ha rimessi dopo che ce n'eravamo andati. Sbrigati, perdio! Il tempo corre."
"Sono stati rubati!" Blackthorne gli spieg in che modo erano arrivati e come lui fosse rinvenuto ormai a terra. Poi prese a calci il baule per tutta la stanza, bestemmiando contro chi gli aveva saccheggiato la nave. "Li hanno rubati! Tutte le mie mappe e tutti i miei rutter! Di qualcuno ho le copie in Inghilterra, ma quello di questo viaggio  scomparso e anche..."
"E anche il rutter portoghese? Via, ingeles, non poteva essere che portoghese."
"S, anche quello portoghese." Controllati, si disse. Sono spariti e questa  la fine. Chi li ha in mano adesso? I giapponesi? O li hanno dati al prete? Senza i rutter e le mappe non si pu ritrovare la rotta fino a casa. Non ci tornerai mai pi... No, non  vero. Puoi guidare la nave fino in patria, con molta attenzione e un'enorme fortuna... Non essere assurdo! Sei all'altro capo del mondo, in territorio nemico, in mani nemiche, e non hai n rutter n mappe. "Oh, Ges, dammi forza!"
Rodrigues lo osservava con intensit e alla fine disse: "Mi dispiace per te, ingeles. So quello che provi...  successo anche a me una volta. Era inglese anche lui, il ladro. Possa affondare con la sua nave e bruciare per sempre all'inferno! Andiamo, torniamo a bordo."

Omi e gli altri rimasero sulla banchina fino a quando la galea fu scomparsa dietro il promontorio. A occidente la notte si addensava e premeva lungo il cielo rosso, a oriente aveva ormai unito cielo e mare, cancellando l'orizzonte.
"Mura, quanto ci vorr per riportare i cannoni sulla nave?"
"Se lavoriamo tutta la notte, finiremo per domani a mezzogiorno, Omi-san. Cominciando all'alba finiremo prima del tramonto. Il lavoro sarebbe pi sicuro durante il giorno."
"Lavorate di notte. Portami subito il prete al pozzo."
Omi guard Igurashi, il capo intendente di Yabu, che ancora fissava il promontorio, con la faccia tirata, e una cicatrice livida nell'occhiaia infossata, dove gli mancava l'occhio. "Sarai il benvenuto, Igurashi-san, se vorrai fermarti. La mia casa  povera, ma te la renderemo comoda."
"Grazie," rispose il vecchio, voltandosi verso di lui, "ma il nostro padrone ha ordinato di tornare immediatamente a Yedo, per cui partir subito." La sua preoccupazione si manifest pi viva: "Vorrei trovarmi su quella galea."
"Capisco."
"Detesto l'idea che Yabu-sama sia a bordo con due uomini soltanto dei suoi. Non lo sopporto."
"Capisco."
Igurashi indic l'Erasmus. "Una nave del demonio, ecco cos'! Tante ricchezze e poi niente."
"Proprio niente? Il Nobile Toranaga non sar enormemente compiaciuto del dono del Nobile Yabu?"
"Quel tiranno avido di soldi  cos pieno di s che non noter nemmeno quanto sia l'argento che ruba al nostro padrone. Non sai riflettere?"
"Penso che solo l'ansiet per il possibile pericolo del nostro signore ti abbia suggerito questa osservazione."
"Infatti, Omi-san. Non intendevo minimamente offenderti. Sei stato molto abile e di grande aiuto al nostro padrone. E forse hai ragione anche a proposito di Toranaga," disse Igurashi, ma pensava: goditi la tua nuova ricchezza, povero sciocco. Io conosco il padrone meglio di te e il tuo feudo ingrandito non ti servir a niente. La promozione sarebbe stata una giusta ricompensa per la nave, l'argento e le armi. Ma tutto  svanito. E per causa tua, il padrone  in pericolo: tu hai mandato il messaggio, e tu gli hai suggerito di incontrarsi prima con i barbari. Dovevamo partire ieri, e adesso il padrone sarebbe al sicuro, col denaro e le armi. Sei un traditore? Agisci per te stesso, o per il tuo stupido padre, o per un nemico? Forse per Toranaga? Non importa. Puoi credermi, Omi-san, giovane idiota, tu e il tuo ramo del clan Kasigi non resterete a lungo in questo mondo. Te lo direi anche in faccia, ma allora dovrei poi ammazzarti e abuserei della fiducia del padrone. Sta a lui dire quando, non a me.
"Grazie dell'ospitalit, Omi-san," disse a voce alta. "Mi auguro di rivederti presto, ma ora devo mettermi in viaggio."
"Mi faresti un piacere? Ti prego, porta i miei omaggi a mio padre. Te ne sar molto grato."
"Ne sar lieto.  un uomo di alta qualit. E ancora non mi sono congratulato per il nuovo feudo.
"Sei troppo gentile."
"Grazie ancora, Omi-san." Sollev la mano in cordiale saluto, poi fece segno ai suoi uomini e guid la schiera fuori dal villaggio.
Omi si rec al pozzo, dove il prete lo aspettava. Omi si accorse che il gesuita era adirato e sper che compisse qualche gesto esplicito, cos da poterlo punire con la frusta.
"Prete, ordina ai barbari di salire, uno per volta. Spiega che il Nobile Yabu ha detto che possono tornare nel mondo degli uomini." Omi si esprimeva con linguaggio volutamente semplice. "Ma alla pi piccola infrazione delle norme, due di loro torneranno nel pozzo. Devono comportarsi bene e obbedire a tutti gli ordini.  chiaro?"
"S."
 Omi costrinse il prete a ripetergli tutto e solo quando fu sicuro che avesse capito lasci che parlasse, rivolto all'interno del pozzo. Gli uomini risalirono, uno per volta. Tutti erano spaventati e qualcuno dovette essere aiutato. Uno soffriva visibilmente molto e urlava ogni volta che gli sfioravano un braccio.
"Dovrebbero essere nove."
"Uno  morto. Il corpo  laggi, nel pozzo," rispose il prete.
Omi riflett un istante. "Mura, brucia il cadavere e conserva le ceneri insieme a quelle dell'altro barbaro. Riporta questi uomini nella casa di prima e da' loro verdure e pesce. In abbondanza. E zuppa d'orzo e frutta. Che si lavino. Puzzano. Prete, spiega che se si comportano bene e obbediscono, continueranno a ricevere da mangiare."
Omi ascolt e osserv attentamente: li vide tutti mostrare gratitudine e con disprezzo pens: che stupidi! Li ho lasciati a digiuno per due giorni soli, poi gli faccio un'elemosina, e loro mangerebbero anche lo sterco! "Mura, falli inchinare come si deve e portali via."
Si rivolse al prete. "Ebbene?"
"Io adesso me ne vado. Torno a casa. Lascio Anjiro."
"Meglio che tu te ne vada e non torni pi, tu e tutti i preti come te. Forse la prossima volta che uno di voi comparir nel mio feudo sar perch uno dei miei contadini o vassalli cristiani  pronto a tradire," esclam, ricorrendo alla velata minaccia e al classico intrigo dei samurai anticristiani, spesso usato per contenere il diffondersi indiscriminato del dogma straniero nei loro feudi: infatti i preti stranieri erano sotto protezione, ma i convertiti giapponesi no.
"I cristiani sono buoni giapponesi. Sempre. Solo buoni vassalli."
"Mi fa piacere saperlo. Non dimenticare che il mio feudo si estende per venti ri in ogni direzione. Hai capito?"
"Capisco, s. Capisco benissimo."
Omi osserv l'uomo inchinarsi rigidamente - perch anche i preti stranieri dovevano rispettare le buone maniere - e allontanarsi.
"Omi-san?" disse un samurai giovane e molto bello.
"S?"
"Vi prego, perdonatemi, so che non lo avete dimenticato, ma Masijiro-san si trova ancora dentro il pozzo." Omi si accost alla botola e guard il samurai all'interno. L'uomo immediatamente si inginocchi, inchinandosi con deferenza.
Quei due giorni lo avevano invecchiato. Omi soppes i servizi da lui resi in passato e l'eventuale utilit in futuro. Poi sfil dal fodero la spada corta del giovane samurai e la lasci cadere nel pozzo.
Masijiro, ai piedi della scala, contempl l'arma, senza credere ai propri occhi. Le lacrime presero a scorrergli lungo le guance. "Non merito questo onore, Omi-san," mormor con totale umilt.
"S."
"Grazie."
Il giovane samurai accanto a Omi chiese: "Posso pregare, per favore, che gli sia permesso di fare seppuku qui, sulla spiaggia?"
" stato disonorato nel pozzo, e nel pozzo resta. Ordinate alla gente di riempirlo di terra. Che ne spariscano tutte le tracce. I barbari lo hanno contaminato."

Kiku rise e scosse la testa. "No, Omi-san, perdonate, ma, vi prego, niente pi sak per me, o mi si scioglieranno i capelli e mi scioglier anch'io e dove finiremmo?"
"Ci stenderemmo insieme sul letto e troveremmo il nirvana, fuori di noi," rispose Omi felice, con la testa che gli girava per il vino.
"Ah, ma io russerei e voi non potreste stare vicino a un'orribile ragazza ubriaca che russa. Non ne avreste molto piacere. Oh, no, Omi-sama del grandissimo nuovo feudo, meritate di meglio!" Vers ancora del vino caldo nella minuscola coppa di porcellana e gliela offr con le due mani unite. L'indice e il pollice sinistri stringevano delicatamente la coppa, l'indice destro ne sosteneva la base. "Ecco, perch siete meraviglioso!"
Omi accett e bevve, gustando il calore e il sapore forte e dolce. "Sono felice di essere riuscito a trattenervi ancora per un giorno. Siete cos bella, Kiku-san."
"Voi siete bello, ed  stato un piacere per me restare." Gli occhi di lei danzavano alla luce della candela infilata in un fiore di bamb e di carta, appeso alla trave di cedro. Si trovavano nell'appartamento migliore della Casa da T, vicino alla piazza. Kiku si pieg per servire dell'altro riso, prendendolo dalla semplice scodella di legno posata sulla bassa tavola di lacca nera davanti a lui, ma Omi scosse il capo.
"No, no, grazie."
"Dovreste mangiare di pi, forte come siete."
"Sono sazio, veramente."
Omi non le offr nulla, perch Kiku aveva appena toccato la sua insalata - sottili fettine di cetriolo e minuscole radici ben tagliate, in agrodolce - e non aveva voluto nient'altro in tutto il pasto. Erano stati serviti pezzi di pesce crudo con palline di riso, minestra, insalata e verdure fresche con salsa di soia piccante e zenzero. E riso.
Kiku batt le mani gentilmente e subito la sua cameriera personale fece scorrere la porta.
"S, padrona?"
"Suisen, porta via tutte queste cose e servi dell'altro sak e una teiera di cha appena fatto. E frutta. Il sak deve essere pi caldo di prima. Sbrigati, buona a nulla!" Cerc di assumere un tono imperioso.
Suisen era un'apprendista cortigiana di quattordici anni, dolce e ansiosa di accontentarla. Si trovava con lei da due anni e Kiku era responsabile del suo addestramento.
Con uno sforzo Kiku allontan gli occhi dall'attraente riso bianco che avrebbe mangiato tanto volentieri, e finse di dimenticarsi la fame. Hai mangiato prima e mangerai dopo, si ammon. S, ma era cos poco! "Ah, le signore hanno pochissimo appetito, pochissimo!" diceva sempre la sua maestra. "Gli ospiti mangiano e bevono - e pi , meglio . Le signore no, e certo non con gli ospiti. Come potrebbero intrattenerli o parlare o suonare il samisen o danzare, se stessero a riempirsi la bocca? Mangerete dopo, abbiate pazienza. Concentratevi sul vostro ospite."
Mentre seguiva Suisen con occhio critico, Kiku raccont a Omi episodi che lo facevano ridere e cancellavano il mondo esterno. Inginocchiata accanto a Omi, la ragazzina intanto disponeva con grazia ciotole e bastoncini sul vassoio laccato, come le era stato insegnato. Poi sollev la bottiglia vuota di sak prov a versare per controllare se fosse proprio finita - sarebbe stato molto maleducato scuoterla - quindi si alz col vassoio, senza rumore raggiunse la porta scorrevole, s'inginocchi, depose il vassoio, apr la porta, si alz, varc la soglia, s'inginocchi di nuovo, prese il vassoio e lo rimise in terra, senza rumore, e chiuse perfettamente la porta.
"Bisogna proprio che mi trovi un'altra cameriera," comment Kiku, abbastanza contenta. Quel colore le dona, pensava, devo mandare a prendere a Yedo dell'altra seta uguale. Ma  cos cara! Una vergogna! Non importa. Con tutti i soldi che ha avuto Gyoko-san per ieri notte e stanotte, della mia parte ne rester abbastanza per comprare alla piccola Suisen venti chimono.  una cos cara bambina, e molto aggraziata, in realt. " tanto rumorosa... disturba tutta la stanza... me ne scuso davvero."
"Non l'ho notata. Vedo solo voi," rispose Omi, finendo il vino.
Kiku agit il ventaglio, con un sorriso che le illuminava il volto. "Mi fate sentire molto compiaciuta, Omi-san. S. E amata."
Svelta, Suisen port il sak e il cha. La padrona vers un po' di vino per Omi, poi glielo offr. La ragazzina, senza farsi notare, riemp le coppe. Non gliene cadde neppure una goccia ed essa fra s pens che nel riversarsi nella coppa aveva fatto proprio il giusto rumore quieto. Sospir di sollievo in cuor suo, sedette sui talloni e aspett.
Kiku stava raccontando una storia divertente, appresa da un'amica a Mishima e Omi rideva. Nel frattempo Kiku prese una piccola arancia e con le lunghe unghie l'apr come fosse un fiore: gli spicchi del frutto erano i petali e la buccia sezionata formava le foglie. Poi lo offr, con le mani congiunte, come era consuetudine che una signora porgesse un'offerta all'ospite.
"Volete un'arancia, Omi-san?"
La prima reazione di Omi fu di rispondere: non posso distruggere tanta bellezza. Ma sarebbe stato un errore, pens, incantato dall'abilit di Kiku. In che modo posso complimentarmi con lei e con la sua sconosciuta maestra? Come posso ricambiare la gioia che mi ha dato, lasciandomi contemplare le sue dita creare qualcosa di tanto prezioso eppure tanto effimero?
Per un istante tenne il fiore fra le mani, poi abilmente ne tolse quattro spicchi equidistanti e li mangi con piacere. Gli rimase in tal modo un nuovo fiore. Ne tolse altri quattro spicchi, creando una nuova composizione floreale. Quindi prese uno spicchio solo, cos che gli ultimi tre ancora disegnavano un fiore. Infine tolse due spicchi e l'ultimo lo mise nella culla della buccia, al centro, posato su un lato, come una mezzaluna dentro un piccolo sole.
Mangi uno spicchio lentamente, poi il penultimo lo appoggi sul palmo e lo offr a Kiku. "Questo  per voi, perch  il penultimo.  il mio dono."
Suisen trattenne il respiro. Per chi era l'ultimo?
Kiku prese lo spicchio e lo mangi: era il migliore che avesse assaggiato.
"Questo, l'ultimo," disse Omi, posando con gravit il fiore nella propria mano destra aperta, "questo  il mio dono agli dei, chiunque siano, dovunque siano. Non manger mai pi questo frutto, se non dalle vostre mani."
"Questo  troppo, Omi-sama," rispose Kiku. "Io vi sciolgo dal voto! Lo avete pronunciato sotto l'influsso del kamiche vive dentro tutte le bottiglie di sak!"
"Rifiuto di lasciarmi sciogliere."
Erano molto felici insieme.
"Suisen," disse Kiku, "adesso lasciaci soli. E ti prego, bambina, cerca di farlo con grazia."
"S, padrona." La ragazzina and nella stanza accanto e controll che le coltri fossero meticolosamente a posto e gli strumenti del piacere a portata di mano, e i fiori in perfetta disposizione. Lisci una piega impercettibile della gi liscissima coperta, poi soddisfatta si mise a sedere, sospirando di sollievo, si rinfresc il viso col ventaglio lill e attese.
Nella stanza vicina, che era la migliore di tutta la Casa da T, l'unica con un giardino privato, Kiku prese il samisen dal lungo manico, uno strumento a tre corde, simile alla chitarra. Il primo alto suono riemp lo spazio, poi Kiku cominci a cantare. Prima piano, poi gorgheggiando, poi di nuovo dolcemente e quindi in tono pi alto e pi basso, vicendevolmente, sospirando, con dolcezza, sempre con dolcezza, cant dell'amore e dell'amore non corrisposto e della felicit e della tristezza.

"Padrona?" Il sussurro non avrebbe svegliato la persona dal sonno pi lieve, ma Suisen sapeva che la sua padrona preferiva non dormire dopo le Nuvole e la Pioggia, per quanto tempestosi, ma riposare, semisveglia, nella quiete.
"S, Sui-chan?" rispose con un sussurro altrettanto lieve Kiku, usando chan come per un bimbo favorito.
"La moglie di Omi-san  tornata. Il suo palanchino sta salendo proprio adesso verso la casa."
Kiku gett un'occhiata a Omi: il collo del giovane stava comodamente appoggiato sul cuscino, le braccia erano incrociate. Aveva un corpo robusto e senza segni, la pelle salda e dorata. Lo accarezz gentilmente, abbastanza perch la carezza penetrasse nel suo sogno, ma non tanto da svegliarlo, poi scivol fuori dalla trapunta, stringendosi addosso i chimoni.
Le ci volle poco tempo per rinfrescarsi il trucco, mentre Suisen le spazzolava e pettinava i capelli e glieli annodava secondo lo stile shimoda. Quindi padrona e cameriera percorsero senza rumore il corridoio, la veranda e il giardino, fino alla piazza. Le barche s'incrociavano veloci come lucciole fra la nave barbara e il molo, dove ancora sette cannoni aspettavano d'essere caricati. La notte era fonda e l'alba ancora molto lontana.
Le due donne scivolarono lungo uno stretto vicolo, poi si avviarono in salita per il sentiero.
 I portatori, sudati ed esausti, stavano riprendendo forza intorno al palanchino in cima alla collina, davanti alla casa di Omi. Kiku non buss al portone del giardino. Dentro la casa si vedevano candele accese e domestici che correvano qua e l. Fece segno a Suisen, che and subito alla veranda accanto alla porta principale, buss e attese. La porta si apr, una cameriera annu e scomparve. Dopo un istante torn e chiam Kiku con un cenno; si inchin profondamente al suo passaggio, mentre un'altra cameriera si precipitava ad aprire lo shoji della stanza migliore.
Il letto della madre di Omi era intatto e la vecchia sedeva, dritta e rigida, vicino alla minuscola alcova con la composizione floreale. Una piccola finestra era aperta sul giardino. Davanti a lei stava Midori, la moglie di Omi.
Kiku si inginocchi. Possibile che solo ieri sera io mi trovassi qui, atterrita dalla Notte degli Urli? Si inchin, prima alla madre, poi alla moglie di Omi. Avvert la tensione esistente fra le due donne. Perch sempre tanta violenza fra suocera e nuora? si chiese. Non diventer forse la nuora a sua volta suocera? Perch la suocera tratta sempre la nuora in modo sferzante e le rende infelice la vita, e perch poi questa, a sua volta, fa altrettanto? Nessuno impara mai?
"Mi scuso di disturbarvi, padrona-san."
"Sei benvenuta, Kiku-san," rispose la vecchia. "Non ci sono guai, spero."
"Oh, no, ma non sapevo se voleste o no che svegliassi vostro figlio," le disse, conoscendo gi la risposta. "Ho pensato che fosse meglio chiedervelo, dato che voi, Midori-san," si volt e sorrise, con un inchino, a Midori, che le piaceva molto, "dato che voi siete tornata."
"Sei molto gentile, Kiku-san, e molto premurosa," rispose la vecchia. "No, lascialo in pace."
"Benissimo. Scusatemi, vi prego, di avervi disturbato, ma mi  sembrato meglio domandare. Midori-san spero che il vostro viaggio non sia stato troppo cattivo."
"Purtroppo  stato tremendo," disse Midori. "Sono felice di essere tornata, non sopportavo di trovarmi lontana. Mio marito sta bene?"
"S, benissimo. Ha riso molto stasera ed  apparso felice. Ha mangiato e bevuto e dorme profondamente."
"La padrona-san stava cominciando a raccontarmi delle cose terribili che sono accadute durante la mia assenza..."
"Non dovevi andartene. C'era bisogno di te qui," la interruppe la suocera, con voce piena di veleno. "O forse no. Forse avresti dovuto restartene via per sempre. Forse insieme alla biancheria da letto hai portato un kami malvagio nella nostra casa."
"Non lo farei mai, padrona-san," rispose con pazienza Midori. "Vi prego, credetemi, mi ucciderei piuttosto di recare la pi lieve macchia al vostro buon nome. Perdonate, vi prego, la mia assenza e i miei errori. Me ne dispiace."
"Da quando  arrivata quella nave del demonio non abbiamo avuto che guai.  un cattivo kami. Molto cattivo. E tu dov'eri, quando saresti servita? A Mishima a chiacchierare e rimpinzarti e bere sak."
"Mio padre  morto, padrona-san. Il giorno prima del mio arrivo."
"Uh, non hai avuto neppure la cortesia o la previdenza di trovarti al letto di morte di tuo padre! Pi presto lascerai per sempre questa casa, meglio sar per noi tutti. Voglio del cha. Abbiamo qui un'ospite e non hai avuto ancora neppure l'educazione di offrirle un t!"
" stato ordinato immediatamente, nel momento in cui..."
"Ma non  arrivato immediatamente!"
Lo shoji si apr. Una cameriera in preda al nervosismo port il cha con qualche dolce. Midori serv prima la vecchia signora, che copr di contumelie la cameriera e si mise a biascicare i biscotti nella bocca sdentata, inghiottendoli insieme alla bevanda. "Dovete scusare la cameriera, Kiku-san," disse. "Il cha non ha sapore.  insipido! E scotta. Immagino che in questa casa non ci sia da aspettarsi altro."
"Ecco, vi prego, prendete il mio," e Midori soffi delicatamente sul t per raffreddarlo.
La vecchia lo prese brontolando. "Perch non deve essere perfetto fin dal principio?" E piomb in un silenzio tetro.
"Che ne pensate di quanto  accaduto?" chiese Midori a Kiku. "Della nave e Yabu-sama e Toda Hiro-matsu-sama?"
"Non so cosa pensare. Quanto ai barbari, chiss? Certo sono una raccolta straordinaria di tipi. E il grande damyo, Pugno di ferro?  molto strano che sia arrivato quasi insieme al Nobile Yabu. Bene, scusatemi... no, vi prego, posso uscire da sola."
"Oh, no, Kiku-san, non lo permetter mai."
"Ecco, lo vedi, Midori-san," intervenne spazientita la vecchia, "la nostra ospite non si trova bene qui e il cha  orribile."
"Oh, il cha andava benissimo per me, padrona-san, veramente. No,  che, se volete scusarmi, sono un po' stanca. Forse mi permetterete di venire a salutarvi domani, prima di partire.  sempre un grande piacere parlare con voi."
La vecchia si lasci rendere omaggio e Kiku segu Midori sulla veranda e poi in giardino.
"Kiku-san, siete cos premurosa!" esclam Midori, stringendole un braccio. " stato un gesto molto gentile da parte vostra. Grazie!"
Kiku si volt un attimo a guardare la casa e rabbrivid. " sempre cos?"
"Stanotte  stata gentile, a confronto di altre volte. Se non fosse per Omi e per mio figlio, giuro che me ne andrei lontano da lei, mi raserei il capo e mi farei monaca. Ma ho Omi e mio figlio e questo mi ripaga di tutto: non posso che ringraziarne tutti i kami. Per fortuna la padrona-san preferisce Yedo e non sa starne lontana a lungo." Midori sorrise con tristezza. Si impara a non ascoltare, sapete com'." Sospir, bellissima nella luce lunare. "Ma questo non ha importanza. Ditemi che cosa  avvenuto dopo la mia partenza."
Per quello Kiku era accorsa cos prontamente alla casa, dato che certo n la madre n la moglie avrebbero voluto disturbare Omi e il suo sonno. Raccont ogni particolare alla bella Midori, perch potesse vegliare su Kasigi Omi, come lei stessa avrebbe cercato di vegliare. Tralasci solo quanto era successo a lei e al ragazzo con Yabu. Rifer anche le chiacchiere udite e le storie narrate dalle altre ragazze, forse inventate. E tutto quanto le aveva detto Omi, le sue speranze e i suoi timori e progetti, tutto, tranne quanto era avvenuto fra loro quella notte. Sapeva che quello non contava per la moglie.
"Ho paura, Kiku-san, ho paura per mio marito."
"I suoi consigli sono stati tutti saggi, signora. Credo che ogni sua azione sia stata giusta. Il Nobile Yabu non ricompensa nessuno alla leggera e tremila koku rappresentano un grosso aumento."
"Ma adesso la nave  del Nobile Toranaga, e anche tutto quel denaro  suo."
"S, ma l'idea di Yabu-sama di offrire la nave in dono  stata geniale. E l'ha suggerita Omi-san a Yabu - questo  un fatto importante in s, ne? Omi-san dovr essere accettato come uno dei maggiori vassalli." Kiku aveva distorto un poco la verit, sapendo che in realt Omi, e tutta la sua casa, erano in grave pericolo. Ci che deve essere sar, si disse, ma non c' niente di male a rasserenare una donna amabile.
"S, capisco," rispose Midori. Che sia la verit, pregava fra s. Che sia questa la verit. Abbracci Kiku, con gli occhi pieni di lacrime. "Grazie. Siete cos buona, Kiku-san, cos buona!" Aveva diciassette anni.

8
"Cosa pensi, ingeles?"
"Che ci sar tempesta."
"Quando?"
"Prima del tramonto."
Era quasi mezzogiorno e stavano sul cassero della galea, sotto un cielo plumbeo. Era il secondo giorno di navigazione.
"Se fosse la tua nave, cosa faresti?"
"Quando si dovrebbe approdare?"
"Dopo il tramonto."
"E a che distanza si trova la terra pi vicina?"
"A quattro o cinque ore, ingeles. Ma correre al riparo ci costerebbe mezza giornata e non posso permettermelo. Cosa faresti tu?"
Blackthorne riflett. Durante la prima nottata la galea si era diretta a velocit sostenuta verso sud, lungo la costa orientale della penisola dellIzu, aiutata dalla grande vela issata sull'albero a mezzanave. Giunti di fronte a Capo Ito, il pi meridionale, Rodrigues aveva messo la rotta a ovest-sud-ovest e aveva abbandonato la sicurezza della costa per il mare aperto, dirigendosi per lo sbarco a Capo Shinto, a duecento miglia di distanza.
"Di norma con una di queste galee ci terremmo vicini alla costa, per sicurezza," aveva detto il portoghese, "ma prenderebbe troppo tempo e il tempo  importante. Toranaga mi ha detto di portare Toda ad Anjiro e riportarlo indietro in fretta. Se saremo molto veloci, ci sar un premio per me. Sarebbe bastato benissimo uno dei loro piloti per un viaggio cos, ma il povero figlio di puttana sarebbe morto di paura a trasportare un personaggio come Toda, specialmente al largo. Non sono fatti per l'oceano, i giapponesi. Grandi pirati e combattenti e ottimi sulla costa, ma l'alto mare li spaventa. Il vecchio Taiko ha addirittura decretato per legge che le loro poche navi oceaniche devono avere sempre a bordo dei piloti portoghesi. E la legge  in vigore ancora oggi."
"Perch l'ha fatto?"
Rodrigues si strinse nelle spalle. "Forse gliel'ha suggerito qualcuno."
"Chi?"
"Il tuo rutter scomparso, ingeles, quello portoghese. Di chi era?"
"Non lo so. Non c'erano nomi n firme."
"Dove l'hai preso?"
"Me l'ha dato il capo dei mercanti della Dutch East India Company."
"E lui come l'aveva avuto?"
Blackthorne scroll le spalle.
Rodrigues rise senza allegria. "Be', non mi aspettavo che me lo dicessi... ma chiunque l'abbia rubato o venduto, che bruci all'inferno per l'eternit!"
"Tu lavori per questo Toranaga, Rodrigues?"
"No. Mi trovavo in viaggio a Osaka, col mio capitano. Non  stato che un favore a Toranaga. Il mio capitano mi ha proposto come volontario. Io sono pilota del..." Rodrigues s'interruppe. "Continuo a dimenticarmi che sei un nemico, ingeles."
"Portogallo e Inghilterra sono stati alleati per secoli."
"Ma adesso non lo siamo. Vai di sotto, ingeles. Sei stanco e io pure e quando si  stanchi si sbaglia. Torna in coperta dopo esserti riposato."
Cos Blackthorne era sceso nella cabina del pilota e si era sdraiato sulla cuccetta. Il rutter di Rodrigues per quel viaggio si trovava sulla scrivania, che stava legata alla paratia, come il seggiolino del pilota sul cassero. Era un libro logoro, rilegato in pelle, ma Blackthorne non lo apr.
"Perch lo lasci l?" gli aveva chiesto prima.
"Se non ce lo lasciassi, tu lo cercheresti. Invece cos non lo toccherai, non lo guarderai neppure, se non te lo dir io. Sei un pilota, non un porco mercante o un soldato ladro."
"Lo legger. Tu lo faresti."
"Non senza permesso, ingeles. Nessun pilota lo farebbe. Nemmeno io!"
Blackthorne guard per un momento il libro, poi chiuse gli occhi. Dorm profondamente, tutto il giorno e parte della notte. Si svegli, come sempre, poco prima dell'alba. Gli ci volle del tempo per adattarsi al movimento della galea e al ritmo del tamburo per cui i remi sembravano uno solo. Rimase sdraiato comodamente supino, con le braccia sotto la testa, guardando nel buio. Pens alla sua nave, accantonando la preoccupazione di quello che sarebbe avvenuto una volta giunto a Osaka. Una cosa per volta. Pensa a Felicity e Tudor e la casa. No, non adesso. Pensa che se ci sono altri portoghesi come Rodrigues, ora hai una buona possibilit. Troverai un passaggio fino in patria. I piloti non sono nemici fra loro e al diavolo tutti gli altri! Ma non puoi parlare cos, ragazzo. Sei inglese, l'odiato eretico e anticristo. Padroni di questo mondo sono i cattolici. Erano. Adesso noi e gli olandesi li schiacceremo.
Che assurdit! Cattolicesimo e protestantesimo e calvinismo e luteranesimo, e ogni altro esimo o ismo! Tu avresti dovuto nascere cattolico: solo per puro caso tuo padre capit in Olanda e conobbe Anneke van Droste, che spos, e per la prima volta scopr cattolici e preti spagnoli e Inquisizione. Per sono contento che abbia aperto gli occhi, pens Blackthorne, e che anche i miei siano aperti.
Poi era salito in coperta. Rodrigues sedeva al suo posto, con gli occhi rossi per la mancanza di sonno; come prima, al timone stavano due marinai giapponesi.
"Vuoi che faccia questo turno per te?"
"Come ti senti, ingeles?"
"Riposato. Vuoi che ti sostituisca?" Blackthorne vide che Rodrigues lo osservava attentamente. "Ti sveglier se cambia il vento..."
"Grazie, ingeles. S, dormir un po'. Tieni questa rotta. Al momento di girare la clessidra vai quattro gradi pi a ovest, e poi quando la giri di nuovo, altri sei a ovest. Dovrai segnare la nuova rotta sulla bussola per il timoniere. Wakarimasu ka?"
"Hai!" aveva riso Blackthorne. "Quattro punti a ovest. Scendi pure, pilota, la tua cuccetta  comoda."
Ma Vasco Rodrigues non and in cabina. Si avvolse stretto nel mantello e si sprofond nella poltroncina. Si svegli per un attimo quando fu il momento di voltare la clessidra e senza muoversi controll il mutamento di rotta, poi si riaddorment. Una volta lo dest il vento, cambiando direzione, ma visto che non c'erano pencoli, ripiomb nel sonno.
Durante la mattinata salirono in coperta Hiro-matsu e Yabu e Blackthorne ne scorse la sorpresa al vedere lui guidare la nave e Rodrigues addormentato. Non gli rivolsero la parola, continuando a conversare fra loro e poi ridiscesero di sotto.
Verso mezzogiorno Rodrigues si alz dalla poltroncina per scrutare a nordest, annusando il vento, con tutti i sensi all'erta. Sia lui che Blackthorne studiarono il mare e il cielo e le nubi che si accavallavano.
"Che faresti, ingeles, se fosse la tua nave?" ripet Rodrigues.
"Correrei verso la costa, se sapessi dov', al punto pi vicino. Questa barca non regger molto all'acqua e la tempesta  in arrivo. Fra circa quattro ore."
"Non pu essere un tai-fun," borbott Rodrigues.
"Che cosa?"
"Tai-fun. Venti spaventosi, le tempeste peggiori che tu abbia mai visto. Ma non siamo nella stagione dei tai-fun."
"Quando capita?"
"Non adesso, nemico!" Rodrigues rise. "No, non adesso. Ma potrebbe essere un guaio altrettanto grosso, per cui seguir il tuo consiglio. Vira a nordovest."
Mentre Blackthorne indicava la nuova rotta e il timoniere eseguiva la manovra, Rodrigues si affacci alla ringhiera e grid al capitano: "Isogi! capitano-san. Wakarimasu ka?"
"Isogi, hai!"
"Che vuol dire? Sbrigati?"
Il portoghese rise divertito e piccole rughe gli incresparono il viso, fino agli angoli degli occhi. " bene sapere un po' di giapponese, eh? Giusto, ingeles, isogi vuol dire 'sbrigarsi'. Qui ti bastano dieci parole e con quelle li fai correre tutti quando vuoi. Se sono quelle giuste, naturalmente, e se loro sono dell'umore giusto. Adesso vado a mangiare un boccone."
"Cucini anche?"
"In Giappone ogni essere civile deve cucinare o istruirsi una di queste scimmie, se non vuole morire di fame. Loro mangiano solo pesce crudo e verdure crude in agrodolce. Ma la vita pu funzionare qui, se ci sai fare."
"Funzionare bene O male?"
"In genere benissimo, ma qualche volta orrendamente, dipende da come ti senti. E tu fai troppe domande."
Rodrigues se ne and sottocoperta. Sbarr la porta della sua cabina e controll con cura la serratura del suo baule. Il capello che ci aveva inserito delicatamente era ancora al suo posto. E un altro, invisibile a tutti tranne che a lui, lo aveva messo sulla copertina del rutter. Anche quello intatto.
Non si sta mai troppo attenti a questo mondo, pens Rodrigues. C' qualcosa di male a fargli sapere che sei pilota del Nao del Trato, la grande Nave Nera che quest'anno  venuta da Macao? Forse s. Perch dovresti spiegargli che  una delle navi pi grandi e pi ricche del mondo, di pi di milleseicento tonnellate. Forse saresti tentato di parlargli del suo carico, del commercio e di Macao e di cento cose che sono molto, molto riservate e molto, molto segrete. E noi siamo in guerra, noi, contro gli inglesi e gli olandesi.
Apr la serratura ben oliata ed estrasse il suo rutter personale per controllare alcuni dati relativi al porto pi vicino. Scorse il pacchetto sigillato che il prete, padre Sebastio, gli aveva consegnato un attimo prima di lasciare Anjiro.
Che contenga i rutter dell'inglese? si chiese di nuovo. Soppes il pacchetto e osserv i sigilli, fortemente tentato di romperli e guardare. Blackthorne gli aveva detto che la squadra olandese aveva attraversato lo Stretto di Magellano, ma quasi nient'altro. L'ingeles domanda un sacco di cose, ma non ne racconta, pens Rodrigues.  astuto, intelligente e pericoloso.
Questi sono o non sono i suoi rutter? Se lo sono, a che servono ai santi padri? Ebbe un brivido, ricordando gesuiti e francescani e domenicani e tutti i frati e i preti e l'Inquisizione. Ci sono preti buoni e preti cattivi e per la maggior parte sono cattivi, per sono sempre dei preti. La Chiesa deve avere dei preti e se non ci fossero loro a intercedere per noi, saremmo pecore smarrite in un mondo di Satana. Oh, Madonna, proteggimi da ogni male e dai cattivi preti!
Quando la porta si era aperta e padre Sebastio era entrato senza chiedere permesso, Rodrigues si trovava in cabina insieme a Blackthorne, ancora nel porto di Anjiro. Avevano mangiato e bevuto e nelle ciotole di legno c'erano gli avanzi del pasto.
"Spezzi il pane con un eretico?" aveva chiesto il prete. " pericoloso mangiare insieme a loro. Sono infetti. Ti ha detto di essere un pirata?"
" dovere di un cristiano mostrarsi generoso con i nemici, padre. Quando mi sono trovato nelle loro mani, sono stati leali con me e io mi limito a restituire la carit." Si era inginocchiato e aveva baciato la croce del prete, poi, alzandosi e offrendogli del vino, aveva detto: "In cosa posso aiutarvi?"
"Voglio andare a Osaka. Su questa nave."
"Lo chieder subito." Aveva rivolto la richiesta al capitano e per gradi essa era arrivata fino a Toda Hiro-matsu, il quale aveva risposto che Toranaga non aveva mai parlato di portarsi dietro un prete da Anjiro e quindi era spiacente, ma non poteva portarlo.
Padre Sebastio aveva voluto vederlo in privato. L'inglese era stato spedito in coperta e allora, nel chiuso della cabina, il prete aveva estratto il pacchetto sigillato.
"Vorrei che tu lo consegnassi al padre visitatore."
"Non so se Sua Eminenza sar ancora a Osaka al nostro arrivo." A Rodrigues non piaceva trasportare messaggi segreti dei gesuiti. "Forse dovr tornare a Nagasaki. Il mio capitano-generale potrebbe avermi lasciato degli ordini."
"Allora dallo a padre Alvito. Ma assicurati di consegnarlo solo nelle sue mani."
"Va bene," aveva accettato.
"Quando ti sei confessato l'ultima volta, figlio mio?"
"Domenica, padre."
"Vorresti che ti confessassi ora?"
"S, grazie." Era riconoscente al prete d'averglielo chiesto: sul mare non si sa mai come si possa finire, e dopo si era sentito molto meglio, come ogni volta.
Adesso Rodrigues depose il pacchetto, sempre molto tentato. Perch padre Alvito? Padre Martin Alvito era il principale negoziatore ed era stato per anni l'interprete personale del Taiko, e quindi intimo dei daimyo pi importanti. Si spostava fra Nagasaki e Osaka ed era uno dei pochissimi - e l'unico fra gli europei - che avesse avuto accesso presso il Taiko in qualunque momento. Era un uomo di enorme intelligenza, che parlava un giapponese perfetto e sapeva dei giapponesi e del loro modo di vita pi di ogni altro in Asia. Adesso era il pi influente mediatore dei portoghesi presso il Consiglio dei reggenti, in particolare presso Ishido e Toranaga.
Si pu sempre contare sui gesuiti per mettere uno dei loro in una posizione vitale, pens con timore Rodrigues. Certo, senza la Compagnia di Ges, l'inondazione dell'eresia non si sarebbe mai fermata. Portogallo e Spagna sarebbero diventati protestanti, magari, e avremmo perduto per sempre la nostra anima immortale. Madonna!
"Perch pensi sempre ai preti?" si chiese Rodrigues a voce alta. "Lo sai che ti fanno diventare nervoso!" Gi. Ma anche cos, perch padre Alvito? Se il pacchetto contiene i rutter,  destinato forse a uno dei daimyo cristiani, o a Ishido o a Toranaga, o forse a Sua Eminenza, il padre-visitatore in persona? O al mio capitano-generale? O li manderanno a Roma, agli spagnoli? Perch padre Alvito? Padre Sebastio poteva benissimo dirmi di consegnarlo a un altro gesuita.
E perch Toranaga vuole l'ingeles? In cuor mio so bene che dovrei ammazzare Blackthorne.  il nemico,  un eretico. Ma c' qualcos'altro: io avverto che questo ingeles  un pericolo per tutti noi. E perch dovrei pensarlo?  un pilota, un grande pilota. Forte, intelligente. Un brav'uomo. Non c' da preoccuparsi. Perci, perch mi spaventa?  forse il male? Mi piace molto, ma sento che dovrei ammazzarlo alla svelta, e prima lo far meglio sar. Non per odio. Solo per proteggerci. Perch?
Mi fa paura.
Che fare? Affidarsi alla mano di Dio? Sta arrivando la tempesta, e sar anche grossa.
"Che Dio maledica me e la mia stupidit! Perch non mi so decidere facilmente?"

La tempesta si scaten prima del tramonto e li colse al largo. La terra era ancora a dieci miglia. La baia verso cui correvano avrebbe offerto un buon riparo ed era proprio davanti a loro, senza fondali bassi n scogli da aggirare per raggiungerla, ma dieci miglia erano dieci miglia e il mare si gonfiava rapidamente, sotto il vento carico di pioggia.
Il vento soffiava da nordest, a tribordo, e girava violento con folate da est e da nord, senza regola. Il mare era cupo. La loro rotta era nordovest, cos che si trovavano spesso investiti lungo la fiancata, rollando fortemente, ora nello sprofondo, ora pericolosamente sulla cresta dell'onda. La galea pescava poco, costruita com'era per la velocit e le acque calme, e per quanto i rematori fossero bravi e molto disciplinati, riuscivano con difficolt a tenere i remi in mare e a vogare regolarmente.
"Dovrai ammarare i remi e correre davanti al vento," url Blackthorne.
"Forse, ma ancora no! Dove sono i tuoi cojones, ingeles?"
"Dove devono essere, perdio, e dove vorrei che rimanessero!"
Entrambi sapevano che se avessero preso il vento non avrebbero mai resistito alla tempesta, perch la marea e il vento li avrebbero trascinati lontano dal rifugio, verso l'alto mare. E correndo davanti al vento, la marea e il vento li avrebbero trascinati lontano dal rifugio, verso l'alto mare, allo stesso modo, ma pi in fretta. Verso sud si stendeva la Grande Profondit: per un migliaio di miglia non esisteva terra, o forse, a essere fortunati, per un migliaio di leghe.
Indossavano delle cime di salvataggio, legate alla chiesuola, e ne erano ben contenti, sentendo la coperta impennarsi e rollare. Stavano attaccati anche alle falchette, a cavallo della nave.
Ancora non avevano imbarcato acqua. La nave per era appesantita e affondava pi di quanto avrebbero voluto. Rodrigues aveva provveduto con cura ai preparativi nelle ore di attesa: tutto era stato assicurato e gli uomini avvertiti. Hiro-matsu e Yabu avevano dichiarato che sarebbero rimasti per qualche tempo sottocoperta, ma poi sarebbero saliti all'aperto. Rodrigues si era stretto nelle spalle, avvisandoli senza mezzi termini del grave pericolo che avrebbero corso. Era sicuro che non se ne rendevano conto.
"Cosa faranno?" chiese Blackthorne.
"Chi lo sa, ingeles? Di certo non piangeranno di paura, puoi credermi."
I rematori stavano prodigandosi al massimo. Normalmente sarebbero stati in due per remo, ma Rodrigues ne aveva voluti tre, per aumentare la forza, la sicurezza e la velocit. Altri si tenevano pronti per dare il cambio, appena lui lo ordinasse. Il capovoga era esperto e segnava un ritmo lento, seguendo le onde. La nave avanzava ancora, ma il rollio sembrava crescere di momento in momento e il recupero era sempre pi faticoso. Poi il moto burrascoso si fece irregolare e il ritmo della voga non pot pi seguirlo.
"Attenzione avanti!" urlarono quasi contemporaneamente Blackthorne e Rodrigues. La nave roll paurosamente, venti remi batterono l'aria invece del mare e a bordo fu il caos. Sotto l'urto del primo cavallone la falchetta di babordo era arrivata a pelo d'acqua. La nave esit.
"Avanti!" ordin Rodrigues. "Ammarare met dei remi da ogni parte! Svelti, svelti, Madonna!"
Blackthorne cap che senza la cima di salvataggio sarebbe caduto in mare molto facilmente. Ma i remi andavano ammarati, o sarebbe stata la fine. Sciolse il nodo e lottando percorse il tratto di coperta, macchiata di grasso e ondeggiante, fino al ponte di manovra. La galea sband improvvisamente ed egli fu trascinato in basso, le gambe che si intrecciavano con quelle di alcuni rematori che pure si erano sciolti dalle cime per riprendere il controllo dei remi. La falchetta era sott'acqua e un uomo fin in mare. Blackthorne si sent trasportare anche lui: con la mano si afferr alla falchetta, i tendini tesi allo spasimo, ma la presa solida, poi con l'altra mano raggiunse la ringhiera e si tir a bordo, mezzo soffocato. Quando ebbe riappoggiato i piedi in coperta, si scosse, ringraziando Dio e pensando che la sua settima vita se n'era andata. Alban Caradoc gli aveva sempre detto che un buon pilota dev'essere come un gatto, salvo che deve avere almeno dieci vite, mentre al gatto ne bastano nove.
Scorse un uomo ai suoi piedi e lo strapp alla stretta delle onde, trattenendolo finch si fu rimesso in sesto, poi lo aiut a tornare al suo posto. Si volt verso il cassero per bestemmiare contro Rodrigues che si era lasciato sfuggire il timone. Rodrigues gli fece un segno, indic qualcosa e grid, ma il grido fu portato via dal vento. Blackthorne si rese conto che la rotta era cambiata, adesso erano quasi nel vento, e cap che lo sbandamento era stato voluto. Mossa saggia, pens. Ci dar un momento di respiro per organizzarci, ma il bastardo poteva avvertirmi. Non mi piace perdere uomini inutilmente.
Gli fece un segno di risposta e si dedic alla fatica di riordinare i rematori. Tutti avevano interrotto la voga, tranne i due pi avanzati, che tenevano bravamente la nave nel vento. A forza di segni e urli, Blackthorne riusc a far ammarare met dei remi e a raddoppiare gli uomini a quelli non ammarati. Poi torn verso poppa. Gli uomini erano stoici e, bench alcuni stessero malissimo, rimanevano tutti al loro posto, in attesa di ordini.
La baia era pi vicina ma sembrava ancora a un milione di leghe di distanza. A nordest il cielo era cupo, la pioggia li sferzava e le folate di vento erano cresciute di violenza. Se si fosse trovato sull'Erasmus Blackthorne non si sarebbe preoccupato: avrebbero potuto facilmente raggiungere il riparo, o riprendere la rotta tranquillamente, verso il porto di destinazione. Ma la sua nave era costruita ed equipaggiata per un tempo simile, la galea invece no.
"Che ne pensi, ingeles?"
"Comunque la pensi io, tu farai a modo tuo," grid, sopra al fragore del vento. "Ma non  in grado di imbarcare molta acqua e andr gi come un sasso, e la prossima volta che la metti al vento, avvertimi. O meglio ancora, fallo quando ho addosso la sagola di salvataggio, cos arriveremo in porto tutti e due."
" stata la mano di Dio, ingeles. Un'ondata l'ha presa in pieno."
"A momenti finivo in mare."
"Ho visto."
Blackthorne stava calcolando. "Se teniamo questa rotta non arriveremo mai alla baia. Passeremo oltre il capo a un miglio o pi."
"Voglio restare nel vento, poi, al momento giusto, punteremo sulla spiaggia. Sai nuotare?"
"S."
"Bene. Io non ho mai imparato: troppo pericoloso. Meglio affogare alla svelta che pian piano, eh?" Rodrigues rabbrivid involontariamente. "Madonna benedetta, proteggimi da una tomba d'acqua! Questa puttana panciuta di nave arriver in porto stasera. Deve. Il naso mi dice che se ci voltiamo e corriamo ci pianteremo. Siamo troppo carichi."
"Alleggeriscila. Getta via il carico."
"Il re Toda non lo permetterebbe mai: deve arrivare col carico, o pu anche fare a meno di arrivare."
"Chiediglielo."
"Oh, Madonna, sei sordo? Te l'ho detto: so gi che risponderebbe di no!" Rodrigues si accost agli uomini al timone.
"Sorvegliali, ingeles! Pensa tu a virare." Si sleg la sagola e percorse la passerella con piglio sicuro. I rematori lo guardarono, attenti, avvicinarsi al capitano-san per spiegargli, con parole e segni, il piano che aveva in mente. Hiro-matsu e Yabu apparvero in coperta. Il capitano-san rifer il piano anche a loro ed entrambi, bench pallidi, rimasero imperturbabili. Nessuno dei due aveva conati di vomito. Osservarono la terra in distanza attraverso la pioggia, si strinsero nelle spalle e ridiscesero sottocoperta.
Blackthorne fissava la baia a babordo. Sapeva che il piano era pericoloso: dovevano aspettare fino a quando si fossero trovati subito oltre il capo e allora virare, voltarsi di nuovo a nordovest e cercare la salvezza nella rapidit. La vela non sarebbe servita, dovevano servire solo le forze dei rematori. La parte meridionale della baia abbondava di scogli e rocce aguzze. Se avessero calcolato male il momento sarebbero stati trascinati a riva in quel punto e sarebbero naufragati.
"'Ingeles, vai avanti!" Il portoghese gli faceva dei segni.
Blackthorne avanz.
"Che ne diresti della vela?" url Rodrigues.
"No. Farebbe pi male che bene."
"Resta qui, tu. Se il capitano sbaglia ritmo o se lo perdiamo, prendi tu il suo posto. Va bene?"
"Non ho mai manovrato una nave cos, e non ho mai comandato la voga, ma prover."
Rodrigues guard verso terra. Il promontorio appariva e spariva sotto i rovesci di pioggia: tra poco avrebbe dovuto compiere il suo tentativo. Il mare era sempre pi grosso e i cavalloni si inseguivano. La corsa fra i promontori si preannunciava estremamente difficile. Questa volta  dura, pens. Poi sput e decise.
"Vai a poppa, ingeles. Prendi il timone. Quando ti faccio segno, dirigi a ovest-nordovest verso quel punto. Lo vedi?"
"S."
"Non esitare e tieni quella rotta. Guardami sempre. Questo segnale vuol dire babordo, questo tribordo e questo continua cos.
"Benissimo."
"Per la Madonna, aspetterai e seguirai i miei ordini?"
"Vuoi che prenda il timone o no?"
Rodrigues sapeva di essere in trappola. "Devo per forza fidarmi di te, ingeles, e non lo sopporto. Vai a poppa," concluse. Vide Blackthorne leggergli negli occhi e allontanarsi. Allora cambi idea e gli grid dietro: "Ehi, tu, pirata arrogante! Vai con Dio!"
Blackthorne si volt con espressione grata. "Anche tu, spagnolo!"
"All'inferno gli spagnoli e viva sempre il Portogallo!"

Raggiunsero la baia, ma senza Rodrigues, spazzato via dalle onde dopo che la sua sagola di salvataggio si era spezzata.
La nave era quasi in salvo, quando l'enorme ondata era piombata da nord e per quanto avessero gi in precedenza imbarcato molta acqua (perdendo il capitano giapponese) si trovarono a livello del mare e trascinati verso la riva irta di scogli. Blackthorne vide Rodrigues scomparire, agitandosi freneticamente e annaspando, nel mare infuriato. La tempesta e la marea li avevano portati verso la parte meridionale della baia, quasi sulle rocce, e tutti a bordo compresero che la nave era perduta.
Mentre Rodrigues veniva trascinato lungo la fiancata, Blackthorne gli gett un salvagente di legno e il portoghese tent di afferrarlo, ma il mare glielo sottrasse. Un remo piomb verso di lui ed egli tent di prenderlo. La pioggia gli si rovesci addosso e Blackthorne non scorse pi che un braccio, il remo spezzato e, pi avanti, la risacca che aggrediva con rabbia la spiaggia tormentata. Avrebbe potuto tuffarsi e raggiungerlo a nuoto e sopravvivere, forse, forse ce n'era il tempo, ma il suo primo dovere era verso la sua nave e il suo ultimo dovere era verso la sua nave e la sua nave era in pericolo. Perci volt le spalle a Rodrigues.
L'ondata aveva spazzato via alcuni rematori e altri cercavano di raggiungere i posti vuoti. Un marinaio gli aveva abilmente infilato una sagola disalvataggio e Blackthorne si leg e ridiede il via ai rematori. Anche il capo voga riprese a cantilenare il ritmo e gli uomini cercarono di riportare l'ordine nel caos.
"Isogiiiii!" url Blackthorne, ricordando la parola. Si pieg sul timone per mettersi meglio al vento, poi si accost alla balaustra e segn il ritmo, Uno-Due-Uno-Due, per incoraggiare l'equipaggio.
"Forza, bastardi, tirate!"
La galea era sugli scogli, o almeno si scorgevano scogli davanti, a babordo e a tribordo. I remi s'immergevano e tiravano, ma la nave non procedeva, sconfitta dal vento e dal mare, che la stavano trascinando chiaramente indietro.
"Forza, tirate, bastardi!" url di nuovo Blackthorne, battendo il ritmo con la mano. E i rematori presero forza da lui.
Prima riuscirono a resistere al mare, poi lo vinsero.
La nave si allontan dagli scogli. Blackthorne tenne la rotta verso la costa sottovento e presto si trovarono in acque pi calme. Il vento imperversava, ma in alto, la tempesta continuava, ma al largo.
"Mollate l'ancora di tribordo!"
Nessuno cap le sue parole, ma tutti i marinai capirono che cosa voleva e si precipitarono a obbedire. L'ancora piomb oltre la fiancata. L'inglese lasci che la nave rallentasse per saggiare il fondo e marinai e rematori di nuovo capirono la manovra.
"Gettare l'ancora di babordo!"
Quando la nave fu assicurata, guard a poppa. Attraverso la pioggia si scorgeva appena la linea tagliente della spiaggia. Misur le distanze e le possibilit.
Il rutter del portoghese  in cabina, pens sfinito. Posso portare la nave a Osaka. Posso riportarla ad Anjiro. Ma hai fatto bene a disobbedirgli? Non ho disobbedito a Rodrigues. Ero sul ponte. Da solo.
"Vira a sud!" aveva urlato Rodrigues, quando il vento e il mare li avevano spinti pericolosamente vicino agli scogli. "Vira e corri davanti al vento!"
"No!" gli aveva urlato in risposta, convinto che il loro unico scampo fosse nel cercare riparo e non al largo. "Ce la possiamo fare!"
"Dio ti maledica, ci ammazzerai tutti!"
Invece non ho ammazzato nessuno, pens Blackthorne. Rodrigues, tu sapevi, e lo sapevo io, che la responsabilit di decidere era mia, se ci fosse stato bisogno di decidere. Ho avuto ragione. La nave  salva, nient'altro conta.
Con un cenno chiam il secondo, che si affrett da lui. Entrambi gli uomini al timone erano crollati, con le braccia e le gambe quasi strappate. I rematori giacevano abbandonati sui remi, come morti. Altri, lentamente, stavano salendo in coperta per aiutare. Hiro-matsu e Yabu, notevolmente malridotti, vennero accompagnati sul ponte, ma una volta che vi furono giunti si raddrizzarono entrambi.
"Hai, Anjin-san?" chiese il secondo. Era un uomo di mezza et, dai forti denti bianchi e dal largo viso segnato dalle intemperie. Un'escoriazione indicava il punto in cui aveva sbattuto contro la falchetta, a causa di un'ondata.
"Sei stato molto bravo," gli disse Blackthorne, non badando al fatto che non capiva le parole. Sapeva che il suo tono sarebbe stato chiaro quanto il suo sorriso. "Molto bravo. Adesso sei capitano-san. Wakarmasu? Capitano-san!"
L'uomo lo fiss a bocca aperta, poi si inchin per nascondere insieme lo stupore e la gioia. "Wakarimasu, Anjin-san. Arigato goziemashita."
"Ascolta, capitano-san," continu Blackthorne, "dai da mangiare e da bere agli uomini. Stanotte resteremo qui." A segni gli fece capire.
Immediatamente il nuovo capitano si volt a gridare ordini con nuova autorit e subito i marinai corsero a obbedirgli. Pieno di orgoglio, si volt verso Blackthorne. Vorrei parlare la tua lingua barbara, Anjin-san, pens felice. Cos potrei ringraziarti di aver salvato la nave e con lei la vita del nostro Signore Hiro-matsu. La tua magia ha ridato forza a tutti noi. Senza quella saremmo affondati. Forse sei un pirata, ma sei un grande uomo di mare e finch il pilota sarai tu, ti obbedir con tutto me stesso. Non sono degno del grado di capitano, ma cercher di meritare la tua fiducia. "Che cosa volete che faccia poi?"
Blackthorne stava scrutando il fondo marino offuscato. Calcolava mentalmente, e quando fu sicuro che le ancore tenevano e il fondo era solido, rispose: "Calate la scialuppa e trovatemi un buon rematore." A parole e segni di nuovo si fece intendere.
La scialuppa fu immediatamente calata e il rematore sistemato.
Blackthorne and alla falchetta e stava per scavalcare il parapetto quando una voce aspra lo ferm. Si guard intorno: c'erano Hiro-matsu e Yabu.
Il vecchio era ferito al collo e alle spalle, ma portava sempre la lunga spada. A Yabu usciva sangue dal naso, il viso era ammaccato, il chimono macchiato. Cercava di fermare il sangue con un pezzetto di stoffa. Entrambi si mostravano impassibili, indifferenti alle ferite e al vento freddo.
Blackthorne si inchin garbatamente. "Hai, Toda-sama?"
Di nuovo ud le parole aspre, poi il vecchio indic con la spada la scialuppa e scosse la testa.
"Rodrigu-san laggi!" Blackthorne indic la riva. "Vado a vedere!"
"Iy!" Hiro-matsu scosse la testa un'altra volta e parl a lungo, evidentemente rifiutandogli il permesso a causa del pericolo.
"Io sono l'Anjin-san di questa maledetta puttana di nave e se voglio andare a riva, vado a riva." Blackthorne parl con molta cortesia ma con altrettanta fermezza e fu altrettanto evidente il significato del suo discorso. "So che la scialuppa non resister molto in mare. Hai! Ma andr a riva laggi, passando da quel punto. Vedete quel punto, Toda Hiro-matsu-sama? Vicino a quel piccolo scoglio. Girer intorno al promontorio, l. Non ho nessuna smania di morire e non ho dove scappare. Voglio ritrovare il corpo di Rodrigu-san." Scavalc il parapetto con una gamba. La spada, ancora inguainata, si mosse di un centimetro e Blackthorne si immobilizz. Ma il suo sguardo rimase fisso negli occhi dell'altro, il volto deciso.
Hiro-matsu si trovava in un dilemma. Capiva che il pirata voleva ritrovare il corpo di Rodrigu-san, ma era pericoloso andare laggi, anche a piedi, e il Nobile Toranaga aveva ordinato di portargli il barbaro sano e salvo. Quindi Anjin-san doveva arrivare sano e salvo. Per era chiaro che l'uomo era decisissimo a andare.
Hiro-matsu lo aveva visto durante la tempesta, dritto sul ponte simile a un kami marino del mare, senza paura, immerso nel suo elemento, come facesse parte della tempesta, e aveva pensato cupamente che quel barbaro e tutti gli altri come lui era meglio averli a terra, dove si poteva maneggiarli. In mare, aveva pensato, siamo in loro potere.
Vedeva l'impazienza del pirata. Come sono insultanti, si disse. Eppure, anche cos, devo ringraziarti. Tutti dicono che tu solo sei stato capace di portarci in salvo, che l'anjin Rodrigu aveva perso il suo coraggio e ci trascinava lontano dalla terra, e invece tu hai tenuto duro. S, certo saremmo affondati, se fossimo finiti in alto mare, e io avrei deluso il mio padrone. Oh, Budda, proteggimi da una simile calamit!
Gli facevano male tutte le giunture e le emorroidi infiammate. Era esausto per lo sforzo di rimanere stoicamente indifferente davanti ai suoi uomini, a Yabu, all'equipaggio, e perfino al barbaro. Oh, Budda, come sono stanco! Vorrei immergermi in un bagno, e restarvi sdraiato per aver un giorno senza dolore. Un giorno solo. Ferma questi sciocchi pensieri da donnetta! Sono quasi sessantanni che soffri. Che cos' mai il dolore per un uomo? Un privilegio! Nascondere il dolore d la misura di un uomo. Ringrazia Budda d'essere ancora vivo per proteggere il tuo padrone, quando dovresti essere morto cento volte almeno. Ringrazio Budda, s.
Ma odio il mare. Odio il freddo. E odio il dolore.
"Stai dove sei, Anjin-san!" disse, facendo segno con la spada per essere pi chiaro, tristemente divertito dall'ardore gelido degli occhi azzurri. Quando fu certo che l'uomo avesse capito, si rivolse al secondo. "Dove siamo? Nel feudo di chi?"
"Non lo so, signore. Credo che ci troviamo in qualche punto della provincia di Ise. Possiamo mandare qualcuno a riva fino al villaggio pi vicino."
"Sei in grado di portarci a Osaka?"
"Purch stiamo molto vicino a riva, signore, e andiamo piano, con molta prudenza. Non conosco queste acque e non potrei mai garantire la vostra sicurezza. Non ho sufficiente esperienza, signore, e nessuno a bordo ne ha abbastanza. Tranne questo pilota. Se posso dirlo, io vi consiglierei di proseguire via terra. Potremmo procurarvi dei cavalli o dei palanchini."
Hiro-matsu scosse rabbiosamente la testa. Andare per via di terra era fuori questione. Ci sarebbe voluto troppo tempo - il percorso era montagnoso e con poche strade - e avrebbero dovuto attraversare molti territori appartenenti ad alleati di Ishido, il nemico. A quel pericolo andavano aggiunti i numerosi banditi che infestavano i passi montani. Per cui avrebbe dovuto portare con s tutti i suoi uomini. Certamente si sarebbe aperto la via fra i banditi, ma non sarebbe mai riuscito a passare se Ishido o uno dei suoi alleati avessero deciso di impedirglielo. E tutto questo lo avrebbe fatto ritardare ancora di pi, mentre i suoi ordini erano di consegnare il carico, il barbaro e Yabu rapidamente e senza rischi.
"Seguendo la costa, quanto ci metteremo?"
"Non lo so, signore. Quattro o cinque giorni, forse pi. Mi sentirei molto poco sicuro di me. Non sono un capitano, mi dispiace."
Il che significa, pens Hiro-matsu, che mi occorre la collaborazione di questo barbaro. Per impedirgli di andare a riva dovrei legarlo, e chiss se, una volta legato, sarebbe disposto a collaborare...
"Quanto dovremo restare qui?"
"Il pilota ha detto stanotte."
"Sar finita nel frattempo la burrasca?"
"Dovrebbe, signore, per non si sa mai."
Hiro-matsu osserv la costa montuosa, poi il pilota, incerto.
"Posso permettermi un suggerimento, Hiro-matsu-san?" intervenne Yabu.
"S, s, naturalmente," rispose con impazienza.
"Dato che sembra che la collaborazione del pirata ci sia necessaria per arrivare a Osaka, perch non lasciarlo andare a riva? Mandando per con lui degli uomini per proteggerlo, ordinando che tutti ritornino prima del buio. Quanto a proseguire per via di terra, sono d'accordo che sarebbe troppo rischioso per voi. Non me lo perdonerei mai, se qualcosa vi accadesse. Una volta finita la tempesta, sarete pi al sicuro sulla nave e giungerete molto pi in fretta a Osaka, ne? Certamente domani al tramonto."
Per quanto riluttante, Hiro-matsu annu. "Va bene." Chiam un samurai. "Takatashi-san! Prendi sei uomini e vai col pilota. Se lo trovate, riportate il cadavere del portoghese. Ma se anche un ciglio del barbaro verr sfiorato, tu e i tuoi uomini farete seppuku all'istante."
"S, mio signore."
"E manda due uomini al villaggio pi vicino, per scoprire esattamente dove siamo e nel feudo di chi."
"S, mio signore."
"Col vostro permesso, Hiro-matsu-san," disse Yabu, "guider io il gruppo che va a riva. Se arrivassimo a Osaka senza il pirata, me ne vergognerei tanto da sentirmi obbligato a uccidermi comunque. Mi  caro l'onore di obbedire ai vostri ordini."
Hiro-matsu annu, stupito in cuor suo che Yabu volesse correre quel rischio. Poi scese sottocoperta.
Quando Blackthorne si rese conto che Yabu sarebbe andato a terra con lui, sent affrettarglisi i battiti del polso. Non ho dimenticato Pieterzoon n il mio equipaggio n il pozzo... n gli urli. E Omi e ogni altro dettaglio. Bada alla tua vita, bastardo!

9
Toccarono terra rapidamente. Blackthorne aveva intenzione di marciare in testa al gruppo, ma Yabu prese il suo posto e si avvi con un passo veloce, che l'inglese stentava a seguire. Gli altri sei samurai lo tenevano d'occhio con cura. Non ho dove scappare, idioti, pensava lui, fraintendendo quella premura, mentre con lo sguardo automaticamente misurava la baia, cercando fondali bassi o scogliere nascoste, e incamerando i dati nella mente per trascriverli in seguito.
Camminarono prima lungo la riva sassosa, poi salirono brevemente lungo rocce consunte dal mare fino a un sentiero che aggirava il colle e si snodava precariamente intorno al promontorio verso sud. La pioggia si era interrotta, ma il vento no. Pi si avvicinavano alla lingua di terra esposta, pi alti salivano gli spruzzi della risacca, rompendosi contro gli scogli sotto di loro. Presto furono inzuppati.
Blackthorne si sentiva gelare, ma Yabu e gli altri, con i chimoni infilati con noncuranza nella cintura, sembravano insensibili al freddo e all'umido. Dev'essere come ha detto Rodrigues, pens con un po' di paura. Non sono fatti come noi. Non sentono la fame, il freddo, le privazioni o le ferite come noi. Sono pi simili agli animali, hanno il sistema nervoso attutito in confronto al nostro.
Sopra di loro il pendio era alto un'ottantina di metri; la riva era una quindicina di metri sotto. Al di l e tutt'intorno sorgevano dei monti e nella baia non si scorgevano n case n capanne. Cosa non sorprendente, dato che non esisteva posto per dei campi coltivati, e i sassi della riva diventavano rapidamente rocce e poi montagne di granito, con alberi sui pendii pi alti.
Il sentiero scendeva e saliva, molto malsicuro, con una superficie irregolare. Blackthorne faticava, opponendosi al vento, e not come le gambe di Yabu fossero robuste e muscolose. Scivola, bastardo figlio di puttana! pens. Scivola, vai a fracassarti sulle rocce di sotto. Urleresti allora? Che cosa ti farebbe urlare?
Con uno sforzo distolse lo sguardo da Yabu e torn a esaminare la riva in ogni crepaccio, gola e fenditura. Il vento soffiava con forza e gli faceva lacrimare gli occhi. Il mare batteva, avanti e indietro, ricadeva su se stesso e si ritirava. Blackthorne sapeva che la speranza di trovare Rodrigues era minima: c'erano troppe caverne e anfratti nascosti in cui non si sarebbe mai potuto cercarlo. Ma aveva sentito il dovere di venire a riva e tentare: era un debito verso Rodrigues. Tutti i piloti pregavano di morire a terra e d'essere sepolti a terra. Tutti avevano visto troppi cadaveri gonfiati dal mare e cadaveri semidivorati e semimutilati dai granchi.
Superarono il promontorio e si fermarono con piacere al riparo. Se il corpo non si trovava nella zona esposta al vento, era nascosto, o inghiottito, o gi trascinato al largo, nelle profondit. A un mezzo miglio di distanza un piccolo villaggio di pescatori si annidava sulla riva imbiancata dalle spume marine. Yabu fece un cenno a due samurai, che subito si inchinarono e corsero avanti, verso il villaggio. Un ultimo sguardo, poi Yabu si asciug la pioggia sul viso e guard Blackthorne, indicandogli la via del ritorno. Blackthorne annu e tutti ripresero il cammino, con Yabu in testa e gli altri samurai sempre attenti a vegliare sull'inglese. E di nuovo lui pens che erano idioti.
A met del cammino di ritorno videro Rodrigues.
Il corpo era stretto nella fenditura fra due grosse rocce, fuori dall'acqua, ma lambito dalle onde. Un braccio era steso in avanti, l'altro ancora agganciato al remo spezzato, che dondolava leggermente nel flusso e riflusso. Proprio quel movimento aveva attirato l'attenzione di Blackthorne, che seguiva Yabu curvandosi contro il vento.
L'unico modo per raggiungerlo era scendere lungo la bassa scogliera: quindici o venti metri, ma quasi a piombo, e senza punti d'appoggio. E la marea? si chiese Blackthorne. Sta salendo, e lo riporter in mare. Ges,  un bello schifo! Come fare?
Si avvicin all'orlo del sentiero e subito Yabu lo segu, scuotendo il capo, e gli altri samurai lo circondarono.
"Voglio solo guardare meglio, per amor di Cristo!" esclam lui. "Non voglio scappare! Dove diavolo potrei andare?"
Indietreggi leggermente e scrut in basso. I giapponesi seguirono il suo sguardo e cominciarono a parlare fra loro. Pi di tutti parlava Yabu.
Non c' nessuna possibilit, decise Blackthorne.  troppo pericoloso. Torneremo all'alba con delle funi. Se sar ancora l, lo seppellir a terra. Con riluttanza si volt e in quell'istante un piccolo tratto del dirupo gli fran sotto i piedi ed egli cominci a scivolare. Immediatamente Yabu e gli altri lo afferrarono e lo tirarono indietro e all'improvviso si rese conto che si preoccupavano soprattutto della sua salvezza. Vogliono solo proteggermi!
Perch mi vogliono sano e salvo? Per via di Tora... come si chiamava? Toranaga? A causa sua? Gi, ma forse anche perch non c' nessun altro a bordo in grado di pilotare la nave. Per questo mi hanno lasciato scendere a terra, mi hanno accontentato? S, dev'essere cos. Dunque, adesso ho in mio potere la nave, il vecchio daimyo e anche questo bastardo. Come potrei sfruttare la situazione?
Si rilass, li ringrazi e torn a guardare di sotto. "Dobbiamo raccoglierlo, Yabu-san. Hai! E l'unica strada  questa, per la scogliera. Lo porter su io, io Anjin-san!" Di nuovo avanz accennando a scendere e di nuovo gli altri lo trattennero. Allora disse con finta ansiet: "Dobbiamo raccogliere Rodrigu-san. Guardate! C' poco tempo, sta facendosi buio!"
"Iy, Anjin-san," rispose Yabu.
Blackthorne si volt verso di lui, torreggiando in tutta la sua statura. "Se non volete lasciarmici andare, Yabu-san, allora mandate uno dei vostri uomini. O andateci voi stesso. Voi!"
Il vento infuriava intorno a loro, spazzando le rocce. Vide Yabu scrutare in basso, calcolando la ripidit e la scarsa luce e cap di averlo intrappolato. Sei preso, bastardo, la tua vanit ti ha messo in trappola. Se vai gi, ti farai male. Ma non ammazzarti, per piacere, rovinati solo le gambe o le caviglie. E poi affoga.
Un samurai cominci a scendere, ma il daimyo lo richiam.
"Torna alla nave e porta immediatamente delle funi," gli ordin, e l'uomo corse via.
Yabu si sfil i sandali, poi si tolse le spade dalla cintura e le mise con cura al riparo. "Sorvegliatele e sorvegliate il barbaro. Se succede qualcosa a uno dei due, vi infilzer sulle vostre stesse spade."
"Vi prego, lasciate scendere me, Yabu-sama," disse Takatashi. "Se rimaneste ferito o moriste, io..."
"Pensi di poter riuscire dove io fallirei?"
"No, signore, certo no."
"Bene."
"Allora, per favore, aspettate le funi. Non mi perdoner mai se vi accadr qualcosa." Takatashi era basso e massiccio, con una folta barba.
Perch non aspettare le funi? pens Yabu. Sarebbe giusto, s. Ma non intelligente. Alz gli occhi sul barbaro e annu: sapeva di essere stato sfidato. Se lo era aspettato e lo aveva sperato. Per questo mi sono offerto per la spedizione, Anjin-san, si disse, segretamente divertito. Sei davvero molto ingenuo, Omi aveva ragione.
Yabu si tolse il chimono inzuppato e rimase coperto solo dal perizoma. Si avvicin all'orlo del dirupo e lo saggi col piede, riparato dalle calze a suola alta. Meglio tenerle addosso, pens. La sua volont e il suo corpo, allenati dalla vita cui si sottoponevano tutti i samurai, erano perfettamente in grado di dominare il freddo che lo mordeva. Le calze - i tabi - ti daranno una presa pi solida, almeno per un po'. Avrai bisogno di tutta la tua forza e la tua abilit per arrivare laggi vivo. Ne vale la pena?
Durante la tempesta e la corsa verso la baia Yabu era salito sul ponte e aveva preso posto a uno dei remi, senza che Blackthorne lo notasse. Era stato lieto di impiegare la propria forza insieme ai rematori, perch detestava i miasmi sottocoperta e il malessere che aveva provato. Perci aveva deciso che sarebbe stato meglio morire all'aria aperta che soffocare nel chiuso.
Mentre faticava con gli altri nel freddo agghiacciante, aveva cominciato a osservare i piloti comprendendo chiaramente che, in mare, la nave e tutti gli uomini a bordo erano in loro potere. I piloti si trovavano nel loro elemento, indifferenti sul ponte rollante come sarebbe stato lui in groppa a un cavallo al galoppo. Nessun giapponese a bordo era alla loro altezza, per capacit, coraggio e esperienza. E quella consapevolezza gradatamente aveva generato in lui una visione grandiosa: moderne navi barbare piene di samurai, pilotate da samurai, comandate da samurai, manovrate da samurai. I suoi samurai.
Se avessi inizialmente tre navi barbare, prenderei facilmente il controllo delle rotte fra Yedo e Osaka. Facendo baSe nell'Izu, potrei bloccare qualunque spedizione. O lasciarla passare. Quasi tutto il riso e tutta la seta. E allora non sarei arbitro fra Toranaga e Ishido? O almeno l'ago della bilancia fra di loro?
Nessun daimyo si  ancora mai avventurato sul mare.
Nessun daimyo possiede navi o piloti. Tranne me.
Io possiedo una nave - possedevo una nave - e adesso potrei riavere la mia nave - se sono furbo e intelligente. Possiedo un pilota, cio un maestro di piloti, se riesco a sottrarlo a Toranaga. Se riesco a dominarlo.
Quando fosse di sua volont mio vassallo, addestrerebbe i miei uomini, e costruirebbe navi. Ma come renderlo vassallo? Il pozzo in cui  stato chiuso non lo ha piegato.
Prima bisogna isolarlo e tenerlo solo. Non ha detto cos Omi? Allora gli si potranno insegnare le dovute maniere e la nostra lingua. S. Omi  molto intelligente. Forse troppo... ma a Omi penser in seguito. Devo concentrarmi su questo pilota. Come si pu dominare un barbaro, un cristiano mangiaimmondezza?
Che cosa ha detto Omi? "Danno importanza alla vita. Il loro dio principale, Ges Cristo, insegna loro ad amarsi a vicenda e a dare valore alla vita." Potrei ridargli la vita? Risparmiargliela, s, questo sarebbe gi un bene. Ma come piegarlo?
Yabu era stato cos invaso dall'eccitazione per i suoi piani da non badare pi alla nave e al mare. Un'ondata lo invest; vide che il pilota ne era stato investito con la stessa violenza, ma che non manifestava alcun timore. Come poteva, pens Yabu stupefatto, come poteva uno che si era lasciato pisciare addosso da un nemico senza reagire, per salvare la vita a un trascurabile vassallo, come poteva avere la forza di dimenticare un simile eterno disonore ed ergersi sul ponte sfidando gli dei del mare, come un eroe di leggenda... per salvare quegli stessi nemici? E poi, dopo che la grande ondata aveva spazzato via il portoghese e loro stavano per affondare, l'Anjin- san miracolosamente aveva irriso la morte e aveva dato loro la capacit di sfuggire agli scogli.
Non li capir mai, pens.
Sull'orlo della scogliera, Yabu si guard indietro un'ultima volta. Ah, Anjin-san! Lo so che tu credi io vada incontro alla morte, messo in trappola da te. So che tu non scenderesti laggi. Ti osservavo da vicino. Ma io sono cresciuto fra le montagne e noi, in Giappone, le scaliamo per divertimento e per orgoglio. Per cui adesso io gioco alle mie condizioni, e non alle tue. Prover, e se morir, non importa. Ma se riuscir, tu, uomo, saprai che sono meglio di te, alle tue condizioni. E inoltre sarai in debito verso di me se ti riporto il corpo.
Tu sarai mio vassallo, Anjin-san!
Scese lungo la parete rocciosa con grande abilit. Era a mezza strada quando scivol. Con la sinistra si aggrapp a una sporgenza. La caduta si interruppe e Yabu ondeggi fra la vita e la morte. Strinse a fondo le dita, sentendosi sfuggire la presa e tent di scavarsi con i piedi un minimo appoggio mentre cercava un'altra presa. La mano sinistra si stacc e intanto i piedi trovarono una fenditura, vi si infilarono ed egli si abbracci disperatamente alla roccia, ancora squilibrato, sempre cercando una presa per le mani. Poi il terreno della fenditura gli cedette sotto i piedi, riusc ad afferrare un'altra sporgenza con entrambe le mani, a tre metri sotto, e per un momento vi rest appeso, ma anche quella cedette.
Si era preparato il meglio possibile all'urto e atterr sui piedi come un gatto, ruzzol lungo la china rocciosa per attutire il colpo e si ferm ansimando. Si copr il capo con le braccia ferite per proteggersi da un'eventuale valanga di pietre, che per non cadde. Scosse la testa per schiarirsi la mente e si alz. Una 'caviglia gli si era stortata: un dolore dilaniante gli sal dalla gamba fino ai visceri. Si copr di sudore. Le punte e le unghie dei piedi sanguinavano, ma era una conseguenza prevedibile.
Non c' nessun dolore. Tu non sentirai dolore. Stai dritto. Il barbaro ti guarda. Una colonna di spruzzi lo raggiunse e lo bagn e il freddo allevi la sofferenza. Con precauzione si lasci scivolare sui massi coperti di alghe, super i crepacci e raggiunse il corpo.
All'improvviso Yabu si rese conto che l'uomo era ancora vivo. Dopo essersene accertato, si sedette. Lo voglio vivo o morto? Che cosa  meglio?
Un granchio sgusci da sotto una pietra e si gett in acqua. Le onde lo investivano e Yabu sentiva il sale sulle ferite. Come  meglio: vivo o morto?
A fatica si alz e grid: "Takatashi-san! Il pilota  ancora vivo! Vai alla nave, porta una barella e un medico, se c'!"
Nonostante il vento, gli giunse debolmente la risposta di Takatashi: "S, signore." Rivolto agli altri, mentre si allontanava di corsa, il samurai aggiunse: "Occupatevi del barbaro, che non gli succeda niente!"
Yabu guard la galea, che dondolava dolcemente all'ancora. Il samurai che aveva mandato a prendere le funi si trovava gi vicino alle scialuppe. Lo guard entrare in una di esse, che poi venne calata in mare. Sorrise fra s e si volt a guardare Blackthorne che sull'orlo della scogliera stava gridandogli qualcosa.
Che cosa cerca di dirmi? si chiese Yabu. Vide il pilota indicare il mare, ma non cap. Il mare era grosso e infuriato, ma non diverso da prima.
Alla fine Yabu rinunci a capire e rivolse la sua attenzione a Rodrigues. Con molta difficolt lo trascin pi in alto, sulle rocce, fuori dall'acqua. Il respiro del portoghese era irregolare, ma il cuore sembrava resistere bene. Aveva molte ferite e escoriazioni. Un osso spezzato sporgeva dalla caviglia. La spalla destra era fuori posto. Yabu cerc eventuali perdite di sangue, ma non ne vide. Se non ha qualche lesione interna, pens, forse sopravviver.
Il daimyo era stato ferito troppe volte e troppe volte aveva osservato uomini morenti o feriti per non possedere una certa capacit diagnostica. Potendo tenere Rodrigu al caldo, dandogli sak e erbe ricche di essenze, facendogli molti bagni caldi, il portoghese si sarebbe salvato. Forse non potr camminare, ma vivr. S, voglio che viva. Se anche non camminer, non importa. Sarebbe magari meglio. Avr un pilota di riserva, e quest'uomo senza dubbio mi deve la vita. Se il pirata si rifiuter di cooperare, forse potr servirmi di costui. Varrebbe la pena di fingersi cristiano? Contribuirebbe a legarli entrambi a me?
Che cosa farebbe Omi?
 intelligente, quell'Omi. Gi. Troppo? Omi capisce troppe cose troppo in fretta. Se vede cos lontano, deve capire che con la mia scomparsa toccherebbe a suo padre il comando del clan - mio figlio  troppo inesperto anche solo per sopravvivere, lasciato a se stesso - e dopo suo padre, ci sarebbe lui, Omi. Ne?
Che fare di Omi? E se consegnassi Omi al barbaro? Come giocattolo. Servirebbe?
Dall'alto giunsero grida ansiose e Yabu comprese allora che cosa gli indicava il barbaro: la marea! La marea stava salendo rapida. Gi cominciava a coprire il suo scoglio. Si arrampic pi in alto e una fitta di dolore alla caviglia lo fece sussultare. Ogni via di scampo lungo la riva era bloccata dal mare. Vide che il segno lasciato dalle maree sugli scogli superava in altezza la statura d'un uomo.
Guard la scialuppa: adesso era vicina alla nave. Takatashi stava ancora correndo sulla battigia. Le funi non arriveranno in tempo, pens. Il suo sguardo percorse con attenzione tutto lo spazio intorno: non c'era modo di risalire, n c'erano rocce che offrissero riparo. Nessuna caverna. In mare spuntavano degli scogli alti, ma non li avrebbe mai potuti raggiungere, perch non sapeva nuotare e non aveva niente da usare come zattera.
Gli uomini in cima alla scogliera lo stavano osservando. Il barbaro indic gli scogli in mezzo al mare, incitandolo a segni a nuotare, ma Yabu scosse la testa. Scrut ancora intorno a s. Niente.
Non c' via d'uscita, pens. Adesso dovrai morire. Preparati.
Il karma, si disse. E si distolse da tutti, sistemandosi pi comodamente; per gustare la vasta luce che gli si apriva davanti. L'ultimo giorno, l'ultimo mare, l'ultima luce, l'ultima gioia, l'ultimo tutto. Come erano splendidi il mare e il cielo e il freddo e il sale! Cominci a meditare sull'ultima poesia-canzone che avrebbe dovuto comporre, secondo la consuetudine. Si sent fortunato. Aveva il tempo di meditare a fondo.
Blackthorne stava gridando. "Ascolta, bastardo di puttana! Cerca uno scoglio a fior d'acqua... deve essercene per forza uno, da qualche parte!"
I samurai gli stavano davanti, fissandolo come se fosse impazzito. A loro appariva evidente che non c'era via di scampo e che Yabu stava preparandosi a una dolce morte, come avrebbero fatto loro al suo posto. E quelle smanie li irritavano, come sapevano avrebbero irritato Yabu.
"Guardate gi, anche voi! Forse c' uno scoglio vicino!"
Uno di loro si accost all'orlo e scrut in basso, si strinse nelle spalle, parl con i compagni e questi si strinsero a loro volta nelle spalle. Ogni volta che Blackthorne si avvicinava all'orlo per guardare, lo fermavano. Gli sarebbe stato facile spingerne gi uno e ammazzarlo, e ne sent la tentazione, ma capiva loro e i loro problemi. Escogita un modo per salvare il bastardo. Devi salvare lui per salvare Rodrigues.
"Ehi, tu. maledetto, inutile, merdoso giapponese! Ehi, Kasigi Yabu! Dove li hai persi i cojones? Non arrenderti! Solo i vigliacchi si arrendono! Sei un uomo o una pecora?"
Blackthorne raccatt un sasso e lo tir. Cadde nell'acqua senza attrarre l'attenzione di Yabu e i samurai gli gridarono qualche parole irosa. Blackthorne cap che da un momento all'altro lo avrebbero afferrato e legato. Ma come? Non avevano corde...
Corde! Procurarsi della corda! Si pu fabbricarla in qualche modo? Lo sguardo gli cadde sul chimono di Yabu. Cominci a strapparlo in lunghe strisce, saggiandone la resistenza. La seta era molto robusta. "Forza!" ordin ai samurai, strappandosi di dosso la camicia. "Fate una corda. Hai?"
Capirono. Veloci si sciolsero le cinture, si sfilarono il chimono e lo imitarono, mentre lui si affannava a legare le estremit delle strisce, comprese le cinture.
Poi lasci finire a loro la corda, si sdrai bocconi e strisci lentamente verso l'orlo. Due samurai lo tenevano per le caviglie, per sicurezza. Non avrebbe avuto bisogno del loro aiuto, ma volle rassicurarli.
Sporse la testa il pi possibile, avvertendo l'ansia degli uomini. Osserv palmo per palmo come se si trattasse del mare. Una sezione per volta. Impiegando tutto l'arco visivo, ma soprattutto gli angoli estremi.
Una panoramica completa. Niente.
Ancora una volta. Niente.
Ancora. Che cos' quello? Proprio sopra alla linea della marea?
Blackthorne cambi posizione. Ormai il mare aveva gi quasi coperto la roccia su cui sedeva Yabu e quasi tutti gli scogli tra lui e la base della scogliera. Riusc a vedere meglio e indic col dito.
"L! Quello non  uno scoglio a pelo d'acqua?"
Con le mani form nell'aria lo scoglio e con due dita raffigur un uomo. Mise l'uomo sullo scoglio, poi con un altro dito indic un lungo fardello sulla spalla dell'uomo: adesso c'era un uomo su uno scoglio - quello scoglio - con un altro uomo sulle spalle.
"In fretta! Isogi! Fateglielo capire... Kasigi Yabu-sama! Wakarmasu ka?"
Un samurai salt in piedi e parl rapidamente con gli altri, i quali guardarono anche loro: adesso tutti vedevano lo scoglio. Si misero a gridare. Yabu rimaneva immobile, come impietrito. Continuarono a gridare e Blackthorne si un a loro, ma sembrava che il daimyo non li udisse affatto.
Uno dei samurai disse poche parole ai suoi compagni, che annuirono, e si inchinarono. Egli si inchin in risposta, poi all'improvviso url a tutta forza: "Bansaiiiii!" e si gett dall'orlo della scogliera, verso la morte. Yabu fu strappato con violenza dal suo stato di trance, si gir e balz in piedi.
Gli altri samurai gridarono di nuovo, indicandogli lo scoglio, ma Blackthorne non li sent, incapace di vedere altro che il corpo sfracellato in basso, gi inghiottito dal mare. Che razza d'uomini sono questi? pens disperato.  coraggio o pazzia? Quello si  deliberatamente ucciso nella speranza di richiamare l'attenzione di un altro che si era gi arreso. Non ha senso! Sono degli insensati.
Vide Yabu raddrizzarsi vacillando. Si aspettava che corresse a salvarsi, abbandonando Rodrigues. Cos farei io. Proprio? Non lo so. Invece Yabu, mezzo strisciando, mezzo scivolando, si trascin dietro il corpo inerte attraverso i brevi spazi pieni d'acqua, ai piedi della scogliera, finch trov lo scoglio emergente. Era largo una trentina di centimetri. Con duro sforzo vi spinse Rodrigues, rischiando una volta di perderlo, poi vi si iss anche lui.
Alla corda mancavano cinque-sei metri. I samurai vi aggiunsero rapidamente i loro perizomi. Adesso, alzandosi in piedi, Yabu poteva afferrarne l'estremit.
Con grida di incoraggiamento, aspettarono.
Nonostante l'odio che provava, Blackthorne dovette ammirare il coraggio di Yabu. Una mezza dozzina di volte le onde furono sul punto di sommergerlo. Due volte Rodrigues stava per essere trascinato via, e Yabu lo tir indietro, tenendogli la testa fuori dall'acqua avida, resistendo quando plackthorne dovette ammettere che lui si sarebbe arreso. Dove trovi il coraggio, Yabu? Sei un figlio del diavolo? Lo siete tutti quanti?
Gi lo scendere per quella scogliera aveva richiesto molto coraggio. Al principio Blackthorne aveva pensato che Yabu avesse voluto compiere una bravata. Ma presto aveva dovuto ammettere che l'uomo impiegava tutte le sue capacit contro la roccia e quasi era riuscito a vincere. Poi aveva saputo interrompere la caduta come un saltimbanco. E si era arreso con dignit.
Cristo Ges, ammiro quel bastardo, e lo odio!
Per quasi un'ora Yabu si oppose al mare e all'indebolirsi del proprio corpo e infine, al crepuscolo, Takatashi fu di ritorno con le corde. Misero insieme una specie di amaca e la calarono gi per la scogliera con una destrezza che Blackthorne non aveva mai visto a terra.
Rodrigues venne rapidamente portato in cima alla scogliera. Blackthorne voleva cercare di soccorrerlo, ma un giapponese dalla testa rapata a zero gli si era gi inginocchiato vicino. L'inglese lo osserv esaminare la gamba rotta. Un samurai tenne Rodrigues per le spalle, mentre il medico poggiava il suo peso sul piede e rimandava a posto l'osso, sotto la carne. Le dita del medico tastarono e spinsero e riassestarono, poi egli leg la gamba a un'assicella e avvolse degli impacchi di erbe intorno alla ferita dal brutto aspetto. Quindi anche Yabu venne riportato su.
Il daimyo respinse ogni aiuto, rimand con un cenno il medico da Rodrigues, e si sedette ad aspettare. Blackthorne lo guard. Yabu ne sent lo sguardo e lo fiss a sua volta.
"Grazie," disse infine Blackthorne, indicando Rodrigues. "Grazie per avergli salvato la vita. Grazie, Yabu-san." Con un gesto marcato si inchin. Questo  per il tuo coraggio, figlio dagli occhi neri di una schifosa puttana.
Yabu si inchin altrettanto rigidamente. Ma dentro di s sorrise.
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FINE Parte 1.